Viaggio a Jeddah nel Mar Rosso saudita: cosa fare e mangiare nella “porta” delle città sante dell’Islam

Viaggio a Jeddah nel Mar Rosso saudita: cosa fare e mangiare nella “porta” delle città sante dell’Islam

Dalla passeggiata nella parte antica di Al-Balad, Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, tra souq, architetture “Hijazi” e moschee, allo snorkeling tra i coralli di Bayadah island, fino ai ristoranti tipici della tradizione e non solo, le esperienze da non perdere nella culla della società più cosmopolita del Paese mediorientale.

In passato, se un musulmano non saudita voleva raggiungere La Mecca, doveva approdare al porto di Jeddah, unica “porta” di accesso per i devoti di ogni parte del mondo alla vicina città santa. Oggi, invece, il viavai di fedeli forestieri che vi sono diretti è nel suo aeroporto: gli uomini si notano facilmente, perché indossano l’Ihram, un abito rituale composto da due pezzi di stoffa bianca non cuciti (uno per i fianchi, l’altro per il busto), simbolo di purezza e uguaglianza, che si usa durante l’Hajj e l’Umrah, i due pellegrinaggi sacri (si distinguono per obbligatorietà, come il primo, uno dei cinque pilastri dell’Islam, e per tempistiche). Seguaci che un tempo, una volta giunti nella località del Mar Rosso saudita per adempiere ai doveri spirituali della religione, spesso sceglievano di fermarvisi per ricominciare una nuova vita, rendendo così, nei secoli, la società di Jeddah la più cosmopolita del Paese mediorientale, pur restando ben salda alle tradizioni. Visitando le architetture “Hijazi” del centro storico Al-Balad, Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dal 2014, passando per souq, ristoranti tipici e moschee, si scopre oggi un centro culturale autentico, tappa obbligata per gli appassionati di storia, in viaggio in Arabia Saudita. Turisti che resteranno ammaliati dalla località, rinomata anche per la sua scintillante Corniche, teatro del Gran Premio Jeddah, lo spettacolare e adrenalinico circuito notturno di Formula 1.

Le architetture di Al-Balad, la Jeddah storica Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO

Le architetture di Al-Balad, la Jeddah storica Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO

Alzando lo sguardo, mentre si esplora Al-Balad, incantano i palazzi tipici “Hijazi”, delle vere e proprie opere d’arte tutte da ammirare (buona parte in corso di restauro conservativo, iniziato nel 2018 e voluto dal Ministero della Cultura), per apprezzare la loro particolare architettura, il cui nome richiama quello della regione di cui fa parte la città: tradizionale e autentico, lo stile si distingue per l’uso di materiali locali di costruzione, a partire dai blocchi di pietra corallina estratti dal Mar Rosso mescolati con il calcare; ma anche per le tecniche utilizzate, evidenti nelle pareti sostenute da possenti travi orizzontali in teak. E non mancano a caratterizzarlo le torri del vento e le incantevoli “mashrabiyya”, le finestre a grata con intricati intarsi in legno «che filtrano la luce e proteggono le donne dagli sguardi indiscreti dei passanti», racconta la guida Ahmed Zahrani davanti a Beit Nassif, una delle residenze del precedente re saudita Abdullah bin Abdulaziz. Una dimora con oltre 150 anni di storia nel centro storico di Jeddah, testimone del ricco patrimonio culturale. I visitatori possono esplorarne ambienti e manufatti, raggiungendo l’ingresso sorvegliato, da oltre 130 anni, da un albero di Neem. La guida invita i turisti a entrare poi nell’antica abitazione Beit Almatbouliin, aperta al pubblico e presente da più di 423 anni. È imperdibile l’occasione di vedere dall’interno un “roshan”, parola al singolare di “rawashin”, i balconi lignei sporgenti fatti a mano su commissione dei proprietari.

Il souq, le esperienze olfattive e la pausa caffè

La pausa caffè da Diyab

Importante snodo, in passato, tra Asia, Africa ed Europa, di preziosi traffici commerciali di spezie e incenso per i mercanti venuti dal mare, Jeddah ha sempre accolto i forestieri in cerca di affari da una delle sue otto porte. Vicino Makkah Gate, ancora oggi si può raggiungere il vivace souq Al Alawi, l’antico mercato beduino risalente al 1716, dove si trovava latte, formaggio e pelle di animali per coprirsi. Un bazar popolato dai nomadi del deserto, ammessi nel ventre del fiorente centro saudita dall’alba al tramonto. La passeggiata continua tra le stradine profumate di oud e muschio, i cui estratti sono protagonisti di popolarissimi percorsi olfattivi, passatempo favorito di chi è a caccia di souvenir ed è già inebriato dalla magia del luogo, soave e sospeso nel tempo. Un microcosmo di pacata vivacità, con le botteghe artigiane popolate da donne e uomini abbigliati per lo più in modo tradizionale: in niqab o abaya, le prime, in entrambi i casi di colore nero, per non essere appariscenti e «perché da sempre il giorno, quando il sole rischia di infuocare i corpi abbigliati con tonalità scure, loro restano a casa», precisa la guida; in tunica bianca, i secondi, ideale per chi esce sin dal mattino, anche solo per raggiungere un locale specializzato in datteri e caffè arabo di qualità, dove fare il pieno di energie.

Come “Diyab”, un indirizzo che non resta indifferente già solo per il suo curioso ingresso puntellato di “dallah”, le raffinate caffettiere saudite in ottone e col becco allungato.

L’antica moschea di Jeddah

La moschea Al-Shafi’i

Sebbene la moschea più famosa sia quella galleggiante di Al Rahma in scintillante marmo bianco e con un sistema di illuminazione all’avanguardia, unica per le palafitte che sostengono uno dei primi luoghi di culto al mondo dei musulmani costruiti sull’acqua, è da non perdere la visita (fuori dagli orari di preghiera e col capo coperto dal velo) nella affascinante moschea Al-Shafi’i, una delle più antiche del centro storico di Jeddah. Costruito 1400 anni fa (sotto un tappeto, si scorge la sua struttura originale) e con un minareto arrivato 5 secoli dopo, il sito è l’occasione per scoprire (dal filtro di un monitor) anche la storia e gli spazi più significativi de La Mecca e di Medina, i due santuari dell’Islam. Il “mihrab”, la nicchia che indica la direzione dove si trova la celebre Kaaba per il raduno dei devoti nel sacro recinto de La Mecca, è un susseguirsi di intricate sculture e vivaci dettagli color cremisi, verde smeraldo e indaco, che risaltano di fronte al viavai delle devote con le lunghe abaya nere, gli abiti indossati tradizionalmente per ritrovarsi nel luogo di culto dopo l’“adhan”, la chiamata del “muezzin” alla preghiera.

Snorkeling e kayak tra i coralli di Bayadah island nel Mar Rosso saudita

Bayadah nel Mar Rosso saudita

È una delle isole sommerse più belle del Mar Rosso saudita, con le sue acque cristalline turchesi sempre calme, che consentono di ammirare la barriera corallina e i pesci che la abitano, facendo snorkeling o salendo su un kayak. Bayadah, gioiello al largo della costa di Jeddah, è ideale per una facile via di fuga dalla città e per trascorrere una mezza giornata rilassandosi e divertendosi con l’outdoor sottomarino e altri sport come lo sci nautico. Per raggiungere il posto, si prenota un’escursione in barca con uno dei tour operator locali (alcuni dei quali permettono anche di fare pescaturismo), che durante la gita deliziano pure i palati, a suon di succhi freschi e gustosi sandwich.

Il ristorante tradizionale di pesce alle porte di Jeddah e il locale lifestyle

Alcuni piatti del ristorante “Albasali”

Per una cena dal sapore autentico, in cui ci si mescola con i sauditi, il ristorante da prenotare è “Albasali”. Una cucina di pesce di qualità, alle porte della Jeddah storica, per un locale aperto nel lontano 1949 e rinomato per il banco di pescato fresco a vista che finisce nei piatti. Come il prodotto rosso locale “Najel” che ricorda la spigola e l’orata, ma anche i calamari, i gamberi e il granchio, che possono essere preparati al forno, alla griglia o fritti. L’ambiente è semplice, tra tavoli di legno e tovagliette di carta, le più pratiche per sparecchiare velocemente. Il personale è gentile e cordiale, e restituisce al meglio l’immagine di una città portuale cosmopolita e multiculturale, considerate le differenti origini di chi si occupa della sala. Si cambia atmosfera salendo al Kabana, un ristorante nella parte moderna di Jeddah, glamour ma in stile, con gli immancabili narghilè per il fine pasto, consumato tra ricette di cucina afghana e libanese, come il kebab del sultano con manzo e salsa yogurt, gli spiedini di agnello marinato e i gamberi con maionese speziata, senza dimenticare i samosa, i mezè con hummus e tanto altro, il croccante formaggio fritto Halloumi e, “ça va sans dire”, la tipica crema mediorientale babaganoush.

Malta e Gozo, isole da leggere: viaggio tra libri, miti e silenzi

Malta e Gozo, isole da leggere: viaggio tra libri, miti e silenzi

A volte l’idea di un viaggio nasce da una lettura. Una frase, un personaggio, un paesaggio evocato dall’autore: tutto diventa un invito a partire.
È così che nascono i viaggi letterari, un trend che sta conquistando chi cerca non solo una destinazione, ma un’esperienza che intrecci cultura, introspezione e bellezza. Malta e Gozo, con la loro storia e i loro scenari sospesi tra mito e realtà, diventano la destinazione ideale per chi cerca una “book vacation”.
I libri aprono le porte del mondo, avvicinandoci a nuove culture e prospettive; i luoghi restituiscono la magia delle parole. E queste isole, con la loro luce dorata, diventano il palcoscenico ideale per lasciarsi guidare dalle storie.
Camminare tra le fortificazioni che hanno resistito al Grande Assedio del 1565 significa rivivere le pagine di The Great Siege di Sir Walter Scott: bastioni come quelli di Birgu e Fort St. Angelo non sono semplici mura, ma capitoli scolpiti nella pietra, testimoni di un’epica resistenza.  non sono semplici mura, ma capitoli scolpiti nella pietra, testimoni di un’epica resistenza.
Poi c’è il mito, che non è leggenda ma presenza viva. L’Odissea ci accompagna fino alla Grotta di Calypso, che si può ammirare da Ramla Bay a Gozo e persino dalla suggestiva Mixta Cave, che si apre sulla falesia dal lato opposto della baia. Qui il paesaggio dialoga con le parole di Omero: in questi luoghi, il confine tra letteratura e realtà si dissolve, e il silenzio del belvedere richiama quello che, secondo il mito, avvolgeva il rifugio della ninfa. è lo stesso che ha custodito il canto della ninfa.

Tra le pagine di Gozo

Gozo è l’isola della lentezza, quella che Federica Brunini ha raccontato in Due Sirene in un bicchiere: un romanzo che celebra il tempo ritrovato, la bellezza delle piccole cose, il silenzio che diventa complice della riflessione. Leggere queste pagine dopo una sosta in un forno tradizionale per una ftira gozitana appena sfornata, per poi raggiungere la baia di Mġarr ix‑Xini, trasforma l’esperienza in un rituale unico, immersi in un angolo naturale dove il mare quieto, le rocce dorate e la luce morbida del pomeriggio creano un’atmosfera di contemplazione.
E ancora, The Kappillan of Malta di Nicholas Monsarrat, che ci riporta alle vicende della Seconda Guerra Mondiale. Per rivivere quelle atmosfere, basta entrare in una delle chiese storiche di Valletta o raggiungere i villaggi dell’entroterra, gli stessi che Monsarrat descrive nel suo romanzo: luoghi lontani dal fronte ma comunque toccati dalla guerra, dove si rivela il lato più intimo dell’isola — chiese parrocchiali che scandiscono la vita quotidiana, piccole piazze assolate, case semplici e una ruralità che continua a pulsare.

Malta non è solo bellezza: è memoria, è parola, è il silenzio che custodisce secoli di storie

La National Library situata nel cuore di Valletta, è un tempio della memoria, con volumi che raccontano secoli di cultura. A Mdina, il Palazzo Falson accoglie manoscritti e libri antichi, in un’atmosfera sospesa nel tempo. E poi ci sono le librerie indipendenti, i caffè retrò dove sorseggiare una tazza di tè mentre il mondo scorre lento. Ci sono luoghi che sembrano creati per leggere come i Lower Barrakka Gardens, i giardini di San Anton, le scogliere di Dingli o le saline di Xwejni a Gozo. Spazi dove il ritmo si attenua e le parole prendono vita. E per chi cerca un’esperienza più profonda, l’arcipelago offre retreat dedicati alla lettura, alla meditazione e al digital detox, con incontri con autori e momenti di condivisione.
Malta e Gozo non sono semplici destinazioni: sono pagine da sfogliare, capitoli da vivere.

Fogo, l’isola del fuoco: viaggio nel cuore vulcanico di Capo Verde

Fogo, l’isola del fuoco: viaggio nel cuore vulcanico di Capo Verde

L’isola si chiama Fogo, fuoco. E il fuoco sembra averla avvolta in un tempo antico, plasmando la roccia come fosse materia molle e nera. Appare così, quest’isola vulcanica: scura e splendente, sospesa tra le onde dell’oceano che ne sferzano le coste ostili e frastagliate.

Oceano, sabbia scura e rocce sull'isola di Fogo; © Raul Rosa/iStock/Getty Images

Oceano, sabbia scura e rocce sull’isola di Fogo

Come arrivare sull’isola

Si raggiunge con un viaggio di quattro ore in nave dal porto di Praia, sull’isola di Santiago, oppure con venti minuti di volo sui piccoli aerei delle compagnie locali. Ma che si arrivi dal mare o dal cielo, si percepisce subito un fascino raro e originale che la distingue dalle altre isole dell’arcipelago, fosse anche solo per quel fuoco invisibile che scorre sotto la terra e che, a intervalli irregolari – 1857, 1951, 1995, 2014 – emerge dal Pico do Fogo e fluisce lentamente verso il mare.

Il paesaggio plasmato dagli elementi, Fogo; © Iryna Shpulak/iStock/Getty Images

Il paesaggio plasmato dagli elementi, Fogo

La lava, un paesaggio che cambia e la vita nella Caldera

Il cammino della lava modifica la geografia dei luoghi, disegna enormi colate nere sul verde smeraldo della vegetazione, particolarmente rigogliosa nella parte orientale dell’isola, e costringe gli abitanti della Caldera – l’enorme cratere dove, a dispetto di un paesaggio quasi marziano, si producono vini eccellenti – a spostare i villaggi di qualche centinaio di metri, per poi ricostruirli esattamente dove sorgevano prima, nella superstiziosa convinzione che la lava non passi mai due volte nello stesso punto.

Il vulcano Pico do Fogo; © Iryna Shpulak/iStock/Getty Images

Il vulcano Pico do Fogo

São Filipe, di giorno e di notte

La natura, così prepotente altrove, sembra però rispettare la tranquillità raccolta di São Filipe, capoluogo dell’isola ed elegante cittadina coloniale dalle case colorate in stile portoghese. Le terrazze si affacciano sulla lunga spiaggia di sabbia nera di Fonte Bila, dove la domenica i ragazzi del paese giocano a calcio, e sull’oceano aperto, con l’isola di Brava all’orizzonte e qualche piccola barca di pescatori che butta reti vicino alla costa. Di giorno la città appare quasi sonnacchiosa, fatta salva la frenesia del piccolo mercato municipale dove comprare pesce, frutta e verdura; la sera, invece, i cocktail, la musica e il profumo della catchupa, lo stufato di mais e fagioli, insieme al pesce alla griglia, animano locali come il Tropical Club o l’Erica Lounge, dai cui dehors si osserva l’oceano sorseggiando vini bianchi profumati.

Il capoluogo dell’isola, São Filipe; © Raul Rosa/iStock/Getty Images

Il capoluogo dell’isola, São Filipe

Vigneti estremi, caffè e sapori dell’isola

Fogo è un’isola per amanti del vino, delle ottime marmellate artigianali, del caffè – da provare quello di Dja’r Fogo, artistica caffetteria di São Filipe – e del trekking. Dal capoluogo, salendo in auto lungo affascinanti strade di pietra verso i 1700 metri da cui inizia l’ascensione al Pico, si osservano viti che combattono il vento e l’escursione termica adagiandosi a terra, quasi nascoste sulla sabbia nera. Qui si possono visitare alcune cantine di un territorio sorprendentemente vocato. “Per fare il vino buono le viti devono soffrire”, disse una volta Angelo Gaja, produttore mitico del Barbaresco. E a Fogo sembra sia così, e anzi sembra un miracolo che sopravvivano, ma il vino che ne deriva è ottimo: minerale, salino, profumato. Tra le cantine, la più storica è Vinha Maria Chaves, a pochi chilometri dal capoluogo, il cui titolare ha avuto esperienze formative e lavorative proprio in Piemonte, e che va fiera, oltre che delle proprie molte etichette, anche di un desalinatore per imbottigliare acqua potabile.

Vigneti a Chã das Caldeiras, all'ombra del vulcano; © Daboost/Shutterstock

Vigneti a Chã das Caldeiras, all’ombra del vulcano

Chã das Caldeiras: vivere e produrre all’ombra del Pico

La maggior parte della produzione avviene però a Chã das Caldeiras, dove gli abitanti convivono con l’incombenza del vulcano pur di non abbandonare la propria terra. Qui, nei pressi del punto di partenza per l’ascesa al Pico, un ristorante serve piatti tipici e il suggestivo Casa Ramiro offre ciccioli di maiale fritti, caffè di Mosteiros, musica dal vivo e i vini della cooperativa locale. Il bianco Chã, da uve moscato e altre varietà autoctone, è fresco e limonoso; il rosso, caldo e speziato.

Mosteiros, adagiata sulla costa; © reisezielinfo/Shutterstock

Mosteiros, adagiata sulla costa

In vetta al Pico do Fogo e lungo i grandi trekking

Da questo ‘campo base’, sempre con una guida e non dopo aver bevuto, si sale in circa cinque ore fino alla vetta del Pico do Fogo, a oltre 2.800 metri: dalla cima sembra quasi di poter scorgere l’Africa oltre l’oceano. La discesa sulla sabbia vulcanica, scivolosa e leggera, è divertente e impegnativa, quasi più della salita. Da Chã parte anche uno spettacolare trekking di circa dodici chilometri verso Mosteiros, in cui il paesaggio muta passo dopo passo: dalla desolazione placida della caldera ai bananeti, ai mango e alle papaie, fino a una vegetazione tropicale lussureggiante. Il fuoco sembra allora celarsi, ma basta una curva sulla costa o una radura improvvisa per scorgere, come cicatrici ipertrofiche, le tracce delle colate della lava, dal Pico all’Atlantico, in primo piano quelle di questo secolo, quasi nascoste quelle dei precedenti.

Le piscine naturali di Salinas; © Elena Ska/Shutterstock

Le piscine naturali di Salinas

Tra scogliere, piscine naturali e oceano caldo

Scogliere alte, oceano profondo ed erba verde disegnano, per uno di quei paradossi delle latitudini, paesaggi che ricordano la brughiera irlandese. Ma se non è la morna, la musica dolce e nostalgica dei capoverdiani, a riportarti nel qui e ora, lo fa il calore dell’acqua: dove la costa declina dolcemente – pochi punti, in verità – si formano piccole baie scure e piscine naturali. A Salinas, una ventina di chilometri da São Filipe, la lava solidificata ha creato anfratti, archi e tunnel, come se oceano e vulcano avessero voluto disegnare per gli abitanti un rifugio quieto per le piccole barche da pesca, per i turisti un comodo accesso per i più banali piaceri balneari e per i bambini dell’isola il più magico dei parchi acquatici.

Sul vulcano Pico do Fogo; © Elena Ska/Shutterstock

Sul vulcano Pico do Fogo

 

Qual è la paradisiaca isola italiana (quasi sconosciuta) senza strade e segnale telefonico

Qual è la paradisiaca isola italiana (quasi sconosciuta) senza strade e segnale telefonico

Chi ha detto che per ritrovarsi in un luogo paradisiaco bisogna necessariamente andare dall’altra parte del mondo, dalle Maldive alle Hawaii? La verità è che a volte non serve volare oltreoceano, basta avere un pizzico di curiosità per scoprire alcuni luoghi nascosti e incontaminati del nostro paese. È il caso di Palmarola, un’isola quasi del tutto sconosciuta, rimasta alle sue origini “selvagge”. Non ha strade, non ha segnale telefonico e i turisti che la visitano sono pochissimi: ecco dove si trova e come raggiungerla.

Come raggiungere l’isola di Palmarola

Siete alla ricerca di un’isola paradisiaca e incontaminata che non ha nulla da invidiare agli atolli delle Maldive? Palmarola sembra essere fatta al caso vostro: si trova al largo di Roma, per la precisione al largo del Mar Tirreno, a pochi chilometri dalla più nota isola di Ponza, e la sua particolarità sta nel fatto che non ha mai ceduto alle dinamiche dell’overtourism. Non ha un centro abitato, né una rete di strade asfaltate, non ha elettricità o copertura telefonica e addirittura non possiede nemmeno un terminal per l’approdo dei traghetti. Gli unici mezzi che permettono di raggiungerla sono le piccole imbarcazioni private dei pescatori che partono da Ponza (in giorni specifici della settimana). Questo significa che qui non esiste traffico, caos o folla eccessiva (soprattutto turistica) e la cosa è decisamente insolita se si pensa alla sua incredibile vicinanza alla Capitale Roma.

Palmarola

Dove si può soggiornare a Palmarola

Una volta arrivati a Palmarola, non si può non rimanere incantati dalla sua bellezza, dai suoi incredibili panorami e dalle sue spiagge incontaminate. Ci si può dare allo snokeling, alle nuotate, alla tintarella o alle passeggiate sul bagnasciuga ma anche al trekking, magari nelle prime ore del mattino, così da ammirare l’alba da una posizione privilegiata. Sull’isola esiste solo un ristorante, O’ Francese, che, oltre a servire pesce fresco, affitta anche alcune camere ricavate da antiche grotte di pescatori lungo le scogliere. Per prenotarle, però, bisogna giocare d’anticipo, visto che sono incredibilmente richieste. Qual è il loro prezzo? Si parte da 150 euro a notte e si ha anche la possibilità di richiedere il servizio di pensione completa. Durante una vacanza a Palmarola sembra di tornare indietro nel tempo, all’epoca preistorica per essere precisi, dove tutto era naturale e wild.

Palmarola
Quando il Carnevale non finisce mai: le parate più spettacolari tra Europa e Brasile

Quando il Carnevale non finisce mai: le parate più spettacolari tra Europa e Brasile

Ci sono feste che non seguono il calendario, ma il ritmo delle città. Maschere, costumi scenografici, musica e strade che si trasformano in palcoscenici a cielo aperto: il Carnevale accompagna il viaggio durante tutto l’anno, cambiando forma, clima e latitudine.

In Europa e nel mondo, dalle celebrazioni più iconiche a grandi parate multiculturali, ogni destinazione interpreta il Carnevale a modo suo. In Italia, Venezia (31 gennaio–17 febbraio) offre un Carnevale elegante tra calli e campielli, con balli in maschera e il tradizionale Volo dell’Angelo in Piazza San Marco. A Viareggio (1–21 febbraio), i giganteschi carri allegorici raccontano l’attualità con ironia lungo il lungomare, tra musica, coriandoli e partecipazione popolare.

All’estero, in Spagna Águilas (31 gennaio–28 febbraio) celebra un Carnevale autentico e satirico, mentre Berlino (Karneval der Kulturen, 22–25 maggio) propone una grande parata multiculturale. Lisbona e Parigi offrono invece versioni urbane ed estive della festa, con coreografie, costumi e atmosfere internazionali, così come Rotterdam (Zomercarnaval, 24–26 luglio) e Leeds (West Indian Carnival, 24 agosto) che trasformano le città in capitali del Carnevale estivo europeo.

In Brasile, il Carnevale raggiunge l’apice della spettacolarità: a Rio de Janeiro (13–21 febbraio) le scuole di samba si sfidano al Sambodromo tra carri e coreografie monumentali, mentre São Paulo propone un Carnevale urbano e contemporaneo con i blocos di quartiere. Salvador de Bahia (12–17 febbraio) celebra la festa all’aperto con i trios elétricos, musica e danza, forte legame con la comunità e inclusività.

Secondo il report NowNext ’25 di Omio, il 27% della Gen Z in Italia indica festival ed eventi live tra le principali motivazioni nella pianificazione dei viaggi leisure nei prossimi 12 mesi, confermando la crescente domanda di esperienze collettive e viaggi emozionali.

Per ogni destinazione, Omio suggerisce soluzioni di viaggio in treno, autobus o aereo, rendendo accessibile la scoperta dei Carnevali più spettacolari, da Venezia a Rio, passando per le parate europee più colorate e coinvolgenti.

Giappone, la luna di miele tra spiritualità, natura e lusso senza tempo

Giappone, la luna di miele tra spiritualità, natura e lusso senza tempo

Il Giappone continua a sorprendere, rivelando un’anima autenticamente romantica per i novelli sposi che lo scelgono come destinazione per la propria luna di miele. Un mix di attività ed esperienze che prende forma tra metropoli vibranti e città sospese nel tempo, templi antichi e foreste di bambù, montagne maestose e spiagge paradisiache. Ogni luogo diventa così la cornice ideale per celebrare l’amore, invitando le coppie a collezionare ricordi memorabili.

L’anima culturale del Giappone

Kyoto, custode di millenni di storia, offre atmosfere sospese nel tempo e un’esperienza alternativa rispetto alle vivaci metropoli giapponesi. I suoi templi, dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, i giardini zen e le foreste di bambù creano la cornice ideale per passeggiate romantiche. In autunno magnifici aceri, con sgargianti chiome rosse, arancioni e dorate, ne impreziosiscono i giardini. A una trentina di chilometri, si trova il Parco di Nara che sorprende i visitatori con incontri ravvicinati con cervi curiosi. Da non perdere, sempre a Nara, il Tempio di Saidaiji, meta di molte coppie che si recano a rivolgere le proprie preghiere a Ragaraja, il Buddha dell’amore, per invocare una vita matrimoniale felice. La statua, posizionata nella sala Aizendo dei giardini del tempio, sorregge un arco e una freccia, richiamando simbolicamente Cupido.
I santuari di Ise, nella prefettura di Mie, sorgono all’interno del Parco Nazionale Ise-Shima, e constano di 125 santuari, due dei quali di enorme rilevanza: Naiku (dedicato ad Amaterasu, dea del sole) e Geku (dedicato a Toyouke-no-Omikami, divinità dell’agricoltura e del cibo). Naiku, l’edificio principale, è in gran parte precluso al pubblico. L’accesso è consentito solo all’Imperatore e ai sacerdoti anziani. Nonostante ciò, l’atmosfera solenne rende la passeggiata nella natura che cinge il complesso un’esperienza difficile da dimenticare. Nei pressi del complesso si snodano Okage Yokocho e Oharaimachi, due distretti dove ci si può ritagliare una pausa da dedicare allo shopping di souvenir e artigianato locale o riposarsi in una delle tante locande dove assaggiare le specialità locali.

Metropoli in movimento

Tokyo e Osaka, città vibranti in costante movimento, offrono le migliori opzioni culinarie e d’intrattenimento del Paese. I novelli sposi più gourmand trovano ad attenderli una scena gastronomica superlativa: sushi fresco, teppanyaki preparato al momento e tempura. Chi desidera ricordare le emozioni del proprio “sì” può visitare il Santuario Meiji-jingu, a Tokyo: qui si svolgono molte cerimonie nuziali e nei giardini è facile osservare la particolare processione del matrimonio shintoista.

Fra il turchese del mare e maestose vette

Per celebrare il loro sogno d’amore, i novelli sposi possono scegliere una vacanza in una meta esotica e soleggiata. Con le sue spiagge paradisiache e la natura incontaminata, Ishigaki si distingue come una delle destinazioni più affascinanti dell’arcipelago di Okinawa. Le acque cristalline che circondano l’isola invitano a praticare snorkeling e immersioni alla scoperta di una ricca vita marina e di una caleidoscopica barriera corallina. L’isola ospita numerosi resort e hotel pensati per una parentesi di relax lontani dalla frenesia quotidiana. Da Ishigaki si può anche partire per escursioni verso le vicine Taketomi, Iriomote e Kohama. Qui i viaggiatori possono entrare in contatto con la cultura locale, esplorare le mangrovie in kayak o ammirare tramonti mozzafiato. Per chi desidera esperienze più avventurose, il Giappone offre anche emozioni in alta quota, come la salita al Monte Fuji, seguita dal relax nelle sorgenti termali naturali degli onsen della zona. La prefettura di Yamanashi regala ai visitatori una chicca per godere della vista del monte Fuji in maniera inedita: l’impianto di Hottarakashi Onsen, composto da due bagni, Acchi-no-yu e Kocchi-no-yu (letteralmente “Questo bagno” e “Quel bagno”), il primo dei quali consiste in una vasca all’aperto realizzata in pietra. Qui, la sera, il monte Fuji si concede alla vista avvolto da una coperta di stelle. Kocchi-no-yu, invece, è una vasca all’aperto in legno da cui ammirare il panorama della valle di Kofu (ufficialmente riconosciuta come una delle tre migliori vedute notturne del Giappone) immersi in un’acqua cristallina dal ph elevato, ideale per la pelle, oppure assistere allo spettacolo dell’alba.

I luoghi più romantici

Completano il programma di viaggio alcuni dei landmark più romantici come le Meoto Iwa (“rocce marito e moglie”) a Ise nella prefettura di Mie. Legate da cinque corde sacre e immerse nel mare, le rocce rappresentano secondo la religione shintoista l’entità femminile e maschile, simbolo di fertilità e felicità coniugale. Qui, bellezza naturale e spiritualità si fondono, offrendo alle coppie un’esperienza romantica unica e un’introspezione nella complessa cultura giapponese. Un’altra meta imperdibile è la Angel Road, sull’isola di Shodoshima: un banco di sabbia visibile solo durante la bassa marea, dove si dice che attraversarlo con la persona amata garantisca amore eterno.
Un’altra località degna di nota, situata nella prefettura di Wakayama, è Shirahama. Qui vi si trovano una spiaggia di sabbia bianchissima e lo stabilimento termale più antico del Giappone, Shirahama Onsen, con le vasche termali che affacciano direttamente sull’oceano.

Lusso senza tempo

Esperienze esclusive arricchiscono il viaggio di coppia, rendendolo indimenticabile: dalla produzione dei pregiati chasen in bambù — strumenti utilizzati per mescolare il matcha con l’acqua calda — nella regione di Takayama, fino a una una raffinata crociera su rotaia a bordo del treno Seven Stars in Kyushu.
Chi cerca un’esperienza originale e memorabile può invece salire a bordo del Twilight Express Mizukaze, il treno esclusivo che collega Tokyo al Kansai. Con soli 34 ospiti a bordo, il convoglio richiama l’eleganza dell’Art Déco, con carrozze curate nei minimi dettagli. Il viaggio attraversa il Giappone occidentale regalando panorami spettacolari sul Mare del Giappone e sul Mare Interno di Seto, con accesso a luoghi solitamente chiusi al pubblico.