Dalle Baleari alle Cicladi, ecco 10 mete litoranee che sembrano fatte apposta per essere scoperte tra fine estate e inizio autunno.
Le temperature diventano finalmente piacevoli, gli aeroporti si svuotano e, mentre le città ritrovano la loro quotidianità, le spiagge si liberano dall’affollamento estivo, offrendo il volto migliore della villeggiatura settembrina. Settembre è il mese ideale per vivere le località di mare, approfittando del clima ancora favorevole, i prezzi più convenienti e, soprattutto, senza folla.
Liguria
A partire dalle nostre coste, per esempio visitando la Riviera Ligure e Portofino. Tra le scogliere di Santa Margherita, l’azzurro del mare, il Golfo di Tigullio, incastonato tra la Riviera di Ponente e la Riviera di Levante, questo piccolo villaggio marinaro ha un fascino senza tempo, con le case colorate, il porticciolo, la piazzetta amata dal jet set. Per gli appassionati di arte e storia, va vista la chiesa di San Martino, edificata nel dodicesimo secolo, in onore di San Martino di Tours, che conserva opere di artisti di ogni epoca. Dal centro un’escursione molto suggestiva è la salita alla Chiesa di San Giorgio, il patrono: per raggiungerla si percorre un viale immerso nella macchia mediterranea, con punti panoramici mozzafiato. Lo stesso sentiero porta al Faro, con il belvedere da cui ammirare un incredibile vista, tra mare e cielo. Seguendo il percorso si arriva anche a Castello Brown, circondato da ville sfarzose, arroccato in cima alla baia.
Calabria
Capo Rizzuto è famosa per la sua bellezza naturale incontaminata, si trova nella Riserva Marina di Capo Rizzuto, la più grande Area Marina Protetta d’Italia. Le magnifiche spiagge e le acque turchesi, all’inizio dell’autunno questa località marinara offre lunghe e tranquille giornate sulle Spiagge Rosse e sulla Spiaggia Le Cannella, senza la folla estiva. Approfittate della calma per esplorare i fondali ricchi di biodiversità e i siti archeologici sottomarini, facendo snorkeling e immersioni. Da non perdere anche il Castello Aragonese di Le Castella, una fortezza del XV secolo su una piccola isola collegata da una stretta striscia di terra.
Capri
Anche Capri, dopo il pienone estivo, ora dà il meglio di sé. L’Isola Azzurra non è solo glamour e star. Offre tanti percorsi per esplorare il territorio. La passeggiata del Pizzolungo regala panorami spettacolari sulla Grotta di Matermania, su Punta Campanella e Villa Malaparte, fino al Belvedere di Tragara che domina Marina Piccola. per ammirarla dall’alto, il belvedere del Faro di Punta Carena è una tappa imperdibile, così come il Parco Filosofico di Anacapri, voluto da Gunnar Adler-Karlsson per proteggere la macchia mediterranea.
Sicilia
Da un’isola all’altra, si vola a Taormina. Lo scrittore francese Guy de Maupassant scrisse: «Quel paesaggio possiede tutto quel che serve sulla terra per sedurre gli occhi, la mente e la fantasia». Grazie alla posizione arroccata sulla sommità di una scogliera, è stata l’ispirazione di artisti e letterati, da Tennesse Williams a Truman Capote. Era una tappa imperdibile del Grand Tour questa antichissima cittadina sul fianco del Monte Tauro, con l’affaccio sul mare. Dopo una passeggiata tra Corso Umberto I, Porta Messina e Porta Catania, proseguite fino a Piazza Duomo e la Cattedrale di Taormina: edificata intono al 1400 sui ruderi di una piccola chiesetta di epoca medievale. Merita una visita anche Palazzo Corvaja, villa gentilizia che con i suoi diversi stili racconta la storia del luogo: da vedere anche il Museo Siciliano di Arte e Tradizioni Popolari, i Giardini Naxos, Mazzarò e Isola Bella.
Sulla costa sud-orientale della Sicilia, Siracusa è una delle mete più affascinanti del Mediterraneo. Il cuore è Ortigia, il centro storico, collegato alla città dal Ponte Umbertino e dal Ponte Santa Lucia. Un’isola di vicoli intricati, cortili nascosti e piazzette fiorite, dove passeggiare tra le stradine lastricate regala scorci di palazzi con dettagli barocchi, motivi greci e influenze spagnole. Al bianco delle architetture fa da contrappunto una natura marina generosa: calette, spiagge e acque color smeraldo, dalla Fonte Vigliena alla Fonte Aretusa, dall’Arenella fino a Fontane Bianche, senza dimenticare il Lido di Noto e la riserva di Vendicari. Dalla Marina di Ortigia partono anche le barche dirette all’Area Marina Protetta del Plemmirio, un angolo di paradiso a meno di un’ora dalla città, tra spiagge selvagge, fenicotteri rosa e silenzi rigeneranti.
Grecia
Santorini
A un paio d’ore di volo siamo Grecia. Per chi sogna ancora il mare, Santorini è una scelta perfetta. La regina delle Cicladi affascina con i suoi paesaggi vulcanici e tramonti infiniti. A settembre le temperature si aggirano intorno ai 29 gradi, il momento giusto per esplorare le spiagge di sabbia nera e i villaggi bianchi che punteggiano l’isola. Da non perdere Oia, con il dedalo di vicoli e scalinate che conducono a spettacolari belvedere, la spiaggia di Perissa, le scogliere imponenti della Caldera, le terrazze panoramiche e le piscine sospese sul blu dell’Egeo.
Meno nota (e meno cara) ma pittoresca, Dhermi in Albania è una località che a settembre, quando la folla estiva è un lontano ricordo, torna al suo ritmo rilassato. La spiaggia di Dhermi e quella di Drymades offrono un posto al sole piacevole, mentre il paese offre un’atmosfera suggestiva. Le strade acciottolate con le tradizionali case imbiancate a calce, le chiesette con le cupole blu – che ricordano tanto la Grecia – offrono una cartolina sulla vita tradizionale albanese. Le tipiche taverne sul lungomare sono l’ideale per gustare pesce fresco con vista sulle acque. C’è anche tanta natura selvaggia: se volete avventuravi tra i paesaggi aspri, il vicino Canyon di Gjipe porta a una spiaggia defilata, dove fare immersioni e giri in kayak.
Baleari
Le Baleari, in Spagna, non sono da meno. Con la sua natura rigogliosa e un susseguirsi di calette nascoste bagnate da acque turchesi, Minorca è un’isola rilassante e verde, con tante spiagge diverse, alte scogliere e macchia mediterranea. Visitate una spiaggia al giorno, dall’ampia distesa dorata di Santo Tomás al litorale di Son Bou, fino alla scenografica Cala en Porter, che ricorda una conchiglia. Sulla cima di una scogliera affacciata sul porto sorge Mahon, cittadina pittoresca con vicoli tortuosi e palazzi coloniali; mentre la Ciutadella, cuore storico dell’isola, conquista con edifici moreschi, piazzette fiorite e botteghe artigiane.
Restando alle Baleari, la festaiola Ibiza, famosa per i club e la vita notturna, nasconde un pittoresco entroterra, fatto di scenari rurali, che invitano a scoprire un volto insolito dell’isola. A partire dai vecchi mulini a vento, la Fortezza di El Puig, del XVI secolo, ma anche i due musei, il Barrau, che conserva la collezione dell’impressionista catalano Laureà Barrau, e quello dell’Etnografia, che raccoglie arte contemporanea, gioielli, documenti storici e artigianato tradizionale. A San Josè, con la sua atmosfera tradizionale, ci sono i resti del villaggio fenicio di Sa Caleta e di quello punico di Ses Paises. Salendo a nord est si arriva a San Juan, tranquillo centro sede di spettacoli naturali come la grotta di Can Marcà, in cui sono stati ritrovati fossili di 100mila anni fa, ora conservati nel Museo Naturalistico del posto. Qui si può visitare la Cova des Cuieram, santuario eretto per la dea cartaginese dell’amore, Tanit. Da non perdere anche la zona di Portinatx, per i panorami strepitosi sulle coste.
Ibiza
Canarie
Se ci spostiamo alle Canarie, Lanzarote è la più incontaminata. Una terra di mezzo tra l’Africa e l’Atlantico, fatta di contrasti e panorami surreali. Per comprendere l’essenza dell’isola, il punto di partenza è il Parque Nacional de Timanfaya, una vasta distesa lavica creata dalle eruzioni vulcaniche. Attraversarla a dorso di cammello può sembrare un’attrazione turistica, ma in realtà è un modo per rallentare e osservare il paesaggio con nuovi occhi. Spostandosi sulla costa si trovano lunghe spiagge. Playa de Famara è un’enorme distesa sabbiosa circondata da scogliere, paradiso dei surfisti, mentre Playa del Papagayo, nel sud, è raggiungibile solo tramite strade sterrate: la fatica viene ripagata da un mare turchese che sembra uscito da una cartolina.
I segreti di una regione relativamente poco turistica e di confine e delle sue due città più importanti.
C’è una regione della Francia tutta da scoprire per i turisti italiani. Nel Nord-Est del Paese, un po’ fuori dei grandi itinerari che portano dall’Italia verso Parigi, la Lorena è una tappa ideale nel percorso in macchina verso Belgio e Olanda. E’ una regione dalla storia variegata, fin dall’epoca romana crocevia i popoli che hanno lasciato testimonianze artistiche, culturali e finanche gastronomiche che oggi si fondono armoniosamente nei caratteri peculiari delle sue città più rappresentative.
Le origini di Metz
Di origini celtiche e poi roccaforte romana, Metz sorse alla confluenza della Mosella con il fiume Seille. A quell’epoca risalgono le prime mura cittadine, sostituite nel XIII secolo da un’imponente cinta medioevale di 7 chilometri con 38 torri e 18 porte, demolita a inizio ‘900 per creare i nuovi viali intorno al centro: ne resta una piccola parte e la monumentale Porte des Allemands.
Nel Medioevo fu città libera dell’Impero: in quell’epoca, nel 1220, Metz avviò la costruzione di una delle più grandi cattedrali gotiche d’Europa. Il completamento richiese ben tre secoli di lavori, ma oggi Santo Stefano è famosa per i muri di luce delle sue preziose vetrate originali, realizzate dai maestri vetrai lorenesi dal XIV al XVI secolo; colpisce anche per il fascinoso accostamento di audaci vetrate moderne, disegnate da Marc Chagall. La città ha una storia di centro amministrativo francese all’incrocio di numerose strade militari: la sua importanza difensiva aumentò con la cinquecentesca Cittadella, di cui resta il palazzo del Governatore e un edificio oggi trasformato in hotel. Tra il 1871 e la fine della prima guerra mondiale appartenne all’Impero tedesco i cui grandi edifici neo-romanici tipici dell’epoca, tra cui una spettacolare stazione ferroviaria, si alternano con edifici francesi in stile Art Nouveau nei quartieri a ridosso del centro storico.
Da Chagall al Pompidou
Negli ultimi anni la città ha valorizzato la sua vocazione turistica, legata soprattutto all’arte e alla musica, con l’inaugurazione del Centre Pompidou-Metz dedicato a mostre di arte moderna e contemporanea collegate con l’omonima e notissima istituzione parigina, che proprio qui sta trasferendo molte sue delle opere più importanti in vista del lungo periodo di chiusura per lavori a partire da quest’estate, un’occasione in più per visitare Metz nel 2025.
Distante appena una cinquantina di chilometri, Nancy ha una storia completamente diversa che nasce nell’XI secolo, quando divenne capitale del ducato di Lorena. Il suo centro storico antico è ricco di dimore nobiliari medioevali e rinascimentali, i cosiddetti hotel particuliers. E’ del 1502 il Palazzo Ducale, dalla bella facciata con finestre crociate, doccioni, balconcini traforati e uno splendido portale gotico-fiammeggiante sormontato da una statua equestre, adiacente all’Église des Cordeliers, mausoleo di famiglia con toccanti sculture rinascimentali e sarcofagi dei duchi finemente scolpiti.
Le dinastie del Settecento
La fortuna di questa città è legata però a questioni dinastiche: il duca Francesco, imparentato agli Asburgo-Lorena e con Maria Teresa d’Austria, abbandonò Nancy per diventare granduca di Toscana. Allora il re di Francia Luigi XV nel 1737 assegnò il ducato vacante a suo suocero Stanislao Leszczy?ski, già sovrano polacco spodestato, che lo resse per trent’anni fino alla morte. Sotto il suo governo Nancy conobbe un periodo di grande sviluppo e prosperità con la realizzazione della celebre Place Stanislas, ancora oggi considerata tra le più belle in Europa e patrimonio mondiale dall’UNESCO.
Capolavoro dell’architettura barocca settecentesca dell’architetto Emmanuel Héré, la piazza è chiusa fra maestosi edifici simmetrici tutti allacciati l’un l’altro da cancellate in ferro battuto nere e dorate, che racchiudono agli angoli settentrionali le due fontane di Anfitrite e di Nettuno.
Delimitano la piazza sui lati lunghi opposti il municipio e l’arco di trionfo in onore di Luigi XV: Stanislao è ricordato da una statua al centro della piazza, rivolta in direzione di Parigi. Nei ristorantini delle vie intorno si possono assaporare gusti che ripercorrono piatti dei tempi del duca, soprattutto i dessert di corte come il macaron alla nocciola, la mousse di cioccolato e spuma di caffè, la tartelette al bergamotto meringato, o il celebre babà al Tockaj con spuma di zafferano, la cui ricetta risale allo chef polacco che lavorava per Stanislao e che portò il dolce a Parigi, dove ottenne un successo immediato.
La storia di Nancy
Un altro momento importante nella storia di Nancy fu il periodo di occupazione tedesca di Metz e dell’Alsazia, che stimolò un nuovo periodo di crescita economica e culturale perché diede rifugio a industriali e intellettuali di fede francese che qui si trasferirono per fondare nel 1901 la celebre Scuola di Nancy, culla dell’Art Nouveau, punto di incontro tra discipline differenti oggi visibili in un grande museo che celebra l’arte e l’artigianato di questo movimento artistico e decorativo, molto in auge negli anni precedenti la prima guerra mondiale. Ispirati ai fiori e allo studio della natura della Lorena per estrarre elementi utili alle creazioni artistiche, i principali interpreti della Scuola furono Émile Gallé, i fratelli Daum, Victor Prouvé, Eugène Vallin e Louis Majorelle, di cui si può visitare l’eccentrica villa costruita integrando la progettazione dell’edificio, delle vetrate, dei mobili, degli arredi e della decorazione: un’appassionante full immersion nello stile dell’epoca.
Tra gole, laghi e foreste, Okutama e Hinohara svelano la Tokyo segreta: natura, avventura e autenticità a due ore dal cuore metropolitano.
Quando si pensa a Tokyo, l’immaginazione corre veloce: luci al neon, quartieri che non dormono mai, ristoranti dove ogni piatto è un’opera d’arte. Ma basta salire su un treno dalla stazione di Shinjuku e lasciarsi trasportare per poco meno di due ore verso ovest per trovarsi catapultati in un mondo completamente diverso. È qui, tra Okutama e Hinohara, che Tokyo svela il suo lato più inatteso: vallate silenziose, gole selvagge, fiumi trasparenti e foreste fitte di cedri che sembrano non finire mai. Un paradiso naturale a portata di metropoli, eppure lontanissimo dalla sua frenesia.
In un’epoca in cui il turismo cerca nuovi linguaggi e il trend della coolcation detta le regole del viaggio – privilegiare luoghi freschi, autentici, poco affollati – Okutama e Hinohara diventano l’indirizzo ideale per chi vuole ricaricare le energie e vivere esperienze indimenticabili.
Pedalando tra paesaggi da cinema
Il viaggio comincia a Okutama, dove l’aria ha già un altro sapore e il tempo rallenta. Qui si trova TREKKLING, il centro di noleggio biciclette gestito da appassionati locali che conoscono ogni curva e ogni scorcio di queste vallate. Dalle e-bike con pedalata assistita – perfette per chi vuole salire senza affanni – alle mountain bike pensate per i ciclisti più allenati, le opzioni sono infinite. La strada si snoda lungo il fiume Tama, tra giochi di luce che filtrano dal fogliame, cascate che rompono il silenzio con la loro voce cristallina, piccoli villaggi dove il tempo sembra essersi fermato. Ogni curva è un invito alla sorpresa: una vista improvvisa sul lago, un ponte sospeso da attraversare, un tempio nascosto che appare come per magia.
Per chi vuole spingersi oltre, il giro completo del lago di Okutama regala scorci spettacolari: le acque immote riflettono le montagne circostanti, trasformando il paesaggio in un quadro impressionista pronto a riempire il rullino del proprio smartphone.
Il brivido dell’acqua: rafting sul Tama
Dopo la bicicletta, è il momento di cambiare prospettiva. Il fiume Tama diventa il nuovo protagonista di un’avventura liquida ed emozionante. A bordo di un gommone, ci si lascia guidare dalla corrente tra rapide vivaci e tratti più calmi, dove l’acqua scorre lenta e trasparente. È un continuo alternarsi di adrenalina e serenità: schizzi gelidi sul viso, risate che riecheggiano tra le rocce, la complicità che si crea con gli altri viaggiatori. E poi, il gesto liberatorio di un tuffo improvvisato da una roccia, che diventa il ricordo più vivido da portare a casa. Qui non si tratta solo di sport: è una danza con la natura, un gioco di equilibrio tra la forza del fiume e la leggerezza del lasciarsi andare.
Hinohara: la gola che sembra un segreto svelato
Se Okutama è energia e movimento, Hinohara è introspezione e magia. È l’unico villaggio rimasto nell’area metropolitana di Tokyo, un luogo che custodisce ancora tradizioni rurali e paesaggi intatti. Ed è qui che si trova Kanotoiwa, una gola spettacolare dichiarata Monumento Naturale.
Due imponenti pareti di roccia si fronteggiano come giganti silenziosi, creando un passaggio che sembra
l’ingresso a un regno segreto. Il sentiero che le attraversa è breve ma intenso: ponticelli di legno, scale e
catene da affrontare con passo sicuro, tratti in cui la luce filtra improvvisa e trasforma l’acqua in un cristallo vivo.
L’aria è umida e fresca, il fragore del torrente rimbomba tra le pareti, e ogni dettaglio restituisce la sensazione di trovarsi al centro di un rito ancestrale. È un’esperienza capace di riconnettere con l’essenza più pura della natura, una parentesi che rimane impressa non solo negli occhi, ma anche nell’anima. Perché vale il viaggio Okutama e Hinohara non sono una gita qualsiasi. Sono una fuga raffinata, l’alternativa perfetta al Giappone delle metropoli e dei templi iconici. Qui si pedala tra panorami da cartolina, si ride in mezzo alle rapide, si cammina in gole scolpite dal tempo. Qui la coolcation diventa realtà: luoghi freschi e autentici, lontani dalle folle, dove ogni esperienza ha il sapore della scoperta.
Ecco perché val la pena prendere un aereo e affrontare ore di volo: perché alla fine di quel viaggio non c’è
solo Tokyo, ma anche questa Tokyo segreta, capace di sorprendere e conquistare. Una destinazione che sa
regalare emozioni pure, quelle che non si dimenticano e che trasformano un viaggio in un ricordo prezioso.
Un viaggio che unisce l’estremo sud del mondo ai misteri senza tempo della cultura ancestrale del Pacifico, in compagnia di Ensy7 .
Dalla suggestiva capitale argentina Buenos Aires alla leggendaria Ushuaia, detta “Fin del Mundo”, per imbarcarci sulla confortevole nave Stella Australis, a bordo della quale ci attende una spettacolare navigazione tra i fiordi della Terra del Fuoco. Raggiungiamo l’iconico Capo Horn e sbarchiamo nella storica Wulaia Bay, dove Darwin incontrò gli ultimi Yámana nel 1833. Navighiamo poi tra i canali della Cordillera Darwin, circondati da montagne maestose e ghiacciai che si tuffano direttamente nel mare, fino al fiordo De Agostini e al ghiacciaio Águila. Attraversando lo Stretto di Magellano approdiamo sull’Isola dei Pinguini, un autentico monumento naturale e importante sito di riproduzione per diverse specie di uccelli marini, tra cui il maestoso Pinguino Reale.
Lasciata la Patagonia, voliamo verso una delle mete più misteriose e affascinanti del pianeta: l’Isola di Pasqua. Isolata nell’immensità dell’Oceano Pacifico, quest’isola ci accoglie con i suoi enigmatici moai, il forte spirito polinesiano e paesaggi fuori dal tempo
Il viaggio non è fuga: è ritorno, cura, trasformazione. Solo così diventa esperienza che lascia un segno, non un’illusione da cartolina.
“Parto e non torno più”. Quante volte lo abbiamo detto, pensato, sognato. Come se il viaggio fosse un biglietto di sola andata, una corsa senza traguardo, un’evasione. Ma dove?
Evasione da cosa? Dai ritmi che ci schiacciano, da una quotidianità che sembra consumarci, da problemi che crediamo di poter dimenticare con la distanza.
Il viaggio, in questa prospettiva, viene caricato di aspettative smisurate: come se bastasse spostarsi lontano per rinascere, come se cambiare scenario fosse di per sé terapeutico, un fiore di loto capace di cancellare ricordi e preoccupazioni. Non a caso, le destinazioni più desiderate diventano quelle paradisiache, quelle dove persino le nostre ansie sembrano poter trovare il loro posto su un lettino al sole: le spiagge maldiviane, gli atolli della Polinesia, immagini che sembrano urlare: “vieni qui e starai bene”.
Eppure, chi lavora nel turismo lo sa: questa promessa ha fondamenta fragili. Perché la fuga non è un viaggio. È un altrove provvisorio, un’illusione che spesso si dissolve al primo rientro. La parentesi che ci culla nella leggerezza, ma che non lascia segni profondi.
Il viaggio vero, quello che resta, non è evasione: è trasformazione. Non è una cavalcata verso l’ignoto, ma un cerchio che ci riporta a casa diversi, più consapevoli, più ricchi dentro.
In greco antico, il termine più vicino a “viaggio” è nóstos: ritorno. Un vero viaggio, dunque, prevede sempre un ritrovarsi al punto di partenza. Non a caso nella parola nostalgia – quella che in questo settembre, al rientro dalle vacanze, ci stringe il cuore – c’è dentro il desiderio, anzi più precisamente il dolore del ritorno: a luoghi, a momenti, a stati d’animo passati.
Il viaggio dovrebbe essere una carezza, non un miraggio. Una ferita che diventa cicatrice, non un anestetico momentaneo.
Ed è qui che il turismo entra in gioco con tutta la sua responsabilità: il modo in cui si raccontano le destinazioni plasma il senso del viaggio. Continuare a proporre solo “fughe” significa ridurre il turismo a consumo veloce, a prodotto di evasione. Una caccia alla felicità istantanea, un’overdose che ci stordisce per qualche ora per poi farci ripiombare nel grigio del quotidiano.
Al contrario, accompagnare i viaggiatori verso esperienze che trasformano, che lasciano domande più che risposte, significa restituire dignità e profondità al viaggio.
Perché se è vero che l’industria turistica è fatta di pacchetti, voli, soggiorni, è altrettanto vero che ciò che si vende non è solo uno spostamento geografico. È un coccio di vita. Un fragile frammento di esistenza. È un invito a scoprire, a interrogarsi, a tornare diversi.
“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”, dice Tancredi ne “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa. Forse il viaggio è proprio questo: rompere ciò che crediamo di essere, farlo a pezzi, per ritrovarci nudi, veri, davanti a uno specchio. E rimetterci in marcia.
E allora sì, il viaggio può essere fuga – ma soltanto se è fuga da ciò che ci immobilizza. Perché l’unico viaggio che vale la pena affrontare è quello che ci restituisce a noi stessi, irriconoscibili eppure più autentici.
E il compito del turismo è ricordarcelo, ogni volta, in ogni racconto, in ogni esperienza. In ogni ricordo.
Mare ma anche esperienze forse meno attese, come trekking, kayaking e persino osservazioni astronomiche. La nostra guida.
Settembre è uno dei mesi più belli per scoprire l’Isola d’Elba. Le spiagge non sono più affollate come in piena estate, i ritmi rallentano, la luce si fa più morbida e i prezzi diventano più accessibili. L’isola toscana, cuore dell’Arcipelago, rivela così il suo volto più autentico: non solo mare e relax, ma anche natura, avventura e storia.
Tra immersioni, trekking, kayak e osservazioni astronomiche, le esperienze proposte in questa stagione permettono di vivere l’Elba in un modo diverso, lontano dalle folle e a contatto diretto con paesaggi che continuano a sorprendere.
Il reliitto dell Elviscot
Davanti alla spiaggia di Pomonte, sulla costa sud-occidentale, giace il relitto dell’Elviscot, un piccolo cargo affondato nel 1972 dopo essersi incagliato contro lo scoglio dell’Ogliera. Oggi è una delle mete subacquee più suggestive del Mediterraneo: a soli dodici metri di profondità, raggiungibile anche a nuoto, permette di osservare già con maschera e pinne lo scafo colonizzato da pesci e alghe. Per chi si immerge, l’esperienza è ancora più emozionante: la stiva, la sala macchine e gli ambienti della nave raccontano la sfortunata storia di questa nave. Un vero museo sommerso, godibile anche per chi pratica solo snorkeling.
Il relitto Pomonte
La costa settentrionale dell’Elba offre invece un’esperienza originale: la possibilità di fare un’escursione in mare con il Crystal Kayak, il kayak trasparente che regala la sensazione di scivolare sospesi sull’acqua. Partendo dalla Spiaggia delle Ghiaie, a Portoferraio, si costeggia la “Costa Bianca” tra calette nascoste e fondali cristallini. Cala dei Frati, accessibile solo via mare, la selvaggia Sottobomba e il bianco abbagliante di Capo Bianco diventano tappe di un percorso da vivere con calma, soprattutto al tramonto, quando la luce si riflette sui ciottoli chiari e sul mare immobile.
Il parco mineario
Settembre, con il clima mite, è anche il momento ideale per scoprire l’entroterra. Nel Parco Minerario dell’Elba, le escursioni in e-bike e in fuoristrada conducono alla scoperta di vecchi cantieri estrattivi, tra polveri brillanti di ematite e scenari quasi lunari. Una tappa d’obbligo è il Laghetto delle Conche, detto anche Laghetto Rosso per il colore acceso delle sue acque, dovuto agli ossidi di ferro. Viaggiare tra paesaggi sospesi tra natura e archeologia industriale significa rivivere la storia mineraria dell’isola, celebre fin dall’epoca etrusca e romana per le sue risorse. La visita al Museo dei Minerali di Rio Marina completa l’esperienza.
Galleria della Miniera Calamita
Quando cala il buio, l’isola regala un altro spettacolo: il cielo stellato. Lontana dalle grandi città, l’Elba è un luogo privilegiato per l’astroturismo. L’Associazione Astrofili di San Piero organizza passeggiate serali lungo i sentieri del granito, con osservazioni astronomiche dal Piazzale dell’Astronomia e dal sito megalitico dei Sassi Ritti. Qui, tra monoliti risalenti all’età dei metalli e panorami che si aprono fino alla Corsica, si ascoltano i racconti della tradizione locale e si scruta l’universo con telescopi e strumenti didattici.
Il santuario delle farfalle
Accanto a mare, cielo e miniere, l’Elba settembrina custodisce un tesoro inaspettato: il Santuario delle Farfalle. Fino a novembre, i sentieri che collegano il Monte Perone al Capanne si trasformano in un palcoscenico colorato da milioni di ali. Qui è stato tracciato un percorso interattivo con pannelli esplicativi e postazioni fisse, dedicato a Ornella Casnati, giovane naturalista che seppe cogliere con la macchina fotografica la bellezza di queste creature. Lungo i crinali profumati di elicriso è possibile osservare specie comuni come il Giasone e il Macaone, ma anche la Cleopatra o la Vanessa del Cardo, giunta fin qui dopo la sua traversata dal Nord Africa.
Miniera di Calamita
Di notte compaiono le falene, tra cui l’imponente Saturnia del Pero, la cui vita dura lo spazio di un’estate. Non mancano rarità endemiche come la Coenonympha elbana, presente solo sull’isola, o la Zerinthya polyxena, osservabile con fortuna durante le escursioni naturalistiche organizzate dal Parco. Camminare lungo il Santuario delle Farfalle significa vivere l’Elba nella sua natura più intima, lasciandosi guidare dai colori e dai profumi della macchia mediterranea.
Settembre, dunque, non è solo una scelta pratica per chi cerca meno folla e più tranquillità: è un invito a conoscere l’Isola d’Elba nella sua forma più autentica.