Boccadasse e Vernazzola : gli antichi borghi di pescatori visibili a Genova

Boccadasse e Vernazzola : gli antichi borghi di pescatori visibili a Genova

Un villaggio lambito dalle onde in fondo alla passeggiata di Corso Italia, là dove la città sembra già Riviera; una manciata di case colorate sparse come ciottoli sul bagnasciuga;  un presepe di case sul mare come il castello di sabbia di un bambino che gioca.

Boccadasse è il più famoso tra gli antichi borghi di pescatori ancora visibili a Genova, tra Corso Italia e Capo Santa Chiara. Le sue casette, i gozzi e le reti dei pescatori sulla piccola spiaggia, le scale di pietra e i gelati memorabili, i locali dove scoprire delizie locali e sorseggiare un aperitivo guardando il mare: Boccadasse è tra i luoghi più iconici di Genova e tra i più amati dai genovesi e dai visitatori per quel fascino fuori dal tempo.  E senza il quale un viaggio a Genova, per quanto breve, non può dirsi completo.

Già raggiungibile con la passeggiata a mare che parte da Piazza Rossetti lungo Corso Italia, Boccadasse è oggi destinazione accessibile anche dal centro città con una pista ciclabile che parte da Piazza De Ferrari.  Corso Italia è infatti da sempre la promenade, il ritrovo del “passeggio” domenicale dei genovesi, costellata di locali e stabilimenti balneari. Realizzata nei primi anni del Novecento, si sviluppa per circa due chilometri e mezzo lungo il litorale collegando la zona della Foce con Boccadasse. Lungo la passeggiata si incontrano edifici interessanti: la chiesa di San Pietro, il forte San Giuliano, l’abbazia di San Giuliano, lo stabilimento balneare del Nuovo Lido e la chiesa di Sant’Antonio in Boccadasse. Sul lato a monte si affacciano eleganti condomini e palazzine art déco, tra cui la villa Canali-Gaslini, opera dell’architetto Gino Coppedè, e palazzi razionalisti progettati da Luigi Carlo Daneri.

L’abbazia di San Giuliano, fondata nel 1240 dai frati francescani e fresca di restauro, è l’unica superstite delle piccole chiese “in ripa maris”. Il complesso, in stile romanico-gotico, è formato dal convento, dalla chiesa e da un piccolo chiostro. Poco distante si trovano testimonianze difensive e militari: il forte San Giuliano, costruito tra il 1826 e il 1836, e, sulla scogliera di Punta Vagno, i resti della batteria del Vagno, una postazione di artiglieria ottocentesca a difesa del porto di Genova. Nel 1931 sopra la scogliera di Punta Vagno fu installato un piccolo faro ancora attivo.

Corso Italia è anche la zona delle spiagge cittadine e dei centri sportivi storici: il grande stabilimento balneare Nuovo Lido negli anni cinquanta era noto come passerella per le selezioni del concorso di Miss Italia e consacrò una Miss Lido giovanissima e promettente: Sophia Loren.
Novità dell’estate 2020 è la spiaggia libera situata accanto ai bagni Squash: l’accesso alla spiaggia si effettuerà tramite gli stessi bagni, permettendo un accesso libero al mare per cittadini e turisti.

A breve distanza da Boccadasse si trova Vernazzola, piccolo borgo marinaro raccolto intorno alla foce del rio Vernazza. Silenzioso e solitario d’inverno, si anima d’estate per una bella spiaggia tra i gozzi in secca dei pescatori. La passeggiata che vi conduce da Boccadasse si arrampica su per le creuze – le tradizionali salite pedonali mattonate sui cui si affacciano case alte e strette dai colori caldi – che raggiungono il punto panoramico di Capo Santa Chiara. Un balcone rialzato su Boccadasse dal quale gettare  un ultimo sguardo alla scogliera prima di tornare in spiaggia. Laggiù, in fondo alla vertigine dell’orizzonte, l’azzurro del cielo e quello del mare si toccano.

 

Valparaíso: un affascinante intreccio di colore, arte e storia sulle coste del Cile

Valparaíso: un affascinante intreccio di colore, arte e storia sulle coste del Cile

Scopriamo le sfumature di Valparaíso in un viaggio nel cuore della bella città portuale affacciata sull’oceano Pacifico

Sospesa tra il cielo e il mare, la città portuale di Valparaíso cattura l’immaginazione con la sua vivace miscela di colori, cultura e storia. Situata lungo la costa del Cile, questa affascinante città si distingue per i suoi pittoreschi colli, le strade tortuose e le affascinanti case colorate che si affacciano sul Pacifico.

Con il suo ricco patrimonio artistico, la sua vivace scena culturale e i suoi panorami mozzafiato, Valparaíso è una destinazione che incanta e ispira i visitatori di tutto il mondo. Esploriamo i tesori nascosti e le meraviglie di questa città unica e affascinante.

La caleidoscopica città portuale di Valparaíso, in Cile

Scalcinata, colorata e poetica, Valparaíso è una favolosa baraonda. Pablo Neruda, che trasse spesso ispirazione da questa laboriosa città portuale del Cile, le si rivolge così: ‘Valparaíso, che pazza che sei… non finisci di pettinarti, non hai mai trovato il tempo per vestirti, la vita ti ha sempre colto di sorpresa’. Ma il poeta non è stato l’unico artista sedotto dal fascino bizzarro di Valparaíso.

La città più̀ insolita del Cile esercita da sempre un forte richiamo su pittori, fotografi e aspiranti filosofi che, insieme alla fauna umana in perenne movimento che anima di solito i porti, marinai, portuali e prostitute, creano nella rude e stupendamente spontanea Valpo (come è chiamata dai suoi abitanti) un’atmosfera anticonformista e tollerante.

Se a ciò si aggiunge la seducente seppure sbiadita bellezza dei suoi cerros (colli), una delle più interessanti street art del Sud America, un dedalo di ripidi e tortuosi vicoli ed escaleras (scalinate) su cui si accalcano fatiscenti palazzi, si capisce perché́ alcuni visitatori passino più̀ tempo qui che a Santiago.

Valparaíso
Tra le vie dei cerros ©f11photo/Shutterstock

Arte nei Cerros Alegre e Concepción

I murales di Cerro Alegre e Cerro Concepción rappresentano il principale richiamo di Valparaíso. Iniziate la visita di questo caleidoscopico museo all’aperto in cima all’Ascensor El Peral, dove troverete l’imponente Palacio Baburizza, dallo stile eclettico con elementi Liberty, sede del Museo de Bellas Artes de Valparaiso. Attraversate Paseo Yugoslavo e seguite Alvaro Besa fino ad arrivare in Paseo Gálvez, un tortuoso vicolo completamente ricoperto di colori, immagini e idee che sembrano fare a gara per attirare l’attenzione di chi guarda.

Si possono compiere deviazioni da Paseo Gervasoni (dove c’è un centro informazioni turistiche) e Paseo Atkinson per passeggiate molto panoramiche. Dal secondo paseo percorrete Beethoven fino ad arrivare alla Escalera Piano (‘Scalinata Pianoforte’) poi dirigetevi a Templeman, salendo fino al famoso murales We Are Not Hippies, We Are Happies di Art+Believe. Vicino, in Lautaro Rosas, dove ci sono molte gallerie, si trova il Museo Universitario del Grabado, dedicato all’arte della stampa cilena, con opere di artisti come Mario Toral, Roberto Matta e Beatriz Leyton.

I murales vanno e vengono, ma cercate quelli di artisti locali come Inti Castro, Anis e Un Kolor Distinto. Per conoscere meglio questa forma d’arte, partecipate a una visita guidata con Valpo Street Art Tours.

Alla scoperta del glorioso passato di Valparaiso

Quasi tutti gli edifici pubblici e commerciali della città sorgono nella striscia pianeggiante tra il mare e i colli, nota come El Plan. Questa zona è piuttosto malandata, ma il fascino decadente dei suoi edifici è una testimonianza del periodo in cui Valparaiso era un florido porto, prima che l’apertura del Canale di Panama la privasse del suo ruolo. Graffiti ricoprono le sedi delle banche, che hanno splendidi ambienti interni.

El Plan è diviso in due settori: Barrio Puerto ed El Almendral. Dedicate più̀ tempo al primo, partendo da Plaza Sotomayor, dominata dall’Edificio Armada de Chile, una costruzione in stile neorinascimentale color pervinca, di proprietà̀ della Marina cilena. Di fronte a esso sorge l’imponente Monumento a Los Héroes de Iquique, dedicato ai marinai periti durante la Guerra del Pacifico.

La piazza è spesso gremita di venditori di artigianato, soprattutto quando in città sosta una nave da crociera. Camminando nella piazza fate attenzione alle automobili e agli autobus che vi transitano.

Da Plaza Sotomayor andando verso il mare raggiungerete Muelle Prat, una piccola passeggiata lungo il porto, dove faranno a gara nell’offrirvi economiche uscite in battello che, dopo aver superato la zona del porto con gru, container e navi militari, conducono i passeggeri a vedere i leoni marini. Se dalla piazza andrete, invece, in direzione nord, entrerete nel nucleo storico del Barrio Puerto, una zona degradata leggermente migliorata grazie all’apertura di alcune ottime caffetterie della terza ondata, come Callejón Café, e ristoranti in cui il vino svolge un ruolo molto importante, come Porto di Vino.

Al Mercado Puerto, rimasto chiuso per diversi anni, troverete frutta e verdura, souvenir artigianali e persino vini da garage. Da Plaza Aduana potete salire su Cerro Artillería, facendo una lunga camminata che passa accanto alla funicolare chiusa, fino a Paseo 21 de Mayo, da dove godrete di un ampio panorama che abbraccia i luoghi che avete appena visitato.

Valparaíso
Le funicolari sono il mezzo migliore per spostarsi a Valparaiso ©Locomotive74/Shutterstock

La Valpo di Pablo Neruda

Cerro Florida divenne uno dei più noti tra i tanti colli di Valparaíso quando, nel 1961, il poeta premio Nobel Pablo Neruda venne ad abitare a La Sebastiana, una dimora oggi aperta al pubblico. Visitando i suoi cinque piani si ammirano scorci del porto e si curiosa tra gli oggetti insoliti che Neruda raccolse in giro per il mondo, tra cui il cavallino di una giostra proveniente dalla Spagna, una coppa da punch a forma di mucca (Italia) e un ibis scarlatto imbalsamato (Venezuela). Come si apprende dall’audioguida, il poeta costruì̀ la casa come se fosse un giocattolo con cui divertirsi dal mattino alla sera.

Dalla dimora di Neruda svoltando l’angolo si trova il Verso Restaurante, il migliore tra i molti locali della zona aperti a pranzo. Scendendo ancora si raggiungono Cerro Bellavista e i suoi murales e mosaici. Purtroppo, le opere di famosi artisti che formano il Museo a Cielo Abierto (‘Museo all’Aperto,’ un tempo la principale attrazione del quartiere) sono in cattive condizioni. Nella zona circostante ci sono alcuni eccellenti ristoranti e caffè. Da qui con l’Ascensor Espíritu Santo si sale a un punto a pochi passi da Plaza Victoria, delimitata da edifici d’epoca, tra cui la sobria cattedrale di Valparaíso.

Valparaíso
La vista da Cerro Florida ©Helissa Grundemann/Shutterstock

Valparaíso di sera

Generazioni di cileni si sono riversate a Valparaíso con un obiettivo: trascorrere la notte ballando in uno dei suoi folli e leggendari locali notturni, dove la personalità libera di questa città si esprime al massimo. Se non si desidera trovarsi da soli sulla pista da ballo, non è neppure pensabile arrivare prima di mezzanotte.

Piuttosto, iniziate la serata in uno dei favolosi bar, come Casa Cervecera Altamira, con un ottimo assortimento di hazy IPA e dry stout, oltre a piatti sostanziosi, o Bar del Tío, che serve cocktail fantasiosi e convenienti e bella musica. Se non c’è posto (nel weekend è affollato), optate per il Bar Ritual, un locale ricco di atmosfera sul lato opposto della via, rinomato per i suoi potenti ed economici Pisco Sour.

La tappa successiva dipende dal tipo di serata che desiderate trascorrere. Per qualcosa di classico andate nel locale più antico della città, Cinzano, dove vecchi marinai ascoltano tradizionale musica folk cilena. Al vicino Máscara ragazzi tra i 20 e i 30 anni ballano sulle note disco, new wave, divas e Britpop (un’ossessione cilena). Máscara è molto gay­friendly, ma in genere i membri della comunità LGBTIQ+ finiscono per trasferirsi da Pagano, che assicura divertimento scatenato e folli spettacoli di drag queen. Altri locali notturni vanno e vengono, questi tre no.

Come muoversi a Valparaiso

Vi pentirete di aver portato l’auto a Valparaíso, percorsa da un dedalo di strade che si inerpicano su per colline assurdamente ripide. In teoria le strade sono a due sensi, ma spesso ci può passare un’auto sola. Quindi è meglio spostarsi in autobus o in taxi. La città può essere visitata in gran parte a piedi, usando le funicolari per evitare alcune ripide salite (ma di sicuro non tutte).

Luoghi dove perdersi? In Vietnam, ad Hoi An, nella città delle lanterne

Luoghi dove perdersi? In Vietnam, ad Hoi An, nella città delle lanterne

Stradine colorate e tradizioni millenarie: Hoi An, nel Vietnam centrale, è una città romantica dove a farla da padrone non sono soltanto le tonalità del rosso tanto care agli orientali, ma milioni di lanterne che illuminano ogni angolo.

Amata dai turisti e dagli irriducibili del selfie da pubblicare sui social, regala un’atmosfera magica soprattutto al tramonto quando questi piccoli “fari” dalle mille gradazioni cromatiche sembrano prendere luce e vita.

Passeggiando per il suo centro storico

Il cuore di Hoi An sembra essere fermo nel tempo ed è rimasto intatto nei secoli, idealmente abbracciato da palazzi storici nelle tonalità pastello. E poi c’è il fiume Thu Bon e i balconi ricoperti di fiori, appena lontano dalle spiagge dove osservare le sfumature del cielo durante il giorno. Da queste parti le influenze a tavola e nello stile sono notevoli, perché nel tempo vi hanno abitato cinesi, giapponesi, olandesi francesi e portoghesi. La sua parte vecchia è perfetta per l’inizio di un tour, attraverso le vecchie mura che sono Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Il consiglio è quello di perdersi alla ricerca di angoli nascosti e remoti e poi spostarsi verso le boutique tipiche, i piccoli negozi, i ristoranti e i caffè.

Imperdibile la sua cucina

Da provare ad Hoi An, ovviamente, anche i piatti tipici magari fermandosi nei ristorantini lungo il fiume, attendendo il crepuscolo per osservare le tinte delle lanterne. E poi magari potrebbe essere una buona idea anche quella di iscriversi a uno dei tanti corsi di pietanze vietnamite che si tengono da queste parti.

Informazioni utili

Dopo aver acquistato il ticket di ingresso si può accedere in città e visitare quattro tra i monumenti principali, inseriti in una apposita lista. Il ricavato consente che vengano curati e preservati, in un luogo che presta grande attenzione all’ambiente tanto da aver chiuso al traffico la sua zona più antica. Il momento migliore per andare va da fine gennaio a fine agosto quando il clima è più secco e caldo. Negli altri mesi tende a piovere parecchio.

Da vedere

Il simbolo di Hoi An è il Ponte Coperto Giapponese del 1700, che suddivideva la parte cinese da quella giapponese. E poi ci sono le lanterne di seta in giro per la città e la possibilità di salire a bordo di una barca tradizionale e organizzare un giro lungo il corso d’acqua locale. C’è, ancora, il piccolo tempio dedicato a Quan Cong, un generale cinese molto stimato per la sua bontà d’animo. Senza dimenticare le tante sartorie artigianali presenti dove farsi confezionare qualche capo, in quella che è la capitale della seta e della sartoria.

Seychelles: tesori di bellezza e biodiversità nelle isole dell’oceano Indiano

Seychelles: tesori di bellezza e biodiversità nelle isole dell’oceano Indiano

Da Anse Marron e Anse Banane, La Digue a Moyenne Island nel parco marino St. Anne, scopriamo la bellezza e la biodiversità delle isole Seychelles

ANSE MARRON, L’ESCURSIONE PIÙ EMOZIONANTE A LA DIGUE

Per chi è alla ricerca di un’esperienza indimenticabile, tra trekking, foresta e spiagge deserte, Anse Marron sull’isola di La Digue è l’attività da non perdere. Accompagnati da una guida, si intraprende un viaggio incantevole attraverso la bellezza incontaminata di La Digue percorrendo il frastagliato terreno costiero a sud ovest dell’isola, fino all’appartata spiaggia di Anse Marron, con le sue piscine naturali.

Seychelles

Questa avventura coinvolgente promette momenti indimenticabili e paesaggi incontaminati, il tutto avvolto dalla magia della straordinaria natura delle Seychelles. L’escursione prevede un trekking costiero panoramico di due ore, attraverso il terreno roccioso, ammirando le viste impareggiabili delle coste incontaminate di La Digue.

La spiaggia di Anse Marron è una gemma appartata con una piscina naturale incorniciata da colossali rocce di granito dove si potranno trascorrere dei piacevoli momenti di relax, nuoto e snorkeling grazie alle sue cristalline acque, calme tutto l’anno.

Durante il percorso è possibile anche incontrate la flora e la fauna uniche delle Seychelles, tra cui l’elusivo Seychelles Paradise Flycatcher, ragni delle palme, gechi e piante esotiche come la cannella, il gelso indiano e il pandano. L’escursione si conclude arrivando sulle rive sabbiose di Anse Source d’Argent. Il tour, di gruppo (4-8 persone) o individuale, è aperto ad adulti e bambini dai 6 anni, tenendo a mente che il trekking dura almeno due ore attraversando anche zone rocciose e a volte impervie.

ANSE BANANE A LA DIGUE

La spiaggia di Anse Banane si trova sulla costa orientale di La Digue, con una vista mozzafiato sull’imponente Oceano Indiano e le isole limitrofe, Felicité, Marianne, Grand Soeur e Petite Soeur.

Seychelles

L’acqua non è particolarmente profonda, quindi poco adatta per nuotare, e la spiaggia è ricca di coralli con una sabbia più grossolana rispetto alle altre dell’isola.

Anse Banane è facilmente raggiungibile a piedi, in bici o in taxi. Basta seguire la strada che si snoda da La Passe in direzione nord fino ad arrivare alla parte est dell’isola. La maggior parte dei visitatori vi arriva in bici e combina l’escursione ad Anse Banane con un giro nel nord di La Digue, raggiungibile continuando sulla stessa strada.

Anse Banane è famosa soprattutto per il suo panorama su quattro isole vicine, oltre che per i piccoli negozi e il ristorantino “Chez Jules”, che si contraddistingue per la vista meravigliosa e la posizione romantica. Il piccolo snack bar è molto famoso ed è considerato una delle perle segrete dell’isola. Qui si servono succhi di frutta fresca, frutti locali e su richiesta anche pranzo e cena. La spiaggia è spesso deserta e con un pizzico di fortuna si possono incontrare anche le tartarughe giganti che girano libere in quella zona.

Grazie al piccolo snack bar, una bella vista e un facile accesso, è una spiaggia ideale per molti visitatori che vogliono esplorare a fondo l’isola di La Digue, spingendosi oltre le più popolari Anse Source d’Argent o Grand Anse.

MOYENNE ISLAND, L’ISOLA DA NON PERDERE NEL PARCO MARINO ST. ANNE

A 6 km ad est di Mahé, l’isola fu la proprietà di una dama inglese eccentrica, Emma Best, e del suo serraglio composto da cani ed altri animali. Dal 1915 all’inizio degli anni ’70, l’isola fu abbandonata prima di essere riscattata da Brendon Grimshaw, il redattore di un giornale inglese che trasformò l’isola in un giardino tropicale facilmente accessibile, dove egli visse da solo come un moderno Robinson Crusoe.

Seychelles

L’isola è oggi classificata Parco Nazionale in seno al medesimo Parco Nazionale Marino di Sainte-Anne (Moyenne Island National Park) per la sua grande diversità di flora e fauna e risponde perfettamente alle speranze del Sig. Grimshaw ed il suo seguace René Antoine Lafortune quando ha acquistato l’isola.

Qui si possono ammirare 45 specie di flora endemiche, 110 tartarughe giganti che girano libere e percorrere il sentiero trekking che attraversa tutta l’isola (percorso di circa 1 ora) sulle tracce di pirati e antiche leggende. Si narra infatti dell’esistenza di un tesoro nascosto, e di fantasmi guardiani dell’isola (sono presenti, in effetti, anche due misteriose tombe di epoche passate). L’escursione giornaliera parte dal porto di Victoria e include il trasferimento in barca, l’esplorazione della barriera corallina e delle specie marine del parco e un pranzo barbecue sulla spiaggia.

LE SEYCHELLES, UN IMPORTANTE HOTSPOT DI BIODIVERSITÀ

La flora e la fauna endemica delle 115 isole incontaminate dell’arcipelago sono state preservate da 150 milioni di anni, quando la massa terrestre che era il Gondwanaland lasciò dietro di sé un piccolo continente sottomarino le cui cime più alte sono oggi conosciute come le Isole Seychelles.

Seychelles

I visitatori possono ammirare ancora oggi il Coco de Mer, la leggendaria noce di cocco a due lobi unica delle Seychelles, una delle rane più piccole del pianeta, una serie di uccelli rarissimi e molto altro ancora, tutti nascosti in un angolo dell’Oceano Indiano.

Oggi le isole fanno parte dell’Hotspot di biodiversità dell’Oceano Indiano occidentale

Le Seychelles vantano anche due siti dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, uno dei quali è la straordinaria valle preistorica nota come Vallée de Mai, dove cresce il Coco-de-Mer; la magnifica Aldabra, il più grande atollo corallino sopraelevato del mondo, con la sua popolazione di circa 150.000 tartarughe giganti di Aldabra e molti altri tesori, è il secondo sito UNESCO del Paese.

Con circa 15 sentieri a Mahe, Praslin, La Digue e Silhouette tra cui scegliere, le Seychelles sono diventate rapidamente un terreno fertile per alcune delle passeggiate e dei percorsi naturalistici più sorprendenti dell’Oceano Indiano. Sia che preferiate una lunga o breve passeggiata senza fretta o una vigorosa escursione su un ripido sentiero di montagna, da percorrere con una guida locale, i diversi percorsi mostrano la ricchezza e l’eccezionale biodiversità dell’isola, le spiagge più isolate e i parchi nazionali marini incontaminati.

Lo splendore degli alberi che ricoprono le 41 isole granitiche e le 1500 specie di piante da fiore includono l’incredibile albero delle meduse, di cui rimangono solo pochi esemplari, la pianta carnivora e altre 75 specie di piante rare ed endemiche, senza contare le piante medicinali.

Seychelles

Inoltre, è un paradiso per gli ornitologi: diverse isole ospitano un totale di 13 specie e 17 sottospecie di uccelli, che si trovano solo lì e in nessun altro posto al mondo. In particolare, Cousin e Aride Island sono riserve ornitologiche che possono essere visitate con escursioni giornaliere. Sull’isola di Praslin, il famoso pappagallo nero delle Seychelles può ancora essere avvistato tra le palme della Vallée de Mai, mentre l’isola di La Digue ospita un’altra rara specie di uccello endemico delle Seychelles, il Paradise Fly-Catcher.

Le foreste di Mahé sono il rifugio di un’altra specie di uccello raro, il gufo comune a zampe nude, che si pensava fosse estinto da più di un secolo, prima di essere riscoperto nel 1959. Oltre alle rare specie di tartarughe disseminate sulle isole, altri rettili autoctoni includono il Terrapin d’acqua dolce, il Camaleonte tigre delle Seychelles e diverse specie di Skink e Gecko. Gli unici mammiferi autoctoni delle Seychelles sono i pipistrelli: il pipistrello della frutta delle Seychelles e il pipistrello dalla coda a guaina.

Seychelles

La biodiversità marina delle Seychelles è anch’essa abbondante, con i Parchi Nazionali Marini che i luoghi migliori per lo snorkeling con la loro sorprendente abbondanza di pesci, anche nelle barriere coralline poco profonde.

Grazie al suo estremo isolamento, l’integrità ecologica delle isole Seychelles rimane intatta, offrendo ai visitatori alcune delle esperienze naturali più uniche da esplorare.

MAROCCO, DORMIRE IN UN RIYĀD PER IMMERGERSI NELLA CULTURA MAGREBINA

MAROCCO, DORMIRE IN UN RIYĀD PER IMMERGERSI NELLA CULTURA MAGREBINA

Un’esperienza autentica a contatto con la tradizione del Maghreb

riyāḍ sono abitazioni tipiche tradizionali del Marocco. Il nome arabo significa “giardino” che, infatti, rappresenta il cuore dell’edificio intorno al quale si sviluppa la singolare l’architettura della struttura.

Presenti nelle medine di alcune città del Paese, i riyāḍ hanno origini antiche. Nascono sotto la dinastia berbera degli Almoravidi, che regnò alla fine dell’XI secolo nel Maghreb e nella Spagna musulmana. L’origine arabo-andalusa ha caratterizzato lo stile unico di queste secolari case marocchine.

Sono edifici totalmente chiusi senza affacci all’esterno, per garantire una completa privacy, fondamentale nella cultura islamica. Costruiti con numerose stanze distribuite su più piani, si sviluppano intorno ad un giardino o ad un cortile interno, arricchito da fontane, piante e fiori. Sono decorati con figure geometriche e arabeschi multi colore.

Attualmente numerosi palazzi storici sono stati trasformati in apprezzate strutture turistiche, come alberghi e ristoranti, con il giardino interno che rappresenta ancora lo spazio principale per il relax. Un soggiorno in un riyāḍ permette di immergersi nelle tradizioni culturali e architettoniche magrebine.

Papeete apre le porte al paradiso polinesiano tra modernità e tradizione.

Papeete apre le porte al paradiso polinesiano tra modernità e tradizione.

Papeete, capitale tropicale della Polinesia Francese sull’isola di Tahiti, vive al ritmo della cultura, della musica e della danza nate nel cuore dei Mari del Sud.

Nel significato del suo nome, “catino d’acqua” nella lingua locale, riecheggia non solo l’importanza come antico luogo di ritrovo per i tahitiani che facevano approvvigionamento idrico riempiendo delle zucche svuotate ma anche la successiva funzione strategica di approdo lungo le rotte commerciali e baleniere. Il suo porto era infatti facilmente accessibile e protetto da una bella baia.

Oltre il mito del suo passato l’area metropolitana, che oggi ospita 110.000 abitanti, concentra qui le principali attività politico-economiche e i trasporti internazionali. Il viaggiatore curioso di mescolarsi alla sua atmosfera cosmopolita saprà lasciarsi ispirare dal ventaglio di attrazioni culturali e paesaggistiche che ha da offrire, non riducendola ad una semplice base di passaggio per raggiungere Moorea, Bora Bora e le altre isole polinesiane.

L’inizio di una visita non potrà che cominciare dal centro che ne custodisce gli edifici di maggior valore storico e civico. Il palazzo più antico è quello vescovile, elegante esempio di architettura coloniale del 1869. Di gusto neogotico è invece la cattedrale cattolica di Notre Dame che con la sua inconfondibile guglia e le belle vetrate colorate viene fatta risalire al 1875. Decisamente più moderno, ma costruito sul modello dell’antica casa della famiglia reale tahitiana Pomare è l’Hotel de Ville, il Municipio degli anni ‘90.

Per trovare anche in città un assaggio della rigogliosa natura del Pacifico regalati una piacevole passeggiata nei graziosi spazi verdi. Se nel Parc del Bouganville troverai una vera e propria oasi lussureggiante dove rinfrancarti, nei panoramici Jardins de Paofai potrai osservare il viavai delle pittoresche canoe a bilanciere allineate sulla spiaggia. Vengono usate ogni mattina, mezzogiorno o sera dalle donne e uomini che ripercorrono la laguna secondo i costumi dei loro antenati.

Tradizioni e leggende si mescolano, poi, nelle vivaci gallerie e musei dalle curate collezioni. Archeologia ed etnografia sono i focus del Te Fare Manaha Museum, edificato lì dove un tempo sorgeva la struttura sacra di un marae. Alle virtù delle perle è dedicata la collezione dell’imprenditore locale Robert Wan che vanta la più grande perla tahitiana rotonda del mondo.

Il cuore più autentico di Papeete batte però nei luoghi di ritrovo della collettività… soprattutto la domenica!
Nelle chiese ti aspettano i gioiosi canti della messa, gli sgargianti abiti e i copricapi a tesa larga delle donne dell’isola.
Mentre durante questo giorno festivo nell’esuberante mercato locale ti lascerai trasportare dal passaggio di famiglie che vengono qui a fare acquisti per preparare il brunch domenicale fin dalle prime ore del mattino. Particolarmente interessanti le aree dedicate alla vendita del delizioso pesce fresco e dei fiori. Lasciati avvolgere dagli aromi di tiare, taina, frangipane, pitate e altre varietà esotiche. Sali al piano superiore per dedicarti all’acquisto di splendidi manufatti di artigianato locale proveniente da tutti gli atolli con oggetti di legno intarsiato, parei e biancheria per la casa con motivi floreali, cappelli, borse intrecciate e naturalmente perle e l’olio di monoi!

In quanto paese d’oltreoceano della Repubblica Francese, le Isole di Tahiti a tavola invitano a provare un mix fusion che ai sapori francesi aggiunge tocchi di cucina asiatica combinati con gli ingredienti freschissimi provenienti dal mare e dalla natura rigogliosa. Tra le preparazioni tradizionali più apprezzate quella con cottura nel forno interrato ahimā o ricette tipiche come quella del “poisson cru”, deliziosa miscela di pesce appena tagliato, verdure e latte di cocco. Se sei amante dello street food un’esperienza molto “local” a Papeete sarà quella nelle“roulottes”, accoglienti ed economici ristoranti mobili davanti al mare di Place Vaiete. La birra Hinano sarà la bevanda da ordinare per accompagnare un pasto rilassato chiacchierando con la gente, sempre pronta a condividere un consiglio, un’informazione o una storia seguita da un sorriso.

Fuori dall’area metropolitana la bellezza naturalistica dell’Isola Regina si divide tra l’interno montagnoso e le spiagge. Sabbia nera sulla costa orientale e bianca su quella occidentale, spot per il surf o le immersioni nella ricca barriera corallina. Oltre il paradiso acquatico se ne disegna uno ancora più avventuroso nel selvaggio entroterra all’ombra delle vette dei monti Orohena e Aorai tra vegetazione lussureggiante, cascate, la Valle di Papenoo e le vedute mozzafiato dall’altopianoTaravao.

Se tutto questo non ti sembrasse sufficiente per spendere il tuo tempo qui non mancheranno anche imperdibili occasioni per fare esperienza della viva cultura polinesiana. Tra la fine di giugno e l’inizio di luglio per quattro settimane si svolge l’Heiva, la festa più importante e conosciuta della Polinesia Francese con competizioni di musica, danza, cultura e sport. A novembre si svolge un partecipato festival dedicato alla tradizione del tatuaggio. Ancora ben conservati i murales e graffiti che per diversi anni hanno accolto numerosi artisti internazionali nella manifestazione Ono’U dedicata alla street art.