L’eleganza del Qatar

L’eleganza del Qatar

Tra grattacieli avveniristici e architetture d’avanguardia viene custodita l’antica tradizione islamica, tra hotel super lusso e vie di cristallo (letteralmente!) si respira l’ospitalità tipica dei paesi arabi, tra location elegantissime e ristoranti con design trendy le pietanze speziate, dal sapore caldo e deciso della cucina mediorientale, hanno un gusto ancora più unico. Il Qatar è la culla di due anime, il luogo senza tempo dove moderno e tradizionale si incontrano, la destinazione dove lussuoso non fa necessariamente rima con costoso, è il paese ideale per non dover scegliere tra mood e visioni differenti, perché di giorno in giorno si può scoprire un panorama diverso dall’altro.

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In continua crescita dal 2021 gli arrivi internazionali, secondo Visit Qatar, per il periodo gennaio-agosto (l’ultimo di cui si hanno a disposizione i dati) sono stati 3.276.083, con un incremento complessivo del 3,4% rispetto all’anno precedente. Superati i numeri del pre covid già nel 2019, con una maggioranza per la regione GCC (35.3%) seguita dall’Europa (24.8%) soprattutto nei mesi di gennaio e febbraio per quanto riguarda il 2025. L’Italia in particolare resta un mercato chiave per la strategia di sviluppo del turismo internazionale del Qatar. Dopo l’ottima performance del 2024, che con oltre 79.000 arrivi ha registrato una crescita del +10% rispetto al 2023, il trend positivo sembra essere proseguito anche nel 2025. Nel periodo gennaio–agosto l’Italia ha segnato un ulteriore incremento del +4% negli arrivi turistici in Qatar, confermandosi il terzo mercato europeo per volume di visitatori, subito dopo Regno Unito e Germania, anche grazie agli ottimi collegamenti offerti da Qatar Airways su Roma Fiumicino e Milano Malpensa, che ai passeggeri Platinum offre anche il servizio Al Maha Service di assistenza all’arrivo, appena scesi dall’aeromobile, nell’Hamad International Airport di Doha.

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Dalla capitale, senza dubbio l’aerea più interessante del paese, destinazione al contempo leisure e business, parte l’esplorazione del Qatar. I quartieri della città sono tanti ed ognuno possiede un’anima differente, delle vibes particolari e una storia che custodisce con forza. A partire da Msheireb, il primo progetto al mondo di rigenerazione urbana sostenibile, che presenta un’architettura moderna seppur rimanendo legata alla tradizione qatariota. Tra tantissimi eventi annuali e una vasta offerta per qualsiasi momento della giornata, Msheireb è il luogo perfetto per una prima passeggiata nel cuore culturale di Doha. Da Barahat Msheireb Street, una delle strade centrali del distretto, che prende il nome dalla grande piazza con copertura retrattile, si parte per immergersi nel fulcro museale, che celebra le tradizioni del Qatar attraverso quattro edifici storici. Tra questi la Company House, ex sede della prima compagnia petrolifera del Qatar, racconta la storia dell’industria petrolifera, mentre la Radwani House, una casa di famiglia restaurata, è un esempio dello stile tradizionale qatariota, con camere strutturate attorno a uno spazio aperto centrale.

Non lontano si trova il Souq Waqif, costruito nell’antico mercato di Doha, sulle rive del Wadi Mushereib. Con i suoi edifici color fango, il mercato è un centro vitale dove gli abitanti fanno tutt’oggi la spesa quotidiana tra i vicoli tortuosi ma ospita anche il Falcon Souq, dove ammirare l’animale simbolo del Medio Oriente, il Souq Waqif Art Centre, per un tuffo nell’arte, un antico quanto tradizionale negozio di perle ma anche varie strutture alberghiere come ad esempio i Souq W Boutique Hotels.

Una passeggiata nel Souq Waqif permette di assaporare passato e presente in un’unica esperienza, dalla vivace cultura al patrimonio storico dell’architettura antica, ma un tour guidato dalla casa della cultura Embrace Doha offre un’opportunità unica per conoscere l’architettura, l’archeologia e la storia degli edifici e dello spazio raccontando al contempo aneddoti e ricordi di chi vive e lavora in questo luogo magico. Embrace Doha, con sede al Souq Al Wakrah, lavora per mostrare la cultura e il patrimonio del Qatar ai turisti, attraverso workshop, esperienze come la cerimonia del caffè arabo o tour guidati, nonché accogliendo i visitatori in un tipico majlis e rispondendo a qualsiasi domanda sulla cultura locale.

Sempre all’interno del Souq Waqif si trova il Parisa, un palazzo da mille e una notte in cui si respirano atmosfere persiane; raccomandando per un’ottima cena a base di cucina iraniana.

Per una pausa caffè o tè o per degustare un ottimo karak a base di spezie, latte e cardamomo la tappa d’obbligo è Shay Al Shamoos, che oltre ad essere celebre per le ottime colazioni è un luogo iconico poiché prima attività a conduzione femminile di Doha da più di 10 anni.

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La visita prosegue sulla famosa Corniche, lungomare di 7km dove passeggiare tra edifici celebri, grattacieli imponenti e perle nascoste. Spot imperdibile per fotografare lo skyline in continuo cambiamento dato il costante sviluppo di nuovi avveniristici grattacieli, al confine meridionale della Corniche, si trova l’imperdibile Museo nazionale del Qatar (NMoQ). Opera dall’architetto francese Jean Nouvel, è caratterizzato da una forma che ricorda una rosa del deserto e racconta attraverso un percorso visivo di 40mila mq la storia del ricco patrimonio del Qatar dall’era preistorica a quella moderna, tra reperti archeologici, manoscritti, fotografie, gioielli e costumi.
Perfetto mix tra tradizione e trend, il Mina District è invece uno dei quartieri più in voga di Doha, vecchio villaggio dei pescatori ristrutturato in occasione dei Mondiali di Calcio del 2022. Tra casette colorate e antichi dau il Mina District oggi ospita il porto crocieristico, opere di street art e un mercato del pesce in stile liberty. Nel piccolo quartiere sono presenti 50 tra bar e ristoranti, 100 negozi e un’atmosfera di vacanza durante ogni ora del giorno. L’anima più business di una città che offre lavoro a tantissimi expat si trova invece a West Bay, cuore commerciale nonché fulcro dell’estro architettonico di molti archistar come Jean Nouvel, progettista della famosa Torre Doha, che ricorda le piccionaie. Tra gli imponenti grattacieli svettano inoltre la Torre Tornado e la Torre Palm, dai nomi allusivi e le Torri di Barzan, le uniche in grado di fondere stile moderno e tradizione. Da sottolineare l’anima MICE del paese, sia per quanto riguarda le infrastrutture sia per l’offerta che porta moltissime aziende, anche italiane, a scegliere il Qatar come destinazione di viaggi incentive e team building. Tra le strutture congressuali più imponenti il DECC, il Doha Exhibition and Convention Center, un centro convegni futuristico di alto livello che offre ampi spazi versatili per eventi, sette sale per mostre e conferenze o il QNCC, che ospita un centro congressi a teatro da più di 2000 posti e la scultura Maman, un ragno gigante realizzato da Louise Bourgeois in marmo, bronzo e acciaio inossidabile. Quasi tutti i principali hotel offrono inoltre sale congressi e spazi meeting per riunioni aziendali, come ad esempio l’Intercontinental Beach Doha, riaperto nel 2020 dopo un’importante ristrutturazione, che possiede sette sale meeting, a loro volta divisibili in più spazi distinti. “Il mercato italiano è in forte crescita – afferma Maha Atieh, direttore commerciale Intercontinental Doha Beach & Spa – oggi è il quarto dopo Uk, Germania e Francia, con un boom di famiglie in agosto, richiamate anche dalla nostra spiaggia privata, la più lunga della città”. Al relax al mare si aggiunge quello nella pluripremiata spa, una delle più grandi del Qatar, con 16 cabine trattamenti, e quello nei 14 ristoranti che offrono varie cucine internazionali.

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Alla fine del distretto di West Bay si trova The Pearl Qatar, l’incantevole isola artificiale nei pressi di Doha in cui piccoli porticcioli in stile mediterraneo convivono con lussuosi grattacieli, dove eleganti aree verdi si accostano a boutique di brand internazionali. Quella che viene da molti definita come “Riviera araba” deve il suo nome alla forma di ostrica ed ospita al suo interno vari quartieri, dall’ultimo nato Gewan Island, aperto a gennaio 2025 ma ancora in fase di sviluppo arricchito da piante vere e piante di cristallo e famoso per la Crystal Walk, una passeggiata di 450mt con la più grande quantità di cristallo al mondo, al Qanat Qartier, ovvero la Venezia del Medioriente, fino al porto Arabia, dove lussuosi yacht riposano come fossero sulle acque del Mediterraneo. Proprio qui si trova lo stupefacente Kai’s Songbird, gemello dello stellato Kai Mayfair, che offre cucina cinese moderna in un ambiente che sembra uscito da una favola; location ideale per una cena elegante vista sul porto.
Tra West Bay e Pearl-Qatar uno stop d’obbligo è il Katara Cultural Village, costruito dalla famiglia reale nei primi anni 2000 (ma inaugurato ufficialmente nel 2010) per favorire la conoscenza culturale attraverso lo scambio di arte e cultura. Ospita qualsiasi tipo di eventi, manifestazioni e concerti durante tutto il corso dell’anno, due moschee, il Katara Amphitheatre in stile greco classico seppur rispecchiante le influenze islamiche, che ospita più di 5000 spettatori, e un museo, oltre a essere meta per gli amanti della street art con i tanti murales. L’atmosfera che crea questo melting pot di arte moderna in una ricostruzione di un vecchio villaggio arabo è davvero unica. Accanto all’area principale, delimitata al suo inizio da 21 High Street, dotata di sistema di raffrescamento esterno, gallerie per lo shopping con vetri di Murano e molte caffetterie, si trova anche la Katara Beach un’ampia spiaggia pubblica, in cui passeggiare, sedersi o praticare una delle tante attività adrenaliniche dal giro in motoscafo, al knee boarding al parasailing fino allo sci d’acqua. A nord e sud del villaggio culturale si trovano invece le Katara Hills, che tra paesaggi lussureggianti, riserve d’acqua e sentieri sono la soluzione migliore per una cena panoramica al Gymkhana Qatar, in cui degustare un’esperienza culinaria pluripremiata ed indimenticabile, ispirata ai sapori dell’India settentrionale circondati dal fascino dei club dell’epoca coloniale con un tocco di modernità.

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Con un’offerta hotellerie di altissimo livello, Doha ospita oltre 200 hotel di cui 95 a 5 stelle, dal lussuosissimo The Chedi Katara, al rinomato Sharq Village, resort a 5 stelle su spiaggia privata di 400mt, nelle vicinanze del Souq Waqif, che ospita 174 camere, di cui 14 ville, sette ristoranti (con opzioni a buffet e a la carte), 5 sale meeting, tre piscine ed una spa con 23 sale trattamenti. “La nostra struttura, uno degli hotel più iconici della destinazione, replica un tipico villaggio del Qatar e mostra agli ospiti lo stile di vita di un tempo, senza rinunciare ai comfort moderni – afferma Nino Adzhoeva, assistente del direttore vendite dello Sharq Village & Spa, A Ritz Carlton Hotel. Si trova invece nel quartiere di Mshereib Downtown l’hotel Mandarin Oriental, 5 stelle che si compone di 117 camere e 41 suite: “Completano l’offerta i 91 tra appartamenti e ville che costituiscono la parte residence aperta nel 2019 – afferma Akash Deshmane, assistente del direttore vendite del Mandarin Oriental Doha – per quanto riguarda l’offerta gastronomica ospitiamo 8 ristoranti e un cocktail bar”. In ogni camera progettata dal David Collins Studio si ritrova un design di influenza Mediorientale.

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Vicinissima alla capitale si trova Lusail, la città più smart e tecnologicamente avanzata del mondo, grazie alla sua rete in fibra ad alta velocità, al sistema di raffreddamento centralizzato e al suo impegno a favore della sostenibilità. Nonostante la popolazione sia in costante aumento, resta una città a media densità costruttiva con gli edifici più bassi posizionati verso il mare e quelli più alti verso l’interno. Ospita lo stadio più grande del Qatar, da 86mila posti, in cui si è giocata la finale della FIFA World Cup Qatar 2022, il circuito internazionale di Formula 1 e MotoGP, lungo 5,4km, e le emblematiche Katara Tower, a forma di due scimitarre che si incontrano a mezzaluna, che oggi ospitano due hotel di lusso. In progetto per i prossimi anni la costruzione di un museo d’arte e un centro commerciale nella zona di Lusail Marina, sulla costa qatariota. Qui, tra imbarcazioni di lusso e capolavori dell’architettura contemporanea si passeggia per la Lusail Promenade sotto splendide palme al suono delle onde del mare e si pranza fronte mare in uno degli ottimi ristoranti. Per gli amanti del divertimento la destinazione ideale è invece Al Maha Island, un’isola dove attrazioni, lusso, relax e ottimo cibo sono all’ordine del giorno. Per una giornata di mare o un pranzo a bordo piscina, il Bagatelle Beach Club è la destinazione lifestyle perfetta: lo stile, il cibo e la musica, tutto riporta sulla Costa Azzurra, e influenze mediterranee incontrano design moderno ed atmosfera elegante.

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Forza portante e sostenitore dello sviluppo del paese, il deserto in Qatar è una meta imprescindibile per un vero viaggio nel cuore della destinazione, lì dove tutto ha avuto origine. Una delle zone più famose, in cui il deserto incontra il mare, perfetta quindi anche per turismo balneare grazie alla sua spiaggia lunga e tranquilla è Sealine, situata nel sud a meno di un’ora da Doha, e frequentata nel weekend da moltissimi qatarini che scelgono di campeggiare nel deserto anche in ricordo delle proprie origini. Anche nel deserto l’offerta alberghiera è varia ed interessante, si passa dai classici resort come il Ramlah Resort, fino all’affascinante The Oupost Al Barari, dove il lusso incontra la natura. Una vera coccola nel deserto, un campo tendato di lusso con 21 ville che sono un’oasi di pace dove sperimentare i ritmi lenti del passato, in contrapposizione alla velocità avveniristica di Doha: da una colazione curata nei minimi dettagli alla cena a lume di candela con il silenzio del deserto The Oupost Al Barari è un luogo dove i ritmi vengono scanditi dalla natura, non dall’orologio. Per chi non vuole rinunciare all’adrenalina nemmeno in questa occasione, ovviamente le attività nel deserto non mancano, tra cui un avventuroso dune bashing in 4×4 per godere di uno spettacolare tramonto sull’Inland Sea, una laguna separata dal mare e circondata da dune di sabbia, in lista per entrare tra i Patrimoni UNESCO. Per conoscere invece il patrimonio culturale del Qatar la soluzione ideale è partecipare alla cerimonia del caffe arabo, un’esperienza tipica del deserto che si può però trovare anche nella capitale Doha. Dal galateo del majlis, alle origini dell’ospitalità beduina, fino ai processi che seguono la preparazione dell’ahwa, dal chicco alla tazza, durante la cerimonia del caffè beduino si imparano le tradizioni del Qatar, gustando un’ottima bevanda al gusto di cardamomo, zafferano e chiodi di garofano.

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Un’altra delle rarissime zone in cui il deserto incontra il mare è Zekreet, dove le scogliere calcaree degradano lentamente verso la spiaggia di Ras Abrouq. Dominata da formazioni rocciose calcaree uniche, dalla forma simile a quella dei funghi, e popolata da orici, gazzelle e fenicotteri, questa zona ha un fascino ultraterreno, quasi lunare, arricchito ulteriormente dalla splendida installazione East-West/West-East di Richard Serra, che si estende per 1 km ed è composta da quattro placche in acciaio.

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Situato tra la spiaggia e il deserto, ai margini della Riserva della biosfera Al-Reem protetta dall’UNESCO sulla costa nordoccidentale, il resort Our Habitas, Ras Brouq è un’oasi di pace in un vero e proprio paradiso naturale. “Con 42 villette arredate con l’eleganza della modernità questa struttura inaugurata nel 2024 ospita già tantissimi italiani, nostro primo mercato, soprattutto per viaggi di nozze e matrimoni – racconta Zied Kammoun, direttore vendite Our Habitas Ras Abrouq – oltre alla possibilità di riconnettersi con la natura, i nostri clienti amano le attività offerte come le cooking class o le sessioni di yoga e le partite a padel”.

Il Quissa Restorant, ristorante dell’Our Habitas Hotel, è un vero e proprio santuario della cucina qatariota: dal pesce alla brace ai meze da condividere, la semplicità qui è padrona.

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Tornando verso la città di Doha si incontra un altro paradiso di relax a contatto con la natura, la Heenat Salma Farm, situata ad Al Shahaniya, paradiso dei viaggiatori eco-consapevoli dove assaggiare un’ottima colazione a base di prodotti biologici e naturali ovviamente a km 0. La fattoria offre varie esperienze interessanti da quelle con focus sull’agricoltura e la natura come il Tour della Biodiversità, una visita guidata che esplora le pratiche agricole rigenerative, le colture resilienti e la creazione di un equilibrio armonioso tra natura e agricoltura, a quelle con focus sul benessere come la Preparazione dell’Olio da Massaggio Infuso, un’immersione negli ingredienti naturali tra erbe esiccate e olio evo, fino a Trattamenti per il Corpo, dai massaggi facciali all’ayurveda con prodotti botanici della stessa fattoria. Interessante anche il Workshop di Aromaterapia, per creare i propri sacchetti di erbe aromatiche e oli da massaggi.

In vacanza al mare sulle spiagge caraibiche di Cuba

In vacanza al mare sulle spiagge caraibiche di Cuba

Una fuga dall’inverno sulle coste della “Isla Hermosa”, in resort capaci di soddisfare tutte le esigenze.

Varadero, 150 km a est dell’Avana, è la località balneare che si estende sulla penisola cubana di Hicacos: il lembo di terra stretto e lungo, bagnato dall’Oceano Atlantico, guarda la Florida e le Bahamas ed è noto per offrire le spiagge più ampie dei Caraibi.

Per chi è in fuga dal Natale e dall’incombere dell’inverno, Cuba si profila come la meta ideale, con le sue temperature estive durante le nostre stagioni fredde. La cosiddetta Isla Hermosa, infatti, permette di coniugare il benessere al mare con un tuffo nella sua ricca cultura.

I travel designer di Ensy7 propongono diversi resort sul posto, adatti a variegate tipologie di vacanza, accomunate dallo stesso obiettivo: rendere indimenticabile il soggiorno su quest’isola meravigliosa e piena di fascino.

Spa e piscine panoramiche

A circa venti minuti dall’aeroporto internazionale di Varadero, si trova una nuovissima struttura del gruppo Meliá, il Melia’ International Varadero, dove persino gli ascensori sono panoramici. L’hotel dispone di sei piscine, per adulti e bambini, circondate da giardini tropicali. La YHI Spa, all’undicesimo piano, si diffonde su un’area di 890 metri quadri ed ospita una scenografica piscina a sfioro, che affaccia sull’oceano.

Vasta la selezione di camere, dalle standard alle “The Level”, che offrono un comfort superiore, con servizi esclusivi quali un concierge a disposizione e vantaggi ulteriori nelle stanze, dalla Suite alla Penthouse. Le attività proposte ai clienti del Meliá Internacional Varadero sono sia diurne, vedi le lezioni di immersione (per principianti in piscina), che serali, come gli spettacoli organizzati dall’animazione.

 

 

Il resort per sportivi

Un hotel cinque stelle simile al precedente, come suggerisce già il nome, è il Melia’ Varadero, un resort all inclusive situato su un piccolo promontorio a pochi passi dalla spiaggia. Il verde della vegetazione si confonde con i riflessi cristallini delle acque. La sistemazione è perfetta per gli sportivi, in quanto dotata di palestra e ubicata nei pressi di un grande campo da golf da 18 buche. Tra le altre attività praticabili ci sono snorkeling, catamarano, bici acquatiche, canoa, beach volley, jogging, bocce, freccette, aerobica, ping-pong, tennis.

Quasi cinquecento stanze si schiudono ai viaggiatori (anche in questo caso, su richiesta, con opzione The Level). Il Meliá Varadero è uno spazio pensato per grandi e piccini, che possono divertirsi al Mini Club dai 5 ai 12 anni.

 

 

Pausa relax, lontano da tutti

Il Melia’ Las Americas ha una posizione invidiabile, in quanto dà accesso diretto sia alla spiaggia con sabbia bianchissima che lo circonda sia al Varadero Golf Club. Si tratta di un paradiso per soli adulti, ideale per le coppie, sposini in luna di miele, viaggi tra amiche o solo trip. L’animazione si ripromette molto soft durante la giornata, con corsi collettivi di yoga, meditazione e tai chi. Lato gastronomia, oltre al ristorante a buffet, si può scegliere tra diverse tavole con menù alla carta, dalle specialità creole cubane alla cucina giapponese.

 

 

Un villaggio vivace tra i bungalow

Anche al Sol Palmeras di Varadero (quattro stelle) ci si ritrova in un’oasi tropicale, confinante con la spiaggia e i campi da golf. Oltre alle camere della struttura centrale si può soggiornare nei caratteristici bungalow: con una stanza, suite o persino familiari, 80 metri quadri divisi su due piani. Tutte le sistemazioni garantiscono una vista sui giardini o sulle tre piscine scoperte.

 

 

All’interno del villaggio, si possono praticare molteplici sport e attività, quali le lezioni di spagnolo o di ballo. Non mancano coccole di bellezza come il salone di parrucchieri, i mercatini per gli acquisti artigianali e i negozi per lo shopping.

In Antartide per un solo giorno. Al Polo Sud la gita fuori porta come non la si era mai vista

In Antartide per un solo giorno. Al Polo Sud la gita fuori porta come non la si era mai vista

Dodici ore indimenticabili tra stazioni di ricerca, colonie di pinguini, paesaggi incontaminati: il viaggio estremo e ritorno vola da Punta Arenas, nella Patagonia cilena, fino al continente perennemente ricoperto dai ghiacci, con il dovuto rispetto verso un ecosistema fragile e insostituibile.

Ci sono giorni che possono valere una vita. Uno di questi è senz’altro quello in cui viaggerete in Antartide. Dodici ore epiche durante le quali atterrerete sull’Isola Re Giorgio dopo due ore di volo, navigherete su un gommone zodiac verso l’Isola di Ardley, avvisterete colonie di pinguini, visiterete una chiesa ortodossa e soprattutto, sarete sopraffatti dall’emozione di essere, davvero, in capo al mondo. L’ultima frontiera del viaggio è un’escursione giornaliera proposta di Civitatis che permette di partire direttamente da Punta Arenas, da quel lembo di Cile che affaccia direttamente sull’Oceano Antartico, ed atterrare in una delle isole che distano dalla costa del continente antartico poco più di un centinaio di chilometri.

Il continente ghiacciato

L’oggetto del desiderio è mettere piede, anche se per sole 12 ore, in Antartide, il continente ghiacciato che circonda il Polo Sud, il luogo più freddo, secco e ventoso della Terra. Chiaramente si tratta di un’escursione che permetterà di scoprire solo una minuscola parte di quei 14 milioni di km quadrati quasi interamente ricoperti da una calotta glaciale che ricopre rocce, montagne e valli abitate da pinguini, dalle famose foche di Weddell e di Ross, mentre tutto intorno nuotano le balene. Non si tratta di visitare città, che non esistono, ma solo un villaggio abitato da un’ottantina di persone, però in estate potrete vivere la magia del sole che rimane sempre sopra l’orizzonte.

 

 

L’Antartide, con un ambiente naturale a dir poco ostile che rende difficilissimo arrivo e permanenza, protetto da leggi internazionali per la ricerca scientifica e la conservazione, non è quindi per tutti ma per pochissimi, consapevoli che anche quei pochissimi dovranno rispettare un ecosistema fragile, prezioso e insostituibile (e probabilmente rimanerci solo un giorno può essere un modo per limitare i danni da permanenza turistica). E tenendo anche presente che l’escursione giornaliera di 12 ore, comprensive del volo di andata e ritorno e del tempo di esplorazione in Antartide, costa 5.666 euro a persona a cui vanno aggiunti i costi per raggiungere Punta Arenas, nella Regione di Magellano, Cile meridionale. Che, per noi, e per buona parte del globo, non è proprio dietro l’angolo.

Bel tempo permettendo

Mettendo nello zaino il giusto spirito di adattamento, che cosa si potrà fare in queste poche ore a contatto con un mondo incontaminato e remoto? Intanto concedersi qualche giorno di possibile attesa, perché ci si alzerà in volo da Punta Arenas soltanto condizioni meteo permettendo. «Questo tour include quattro notti di alloggio in un hotel a 3 o 4 stelle a Punta Arenas nei quattro giorni precedenti la partenza per l’isola Rey Jorge, poiché il volo dipende dalle condizioni meteorologiche» spiega Sofia Visinoni, del’area comunicazione di Civitatis, piattaforma internazionale di visite guidate, escursioni e attività in lingua italiana nelle principali destinazioni del mondo, che ha già programmato partenze per il 24 dicembre, il 7 e 13 gennaio, il 10 e il 17 febbraio e il 12 e il 20 marzo 2026. «Partire dalla capitale della Regione di Magellano permette di evitare di navigare per lunghe ore attraverso il Passaggio di Drake – continua. – Verremo a prendervi al vostro hotel e vi accompagneremo all’aeroporto per prendere un volo diretto in Antartide, della durata compresa tra un’ora e mezza e due ore».

Volando sul mitico Passaggio di Drake

Il mitico Passaggio di Drake, uno dei tratti di mare più burrascosi dell’intero pianeta, si supererà con circa due ore di traversata aerea fino ad atterrare alla base Presidente Frei Montalva sull’isola King George nell’arcipelago delle Shetland, che ospita strutture scientifiche di diversi paesi, tra cui la Russia che vi mantiene una stazione di ricerca operativa tutto l’anno.

 

 

Per la pur piccola popolazione residente oltre ai rarissimi e occasionali visitatori, sono presenti un ospedale, l’ufficio postale, una scuola, un albergo e un piccolo negozio di souvenir.

Dentro una stazione di ricerca

«Una volta lì, visiteremo Villa Las Estrellas, un piccolo villaggio appartenente al Cile nella Base Presidente Eduardo Frei Montalva. Successivamente, ci avvicineremo alla Chiesa ortodossa della Santissima Trinità, nella famosa Base Bellingshausen. Vedremo i lavori di ricerca permanenti che vengono svolti in questa zona dal governo russo dal 1968. Per sfruttare al massimo la giornata, non faremo soste per mangiare, ma approfitteremo dei tragitti per ricaricare le energie con diversi snack che potrete portare con voi il giorno dell’escursione».

Fra migliaia di pinguini Papua

Dopo la terraferma, sarà la volta delle acque gelide dell’Oceano Antartico che circondano l’arcipelago delle Shetland da affrontare a bordo di un gommone tipo zodiac che, partendo dalla baia di Fildes, vi condurrà all’isola di Ardley, dichiarata Area Antartica Specialmente Protetta per l’importanza delle colonie di uccelli marini che la abitano. Sul ghiaccio che ricopre i poco meno di due chilometri di lunghezza che la costituiscono, vivono e prosperano colonie di pinguini papua, barbuto e Adelaide.

 

 

Secondo BirdLife International l’isola, che a lungo fu considerata una penisola, ospita una colonia riproduttiva di 4.600 coppie di pinguini, quindi l’incontro dovrebbe essere relativamente semplice. Salutati i pinguini sarà il momento di tornare, sempre in barca e condizioni climatiche permettendo, sull’isola Re Giorgio, dove sono previse altre cinque ore di esplorazione prima di tornare in aeroporto per il volo di ritorno. lasciarsi incantare da un paesaggio a dir poco straordinario sarà la parola d’ordine di questi momenti, poi il ritorno al popoloso mondo abitato. Cercando di lasciare meno tracce possibili di sé.

Grattacielo sul Cervino, chalet con Formula 1. A Zermatt e Gstaad prove generali di lusso senza sci

Grattacielo sul Cervino, chalet con Formula 1. A Zermatt e Gstaad prove generali di lusso senza sci

Nella perla del Vallese un progetto di un albergo-residence da 260 metri con 500 appartamenti, che sconvolgerebbe lo skyline. In quella dell’Oberland Bernese una struttura a tre ville con dotazioni hi-tech, tra cui una postazione dove emulare (virtualmente) Norris, Verstappen o Leclerc. La vacanza invernale nella montagna senza neve sarà così?

Sarà che la neve latita, che di conseguenza bisogna salire sempre più in quota per sciare, sarà che il materiale diventa sempre più tecnologico e costoso, fatto sta che una vacanza o anche una sola giornata in una stazione invernale sta diventando roba da ricchi. Abbiamo calcolato, ad esempio, il costo di una giornaliera a Gstaad, in Svizzera, per una famiglia di 4 persone viene a costare 208 franchi, quasi 250 euro. Una cifra a cui bisogna aggiungere il prezzo di un pranzo e quello dello spostamento, in auto o con i mezzi pubblici, da casa propria. Pure in Svizzera, dove lo stipendio medio mensile è di poco superiore ai 7000 franchi, una famiglia fa fatica a togliersi lo sfizio dello sci che, se praticato assiduamente, può venire a costare come l’affitto di un appartamento.

Gstaad, il rifugio degli ipervip

Abbiamo scelto Gstaad, località frequentata da gente del calibro di Bernie EcclestoneErnesto BertarelliRoman Polanski, in quanto un imprenditore britannico di origine svizzera, il 36 enne Byron Baciocchi, ha deciso di approfittare di tutti i soldi che girano nella località sciistica bernese, per costruire uno chalet da mille e una notte.

 

Il progetto del grattacielo-hotel di Zermatt
Il progetto del grattacielo-hotel di Zermatt 

Lo chalet Oberbort, disposto su una superficie grande come un campo da calcio, è composto di tre ville interconnesse, con tanto di bagni termali, hammam, sauna, doccia di neve fatta di cubetti di ghiaccio, pista da bowling, cinema e un simulatore di Formula 1. Lo chalet sarà in affitto dal 2028, alla cifra astronomica di 14 milioni di franchi l’anno. E magari ci sarà la corsa per accaparrarselo visto che, solo in Svizzera, i 300 più ricchi del Paese dispongono, complessivamente, di una fortuna di 851,5 miliardi di franchi. Ovvero dell’equivalente di 900 miliardi di euro.

La torre davanti alla parete nord più famosa

Altro cantone, il Vallese, altra stravaganza poco in sintonia con quel rigore che, abitualmente, si abbina alla montagna. Siamo a Zermatt, dove un albergatore, Heinz Julen, intende costruire un grattacielo alto 260 metri, con vista sul Cervino, con ben 500 appartamenti. Costo previsto mezzo miliardo di franchi. Una follia dietro l’altra che si combinano con le salcicce di vitello a 40 franchi, in vendita in un ristorante alla moda sulle piste di Sankt Moritz. Frequentate da personaggi danarosi in linea con i lupi di Wall Street del celebre film di Martin Scorsese.

Insomma, complice il cambiamento climatico lo sci sta diventando, sempre di più, uno sport per gente abbiente. E sta diventando d’attualità la messa in guardia di Fiona Mille, presidente dell’ONG Mountain Wilderness. A suo avviso stanno scomparendo le stazioni invernali di bassa e media altitudine, ovvero le stazioni per le famiglie, a vantaggio delle stazioni d’alta quota, per gente con il portafoglio sempre più gonfio. Dove non stonano chalet da 14 milioni di franchi l’anno e torri alte 260 metri.

Stoccolma, dicembre fra mercatini di Natale, installazioni luminose e bagni nelle acque gelate: ecco cosa fare

Stoccolma, dicembre fra mercatini di Natale, installazioni luminose e bagni nelle acque gelate: ecco cosa fare

Il Natale è già arrivato a Stoccolma. In città, oltre ai mercatini ci sono installazioni luminose, corse di Babbi Natale per le vie del centro storico, concerti, mostre di casette di pan di zenzero e tanto altro.

Niente è più natalizio che una città imbiancata dalla neve, illuminata da mille lucine scintillanti e ricca di mercatini dove trovare le specialità da gustare e tanti spunti per i regali da mettere sotto l’albero. Una città che offre tutto questo e molto altro è Stoccolma. A partire da metà novembre iniziano, infatti, a spuntare le casette di legno dei mercatini in diversi punti della città. Per sembrare un vero local l’unica indicazione è di visitarli mangiando un biscotto di pan di zenzero sorbendo una tazza di glögg, il vin brulè scandinavo.

Nei mercatini si mangia, si beve, si balla e si fanno acquisti

Fra i tanti mercatini da non perdere c’è sicuramente quello che si tiene a Stortorget, a Gamla Stan, il più antico di tutta la Svezia, e dell’Europa, che affonda le sue radici nei mercati medievali di Stoccolma.

Si tiene nello stesso luogo dal 1837 anche se la sua origine risale al 1350 quando Magnus Eriksson vietò ogni forma di commercio al di fuori delle mura cittadine. Oggi il mercatino conta 41 bancarelle dove acquistare artigianato e ceramica, salsicce e carne di selvaggina, oggetti in ferro battuto, caramelle, zucchero filato e tanto altro. A Skansen, nel cuore dell’isola di Djurgården a poca distanza dal centro, si trova un altro dei mercatini più longevi della città. In attività dal 1903, dal venerdì alla domenica oltre alle bancarelle piene di prelibatezze e di artigianato locale riscaldate dai tradizionali falò, si possono ballare le danze tradizionali sulla musica della Julorkestern (l’orchestra di Natale) insieme ai ballerini folk di Skansen o ascoltare le carole di Natale mentre alla domenica si può partecipare allo julbord, il buffet di Natale.

Lo julbord, tavola di Natale, è un buffet che in questo periodo si organizza in casa con la famiglia, con gli amici ma anche nei ristoranti, nelle taverne e nei locali in generale. Di rigore i piatti della tradizione come le aringhe sott’aceto, il salmone affumicato, i gamberetti, le polpette (köttbullar), le salsicce (prinskorv), il prosciutto cotto (julskinka), l’insalata di barbabietola, le patate bollite, lo janssons frestelse (gratin di patate) e, per chiudere, il risalamalta (un budino di riso cremoso) e dolciumi vari. Ad accompagnare glögg, julöl, la birra di Natale scura aromatizzata con spezie piccanti e dolci, e julmust, una bevanda analcolica composta da acqua frizzante, zucchero, estratti di luppolo e di malto e spezie varie.

Poco fuori Stoccolma, nella cittadina di Sigtuna, conosciuta per il grande numero di rune che vi si trovano, la quarta domenica di Avvento si tiene il mercatino che si snoda nelle strade e nelle piazze della città animate anche da canti di Natale, processioni delle Lucie e apparizioni di Babbo Natale. Il terzo fine settimana d’Avvento è invece la volta del mercatino di Skeppsholmsgården sull’isola di Skeppsholmen collegata alla città attraverso lo Skeppsholmsbron. Il molo della cittadina verrà decorato con rami di abete e illuminato dai tipici falò beneauguranti.

Stockholmsjul, il Natale di Stoccolma si illumina di milioni di luci

Dalla metà di novembre, quando le giornate si accorciano e su Stoccolma regna il buio per gran parte del giorno, la città di illumina con le luci di Stockholmsjul. Fino a gennaio un milione di luci decora oltre quaranta fra strade e piazze nel centro città formando scenari onirici con alci, pigne, cervi, abeti rossi, renne, angeli e un vischio gigante. Quest’anno, il Nordiska Kompaniet (NK), il grande magazzino di Hamngatan a Norrmalm fondato nel 1915, festeggia gli 80 anni di Pippi Calzelunghe, la bambina ribelle nata nel 1945 dalla penna di Astrid Lindgren, dedicandole le sue vetrine natalizie. Da metà novembre gli escaparates, le vetrine, di NK si sono trasformati nel mondo di Pippi, con diorami in movimento che ricreano le scene iconiche, i personaggi e i luoghi della saga come Villa Villacolle.

Il 7 dicembre, invece, a Kungsträdgården si correrà la Santa Run, la corsa, i cui proventi andranno in beneficenza, vede i partecipanti vestiti da Babbo Natale. Dureranno invece fino al 21, al Folkoperan, le rappresentazioni in costume a tema natalizio.
Infine, si chiuderà l’11 gennaio la mostra delle casette di pan di zenzero che si tiene presso ArkDes. Quest’anno le 151 creazioni, realizzate da giovani e meno giovani, amatori e professionisti, hanno sviluppato il tema “Amore”. Una giuria selezionerà un vincitore per ogni categoria (architetti, designer e fornai; bambini fino a 12 anni e amatori) a cui si aggiungerà il creatore della casetta che avrà raccolto il massimo punteggio dalla giuria popolare. I premi verrano consegnati durante la cerimonia che si terrà il 14 dicembre.

Un bagno fuori stagione

Solo i più temerari possono festeggiare il Natale con un tuffo nelle acque del Mar Baltico o in quelle del lago Mälaren. Il segreto, secondo gli habitué di questa attività, è combinare il freddo con qualcosa di caldo. Una sauna, una doccia calda o una tazza di una bevanda bollente da bere prima e dopo il tuffo. Stoccolma ha diversi luoghi come club privati, piscine pubbliche e calette adatti per una nuotata invernale, alcuni attrezzati con spogliatoi, scale e saune, vicino al centro o in aree appena fuori città.

Dormire altrove. Quelle notti fuori dall’ordinario. Gli albeghi più eccentrici e curiosi

Dormire altrove. Quelle notti fuori dall’ordinario. Gli albeghi più eccentrici e curiosi

«Accomodatevi e preparatevi a essere stupiti». Potrebbe davvero essere questo il motto delle strutture italiane che hanno deciso di andare oltre la solita camera perfettina e un po’ anonima per trasformarsi in luoghi dove l’ospitalità smette di essere semplice accoglienza e diventa invenzione, incontro, sorpresa. Dal B&B dove si dorme tra gli scaffali pieni di volumi consumati dal tempo e che danno la sensazione di stare in una biblioteca, all’hotel che espone quadri come in una galleria d’arte, passando per l’ex casa di tolleranza che custodisce memorie quasi fossero confidenze. Ogni struttura ha un carattere tutto suo, pronta a regalare non solo un letto, ma un’esperienza che lascia una traccia, un sorriso, magari anche una storia da raccontare al ritorno. E allora il viaggio si fa scoperta anche quando si spengono le luci della giornata per la buonanotte.

Il nostro percorso può iniziare da Torino, città dalla sobria eleganza e amata dagli scrittori. Cesare Pavese amava passeggiare lungo il Po, Guido Gozzano trovava nella vita quotidiana i suoi versi più delicati, Edmondo De Amicis raccontava un’Italia in cammino. In questo scenario, il Turin Bed&Books, sotto i portici di via Po, continua quella tradizione di intellettualità diffusa. Il nome che gioca con le parole e qui i libri non sono un dettaglio, ma il filo conduttore dell’esperienza. L’alloggio si trova sopra una storica libreria antiquaria, e gli ambienti conservano l’anima del passato: scaffali colmi di volumi antichi da avere la sensazione di stare in una biblioteca, copertine segnate che fanno venire voglia di sfiorarle con attenzione, camere che profumano di storie. Un punto di partenza ideale per scoprire il centro a piedi: Piazza Vittorio a pochi passi, il Po con i suoi parchi, la collina che accompagna lo sguardo.

Pure le Dolomiti hanno ispirato artisti, scrittori, viaggiatori in cerca di respiro ampio. È in questo contesto che a San Vigilio di Marebbe sta per nascere un’esperienza che intreccia ospitalità e gioco in modo del tutto nuovo: Ama Escape, la prima escape room pronta da metà gennaio prossimo all’interno di Ama Stay, ai piedi del Plan de Corones. Il progetto, ideato da Josef Rizk con lo studio berlinese Spielearchitekten, trasforma l’intera struttura in una sorta di racconto interattivo: ogni dettaglio può rivelarsi un indizio, ogni porta può aprire a un enigma. L’avventura inizia con una busta sigillata che contiene il primo mistero e da lì si snoda un itinerario fatto di codici da decifrare, simboli nascosti e riferimenti alla cultura ladina, che affonda le radici nella memoria del territorio. Settantacinque minuti per trovare la chiave giusta e ricomporre la trama del “caso”, tra collaborazione, intuito e un pizzico di teatralità. Dopo il gioco, il tempo ritrova il suo passo naturale e ci si abbandona alla cucina dell’Ama Restaurant che rilegge i sapori ladini.

 

Ara Maris, hotel galleria espositiva a Sorrento
Ara Maris, hotel galleria espositiva a Sorrento 

 

A Milano, invece, ci si può ritrovare a dormire dentro una chiesa. Non una metafora, ma la storia concreta della chiesa di Cristo Re, costruita negli anni ’30, consacrata nel 1935 dal cardinale Alfredo Schuster e poi caduta in disuso dagli anni Novanta. Oggi quei muri che un tempo custodivano ritualità e raccoglimento accolgono viaggiatori, valigie, voci che arrivano da mezzo mondo. L’NH Collection Milano CityLife, ha ripensato l’edificio con pianta a croce latina a tre navate senza cancellarne l’anima: la verticalità, le proporzioni, il bianco ottico, la luce che filtra dall’alto rimangono riconoscibili e funge da ingresso all’hotel. Sono stati mantenuti i portoni in legno originali, gli archi a tutto sesto e le campate delle navate laterali. Là dove un tempo si pregava oggi si dorme – 10 suite sono state costruite proprio sopra la navata centrale -, si lavora, ci si affaccia alla finestra per osservare lo skyline milanese che si allunga verso l’orizzonte.

Sul Renon in Alto Adige, a Soprabolzano, l’Apipura Hotel Rinner ha trasformato il mondo delle api in una forma di benessere e il vicino lago di Costalovara creano un paesaggio di calma diffusa. Le camere, tutte in legno, richiamano il mondo mellifero anche nei dettagli – alcune si chiamano mellifera o Apis royal – e la testata dei letti ricorda la geometria dell’alveare. Paul, il padrone di casa, è apicoltore per passione e la sua idea di ospitalità è intrisa di natura e sostenibilità. La struttura adotta il metodo Beecura, sviluppato dall’apicoltore e terapista naturale tedesco Jürgen Schmiedgen. Il trattamento avviene in una casetta di legno collegata alle arnie, dove si respira – tramite speciali mascherine – aria ricca di oli essenziali, flavonoidi e pappa reale. E per chi non ha l’auto, o non vuole usarla, si sale con la funivia del Renon da Bolzano e si prosegue con il trenino storico che attraversa l’altipiano.

A Castel d’Azzano, poco fuori Verona, i sogni si fondono con la Street Art. Siamo al Muraless Art Hotel, un albergo che ha fatto dell’arte urbana la propria lingua madre. Corridoi, porte, camere e spazi comuni diventano tele che raccontano la creatività italiana. E pure la facciata, con l’enorme murale firmato da Mr. Brainwash, ispirato a Romeo e Giulietta. Oltre cinquanta artisti coinvolti: storiche firme del writing e nomi della street art e del muralismo. Ogni camera è un piccolo mondo: c’è chi dorme tra le etichette dei grandi vini italiani (Amarone, Barolo, Brunello), chi tra i personaggi dell’opera lirica, chi nella fantasia del cinema con omaggi ad Anna Magnani, Federico Fellini, Massimo Troisi. L’artista Neve ha dedicato una stanza alla figura di Turandot, ritratta con un dragone dorato che svanisce alle sue spalle, simbolo della trasformazione da crudeltà ad amore guidata dalla tenacia del principe Calaf. In un’altra camera, l’inconfondibile tratto di Tackle Zero rende omaggio a Modigliani. E ancora Botticelli, Michelangelo, Modigliani.

 

Ara Maris, hotel galleria espositiva a Sorrento
Ara Maris, hotel galleria espositiva a Sorrento 

 

È come vivere una galleria espositiva all’Ara Maris di Sorrento. Qui ogni passaggio – scale, corridoi, nicchie, salottini – diventa parte di un percorso d’arte contemporanea curato da Orma Art, galleria milanese. La luce dell’inverno mediterraneo filtra morbida e si posa su pitture, ceramiche, installazioni site-specific che raccontano memoria, identità, materia, colore. Gli artisti arrivano da Italia, Europa e Sud America come Paula López-Bravo la cui pittura fonde astrazione e figurazione in un tono poetico, Matteo Negri, maestro del colore e delle superfici riflettenti, Lucia Zamberletti, ceramista che celebra l’imperfezione e la forza evocativa della materia. La pittrice Giulia Mangoni, inoltre, ha realizzato un murales site-specific nello spazio che prende spunto dal quadro “Casa sul Lago” e collega la lobby al ristorante Cora Bistrot. Le opere non decorano semplicemente gli spazi: li abitano, li trasformano, li rendono luoghi di osservazione lenta. Vale la pena entrare a dare un’occhiata alla hall-galleria, anche se non si soggiorna, o magari fermarsi per un aperitivo. A poca distanza, un altro indirizzo racconta una creatività diversa ma altrettanto magnetica. Maison la Minervetta, sospesa tra cielo e mare, è un luogo dall’anima moderna e un po’ ribelle: il design dialoga con le opere visionarie di Gaetano Pesce e di altri pezzi artistici, come vasi e ceramiche, disseminati nella casa e nelle poche esclusive camere. Colori vivi negli arredi – bianco, blu, rosso, azzurro – e ovunque compaiono libri di viaggi e d’arte, pronti a farsi sfogliare. E poi c’è quella scala privata che scende fino al borgo dei pescatori di Marina Grande, un invito a rallentare, a sentire il respiro del mare come un complice discreto delle giornate.

E che dire delle “case di tolleranza di prim’ordine” che non hanno mai smesso di raccontare la propria storia, nemmeno quando hanno cambiato vita? Napoli – forse per l’occupazione americana o per i patimenti del dopoguerra – fu una delle capitali italiane del piacere regolamentato: fino al 1958 se ne contavano almeno novecento. Tra queste, La Suprema, chiusa il 20 settembre 1958 con l’entrata in vigore della legge Merlin e trasformata nel Chiaja Hotel de Charme. Varcare la soglia significa entrare in un passato che non fa scandalo: semplicemente affiora nei dettagli. Anche l’insegna è quella originale, ben restaurata. Il rosso domina ovunque, nella carta da parati punteggiata di orchidee, nei broccati, nei copriletti che evocano una sensualità d’altri tempi. Le “signorine” che qui lavoravano – Nanninella ’a spagnola, Mimì d’ ’o Vesuvio, Anastasia ’a friulana, Dorina da Sorrento – sopravvivono nei nomi riportati sulle porte delle camere. In un angolo, ancora in bella vista, ci sono il tariffario dell’epoca, uno specchio antico e persino il bidet originale, testimonianza concreta di un’epoca in cui l’igiene era una questione seria. Ovunque si immaginano voci, risate, attese sussurrate.

 

Una delle camere del Moyseion nei Sassi Matera
Una delle camere del Moyseion nei Sassi Matera 

 

Spostandosi a Matera, ci si ritrova davanti a un’esperienza che sembra uscita dal tempo: un hotel che è soprattutto un museo. È il Moyseion (dal greco antico, “Museo”), ideato e voluto da Antonio Panetta nel cuore dei Sassi patrimonio Unesco. Appena si varca la soglia si percepisce un’energia antica, un silenzio sacrale che subito rilassa. Le camere, scavate nella pietra si ispirano a tre epoche – Neolitico, Enotria e Magna Grecia – e sono arricchite da vetrine che custodiscono repliche fedeli di reperti archeologici, dai vasi ai gioielli, realizzati con tecniche di archeologia sperimentale. Ogni dettaglio – le luci soffuse delle fiaccole, i tessuti, i profumi, i materiali – è pensato per restituire la sensazione di entrare in una storia remota e, allo stesso tempo, incredibilmente presente. Il soggiorno segue una ritualità che rimette al centro il gesto e il tempo. Al momento del check-in si è accolti con La Xenia, antica accoglienza greca, con il lavaggio purificatorio delle mani: un attimo semplice e potente, che azzera il rumore e accende l’attenzione. La sera, poi, arriva il momento più intenso: il Simposio, un aperitivo rituale tra musica dal vivo e racconti. Marilia suona il Trigonon, un piccolo strumento a corde pizzicate dell’antica Grecia, e le sue note rimbalzano sulle pareti in pietra come un richiamo a ciò che eravamo. Si assaggia, si ascolta, si osserva: il convivio torna a essere un rito di pensiero e incontro, con la testa di Dioniso in alto che sembra controllare ogni cosa. Nel seminterrato, il Santuario delle Acque – sviluppato su quattro livelli e dedicato alla dea Demetra – sorprende per la sua intensità: piscine in pietra, statue, luci basse che evocano i complessi termali ellenistici. Sembra quasi di entrare in una scena mistica, sospesa tra sacro e intimo. Le pietanze arcaiche per la colazione – Akratismos in greco – sono frutto di ricette studiate e rielaborate: pane, focacce, formaggi, uova di quaglia, frutta e hummus ispirati alle usanze alimentari del mondo greco antico. Qui non si è semplici viaggiatori: si diventa abitanti temporanei di un passato che ricomincia a respirare, parte di un rito che unisce corpo e memoria, storia e sensi.

 

Santuario delle Acque al Moyseion Matera
Santuario delle Acque al Moyseion Matera 

 

A Cagliari, Casa Clàt, boutique hotel situato tra i bastioni di San Remy e la Marina, nasce dentro un palazzo dell’Ottocento ma respira Mediterraneo in ogni dettaglio e il mare è l’elemento generatore. Appena oltrepassata la facciata storica, ci si ritrova in un universo fluido, dove design e immaginazione riportano al colore dell’acqua, al movimento delle onde, ai silenzi profondi degli abissi. Le nove suite, tutte diverse, portano nomi che sembrano titoli di racconti marini, da Corallo ad Abissi, da Smeraldo a Isola. Giorgio Casu, direttore artistico dell’hotel, ha coinvolto artigiani e designer sardi in un progetto che unisce pareti affrescate, opere grafiche, arazzi tessuti a mano. Il risultato è un continuo gioco di rimandi: dune sabbiose trasformate in linee morbide, conchiglie suggerite nelle curvature degli arredi, profondità oceaniche evocate da luci e tonalità. All’ultimo piano, raggiungibile con l’ascensore interno, una scala di ferro porta al Torrino, una terrazza con vista a 360° sulla città e l’azzurro.

Infine, anche se per poco tempo, ci si ritrova dentro a una fiaba, a Villa Agrippina Gran Meliá a Roma. A poca distanza da Castel Sant’Angelo culla i sogni insieme ai personaggi de Lo Schiaccianoci (fino al 7 gennaio). L’hotel – grazie alla collaborazione con Fao Schwarz, antico marchio newyorkese – si è trasformato in un piccolo teatro natalizio: il viale d’ingresso brilla di luci, la lobby accoglie con un grande albero e soldatini che sembrano pronti a prendere vita, e ogni angolo richiama l’atmosfera del celebre racconto ottocentesco (Schiaccianoci e il re dei topi di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, successivamente adattata da Alexandre Dumas padre). Ci si gode l’incanto più silenzioso: una luce calda, le note che ricordano la danza della Fata Confetto, l’impressione che la fiaba possa davvero iniziare da un momento all’altro.