Alla scoperta della città del Baden-Württemberg, tra le culle della storia di Mercedes-Benz e Porsche, design, cremagliere e non solo.
Ci sono città che vivono al ritmo dei motori e Stoccarda è una di queste. Culla dell’automobile, la capitale del Baden-Württemberg è legata indissolubilmente ai nomi Mercedes-Benz e Porsche, che qui hanno sede e due musei tra i più visitati della Germania. Nel primo, un edificio futuristico che domina la zona est della città, si percorre un viaggio nel tempo attraverso oltre 130 anni di storia: si parte dal 1886, l’anno in cui nacque la prima vettura a motore, e si scende piano dopo piano tra 160 modelli e 1.500 reperti su 16.500 metri quadrati, fino al presente e al futuro dell’automobile.
Auto da leggenda (ma non solo)
Il Museo Porsche, a Zuffenhausen, è altrettanto spettacolare: sospeso su tre colonne d’acciaio a forma di V, custodisce ottanta vetture e centinaia di cimeli che raccontano la passione per la velocità e il design. All’esterno, tre Porsche 911 innalzate nel cielo sembrano ricordare che qui, dal 1950, le auto con il cavallino di Stoccarda sul cofano nascono ancora nello stesso luogo. E per chi desidera emozionarsi alla guida, è possibile noleggiare diversi modelli Porsche presso il principale centro Porsche Drive – altri sono sparsi per la Germania e per il mondo, Italia inclusa – con formule personalizzate e brevi esperienze su strada. E la scelta dei modelli, a cominciare dalle 911 di ultima generazione, è la più ampia possibile.
Il Museo Porsche
Ma Stoccarda non è solo motori. Secondo la tradizione il suo nome deriva da Stuotgarten, anticamente un allevamento di cavalli fondato attorno al X secolo, e il suo cuore storico pulsa ancora attorno al Castello Vecchio, che oggi ospita il Museo Storico del Land Württemberg. A pochi passi, sulla grande Schlossplatz, si specchiano il barocco Castello Nuovo – già residenza dei reali – e i giardini che conducono ai Teatri di Stato e al Parlamento. È qui che la città si mostra più elegante e vivace, tra negozi, bistrot e mostre.
Tutta l’arte da scoprire
Autunno, stagione di musei e nuovi impulsi culturali. Al Kunstmuseum Stuttgart, un cubo di vetro alto ventisette metri che riflette le luci della piazza, si celebrano due anniversari: i vent’anni dell’edificio e il secolo della sua collezione, una delle più importanti al mondo dedicate a Otto Dix. La mostra Double Cheese Platter (fino al 10 dicembre) esplora il rapporto tra arte e società, invitando i visitatori a riflettere sui criteri che determinano cosa entra a far parte di una collezione.
Alla vicina Staatsgalerie, la rassegna This is Tomorrow ripensa la collezione del XX e XXI secolo attraverso il tema del femminile e della complessità del presente, mentre al Kunstgebäude spiccano le installazioni tridimensionali di Katharina Grosse, che dagli anni Ottanta sperimenta il confine fra pittura e scultura.
Gli appassionati di storia trovano altri filoni di racconto al Landesmuseum Stuttgart, all’interno del Castello Vecchio, dove si attraversano millenni di vicende del Württemberg, dalla preistoria alla Riforma protestante. Al museo Haus der Geschichte si ripercorre invece la storia moderna della Germania sud-occidentale, e all’Hotel Silber – un tempo quartier generale della Gestapo – una toccante mostra permanente affronta il tema della violenza politica e della memoria.
Le viste dalle colline
Fuori dal centro, l’autunno regala paesaggi di morbide colline e vigneti dorati. Dal mausoleo neoclassico di Katharina, voluto dal re Guglielmo I per l’amatissima consorte, parte un sentiero che attraversa i filari e conduce alle Besenwirtschaften, le caratteristiche locande temporanee dove si servono vino novello, formaggi e speck sotto il segno di una scopa appesa alla porta. Per chi ama i panorami, la cremagliera Zacke sale da Marienplatz a Degerloch offrendo una vista spettacolare sulla città, mentre la funicolare d’epoca del 1929, tutta in legno, collega Südheimer Platz al tranquillo cimitero Waldfriedhof: un viaggio breve ma ricco di fascino rétro. Infine, lungo il fiume Neckar, le imbarcazioni Neckar Käpt’n offrono crociere lente tra anse, vigneti e riflessi d’autunno.
Per esplorare la città in libertà, la StuttCard consente l’ingresso gratuito o scontato in oltre cinquanta attrazioni, dai musei Mercedes-Benz e Porsche alla Staatsgalerie, fino ai castelli di Ludwigsburg e Solitude. La versione Plus include anche l’uso illimitato dei trasporti pubblici, valida 24, 48 o 72 ore.
E mentre l’autunno si trasforma lentamente in inverno, Stoccarda si prepara alla magia del Weihnachtsmarkt, il tradizionale mercatino di Natale che aprirà il 26 novembre. Le sue origini risalgono al XVII secolo, ma ancora oggi, tra profumi di zenzero e luci dorate, continua a essere uno dei più amati e suggestivi di tutta la Germania, con milioni di visitatori ogni anno.
L’Appalachian Trail è uno dei cammini più lunghi e suggestivi d’America: un itinerario escursionistico che attraversa gli Stati Uniti orientali, collegando la Georgia al Maine lungo oltre 3.500 chilometri di paesaggi incontaminati. È una linea di sentiero che diventa anche una linea di pensiero, un percorso di libertà e introspezione che da quasi un secolo attira camminatori da ogni parte del mondo.
Origini e storia
L’idea dell’Appalachian Trail nacque negli anni Venti grazie a Benton MacKaye, un pianificatore regionale che immaginò un grande corridoio naturale lungo gli Appalachi, dove città e wilderness potessero convivere in equilibrio. Nel 1925 venne fondata l’Appalachian Trail Conservancy (ATC), l’organizzazione che ancora oggi gestisce e protegge il sentiero. La prima sezione ufficiale fu aperta nel 1923 nello stato di New York, e nel 1937 l’intero percorso fu completato. Nel 1968, con l’approvazione del National Trails System Act, il Trail ottenne lo status di National Scenic Trail, entrando ufficialmente nel sistema dei parchi nazionali americani.
Da allora, il suo tracciato è stato più volte modificato e migliorato per ragioni ambientali, rendendolo un modello di cooperazione tra enti pubblici, volontari e comunità locali.
Come organizzare l’Appalachian Trail
Camminare sull’Appalachian Trail è un’esperienza che unisce natura e introspezione. Lo zaino diventa casa, il bosco un compagno di viaggio, il silenzio un linguaggio nuovo.
Gli escursionisti scelgono due approcci principali: Thru-hiking (ossia percorrere l’intero sentiero in un’unica stagione, in circa 5-7 mesi) e Section-hiking (cioè affrontare il percorso a tratti, completandolo nel corso di più anni). Per vari motivi, tra cui la difficoltà nell’ottenere un visto turistico per vari mesi, gli escursionisti non americani solitamente scelgono la seconda opzione.
Lungo il cammino si può dormire nei rifugi in legno (shelters) che sono distribuiti lungo tutto il cammino e che sono quasi sempre gratuiti. In alternativa, si può anche campeggiare in aree designate o talvolta pernottare in hotel quando si incontrano piccoli villaggi e cittadine lungo la via. Sempre nelle cittadine è possibile rifornirsi di cibo, ma è necessario calcolare per quanti giorni si camminerà nella natura per portarsi dietro una scorta sufficiente.
Prima di intraprendere un’avventura negli Stati Uniti — anche solo per percorrere un tratto dell’Appalachian Trail — è però essenziale ricordare un aspetto spesso sottovalutato: l’assicurazione viaggio. Negli USA, infatti, le spese mediche sono tra le più alte al mondo, e un semplice infortunio o un intervento di soccorso può comportare costi enormi. Avere una polizza che copra le emergenze sanitarie, il rimpatrio e l’eventuale evacuazione in elicottero non è un dettaglio burocratico, ma una reale forma di tutela. Un viaggio così intenso merita di essere affrontato con libertà, ma anche con responsabilità e sicurezza.
Il percorso e le zone più belle
L’Appalachian Trail si estende per oltre 2.190 miglia (circa 3.500 chilometri) e attraversa ben 14 stati USA: Georgia, North Carolina, Tennessee, Virginia, West Virginia, Maryland, Pennsylvania, New Jersey, New York, Connecticut, Massachusetts, Vermont, New Hampshire e Maine.
Il punto d’inizio meridionale è la vetta della Springer Mountain in Georgia, mentre il traguardo settentrionale è rappresentato dalla vetta del Mount Katahdin, nel cuore del Maine. Oltre il 99% del sentiero si trova su terreni pubblici, aree protette o parchi nazionali. La manutenzione è curata da oltre 6.000 volontari che, ogni anno, si occupano di preservare la sicurezza e l’integrità di questo straordinario patrimonio naturale.
Essendo così lungo e articolato, il paesaggio che si attraversa percorrendolo è estremamente vario: si passa da foreste di querce a vette rocciose e laghi glaciali. Sempre per la sua varietà, presenta sezioni relativamente semplici ed accessibili e altre che sono invece molto tecniche e impegnative. In ogni sezione del percorso si trovano luoghi belli paesaggisticamente, che possono essere scelti per un trekking di qualche giorno. Fra gli altri, meritano una menzione speciale il Great Smoky Mountains National Park (fra North Carolina e Tennessee), lo Shenandoah National Park (in Virginia) e il Mount Katahdin (in Maine).
Periodo migliore in base al clima
Il periodo ideale per affrontare l’Appalachian Trail varia in base alla zona. Negli stati più a sud (in particolare Georgia e Virginia) il periodo ideale è quello primaverile da marzo a giugno, con temperature miti e natura in fiore, oppure i mesi autunnali. In estate infatti c’è il rischio di soffrire molto il caldo. Negli stati più settentrionali, quelli del New England, è bene andare in estate, da giugno a settembre, per evitare il freddo. Qui le prime nevicate in quota arrivano in autunno.
Incontri con animali selvatici
Gli incontri con la fauna sono parte integrante dell’esperienza: cervi, scoiattoli, uccelli rapaci e numerose altre specie selvatiche si incontrano con discreta facilità lungo l’itinerario. A seconda delle zone, è più facile imbattersi nell’una o nell’altra specie.
A differenza di altre zone degli Stati Uniti, qui non ci sono orsi bruni (grizzly), tuttavia è possibile imbattersi negli orsi neri, che vanno rispettati e osservati a distanza. Non sono pericolosi come i grizzly, ma possono essere attirati dall’odore del cibo. Ecco perché è fondamentale conservare tutte le provviste in appositi contenitori anti-orso. Si tratta di bidoncini ermetici che si possono acquistare online o nei negozi specializzati.
Sfide e consigli pratici
L’Appalachian Trail è affascinante, ma non va preso sottogamba. Se lo si vuole percorrere per un tratto di molti giorni, richiede preparazione tecnica, resistenza e spirito di adattamento. Infatti il terreno cambia a seconda della zona e si possono trovare pietraie, fango, tratti esposti e segmenti di sentiero impervio. Inoltre, a seconda del periodo dell’anno, è necessario munirsi di abbigliamento differente a seconda delle temperature e delle condizioni meteo che si possono trovare.
Chi intraprende questo cammino deve considerarlo una vera avventura, ma da pianificare con attenzione. È bene essere allenati a camminare molte ore con uno zaino pesante e portare un equipaggiamento leggero ma completo: scarponi robusti, abbigliamento tecnico, sacco a pelo, tenda o amaca. Bisogna inoltre portare con sé mappe aggiornate o app GPS offline. Se si fanno tratte molto lunghe, è fondamentale anche pianificare i punti di rifornimento: molti camminatori si spediscono pacchi di provviste ai piccoli uffici postali lungo la via, per essere riforniti dove non è possibile acquistare cibo per vari giorni.
Significato culturale e ambientale
Oggi l’Appalachian Trail è un’icona dell’escursionismo mondiale e un simbolo di cooperazione tra istituzioni, volontari e comunità locali. È anche un corridoio ecologico di importanza straordinaria, che attraversa habitat diversissimi e ospita migliaia di specie vegetali e animali. Culturalmente, rappresenta una metafora potente del viaggio interiore: camminare lungo gli Appalachi significa attraversare se stessi, riscoprendo la lentezza e la semplicità.
Nel tempo il sentiero è entrato anche nella cultura popolare americana. Libri, diari e film hanno raccontato con ironia e poesia le sfide e le meraviglie di questo percorso. L’A.T. non è solo una via fisica, ma anche spirituale: un luogo in cui la fatica si trasforma in consapevolezza. Più che un trekking, l’Appalachian Trail è una scuola di autonomia, dove si impara a vivere con poco e ad affidarsi ai propri mezzi, passo dopo passo.
Dalla Grande Mela verso nord, fino alle spettacolari cascate al confine con il Canada. Oppure in direzione sud, alla volta di Washington e Filadelfia, nei luoghi-simbolo della storia americana. È la magia della costa orientale degli Stati Uniti, fra salti d’acqua, visite d’arte e decine di curiosità, da scoprire con questo viaggio in otto tappe: dove la libertà si misura in chilometri, e l’oceano culla l’orizzonte.
LE CASCATE DEL NIAGARA
L’anno scorso di questi tempi, in piena pandemia e con le temperature sottozero, erano parzialmente congelate. Stalattiti d’acqua ghiacciata e blocchi simili a nuvole polverose delineavano uno scenario inedito, suggestivo e polare. Ma soprattutto silenzioso, di un silenzio assordante perché anche l’assenza di suoni può riempire il vuoto fino a stordirti. Ma è stato un attimo, un battito d’ali. Poi le cascate del Niagara, al confine fra Stati Uniti e Canada, sono tornate al loro consueto “stato liquido”. Oggi le potete ammirare in tutta la loro splendida normalità: con un salto di 52 metri e una portata idrica di 110.000 metri cubi d’acqua al minuto, imponente e fragorosa, che le proietta fra i luoghi-cult del continente.
BOSTON/1
Sulle targhe delle automobili di Boston campeggia la scritta “The Spirit of America”. Nella capitale del Massachusetts, fondata nel 1630 dai coloni inglesi, la storia è incisa nel Dna: qui hanno soffiato i primi venti d’indipendenza dal Regno Unito, qui esistono ancora quartieri con le case in mattoni rossi affacciati sui vicoli acciottolati. E qui c’è il Freedom Trail, il Sentiero della Libertà: 2,5 miglia di percorso (circa 4 chilometri) nel cuore cittadino, che tocca le più importanti tappe della storia americana, fra chiese, parchi, cimiteri, statue (come quella di Benjamin Franklin), perfino un veliero: la fregata USS Constitution, così battezzata in onore della Costituzione a stelle e strisce.
BOSTON/2
Fra i luoghi da visitare, Boston Downtown vanta edifici simbolo come la Old State House (il settecentesco palazzo dal cui balcone venne letta per la prima volta la Dichiarazione d’Indipendenza), e le pittoresche architetture di Beacon Hill, quartiere dallo smaccato gusto europeo. Poi il Museo di Belle Arti che racconta il mondo antico, l’Asia, l’Oceania, l’Europa dal Rinascimento all’Impressionismo, fino ai grandi artisti del secolo passato. Al Museo Isabella Stewart-Gardner sono esposti capolavori di Botticelli, Beato Angelico, Giotto, Michelangelo, Raffaello. Al waterfront, il rinnovamento del Long Wharf, il settecentesco molo protagonista dell’ondata migratoria dei secoli passati, ha dato il là alla nascita di architetture dalle silhouette luccicanti come il New England Aquarium, l’Institute of Contemporary Art (Ica) e la John F. Kennedy Library Foundation.
STOCKBRIDGE
La storia è di casa anche in questa cittadina del Massachusetts. Fondata come missione nel 1734 (con il toponimo Stockbridge Indians), conserva atmosfere d’antan e un bel museo, Norman Rockwell, dove si ammira la grande collezione d’opere d’arte raccolte da mister Rockwell – il celebre pittore e illustratore statunitense con una predilezione per il “realismo romantico” – nell’arco di un’intera esistenza.
AMISH COUNTRY
Chi ha visto il film Witness – Il Testimone, pellicola-cult della metà degli anni Ottanta, ricorderà bene Samuel Lapp, il bambino alle prese con un mondo profondamente diverso da quello nel quale era nato e cresciuto. Il mondo degli Amish: comunità svizzera stabilitasi negli Stati Uniti nel Settecento, con uno stile di vita cristallizzato nel tempo e nella storia. Qui scoprirete l’Amish Country, area rurale nella contea di Lancaster, durante il tragitto fra Stockbridge e Washington.
LANCASTER CITY
Nell’omonima Contea, nel cuore della verde Pennsylvania, merita una sosta per diverse ragioni: il Central Market con frutta e verdura a km zero; le carrozze degli Amish che corrono sulle strade, trainate da cavalli; la Lancaster Brewing Company dove sorseggiare l’ottima birra alla spina prodotta sul posto. Uno spaccato d’America poco monumentale, ma intrigante, prima delle suggestioni storiche di Gettysburg.
GETTYSBURG
La storia è di casa anche in questa piccola città della Pennsylvania, fondata nel 1786 da un veterano della Guerra d’Indipendenza e teatro, nel 1863, della sanguinosa, decisiva battaglia della Guerra di Successione. Ce lo ricorda un luogo della memoria come il Gettysburg National Military Park, il campo dove si è svolto lo scontro, visitato e venerato da milioni di patrioti.
WASHINGTON/1
La capitale della Nazione è un condensato di bellezze. Fra le visite da non perdere: lo Smithsonian Institution che comprende il museo, lo zoo nazionale e il National Air and Space Museum; la National Gallery of Art; il Lincoln Memorial e il monumento a George Washington; la passeggiata a Georgetown, uno dei quartieri più antichi e suggestivi di tutti gli Stati Uniti. E poi il quartier generale della National Geographic Society, fra le più importanti istituzioni scientifiche non-profit del pianeta
WASHINGTON/2
Obbligatorio ritagliarsi del tempo (anche solo da fuori) per ammirare il Campidoglio e la Casa Bianca. Il primo, una via di mezzo fra il Louvre a Parigi e il Pantheon a Roma, ospita il Congresso degli Stati Uniti. La Casa Bianca, residenza ufficiale dell’uomo più potente del pianeta, può essere visitata prenotando con largo anticipo uno dei tour guidati che conducono i turisti fra le sale pubbliche dell’ala est (Blue Room, Red Room e Green Room), la Sala da Pranzo di Stato, la Sala della Cina e il roseto.
FILADELFIA
A metà strada fra Washington e New York, Filadelfia non è solo la città dell’amore fraterno (questo il significato del toponimo). È anche la metropoli dove nel 1776 fu firmata la Dichiarazione d’Indipendenza seguita, una decina d’anni più tardi, dalla Costituzione. Pillole di storia si condensano nel Center City, primo lembo di città che ha ceduto il passo ai grattacieli, nella City Hall del 1901, che con le sue circa 700 stanze è il più grande municipio d’America, nell’Indipendence National Historic Park. Intriganti anche Chinatown, il quartiere italiano e qualche museo come il Philadelphia Museum of Art, con la celebre scalinata immortalata nel film di Rocky Balboa.
Durante Ecoluxury Fair, Sua Eminenza Neytrul Ngawang Shetdrup Rinpoche ha raccontato la filosofia del Paese himalayano tra spiritualità, sostenibilità e turismo consapevole.
Momenti di grande emozione durante Ecoluxury Fair quando Sua Eminenza Neytrul Ngawang Shetdrup Rinpoche, Presidente della Neyphug Foundation di Paro (Bhutan) e riconosciuto come nona reincarnazione di Terton Ngawang Drakpa, ha offerto una testimonianza intensa e personale sulla filosofia politica e spirituale del Bhutan, un Paese che da decenni fonda il proprio sviluppo sul principio della Felicità Interna Lorda, Gross National Happiness, introdotta nel 1972 dal quarto Re, Jigme Singye Wangchuck.
“Il Bhutan è piccolo, ma ciò che abbiamo costruito è profondo. Non misuriamo la ricchezza solo con il denaro, ma con la salute, l’educazione, la sicurezza e l’armonia con la natura”, ha spiegato Rinpoche, sottolineando come ogni azione del governo e della monarchia sia pensata per garantire il benessere dei cittadini e proteggere l’ambiente. “Non lasciamo che la fretta del mondo esterno ci condizioni: ciò che conta è vivere con equilibrio e rispetto, proteggendo ciò che abbiamo ricevuto dai nostri antenati e tramandando valori di cura e responsabilità”. Il piccolo Regno del Bhutan, incastonato tra India e Cina, emerge nel discorso di Rinpoche come un luogo unico, dove il popolo ha sempre vissuto libero da conflitti e dominazioni. “Abbiamo avuto cinque Re, tutti saggi e misericordiosi. Il quarto Re, nel 2006, ha abdicato spontaneamente: è stato un momento di grande dolore per il popolo, non per stanchezza o dissenso, ma per amore”, ha raccontato, spiegando la transizione a monarchia costituzionale democratica, in cui il Re resta guida spirituale e garante del bene comune, mentre il potere politico è affidato al popolo.
La politica bhutanese, ha precisato Neytrul Ngawang Shetdrup Rinpoche, si fonda su un equilibrio tra governance democratica e guida reale, con un modello duale in cui le decisioni strategiche vengono valutate attraverso il Centro per la Felicità Interna Lorda, ente indipendente dalla politica che approva progetti e investimenti, mentre il Re fornisce la benedizione finale. “Solo così possiamo garantire che sviluppo, etica e sostenibilità procedano insieme”, ha spiegato. Il FIL non è solo poesia ma qualcosa di concreto calcolato con il metodo Alkire-Foster: secondo i dati del National Statistics Bureau e della World Bank,infatti, nel 2024 il Bhutan ha registrato una crescita economica del 7,5%, trainata principalmente dall’esportazione di energia idroelettrica verso l’India, dal turismo di alta qualità e basso impatto, e da un’agricoltura sostenibile. “La felicità interna non è un’idea astratta: è un modello che guida economia, governo e società. Crescita economica e sviluppo umano devono procedere insieme”.
Tra le iniziative più recenti la Mindful City, progetto urbano a Gelephu che mira a offrire un rifugio sicuro e consapevole a chi nel mondo non si sente protetto. “Sto costruendo una città non per noi, ma per il mondo. Ci sono persone che non si sentono più al sicuro nei propri Paesi, e io voglio offrire loro un rifugio etico. Accoglieremo solo chi porta amore, compassione e saggezza”, ha spiegato. Una città gestita direttamente dal sovrano, perché “la felicità non si può delegare alla corruzione o al potere politico”. Il Bhutan si distingue anche per un approccio al turismo fondato sulla qualità piuttosto che sulla quantità. “Non vogliamo turismo di massa. Ogni visitatore paga una Sustainable Development Fee di 100 dollari al giorno per respirare aria pura e contribuire al benessere collettivo”. I fondi raccolti finanziano servizi essenziali come istruzione gratuita fino alle scuole superiori, sanità universale e energia elettrica a basso costo. Ed alla domanda su chi decida l’uso di queste risorse, Sua Eminenza ha chiarito: “Ogni progetto passa dal Centro per la Felicità Interna Lorda. Dopo la valutazione, il Re dà la benedizione e solo allora vengono approvati i finanziamenti. Politici e ministri non hanno accesso diretto”.
Anche l’attenzione all’ambiente è un principio fondante: oltre il 70% del territorio è coperto da foreste, e il Bhutan è tra i pochi Paesi al mondo con un bilancio di carbonio negativo. “Potremmo arricchirci tagliando alberi o facendo estrazioni minerarie, ma non vogliamo. Il nostro Re non lo vuole, e il popolo lo sostiene”, ha sottolineato, evidenziando come il rispetto della natura sia parte integrante della felicità nazionale. Anche i visitatori sono chiamati a partecipare a questa etica, rispettando luoghi sacri e ambienti naturali.
E concludendo il suo intervento all’Ecoluxury Fair, Sua Eminenza ha offerto una riflessione personale sulla felicità: “Sono una persona felice con molti problemi. La felicità non è l’assenza di difficoltà, ma la capacità di vivere in equilibrio tra compassione e saggezza. La felicità è responsabilità collettiva”. Rivolgendosi agli operatori del turismo sostenibile, ha aggiunto: “Non possiamo cambiare il mondo, ma possiamo cambiare noi stessi. Se ognuno di noi cambia anche solo un po’, una parte del mondo cambierà con noi”.
Meraviglie naturali, tradizioni e culture in Argentina, Cile, Colombia,
Cuba, Costa Rica e Messico.
A dicembre – per il tuo viaggio di Capodanno – ti attendono gli altopiani andini e i paesaggi più spettacolari, selvaggi e sconosciuti della Puna argentina e la natura rigogliosa, le città coloniali e le riserve indigene della Colombia.
E all’inizio del prossimo anno, sempre in Argentina, tre viaggi (di cui uno che si spinge anche in Cile) ti conducono tra i luoghi più belli e nascosti della Patagonia e suoi i Parchi Nazionali, come quello della Terra del Fuoco. In Costa Rica, invece, puoi scoprire un Paese che ha sviluppato un concreto concetto di “sostenibilità” che ha come priorità l’attenzione per la sua straordinaria diversità ambientale e i suoi fragili equilibri.
In Messico il viaggio attraversa il Paese, dalla capitale verso nord, visitando siti archeologici, incontrando etnie locali, raggiungendo la Sierra Tarhaumara e il Mar di Cortés e facendoti assistere allo spettacolo delle balene grigie nelle lagune di Ojo de Liebre e di San Ignacio. Infine, tra il Mar dei Caraibi e l’Oceano Atlantico, l’isola di Cuba offre un fascino che ti avvolge e seduce con quel miscuglio di passato e presente, allegria e riflessione, vitalità e malinconia.
Riyadh, Regno dell’Arabia Saudita, 13 Novembre 2025
– L’Arabia Saudita continua a ispirare viaggiatori da tutto il mondo, un Paese in cui ogni destinazione racconta una storia diversa: dalle antiche civiltà scolpite nella roccia arenaria, alle coste incorniciate dai coralli e alle oasi ombreggiate da palme.
Secondo gli ultimi dati del Ministero del Turismo, nel primo semestre del 2025 l’Arabia Saudita ha accolto 60,9 milioni di visitatori, mantenendo un forte slancio di crescita sia nel turismo interno che internazionale. La spesa turistica complessiva ha raggiunto circa 161 miliardi di riyal sauditi, registrando un aumento del 4% rispetto allo stesso periodo del 2024. Il settore turistico saudita continua così a svolgere un ruolo fondamentale nel favorire la diversificazione economica e nel ridefinire la presenza del Paese sulla scena turistica globale.
Dai siti Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO alle barriere coralline incontaminate, fino agli eventi culturali di livello mondiale, queste sei destinazioni rappresentano il meglio dell’Arabia Saudita — ognuna con un’esperienza unica che unisce storia, autenticità e innovazione.
AlUla: Dove le antiche civiltà riprendono vita
Capolavoro del tempo, AlUla è un museo vivente di patrimonio umano e bellezza naturale. Nel suo cuore sorge Hegra, il primo sito saudita dichiarato Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, con oltre cento tombe monumentali scolpite dai Nabatei più di duemila anni fa. Oltre Hegra, la valle svela strati di storia attraverso Dadan, un tempo capitale di antichi regni, e Jabal Ikmah, conosciuto come la biblioteca a cielo aperto dell’Arabia Saudita, dove incisioni millenarie raccontano storie del passato.
Ma AlUla non è solo storia: è anche arte, natura e rinascita. I visitatori possono camminare tra spettacolari canyon di arenaria, sorvolare il paesaggio in mongolfiera, oppure esplorare Maraya, l’edificio a specchio più grande del mondo, che riflette le tonalità dorate del deserto.
Di notte, il cielo si illumina di stelle, regalando una delle esperienze di osservazione astronomica più affascinanti della regione. Ogni angolo di AlUla è come entrare in un racconto senza tempo, dove passato e futuro si incontrano.
Jeddah: Dove il patrimonio incontra il mare
Jeddah è la porta dell’Arabia Saudita verso il mondo, una vivace città costiera che incarna lo spirito di apertura, creatività e modernità del Paese. Famosa per la sua energia cosmopolita e il fascino del Mar Rosso saudita, Jeddah unisce con armonia tradizione e innovazione. Il suo lungomaresi estende per chilometri lungo acque turchesi, costellato di installazioni d’arte pubblica, resort di lusso, caffè affacciati sul mare e vivaci passeggiate che rispecchiano il ritmo giovane e dinamico della città. Le nuove aree come Jeddah Central e il Jeddah Yacht Club & Marina ridefiniscono l’eleganza della vita costiera, mentre eventi internazionali come il Red Sea International Film Festival consolidano il ruolo di Jeddah come nuovo polo culturale globale.
Nel cuore della città si trova Jeddah Storica, sito Patrimonio Mondiale dell’UNESCO e vera anima della metropoli. Un tempo crocevia di popoli, culture e commerci lungo il Mar Rosso, conserva ancora le sue case in pietra corallina, i balconi di legno intagliato e i vicoli tortuosi che raccontano secoli di maestria artigianale e vita comunitaria. Oggi, Jeddah Storica sta rinascendo: le sue dimore d’epoca vengono restaurate con cura e trasformate in boutique hotel, spazi d’arte e caffè, dove l’autenticità dialoga con la contemporaneità.
Jeddah è il luogo in cui il patrimonio incontra l’innovazione, dove tradizione e progresso scorrono insieme al ritmo del Mar Rosso saudita.
Riyadh: Il battito dell’Arabia Saudita
La capitale del Paese è una città in costante evoluzione, viva e dinamica, dove grattacieli moderni si affiancano a simboli culturali e dove l’intrattenimento internazionale incontra il patrimonio locale. Oggi Riyadh è diventata il cuore pulsante degli eventi e dello spettacolo nella regione, ospitando grandi manifestazioni come il Rijadh Season, il Sondstorm, la Esports World Club, la WWE e molti altri appuntamenti che attirano milioni di visitatori da tutto il mondo.
Di giorno, si può visitare il Museo Nazionale, passeggiare tra i cortili storici del Palazzo Al Murabba, oppure scoprire i nuovi distretti dedicati all’arte e al design. Di notte, la città si trasforma: concerti, ristoranti d’eccellenza ed esperienze immersive danno vita a un’energia urbana che non si ferma mai. Per chi cerca la natura, poco fuori città si trova l’iconico Edge of the World, con le sue spettacolari scogliere che sembrano perdersi all’infinito verso l’orizzonte. Riyadh è il perfetto equilibrio tra tradizione, innovazione e celebrazione — la porta d’ingresso al futuro dell’Arabia Saudita.
Diriyah e At-Turaif: la culla di una nazione
Alle porte di Riyadh sorge Diriyah, la culla della storia saudita. Il suo gioiello, At-Turaif, è un sito Patrimonio Mondiale dell’UNESCO che racconta la bellezza dell’architettura Najdi, con palazzi in mattoni di fango, vicoli intrecciati e cortili che un tempo risuonavano delle voci della Prima Stato Saudita.
Oggi Diriyah è diventata un punto di riferimento culturale, dove tradizione e vita contemporanea si incontrano. I visitatori possono esplorare le rovine restaurate di At-Turaif, cenare nei ristoranti di livello internazionale del Bujairi Terrace, o partecipare a eventi culturali che fanno rivivere la storia saudita sotto un cielo di stelle. Ogni muro, ogni pietra di Diriyah custodisce un’eredità profonda — non è solo un luogo da visitare, ma un luogo in cui sentirsi parte delle radici della nazione.
Al-Ahsa: L’oasi della vita
Gioiello verde delle pianure orientali dell’Arabia Saudita, l’Oasi di Al-Ahsa è un capolavoro riconosciuto dall’UNESCO e la più grande oasi di palme al mondo, con oltre 2,5 milioni di palme da dattero che si estendono a perdita d’occhio. Il suo paesaggio racconta una storia di armonia e resilienza tra uomo e natura — dai canali e sorgenti millenari alle fattorie tradizionali che da secoli sostentano intere comunità.
I viaggiatori possono perdersi tra le botteghe del Souq Al-Qaisariya, esplorare la storica Fortezza Quasr Ibrahim oppure assaggiare i celebri datteri khalas direttamente alla fonte. Che si scelga di pedalare tra i palmeti o ammirare il tramonto sul Lago Al-Asfar, Al-Ahsa incarna la calma, l’autenticità e il calore umano che rendono uniche le gemme nascoste dell’Arabia Saudita.
Mar Rosso: Dove il lusso incontra la natura
Il Mar Rosso è un luogo dove isole incontaminate, lagune turchesi e giardini di corallo danno vita a uno degli ultimi paradisi intatti del pianeta. Estendendosi lungo la costa occidentale del Paese, questa regione rappresenta un modello di turismo di lusso sostenibile, alimentato interamente da energie rinnovabili e progettato per proteggere un ecosistema fragile e prezioso.
Nel cuore di quest’area si trova Shura Island, un santuario di lusso a piedi nudi e ospitalità di livello mondiale. L’isola ha recentemente inaugurato Shura Links, il primo campo da golf su isola dell’Arabia Saudita, progettato da Brian Curley e gestito da Golf Saudi, offrendo un’esperienza unica tra dune e mangrovie.
Shura Island ospita inoltre una straordinaria collezione di resort ultra-lussuosi, tra cui SLS, EDITION e InterContinental, già aperti, mentre marchi prestigiosi come Faena, Fairmont, Four Seasons, Grand Hyatt, Jumeirah, Miraval, Raffles e Rosewood si uniranno presto al progetto. Ogni struttura offre una propria interpretazione dell’eleganza del Mar Rosso saudita, fondendo design contemporaneo e autentico calore arabo.
Oltre Shura, i visitatori possono soggiornare in resort di livello mondiale come Shebara Resort, Desert Rock Resort, Six Senses Sothern Dunes, The Sant Regis Red Sea Resort, e Nujuma. a Ritz-Carlton Reserve— ognuno di essi un rifugio di bellezza e privacy assoluta. Sotto la superficie, si trova uno dei sistemi corallini più incontaminati al mondo, un regno di vita marina colorata che invita sub e snorkeler a esplorare acque cristalline.
Tra picnic su isole private, navigazioni al tramonto e osservazioni stellari sotto uno dei cieli più limpidi della Terra, il Mar Rosso saudita ridefinisce il concetto di lusso sostenibile, dove è la natura stessa il piacere più prezioso.
Dalle tombe nabatee di Hegra alle case in pietra corallina di Jeddah Storica, dai vicoli in mattoni di fango di Diriyah alla serenità ombreggiata dalle palme di Al-Ahsa, e dal ritmo vibrante di Riyadh alla bellezza tranquilla del Mar Rosso saudita, ogni destinazione riflette una sfaccettatura diversa dell’Arabia Saudita.
Insieme, queste terre raccontano una storia di trasformazione, autenticità e scoperta senza confini — un viaggio che invita il mondo a esplorare, connettersi e lasciarsi ispirare.