I nostri consigli per mangiare e bere bene nella vasta zona della Maremma toscana in provincia di Grosseto dai borghi dell’entroterra alla costa. Tra ristoranti gastronomici e trattorie veraci.
RISTORANTE
Ristorante Caino
Storico indirizzo della Maremma grossetana, che aprì i suoi battenti nel 1971 per opera di Angela e Carisio, detto Caino, Menichetti, come semplice mescita. Con l’arrivo di Valeria Piccini passa da trattoria a ristorante di alta cucina. Il locale si sviluppa all’interno di una tipica casa di pietra del borgo toscano con un’atmosfera calda e accogliente e una sala di soli 9 tavoli gestita dal marito Maurizio. La cucina si basa su tradizioni e sapori contadini che vengono però elevati a un’esperienza gastronomica completa che culmina in due percorsi di degustazione: “Piatti Storici” in 7 passaggi – contiene i piatti che hanno fatto la storia come i tortelli cacio e pere che sono in menu da 30 anni – e “Idee in Movimento” in 10, il più innovativo. In entrambi i casi si punta al massimo sulla migliore materia prima del territorio, che in parte proviene dall’orto di famiglia. In estate in terrazza apre Il Giardino di Caino formula più semplice e informale, che ricalca la memoria della trattoria toscana. Ci si può fermare anche per dormire nella piccola locanda al piano superiore.
Vecchia trattoria di Rocchette di Fazio, piccolissimo e sperduto borgo della Maremma grossetana, che ha rivisto la luce grazie ad Agata Felluga (la sua storia qui). Chef cresciuta a Roma con alle spalle esperienze nei più celebri ristoranti di Parigi, che poi nel 2022 ha deciso di tornare nel luogo della sua infanzia in Toscana recuperando l’unico ristorante rimasto. Qui propone piatti che puntano tutto su stagionalità e istinto che cambiano praticamente tutti i giorni, con ampia scelta sui vegetali. Non c’è un menu ma solo 4 lavagnette, una per ogni tipologia di portata, dove scrive le proposte del giorno. Non possono mai mancare però tagliatelle al ragù, gli gnudi fatti da sua mamma, la tagliata e il gelato al miele. L’altra anima della trattoria sono i vini naturali, circa 100 referenze con focus su etichette della Maremma e del territorio toscano.
Aperto dal 1979, questo indirizzo a Magliano è un’istituzione del mangiar bene in zona. Qui si può assaggiare la cucina toscana autentica. Primi tra tutti i mitici tortelli maremmani che solo quelli valgono il viaggio, ma anche tagliolini al tartufo, pici, gnudi, gnocchetti di patate con ragù di cinghiale, funghi e ottima carne. Da non perdere i dolci fatti in casa.
Ristorante all’interno della Tenuta Fertuna, cantina della famiglia Meregalli nella campagna maremmana, a pochi chilometri dal Golfo di Follonica e da Punta Ala. Un locale accogliente, caratterizzato da un grande tavolo conviviale dove è possibile assaggiare piatti della cucina tipica con un tocco creativo. Ampia scelta di piatti di mare, dai crudi alla Bruschetta al pomodoro, burrata, polpo croccante e basilico. Completano l’offerta alcune proposte a base di carne. Durante la bella stagione ci si può accomodare anche nel dehors, con vista sulla cantina e sulla collina di Giuncarico.
Ristorante di alta cucina che si trova nell’entroterra grossetano nella piccola frazione di Ghirlanda. Un locale storico aperto nel 1983 da Luciano e Manuela Bracali come trattoria, oggi gestito dai figli Luca e Francesco, rispettivamente in sala e ai fornelli. Un ambiente classico ed elegante dove provare la cucina di Francesco, profondamente legata alla Maremma che punta su piatti complessi che giocano su tanti ingredienti, pur rimanendo leggeri ed equilibrati. Si può scegliere tra due menu degustazione (i cui piatti possono essere ordinati anche alla carta), entrambi da 9 portate (250€): Luca che punta tutto sulla carne e comprende il Cappuccino di Cipolla Maremmana e gli Spaghetti Fegato e Fegati; e il Frank che invece include anche qualche piatto di pesce. Della cantina e dell’accoglienza si occupa il fratello Luca che ha creato un’ampissima e ben strutturata proposta enoica, suddivisa in due categorie ben definite: Italia e resto del mondo.
Situato nel centro storico di Manciano, questo ristorante sorge in una vecchia filanda – stabilimento per la lavorazione di fibre tessili – da cui prende il nome. Nonostante la ristrutturazione, ne conservi tutto il fascino con i vecchi muri in pietra della facciata e l’ampia terrazza esterna con vista panoramica. La cucina è il regno della chef autodidatta Barbara Cannarsa, che rielabora in modo creativo i piatti della tradizione e le ricette di famiglia in cui la vera protagonista è la materia prima. Così il menu si compone di piatti semplici e golosi come il Fagottino di pere e pecorino fresco di Manciano, paste fresche di ogni tipo tra cui gli Gnudi di ricotta e spinaci con crema di zucca e pancetta d’oca croccante, e le mitiche chiocciole alla mancianese. Per chi arriva sul presto c’è anche la formula “aperitivino” (18€) composto da cicchetti maremmani accompagnati da un calice di vino o un cocktail.
Nel borgo medievale di Pitigliano si può mangiare in questo piccolo ristorante che prende il nome dalle diverse salette ricavate nel tufo. In cucina lo chef Domenico Pichini propone un menu rigorosamente tipico ma stagionale con materie prime selezionate del territorio. Dagli Gnudi del Tufo di ricotta e spinaci con burro alle erbe o tartufo fresco ai Pici fatti a mano all’aglione della Val d’Orcia, e poi secondi a base di carni locali da animali allevati allo stato brado o semi-brado come la Pancia di maiale nero di maremma al forno in lenta cottura o il Gran peposo di Maremma. Stupisce piacevolmente la cantina con circa 500 referenze, delle quali molte provenienti da cantine della zona.
Storico indirizzo della Maremma grossetana fondato da Michele Aniello nel 1976, oggi portato avanti dal figlio Lorenzo che si è specializzato nella carne e nelle cotture alla brace, che per lui è un vero e proprio rito. Si occupa quindi della selezione dei migliori tagli bovini alla frollatura con processo dry aging (minimo 60 giorni), dalla preparazione della griglia fino ad arrivare alla cottura perfetta su fuoco vivo alimentato con legno di quercia che avviene nel camino all’ingresso del ristorante. Molta attenzione è dedicata proprio alla frollatura; infatti, in sala ci sono tre armadi a vista e una cella costruita su misura che permette di far invecchiare le carni fino a un anno. Tra le carni che si possono provare quella di wagyu provenienti da Giappone, Australia, Italia e Spagna, Black Angus italiano, Vacca piemontese, Chianina, Frisona e Simmental. Mentre dalla Spagna arrivano Black Angus spagnolo, la Rubia Gallega, la Minhota e la Barrosa. Oltre alle bistecche, in menu si ci sono i piatti “poveri” tradizionali come la trippa alla toscana, il panino con il lampredotto, le animelle di vitella e il cervellino di agnello fritto. A completare l’offerta ottimi primi con pasta fatta in casa, qualche proposta vegetale e dolci.
Nell’entroterra a pochi chilometri dalla località marittima Castiglione della Pescaia, si trova uno degli avamposti toscani del super chef che ha il record di stelle . Si tratta del ristorante del resort L’Andana all’interno della Tenuta La Badiola: 500 ettari punteggiati da oliveti e vigneti, circondati dal paesaggio collinare. Il ristorante del grande chef toscana declinato in chiave maremmana si presenta con un ambiente rustico ma curato, con grandi vetrate sulla macchia mediterranea e sui vigneti, una cucina a vista e il forno a legna. travi in legno, mattoni a vista e pavimento in cotto. Il resident chef Bruno Do Moura Cossia propone una cucina che punta molto sulla brace, dove ogni piatto ha almeno un elemento preparato con questo metodo di cottura. Seppur lavorando con ingredienti tutti locali, alcuni addirittura dell’azienda di proprietà, le origini brasiliane dello chef si colgono in diversi piatti, come lo Gnocchetto fondente di manioca, canocchie, alloro e tucupi o il Moqueca di pescato, una specie di stufato di pesce del Brasile appunto.
Da Paolino a Manciano ha aperto nel 1965 ed è rimasta proprio la tipica trattoria maremmana, caratterizzata da un ambiente semplice e familiare. Un posto verace e rustico con i classici tavoli in legno che custodisce l’autentica cucina toscana: si parte con il classico antipasto con salumi, formaggi e bruschette, polentine con funghi e carpaccio di petto d’oca. I tortelli maremmani conditi con il ragù sono una sicurezza, ma anche le pappardelle al cinghiale e i tipici gnudi non deludono. La cordialità e la gentilezza dei proprietari fanno il resto.
Situato in un borgo nel cuore delle colline maremmane, questo indirizzo propone una cucina genuina con ingredienti del territorio. Durante la bella stagione si mangia in terrazza con vista sulla natura circostante. Qui non esiste un vero e proprio menu ma è la proprietaria e cuoca Paola Travelli che racconta il menu giornaliero composto da piatti della tradizione che però sono resi più leggeri, come pici, tortelli maremmani, cinghiale, funghi e tartufi. La carta dei vini punta soprattutto su etichette del territorio e l’immancabile morellino della casa sfuso.
Ristorante fine dining che sorge in quella che un tempo era l’osteria della stazione di posta che dava ristoro ai viandanti. È questo il luogo che ha scelto lo chef-patron Roberto Rossi, per aprire la sua attività familiare, in un paesino di poche anime nel cuore della Maremma. Qui propone una cucina con le radici ben piantate nella tradizione toscana che danno origine a piatti con sapori decisi e molto personali, dove le materie prime e l’orto rivestono un ruolo chiave. È proprio da qui che nascono alcuni piatti signature, come l’uovo fritto con foglie e fiori o il classico piccione con erbette. Anche l’olio viene fatto in casa con olivastre di Seggiano, così come il pane con lievito madre e la pasta fresca all’uovo. L’esperienza si arricchisce grazie alla cantina che ospita numerose etichette, tra cui bottiglie importanti e preziosissime vecchie annate.
Affacciato sul porto turistico di Marina di Grosseto, il Gabbiano 3.0 è la terza creatura dei ristoratori Marco e Riccardo Tomi. Pochi coperti, grandi vetrate e una veranda sopra la marina per le sere d’estate. La missione dello chef Alessandro Rossi è quella di portare in tavola ingredienti e sapori del territorio, tra il mare e l’entroterra maremmano, con un focus costante sulla mediterraneità. Il menù, per quando riguarda i vegetali, segue la stagionalità e la ciclicità dell’orto del ristorante, da cui arriva gran parte della materia prima. Sono due i percorsi di degustazione: Thalassa (5 portate 85€) tutto a base di pesce e Gèo-Physis (7 portate 110€) dove trovano spazio anche portate di terra. Non vengono mai tolti dal menu i loro piatti iconici: Spuma di patate, cioccolato bianco, vaniglia, tartufo e patate viola, i tortelli maremmani e la Crostatina calda soffiata alle mele.
Nella via più romantica del paese, in via dell’Amore 1, proprio nel centro del borgo marinaro i fratelli Cech hanno dato vita a un progetto di ristorazione del tutto particolare. Una dimensione super familiare dove si punta innanzitutto su grandi prodotti del territorio, che vengono da aziende biodinamiche e biologiche locali, e sul gusto. Quindi una cucina semplice ma di prodotto, con pane e pasta fatti in casa. Un menu corto ma che cambia molto spesso, e si snoda attraverso proposte di carne e di pesce, come Lasagna Asparagi e Ricotta di Bufala e le Pappardelle con farina di Castagne, ragù di Faraona, Porri. Si può scegliere alla carta oppure optare per la degustazione (6 portate a 70€). C’è anche la pizza.
Sulla passeggiata pedonale del paese c’è questo locale che ha tutti i tratti tipici di un’autentica trattoria di mare. Quella dello Lo chef Massimiliano Ciregia è una schietta cucina di pancia, dove le materie prima sono le protagoniste del piatto, esaltate da metodi di cottura semplici. Il menu è piuttosto classico e punta ad esaltare al massimo il pescato fresco locale. Da provare il crudo, ma anche il cacciucco, l’amatriciana di tonno e la zuppetta di crostacei. La cantina va di pari passo con la cucina, con ampia scelta di etichette della Maremma (e non solo). Durante la bella stagione ci si può accomodare anche nel piccolo dehors.
Ristorante gastronomico all’ interno del The Sense Experience Resort di Follonica, che (almeno) per questa stagione estiva 2024 ha firmato la collaborazione con Alessandro Pipero e Ciro Scamardella, rispettivamente patrón e chef del famoso ristorante Pipero a Roma. Una location d’eccezione; infatti, da Eatè si mangia di fronte al mare con il rumore delle onde, visto che si trova direttamente sulla spiaggia privata dell’hotel. La proposta gastronomica nelle mani dell’executive chef Gian Battista Minnai quindi nasce dall’unione del migliore pescato locale e dello stile di cucina del ristorante capitolino e sfocia in tre menu degustazione: da 3 (110€), 5 (150€) e 8 (170€) portate. Tra le proposte i Rigatoni, concentrato di canocchie, bottarga e pane profumato alle erbe e la Triglia, scapece di zucchina e latte di scamorza affumicato.
Indirizzo lungo la passeggiata del paese con terrazza che affaccia direttamente sul Golfo di Follonica, a gestione strettamente familiare. Filippo chef-patron, affiancato in cucina dal figlio Silvio, mentre la moglie Candida e la figlia Paola gestiscono la sala. Qui si viene per mangiare pesce locale con qualche guizzo creativo che in alcune proposte si allontana dalla tradizione. E così nascono piatti come Capesante, glassa al frutto della passione, crema di peperoni in agrodolce e chips di topinambur. Tra i classici invece, i Ravioli ripieni di razza, salsa al gambero rosa alla Filippo dal 1987, il crudo, e il Carrello del pescato con patate all’isolana. Per concludere dolci fatti in casa degni di nota, così come i panificati e la pasta.
In un casale a 4 km dalle Terme di Saturnia c’è questo agriturismo con azienda agricola biologica gestita da due giovani: lui in cucina e lei in sala. Qui oltre a godere del relax immersi nella natura, sia gli ospiti che gli esterni possono approfittare della proposta gastronomica del ristorante che si basa su ricette del territorio e materie prime fresche a km 0. L’olio biologico dell’azienda va a condire tutti i piatti che vengono portati in tavola. I piatti sono principalmente a base di carne: dal piccione alla faraona, dall’anatra alla chianina. In abbinamento piccola ma azzeccata selezione di vini, perlopiù del territorio.
Ristorante all’interno del wine resort Conti di San Bonifacio che prende il nome dall’omonima cantina che si trova in cima a una collina nell’entroterra maremmano. Propongono una cucina che coniuga il rispetto degli ingredienti e delle tradizioni locali con un tocco fresco e contemporaneo. Al centro del piatto ci sono le materie prime di ottima qualità, a partire da ciò che viene prodotto all’interno della tenuta come erbe aromatiche, olio evo e vino biologico. Qui si possono provare i piatti tipici della zona che cambiano stagionalmente: dai salumi e formaggi ai carciofi fritti, dalle pappardelle al ragù di lepre alla ribollita o il piccione cotto nel vino. Trovano spazio in carta anche proposte a base di pesce. Per concludere gli ottimi dolci fatti in casa. Mentre la domenica c’è il menu brunch in cui si può scegliere tra pancakes, french toast, yogurt con granola e torte.
Metro di Stoccolma: la galleria d’arte più lunga al mondo
Stoccolma, la splendida capitale della Svezia, è famosa per i suoi paesaggi incantevoli, i suoi musei di classe mondiale e la sua cultura unica. Ma c’è un tesoro nascosto che molti viaggiatori non si aspettano di trovare: le metro di Stoccolma. Questo dedalo di trasporto sotterraneo è considerato uno tra i più belli al mondo perché combina l’efficienza della metropolitana con l’arte e la storia.
L’idea di valorizzare la metropolitana svedese risale alla sua apertura, quindi al 1950, quando le artiste Vera Nilsson e Siri Derkert avviarono questo progetto avvalendosi della collaborazione di importanti artisti, architetti e tecnici provenienti da tutto il mondo.
La metro conta 110 km di estensione attraverso 100 stazioni. Ogni singola stazione è decorata con opere d’arte incuse installazioni artistiche. Per questo motivo la metro è conosciuta come la galleria d’arte più lunga del mondo.
1. FERMATA – KUNGSTRADGARDEN
La prima tappa del nostro viaggio sotterraneo inizia al parco KUNGSTRADGARDEN (“Giardino del Re”) ove è stato allestito un sito archeologico con colonne e antichi lampioni che un secolo fa illuminavano le strade di Stoccolma. I colori prevalenti sono il verde, il bianco ed il rosso terra e le istallazioni artistiche raccontano la storia del parco che si trova in superficie ed è conosciuto come “Kungsan”. Il parco si trova nel quartiere Norrmalm sulla riva settentrionale del fiume Norrström, dall’altra parte si può ammirare il castello di Stoccolma.
Questa stazione è un folle mix di pavimento a scacchi, motivi a strisce rosse e verdi, sculture casuali e grafica sul tetto. Uno stile assolutamente retrò, come se foste appena caduti nella tana del coniglio.
2. FERMATA – SOLNA CENTRUM
Rimanendo a bordo della linea blu è impossibile non fermarsi ad ammirare la fermata di SOLNA CENTRUM dove la roccia della metropolitana è stata dipinta di colore rosso-arancio intenso, sembra scolpita e lasciata grezza, e dà l’impressione inquietante (ma vera) di trovarsi nelle viscere della terra. Salendo le scale mobili avrete l’impressione di essere inghiottiti in una grotta ancestrale ove un cielo rosso fuoco sembra caderti addosso, qui potrai ammirare le illustrazioni artistiche presenti sui muri che raccontano temi volti a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla natura e l’ambiente.
Questa stazione si ispira alle grotte vichinghe ed è una delle stazioni in cui non sono state alterate le pareti in roccia grezza; inoltre, osservando il soffitto sembra di essere sotto un’enorme colata di lava, contribuendo a rendere la stazione un luogo magico ed affascinante. Ai lati della stazione il rosso si mescola al verde oliva ricreando un ambiente realistico, mentre avvicinandosi alle scale mobili per risalire verso la città troverete quest’ultima rappresentata da disegni stilizzati di colore nero. L’alterarsi di tali colori simboleggia i pericoli per l’ambiente a cui andiamo incontro, come l’inquinamento. .
3. FERMATA – T-CENTRALEN
Proseguiamo il nostro cammino dove le tre linee (blu, rossa e verde) si intersecano: T-CENTRALEN, nodo centrale delle tre linee della Metropolitana che segue il pensiero dell’artista Per Olof Ultvedt che ha scelto i colori blu e bianco perché rilassante per i passeggeri che vanno di corsa. È stata la prima metro ad essere decorata, è divisa in più piani, ma ciò che noterete sono le sue sfumature di blu che vanno a formare illustrazioni floreali e sagome di lavoratori intenti a costruire la linea metropolitana negli anni ’70.
L’idea originale dell’artista alternava motivi floreali e rappresentazioni dei lavoratori che costruirono la metro negli anni ’70, ma è stata arricchita con stili differenti ad opera di molti altri artisti.Le pareti di T-Centralen sono imbiancate a calce e motivi di viti dipinte di blu che convergono sul soffitto sopra di voi. Questa stazione ha un’atmosfera molto scandinava ed è semplicemente incredibile.
4. FERMATA – STADLION
Qualsiasi giornata storta verrebbe rallegrata da un viaggio attraverso la stazione della metropolitana di STADLION, dedicata alle Olimpiadi del 1912, le cui pareti blu cielo ricoperte di arcobaleni la rendono la mia stazione della metropolitana preferita.
Un gigantesco arcobaleno divide a metà il soffitto della stazione fatto a grotta e quel tocco di colore suscita davvero emozioni uniche. La fermata prende il nome dallo stadio che si trova in superficie. Proseguendo su questa linea di colore rosso, fino alla fermata “Gamla Stan”, non bisogna assolutamente perdersi la residenza ufficiale della famiglia reale svedese ove è possibile visitare gli appartamenti di stato, la sala banchetti, la cappella e la biblioteca reale, ed il doveroso il cambio della guardia alle 12.15 d’inverno ed alle 11.45 d’estate.
5. FERMATA – THORILSPLAN
Ecco la stazione ideale per gli amanti dei videogiochi e gli esponenti della cultura nerd, la simpatica stazione di THORILDSPLAN, poiché decorata con piastrelle come i pixel tipici dei grandi classici del videogioco ad opera dell’artista Lars Arrhenius: gli intricati percorsi sotterranei ricordavano infatti i livelli di un videgame, e sono stati quindi scelti come protagonisti personaggi iconici come Super Mario Bros e Pac Man.
Questa linea conduce a moltissime attrazioni di Stoccolma come la fermata “Hotorget” ove si trova il “Paradox Museum” o più comunemente chiamato museo delle illusioni in cui sia grandi che piccini possono divertirsi attraverso magnifiche istallazioni tutte da scoprire. Per passare una serata diversa e far divertire i bambini e gli adolescenti, rimanendo a bordo della linea verde, vi consiglio di arrivare fino al “Avicii Arena”, che prende il nome dal noto produttore musicale svedese, ove spesso si svolgono concerti di artisti famosi ma soprattutto incontri di hockey dall’atmosfera elettrizzante che riuscirà a coinvolgere anche i meno esperti di questo sport.
Una delle stazioni più antiche, e in apparenza decorata semplicemente con anonime piastrelle di colore pastello. Se alzate gli occhi al soffitto, però, potrete ammirare un’installazione dell’artista Gun Gordillo che con 103 neon luminosi ha voluto ricreare la scia lasciata dai pattini sul ghiaccio. La stazione è stata usata come location per alcune scene di un videoclip di Madonna.
Stoccolma è una città che incanta e sorprende in ogni angolo, è ricca di storia, di architettura, ha una vivace cultura ed offre quindi un’esperienza unica ad ogni tipo di viaggiatore. Credo di poter dire che è una meta che non delude mai e non scordate di lasciarvi affascinare dalle bellezze sotterranee di questa città”
Istanbul un ponte tra l’Oriente e l’Occidente ove si intrecciano culture diverse. Passeggiando per le strade di questa affascinante metropoli turca, rimarrete stupefatti dalle numerose e maestose moschee che splendono nello skyline cittadino.
Istanbul è testimone di secoli di imperi che hanno plasmato la sua architettura e la sua cultura. Le moschee di Istanbul, con la loro magnificenza e la loro ricca storia, rappresentano una parte fondamentale di questo patrimonio. Ogni minareto si erge come una testimonianza delle diverse epoche che hanno contribuito a creare l’incantevole mosaico di questa città. Esploreremo insieme le più famose e affascinanti moschee di Istanbul, immergendoci nelle loro storie avvincenti, nell’architettura stupefacente e nell’atmosfera spirituale che pervade questi luoghi sacri.
Il monumento storico più importante di Istanbul è la moschea di Santa Sofia, costruita prima come chiesa bizantina e poi convertita in moschea nel XV secolo che coincise con la trasformazione di Istanbul nella più grande città dell’Impero ottomano musulmano. La moschea possiede quattro minareti che riflettono la religione dell’impero e la sua imponente cupola offre un panorama spettacola su tutta Istanbul. Non puoi perderti questa vista mozzafiato!
Di fronte alla moschea di Santa Sofia, quasi a sfidarla, si erge la Moschea blu che ha due peculiarità che la rendono unica al mondo: 2000 piastrelle colorate di azzurro e 250 vetrate realizzate a Venezia con pietre preziose che donano una luce speciale alla cliente. Questa moschea fu voluta dal Sultano Ahmed I e richiese un notevole sforzo economico che lo portò a ricevere molte critiche, ma l’ambizione del sultano fu ripagata infatti la moschea è oggi patrimonio mondiale dell’UNESCO.
Salendo su uno dei 7 colli di Istanbul, vi troverete sulla collina al centro della penisola che affaccia sul Bosforo e sul Corno d’Oro, qui potete trovare “La Moschea di Solimano” che fu il più famoso sovrano dell’impero ottomano. Secondo me è una delle più belle e dista soli 10 minuti a piedi dal Grand Bazaar perché al suo interno ospita un ospedale, una scuola, un hamman e una mensa per i poveri.
Nel quartiere di Eminonu, ossia il nodo dei trasporti della Città Vecchia di Istanbul, si erge la Moschea Rustem Pasha che è un tesoro nascosto di Istanbul e famosa i suoi mosaici raffigurati sulle piastrelle di ceramica blu di Iznik che decorano l’interno dell’edificio. La costruzione di questa Moschea risale all’inizio del 1561 e si erge sopra un complesso di negozi i cui affitti servirono per finanziare le spese legate alla costruzione della moschea.
A pochi passi dalla Moschea Rustem Pasha, nello stesso quartiere, vicino alle rive del Corno d’Oro si erge la Nuova Moschea, uno degli edifici più fotografati di tutta Istanbul e nata durante il periodo di massima espansione dell’impero Ottomano. In questo edificio sono riuniti vari stili che sono stati fusi con altre culture come ad esempio quella bizantina, e il cui nome trae in inganno in quanto questa moschea non è “nuova” perché fu costruita nel 1597 ed è stata l’ultima delle mosche imperiali ad essere costruita.
Se la Moschea di Rustem Pasha era l’ultima delle moschee imperiali ad essere costruite adesso dirigiamoci verso la prima: la Moschea di Fatih, conosciuta come Moschea del Conquistatore. Costruita in onore di Mehmed II per la conquista di Costantinopoli, grazie all’architetto attomano Mimar Sinan a cui, secondo la leggenda, vennero amputate entrambe le mani al termine dei lavori in quanto il sultano non riteneva la moschea all’altezza di Santa Sofia. Inizialmente questa moschea era un complesso costituito da un bazar, una biblioteca, un bagno turco e diverse madrase e fu costruito sulla vecchia struttura della Chiesa dei Santi Apostoli, realizzata ai tempi dell’impero bizantino.
Infine vi invito a scoprire la maestosa Moschea Sokollu Mehmet Pasa che si trova vicino al quartiere di Sultanahmet, costruita su un pendio ripido e in essa sono stati scritti con pennelli blu con calligrafia bianca i 99 attributi di Dio. Questa moschea è piena di dettagli, vetrate colorate, motivi floreali e calligrafia, che piaceranno agli amanti dell’arte. Gli osservatori attenti vedranno frammenti della pietra nera della Mecca in un quadrato dorato sulle pareti della moschea.
Camminare tra le navate di Hagia Sophia, ammirare la Moschea Blu al crepuscolo o perdersi tra gli splendidi giardini di Süleymaniye, è come fare un viaggio nel tempo, toccando le epoche che hanno plasmato questa città unica al mondo. Ogni minareto, ogni cupola, racconta una storia di conquiste, fusioni culturali e devoto impegno. Le moschee di Istanbul non sono solo monumenti di fede, ma testimonianze tangibili di una storia avvincente, di una città che ha resistito al passare del tempo e ha continuato a evolversi senza perdere la sua autenticità. Le moschee, con la loro grandezza e il loro fascino intramontabile, sono il riflesso di una città che vive la sua storia con gratitudine, rispetto e una sorprendente vitalità.
Praga è la città delle cento torri e dei misteri nascosti. I tanti monumenti e le diverse tradizioni tipiche del suo territorio la rendono una meta perfetta per coppie, giovani turisti e visitatori più attempati. Molti dei suoi visitatori si fermano ad ammirare le attrazioni più famose, come il Castello di Praga o il Ponte Carlo, ma c’è un lato insolito e affascinante della città che merita di essere esplorato.
Se sei stanco delle solite attrazioni turistiche e cerchi un’esperienza autentica e sorprendente, sei nel posto giusto. Preparati a scoprire le cose più insolite da vedere a Praga ed a vivere un’avventura indimenticabile in questa città incantata.
Inizia il tuo percorso in via Jiraskovo Namesti in cui possiamo ammirare uno degli edifici più stravaganti di Praga e simbolo dell’architettura moderna praghese, stiamo parlando della famosa Casa Danzate, è il simbolo della resilienza di Praga (in ceco Tancící dum ), costruita tra il 1992 ed il 1996 ed ideata dagli architetti Vlado Milunic e Frank O. Gehry.
La casa è costituita da due torri adiacenti, questa splendida struttura realizzata in stile decostruttivista, ufficialmente conosciuta come l’edificio Nationale-Nederlanden, presenta curve uniche che ricordano due figure danzanti, effetto accentuato dalla silhouette di una delle torri che assomiglia al corpo di una donna vestito da una gonna (da cui il soprannome “Fred and Ginger”, tratto dai famosi ballerini americani Fred Astaire e Ginger Rogers). La torre “maschile” è una torre in cemento che si collega ad un tratto ondulato ed è sormontata da una struttura metallica soprannominata Medusa, mentre la torre “femminile” è realizzata in vetro e pilastri curvi. Alta sette piani, la Casa Danzante è anche chiamata affettuosamente dai locali la “casa degli ubriachi” grazie alla sua natura ondeggiante, proprio come una persona ubriaca che si appoggia a un amico.
La Casa Danzante ospita al suo interno uffici, ma al settimo e ultimo piano dell’edificio, unico aperto al pubblico, offre una meravigliosa vista a 360° sulla città. Il settimo piano ospita anche il Fred and Ginger Restaurant, uno dei ristoranti più chic che la capitale della Repubblica Ceca ha da offrire ed il Prague Dancing House Hotel che opspita 21 camere extra lusso.
Per accedere alla terrazza panoramica della Casa Danzante si puo pagare il biglietto (CZK 100 – circa €4) oppure ordinare qualcosa al Glass Bar ubicato in cima ed aperto tutto i giorni dalle 9 a mezzanotte. La Casa Danzante è anche sede di una Galleria d’Arte Moderna che espone opere di artisti cechi e internazionali. La galleria è aperta tutti i giorni dalle 9 alle 20.00.
Proseguiamo il nostro viaggio in un luogo molto divertente, il labirinto degli specchi il cui vedrai il tuo corpo deformarsi e prendere mille forme diverse! Si trova in cima alla collina di Petřín, all’intern di un piccolo edificio neo gotico, che è la riproduzione in miniatura di un castello. Si tratta di una delle attrazioni più popolari per bambini, che con i suoi 38 grandi specchi sono in grado di creare delle spettacolari distorsioni visuali.
Lo sai che anche Praga ha la sua Torre Eiffel? E bene sì, poco distante dal simpatico labirinto degli specchi, a soli 100 metri, veniamo catapultati a Parigi. Nel 1981 in occasione dell’Esposizione Giubilare a Praga fu costruita la Torre panoramica di Petrìn, ossia una copia della Torre Eiffel in scala 1:25. A differenza della torre parigina questa non ha ascensori però se non siete troppo stanchi è consigliatissimo salire i suoi 299 per poter ammirare Praga dall’alto. È anche possibile acquistare il biglietto combinato Torre+Labirinto!
Con i suoi 60 metri d’altezza e una struttura simile a quella della Torre Eiffel, la Torre di Petřín è il belvedere più alto di Praga. Sulla sua terraza (alta 51 metri), vi troverete a 200 metri d’altezza sul fiume Moldava.
Praga è famosa per il suo castello risalente al IX secolo ma la sola visita delle sue sale è limitata perché tra i suoi muri si cela un bellissimo tesoro chiamato Vicolo d’Oro! È una piccola stradina in cui sono costruite delle case colorate che ti riporteranno nel fantastico mondo delle fiabe. Tanto tempo fa le casette erano abitate da orfani e dal famoso scrittore Franz Kafka. La leggenda narra che dei famosi alchimisti vivevano in queste case per cercare l’elisir di lunga vita e per poter trasformare i metalli in oro.
Parlando di strade non potete non percorrere, la strada più stretta del mondo che si trova nel quartiere storico di Mala Strana poco distante dal museo di Kafka. Questa piccola stradina incastonata è lunga 10 metri e larga solo 50 centimetri la “taverna del diavolo”, per consentire ai pedoni di passare sono stati istallati due semafori alle estremità che consentono di regolare il traffico. L’unico modo per attraversarla è aspettare che il semaforo diventi verde! Questa strada è aperta tutti i giorni dalle 11.30 alle 22.00. Nel quartiere Mala Strana incotrerai tante librerie e negozi di antiquariato.
Se fare una semplice passeggiata per la città pensi che sia poco originale, Praga ti sorprenderà anche in questo! Camminando in giro per la città troverai tante opere dello scultore David Cerny che ha deciso di esporre in giro per Praga la sua arte. Tra le più originali, “L’appeso” che raffigura Freud appeso ad una trave in balia del dubbio “mi arrendo o combatto?” oppure il “Cavallo Rovesciato” che raffigura San Venceslao seduto sulla pancia di un cavallo morto a testa in giù, parodia dell’opera originale che si trova nella piazza omonima. Riuscirai a trovarle? Mi raccomando, alza lo sguardo!
Praga è la città natale dello scrittore Franz Kakfa ed è impossibile non fermarsi un momento ad ammirare la sua testa rotante composta da 42 sezioni orizzontali in acciaio che girano da sole ogni 15 minuti. Il continuo roteare simboleggia la tormentata personalità dello scrittore con i dubbi che lo hanno assillato per tutta la vita.
Nella biblioteca pubblica di Praga si può trovare la famosa istallazione “Idiom, il pozzo di libri colorati”, è senza dubbio una delle più stravaganti installazioni. Una torre alta più di 2 metri costruita interamente da 8000 libri, al suo interno sono stati posti degli specchi che consentono di creare un’illusione ottica: vi sembrerà di vedere la torre in modo infinito e ciò sta a simboleggiare l’infinità della conoscenza umana.
Sei un fan della musica? In particolare, dei Beatles? E allora non perdere l’occasione di farti una foto al John Lennon Wall situato nel quartiere di Kampa. Questo muro è stato riempito dai giovani con graffiti o disegni ispirati alla star inglese. Dopo aver fatto tutte le foto più instagrammabili possibile, non perderti il The Wall Pub ossia un piccolo pub a tema Beatles.
Restando in tema birra lo sapevi che a Praga c’è la Beer Spa? Qui hai la possibilità di immergerti in una vasca un po’ insolita mentre sorseggi tutta la birra che vuoi, ovviamente non si beve e stomaco vuoto, perciò, potrai anche fare delle degustazioni di cibi locali. In questa spa troverai stanze private singole o doppie con due vasche riscaldate per rilassarti in tutta tranquillità.
Vi invitiamo a prendervi il tempo per scoprire Praga in modo insolito, a camminare per le sue strade con occhi curiosi e a immergervi nella sua cultura e nella sua storia affascinante. Che siate appassionati di arte, storia, mistero o semplicemente alla ricerca di avventure fuori dagli schemi, Praga ha qualcosa di straordinario da offrire a ognuno di voi.
Salta su su uno degli ascensori PATERNOSTER nel Lucerna Palace nel quartiere Nove Mesto. Sono senza porte di sicurezza e per salire occorre un pizzico di coraggio.
Ogni viaggio sarà diverso se ti ricorderai di portare con voi uno spirito d’avventura e una mente aperta, perché solo così potrete scoprire veramente l’anima segreta di questa incantevole città.
Tuffiamoci in uno dei borghi più belli d’Italia! La splendida Cefalù in Sicilia!
E’ una cittadina normanna adagiata sulle rive di un mare azzurrissimo.
Il nome deriva dal promontorio della Rocca, che sovrasta il paese e che ha un’insolita forma a testa (da kefale’ che significa appunto testa).
Si tratta di uno dei posti più belli della Sicilia, un luogo da visitare assolutamente.
Oltre alla Rocca consiglio:
il Duomo, noto anche come Basilica Cattedrale della Trasfigurazione: si tratta di un vero gioiello di architettura arabo-normanna
Un’impressionante scalinata nota come Salita Saraceni che in circa trenta minuti di salita vi porterà fino ai resti di un antico Tempio di Diana.
il Lavatoio Medievale sul Fiume Cefalino, un corso d’acqua creato secondo la leggenda dalle lacrime di una ninfa, pentita di aver ucciso l’amante che l’aveva tradita.
La spiaggia più famosa di Cefalù è l’omonimo lido, vicinissimo al centro storico. Si tratta di una spiaggia cittadina di rara bellezza, con mare limpido e sabbia fina, costeggiata da pittoresche case sovrastate alle spalle da un’altura rocciosa.
Negli anni ’20, la necessità di muoversi e trasportare le merci all’interno degli Stati Uniti portò alla costruzione di una strada capace di unire gli estremi est ed ovest del paese. Stiamo parlando della Route 66, una delle autostrade più famose del mondo. Se non sapete cosa vedere lungo la Route 66, siete nel posto giusto!
Durante la Grande Depressione, fu una via di fuga dalla miseria del medio-ovest e, negli anni ’40 e ’50, divenne un vero e proprio simbolo della cultura popolare statunitense, principalmente grazie alla letteratura, al cinema e alla musica. Ancor’oggi possiamo osservare alcuni tratti di strada originali, in netto contrasto con quelli più moderni, oltre a ristoranti, negozi e stazioni di servizio che tutt’ora conservano lo spirito di quest’iconica strada.
Un tratto della leggendaria Route 66, negli USA
Chicago
La città di Chicago, oltre ad essere il punto di partenza ufficiale della Route 66, è una fonte inesauribile di attività e intrattenimento.
Per scoprirla a fondo, vi suggeriamo di prenotare untour panoramico di Chicago o, se preferite optare per un’esperienza più intima, un itinerario privato. Contemplare la vista sull’urbe dal 360 Chicago Observation Deck è un’esperienza indimenticabile e, se volete addolcire un po’ la vostra visita, vi consigliamo il nostrotour delle ciambelle di Chicago.
Uno scorcio di Chicago dall’alto
L’Historic Museum Route 66 a Pontiac
Se non sapete cosa vedere lungo la Route 66, vi consigliamo di fare un salto a Pontiac, cittadina famosa per l’Historic Museum Route 66, uno dei principali punti di interesse della zona. Qui, potrete ammirare diversi artefatti legati alla celeberrima strada, oltre a opere di artisti che ne hanno tratto ispirazione.
L’Historic Museum Route 66 di Pontiac, uno dei must della zona
Viaggio lungo la Route 66: La casa di Lincoln
Prima di arrivare a Springfield, potrete esplorare la casa in cui visse Abraham Lincoln, uno dei tanti must della Route 66. Concretamente, è possibile visitare la casa, la tomba e il museo dedicato alla vita e alla carriera politica del presidente statunitense.
La casa di Abraham Lincoln
Tulsa
Tulsa è un’altra tappa obbligatoria di qualsiasi viaggio lungo la Route 66. Oltre ad esplorare la città e conoscere luoghi come il centro d’arte Philbrook o l’Università Oral Roberts, potrete fare tappa alla stazione di servizio Buck’s Atom, custodita da un Muffler Man, ovvero una statua gigante di vetroresina usata negli USA come insegna per attività di ogni tipo.
Fra Springfield e Tulsa si trova Galena, località che vanta la stazione di servizio Cars on the Route (prima conosciuta con il nome di Four Women on the Route 66). Questo stabilimento, il cui nome fu modificato dopo l’uscita del film Cars, omaggia i personaggi di questo famoso lungometraggio animato della Pixar.
Personaggi di Cars nella stazione di servizio Cars on the Route
Oklahoma City
Il nostro viaggio lungo la Route 66 proseguirà in direzione di Oklahoma City, dove potrete conoscere la casa di John Hargrove, un artista che ha fatto della propria casa un museo dedicato a questa popolare autostrada.
Dirigendovi verso la città di Amarillo, potrete fare tappa al City Meat Market, un affascinante negozio in puro stile Route 66, e alla stazione di servizio Conoco, in stile art déco, che compare anche in Cars.
City Meat Market
Amarillo
Ad Amarillo si trova anche il famoso Cadillac Ranch, una tenuta che vanta ben 12 Cadillac piantate nel terreno e decorate da una serie di graffiti sgargianti. Senza dubbio uno dei must di qualsiasi viaggio lungo la Route 66!
In più, se siete delle buone forchette e desiderate assaporare il famoso steak nordamericano, vi consigliamo di pranzare nell’enorme salone country di The Big Texan Steak Ranch. La filosofia di questo locale, infatti, è alquanto bizzarra: se riuscite a mangiarvi una bisteccia di 2 kg di carne (con contorno), non dovrete pagare nulla. Altrimenti… Preparate il portafoglio!
Le auto piantate nel terreno del Cadillac Ranch
Wingwan Motel e Petrified Forest National Park
Proseguendo il nostro itinerario verso ovest, ci imbatteremo in altri luoghi da visitare sulla Route 66, come i murales di Tucumari e il Wigwam Motel. Non a caso, grazie alle sue camere a forma di tipi indiano, si tratta di una delle strutture ricettive più iconiche della Route 66!
In questa zona si trova anche il Petrified Forest National Park, un parco di alberi fossilizzati risalenti all’era mesozoica (oltre 200 milioni di anni fa). Una delle aree più famose è il Deserto Dipinto, le cui formazioni rocciose sono caratterizzate da sfumature rossastre, rosa e lavanda.
Tornando alla Route 66, vi consigliamo di fare tappa nella cittadina di Oatman, che sembra appena uscita da un film western. Sapevate che questa località è popolata da asini, in quanto, all’inizio del XX secolo, venivano utilizzati per trasportare l’oro dalle miniere?
Gli asini di Oatman
Viaggio lungo la Route 66: Peggy Sue’s 50 Diner
Lungo la Route 66 vi imbatterete anche in diversi roadside diners, affascinanti locali che conservano il loro arredamento retrò anni ’50. Pensate un po’: alcuni sono muniti persino di un jukebox! Uno di questi è il Peggy Sue’s 50 Diner, situato nei pressi di Los Angeles, ma ne potrete trovare molti altri, come il Twisters o il Mr. D’z Diner.
Mr. D’z Diner, uno dei must della Route 66
Santa Monica
Siamo arrivati alla fine del nostro viaggio lungo la Route 66! Ufficialmente, l’autostrada termina in corrispondenza del porto di Santa Monica, che vanta un parco divertimenti dotato di ruota panoramica. Una volta lì, non perdete l’occasione di fare una crociera a Marina del Rey o cimentarvi in un’esperienza di surf a Venice Beach.