Antigua e Barbuda, incantevoli eden d’oltreoceano.

Antigua e Barbuda, incantevoli eden d’oltreoceano.

Un po’ british, molto caribeñe. Queste due perle delle Piccole Antille affascinano per le loro atmosfere “tropical-english”, e per un irresistibile fascino corsaro. Storie di pirati, ammiragli e avventurieri, ma anche spiagge da sogno e mare cristallino.

Ad Antigua non è raro sorseggiare un Earl Grey Tea con vista Mar dei Caraibi, qui l’eredità britannica si mixa all’anima più autentica, quella caraibica. A Barbuda invece è facile dissetarsi con qualche cocco maturo da sciabolare, tanto è pura e incontaminata, una dimensione perfetta per vivere entusiasmanti avventure. Sorelle diverse ma allo stesso tempo inseparabili, quelle di un sogno tropicale che prolunga l’estate e dimentica la brutta stagione.

Con Ensy7 è possibile volare ad Antigua con volo dall’Italia via Francoforte a partire da novembre, un’occasione unica per vivere la magia del mare anche in inverno. Queste isole sono la destinazione ideale per concedersi attimi di puro relax e divertimento, in perfetto stile balneare grazie alle 365 spiagge di sabbia bianca e rosa, una per ogni giorno dell’anno. Questi gioielli delle Piccole Antille rivelano inoltre un ricco patrimonio culturale legato alla storia europea: nel lontano 1493 fu Cristoforo Colombo a nominare l’isola omaggiando Santa Maria de la Antigua, la santa miracolosa di Siviglia. Un incipit “celeste” del passato coloniale che durò per secoli e vide l’avvicendarsi degli interessi di due corone, spagnola e inglese, fino alla dichiarazione d’indipendenza nel 1981.

Natura, cultura e avventura, un intreccio intrigante per una vacanza unica, dal sapore intenso come quello dell’Antiguan Smile, il tipico cocktail fruttato preparato con due ingredienti a km zero, il Cavalier Rum dell’Antigua Distillery e ananas nero. Tuffati nel mare cristallino per esplorare mondi sommersi, e nuotare assieme alle razze e alle tartarughe marine, lasciati guidare nella foresta pluviale o percorri la costa sud fino a raggiungere la storica zona di English Harbour. Non perdere le tappe culturali più importanti come Shirley Heights, Block House e Nelson Dockyard, Infine, rilassati e goditi l’estate senza fine ai Caraibi.

Antigua, spiagge che passione

Antigua è la destinazione perfetta per una vacanza balneare. Le sue splendide spiagge, insieme a quelle di Barbuda, contano un totale di 365 distese di sabbia bianca soffice come borotalco, che sfumano nel turchese del Mar dei Caraibi, offrendo un invito irresistibile a trascorrere una vacanza balneare. Incantevole è il candido litorale a sud-est dell’isola, l’Half Moon Bay, noto per le acque calme e trasparenti dai fondali incantati, perfette per praticare snorkeling e spettacolari immersioni. Le spiagge che costeggiano questa bellissima baia sono perfette per rilassarti, magari all’ombra degli alberi di coccoloba che caratterizzano il paesaggio e si confondono con le snelle palme da cocco. Sempre lungo la costa meridionale di Antigua, da non perdere la Rendezvous Bay, una lunga distesa di sabbia color madreperla e acque turchesi, incorniciata dalla verdissima foresta pluviale dell’entroterra.

Ad ovest spunta una delle località più amate, la Jolly Bay. Qui si trova un vero e proprio gioiello, la North Beach, considerata una spiaggia “luccicante” per la presenza di una miriade di piccole conchiglie dai toni rosa madreperlati che scintillano al sole, a differenza della bianchissima South Beach. Se invece desideri cavalcare le onde, la penisola Five Islands è quello che fa per te. In questa propaggine di terra che si allunga a nord-ovest, spunta la Galley Bay, place to be per sportivi e amanti della tavola da surf. Non distante si trova l’idilliaca Hawksbill Bay, inconfondibile per la singolare forma allungata e ricurva, simile ad un’enorme testa di tartaruga marina suddivisa in quattro spiaggette più piccole, orlate da una vegetazione rigogliosa.

Lungo la parte occidentale e settentrionale dell’isola di Antigua spuntano alcune strutture proposte da Ensy7, come Hawksibill Resort Antigua, che affaccia direttamente sulla bella Landing Bay Beach. Una struttura semplice dedicata ad una clientela in cerca di una vacanza tranquilla e con tanta voglia di mare: uno dei punti di forza del resort sono le 4 bellissime spiagge perfette per rilassarsi e tuffarsi nel mare cristallino.

Lungo il versante nord occidentale dell’isola, si trova il nuovissimo Royalton Antigua, proposto da Ensy7, incantevole resort affacciato sulla Deep Bay. Questa elegante struttura offre ai suoi clienti una vacanza indimenticabile, perfetta anche per le famiglie. Se invece stai cercando un resort per soli adulti, il Royalton CHIC Antigua affacciato sulla bellissima Dickenson Bay, è il rifugio perfetto, con tutti i comfort di ultima generazione. Scegli il resort che fa per te, la spiaggia tra 365 candidi nastri di sabbia e mille avventure in quest’isola caraibica dalla duplice anima che non smette mai di stupire.

Antigua e Barbuda, incantevoli eden d’oltreoceano
LE MERAVIGLIE DELLA PIU’ GRANDE MINIERA DI SALE D’EUROPA.

LE MERAVIGLIE DELLA PIU’ GRANDE MINIERA DI SALE D’EUROPA.

Il luogo con l’aria più pura del pianeta! Alla scoperta della Miniera di Sale di Slănic Prahova in Slovenia.

La miniera di sale di Slănic è ubicata nella contea di Prahova (Romania), a circa 100 km da Bucarest e ad un’altitudine di circa 400 metri.
Con i loro 80.000 metri quadrati di superficie, le spettacolari 14 camere esistenti, ottenute dall’estrazione di circa 2.9 milioni di metri cubi di sale, formano la più grande miniera di questo tipo d’Europa, ora trasformata in un museo. Le loro pareti e le volte raggiungono altezze superiori ai 50 metri, mostrando in tutta la loro bellezza gli strati rocciosi deformati da una tettonica compressiva.

Situata in una zona collinare tra la valle di Prahova e quella di Teleajen, a 100 km a nord di Bucarest, c’è una salina antichissima e tra le più grandi d’Europa, famosa per i suoi effetti curativi: la Miniera di Sale di Slănic Prahova, chiusa per scopi estrattivi, è però aperta per i visitatori dal 1970 e permette di vivere un’esperienza eccezionale.

La storia affascinante della Miniera di Sale di Slănic Prahova

La storia di Slănic Prahova risale a secoli fa, quando, nel 1685, Mihail Cantacuzino si rese conto della presenza di un deposito di sale e aprì la miniera acquistando la tenuta. Le sue gallerie intricatamente intrecciate, scavate nelle viscere della terra, infatti, hanno giocato un ruolo cruciale nell’approvvigionamento di sale nel corso del tempo. Per tutto il ‘600 il sale fu sfruttato con il metodo della “campana” e nel 19112 arrivò l’illuminazione elettrica. I lavori minerari, però, terminarono nel 1970.

Come esplorare la salina di Slănic Prahova e le sue meraviglie sotterranee

Per coloro che desiderano vivere un’avventura unica, una visita alla Miniera di Sale di Slănic Prahova è un must assoluto. La salina si compone di due livelli, chiamati Unirea al piano inferiore e Mihai a quello superiore.

L’esperienza inizia con l’immersione nelle profondità della miniera attraverso gallerie illuminate e ben strutturate. Una volta al suo interno, è possibile ammirare la bellezza cristallina delle stalattiti e delle stalagmiti di sale che adornano il sottosuolo. La miniera è composta da 14 camere a profilo trapezoidale e la famosa “Room Unirea” è un gioiello, un luogo magico dove le dimensioni imponenti catturano l’immaginazione e la luce accogliente crea un’atmosfera surreale.

Durante la visita, respirare l’aria arricchita di ioni di sodio è un’esperienza che molti considerano benefica per la salute respiratoria. Infatti, dopo la fine dei lavori estrattivi, la miniera è stata trasformata in un sanatorio per la cura delle malattie polmonari per via del suo microclima di aria salina e della temperatura a pressione atmosferica costanti tutto l’anno. Slănic Prahova si rivela così non solo un luogo di meraviglia naturale, ma anche un rifugio di benessere sotterraneo.

All’interno si trovano anche un piccolo museo di storia e diversi campi sportivi: di pallavolo, pallamano, tennis e calcetto, un’area gioco per bambini, kart e giochi meccanici. Non solo: qui è possibile rilassarsi e godere dei benefici del sale nell’area attrezzata con lettini, sedie, tavoli. La miniera viene anche sfruttata per organizzare varie competizioni sportive ed eventi, come mostre e concerti. In particolare, presso la miniera Unirea si svolgono gare di aeromodellismo nazionali e internazionali, grazie alla velocità di circolazione dell’aria prossima allo zero.

Grazie alla sua bellezza unica, la miniera di sale di Slănic Prahova è utilizzata spesso anche come set cinematografico.
StatiUniti d’America.

StatiUniti d’America.

Un viaggio negli USA?

Per molti rappresenta il sogno di tutta una vita ed è molto facile capire il perché.

Gli Stati Uniti sono riconosciuti nel mondo come il tempio della modernità, dell’hi-tech e dell’innovazione, dei movimenti d’avanguardia e delle nuove tendenze, della cultura e dell’arte contemporanea.

Ma anche come una terra capace di ammaliare il visitatore per la sua prorompente e selvaggia natura, con scenari e paesaggi di sorprendente bellezza e biodiversità.

È proprio questo impareggiabile connubio tra natura e progresso che ammanta questa nazione di fascino e calamita con forza la nostra curiosità e la nostra attenzione.

Abbiamo imparato a conoscere gli States attraverso i libri di storia, i romanzi, il cinema, le serie Tv, i fumetti e in mille altri modi ancora, al punto che, anche se non ci siamo mai stati prima, i suoi luoghi e le sue città di ci sembrano quasi familiari.

Ma è proprio così?

Pianificare un viaggio negli Usa non è semplice come potrebbe sembrare, soprattutto se si desidera spostarsi con un tour in più tappe sul territorio.

Stiamo parlando di un paese esteso per 9.834.000 km², più di 32 volte l’Italia, con caratteristiche geografiche, storiche e culturali molto diverse da stato a stato.

Viaggiare in Texas o in California, ad esempio, è come atterrare su un altro pianeta rispetto a visitare il Massachusetts, il Connecticut o la Pennsylvania.

Ma anche le grandi distanze sono un aspetto da tenere presente, perché dalla costa del Pacifico a quella Atlantica corrono oltre 5000 km, e non è un gioco da ragazzi sincronizzare tutti i mezzi e gli spostamenti per ammirare quante più attrazioni possibili, come tutti desideriamo.

E poi c’è il clima, che cambia in maniera importante nelle varie regioni e stagioni dell’anno, le differenti regole della guida per strada, i documenti e le assicurazioni necessarie, sanitarie e non solo.

Noi di Ensy7 lo sappiamo bene perché abbiamo attraversato gli States in lungo e in largo e conosciamo quali meraviglie racchiudono i suoi territori, ma anche le criticità e i problemi a cui puoi facilmente andare incontro, se organizzi il tuo viaggio a cuor leggero e senza adeguata preparazione.

Ma sai qual è la cosa peggiore?

La cosa peggiore è tornare a casa con il rimpianto di esserti perso qualcosa di quello che veramente stavi cercando.

Ecco perché la scelta ideale per te potrebbe rivelarsi quella di organizzare il tuo viaggio insieme a Ensy7 esperti degli USA.

Persone che non parlano per sentito dire o perché si sono documentate su un catalogo turistico, ma perché possiedono una conoscenza diretta e consolidata del territorio, e l’esperienza e la competenza professionale indispensabile per consigliarti tra le varie opzioni e tipologie di viaggio.

Un Tour di gruppo o un’avventura on the road, in macchina, in moto, in camper e perfino in bus, sono tante le esperienze che potrebbero calzarti a pennello e alle quali magari non hai nemmeno pensato.

Ma se lo vorrai, potremo suggerirtele noi!

Ciò che possiamo fare per te e… con te!

Possiamo organizzare il tuo viaggio su misura negli Stati Uniti studiando il soggiorno e l’itinerario nei minimi dettagli, per realizzare un’avventura indimenticabile, costruita esattamente come vuoi tu.

Guidarti nella scelta dei luoghi e delle città, per farti conoscere le meraviglie autentiche di questo paese e il vero spirito “dell’american way of life” invece delle classiche esperienze di viaggio che, per ragioni commerciali, vengono offerte un po’ a tutti.

Calcolare con realistica precisione tempistiche e spostamenti, affinché tu possa goderti con comodo le meraviglie che vuoi ammirare e non caricarti di stress, girando su e giù come una trottola per tutta la tua vacanza.

Prenotare biglietti, voli, hotel, escursioni, tour e ogni genere di travel experience di tuo gradimento. Non dovrai fare altro che vivere con gioia la tua avventura senza nessun impegno, pensiero o preoccupazione.

Utilizzare i database, i software e gli strumenti informatici professionali di cui disponiamo e sfruttare la nostra rete di fornitori e referenti locali, per garantirti sempre reale disponibilità di posti e le migliori tariffe proposte in ogni momento dal mercato.

Assicurarti la nostra presenza durante tutto l’arco della vacanza. Così potrai risolvere facilmente ogni eventuale problema o piccolo imprevisto avvalendoti del nostro aiuto. Dubbi o domande? Ti forniremo a distanza “dritte ed indicazioni” che potranno esserti estremamente utili una volta arrivato a destinazione.

Zurigo, la città dove si vive meglio. Da 7 anni è leader mondiale per la qualità della vita.

Zurigo, la città dove si vive meglio. Da 7 anni è leader mondiale per la qualità della vita.

La città elvetica per sette anni consecutivi (dal 2001) è risultata prima nella classifica mondiale della qualità della vita. Città di cultura, arte e bellezze naturali, adagiata com’è in riva al suo lago e circondata da alte montagne. Vi hanno studiato ben 21 premi Nobel, Einstein in primis: un record. Città di piacevoli contrasti: dall’antico centro storico e al riqualificato quartiere post industriale di West Zürich, che tanto piace ai giovani. Da non perdere i musei Fifa e Lindt, tra calcio e golosità

Zurigo è la città dove si meglio, in termini di qualità della vita. Ovvero di qualità dei servizi, di proposta culturale, di rispetto della natura. In altri versi, una città ecologica e sostenibile. Colta e votata all’arte, seppur con un piglio anticonformista che la connota da sempre. Questo va sottolineato, al di là degli stereotipi che spesso la dipingono come una città austera, tutta lavoro e regole rigide. Per sette anni di seguito (dal 2001 al 2007) la città elvetica è stata in vetta alla classifica riservata alle “metropoli” stilata in base ai 39 rigidi parametri della Mercer Quality of Living. Ora è scesa al terzo posto dietro a Vienna e a Auckland. Un podio di cui Zurigo va tutt’oggi fiera. Un modo per dimostrare che dietro le sue fortune economiche c’è una città eclettica, cosmopolita e aperta al mondo.

Attenta al vivere quotidiano dei suoi cittadini e di chi la sceglie per lavoro. Zurigo, la bella Zurigo, che può contare su una posizione naturale da far invidia, incastonata com’è fra arcigne montagne e riflessa sulle acque del “suo” lago. Come pure sulla tanta arte che la città esprime attraverso un ventaglio incredibile di musei, attività culturali e avanguardie urbanistiche originali. Come il quartiere di Zürich West, salvato dal degrado post industriale e diventato un polo di attrazione per i giovani. Con locali alternativi, ristorantini e parchi ricavati laddove c’erano fabbriche, cataste di contanier e impattanti cavalcavia. Zürich West famosa anche l’ex fabbrica del latte e dello yogurt Tony che oggi, dopo un radicale restyling in chiave moderna, ospita l’Università e il museo di arte contemporanea. Recupero, riqualificazione e sostenibilità i concetti applicati nella lodevole e ben riuscita operazione.

Città di primati: lo dicono i numeri

Zurigo è una combinazione stupefacente di numeri: oltre 2000 fra ristoranti e bar, 1200 fontane di acqua potabile, 500 chilometri di piste ciclabili, 50 musei e 21 Premi Nobel, ovvero studiosi laureatisi o saliti in cattedra all’Università e al Politecnico Cantonale. Tra di essi anche il fisico Albert Einstein, che ha rivoluzionato le teorie sull’atomo, ed Emilie Kempin Spiry, prima donna svizzera laureata in giurisprudenza e prima docente donna all’ateneo, passata alla storia per le sue battaglie a favore dell’emancipazione femminile, ingaggiate per poter lavorare e a causa delle quali si ammalò, morendo (nel 1901) a soli 48 anni.

Un bagno sul fiume Limmat dopo il lavoro

Ma la combinazione che distingue Zurigo è l’aver trovato una felice sintesi tra la frenetica vita metropolitana e il piacere, ad esempio, di immergersi per un bagno dopo il lavoro nelle placide acque del fiume Limmat, che attraversa il cuore della città. Zurigo sa alternare il suo consolidato ruolo di capitale economica della Svizzera a quello di città “ludica” e delle tentazioni golose.  In città hanno sede il Museo della Fifa (Fifa Museum) da una parte e il Museo della Lindt dall’altra (Lindt Chocolateria): sono due luoghi coinvolgenti. Il Fifa Museum sorge a Zurigo, perché l’associazione del calcio mondiale ha sede qui dal 1932. Il museo è un avvincente viaggio nella storia della Coppa del Mondo di calcio. Ci sono le magliette di tutte le squadre del pianeta, (211 le federazioni affiliate), filmati di tutte le edizioni dei campionati del mondo, dediche di campioni, tanti memorabilia, come la pipa di Bearzot e i sigari di Lippi. Tantissimi gli aneddoti: la mitica Coppa Rimet rubata due volte, la coppa attuale realizzata da un artista milanese: Silvio Cazzaniga. E poi c’è la parte interattiva: si possono persino tirare dei rigori. Il Museo della Lindt è invece un tempio di golosità. Si trova a Kilchberg, affacciato sul lago di Zurigo: l’opera degli archistar Christ & Gantenbein ospita un percorso esperenziale unico, aperto da una fontana alta nove metri da cui zampilla il cioccolato. E’ un viaggio anche nella storia del cacao. Il cioccolato si può assaggiare dalla fase morbida fino alla tavoletta. Il museo registra il tutto esaurito sempre.

L’incredibile storia dell’opera “Irène” di Renoir

E restando in tema di musei, uno per tutti va raccontato: il Kunsthaus, il più grande museo d’arte della Svizzera. L’ampliamento che privilegia la luce, firmato da Chipperfield, è del 2021. Anche qui tante opere di impressionisti, tra cui il famoso ritratto di Irène Cahen di Renoir, un dipinto che al padre della ragazza subito non piacque (fu lui che lo commissionò al pittore) e non convinse nemmeno Hitler, quando fece requisire i beni della famiglia. Irène fu l’unica a sopravvivere ad Auschwitz e riuscì a riottenere il suo ritratto, per rivenderlo. Ma tornò a Zurigo grazie alla discussa collezione Bührle, allestita da Emil, trafficante d’armi che aveva avuto rapporti anche con i nazisti. Ci sono poi collezioni che hanno caratterizzato l’epoca contemporanea: Picasso, Van Gogh, Chagall, Warhol, Rothko e altri.

Il panorama da Politecnico, salendo con la funicolare rossa

Vedere la città dall’alto. Il punto panoramico più bello di Zurigo è la terrazza del prestigioso Politecnico, cui si accede anche attraverso la vecchia funicolare rossa. La città, il suo fiume e le sue guglie. Si scende attraverso aiuole fiorite e tante fontane, “incontrando” una curiosità: l’unica cabina telefonica rimasta. Poi è un crescendo di piazze antiche, tratti di lungolago suggestivi (vi sorge anche la spiaggia cittadina) e chiese importanti. Fraumünster con la sua torre e le vetrate di Chagall; la Grossmünster, luogo simbolo della Riforma sotto Zwingli e Bullinger che ha nella finestra del coro di Giacometti e nelle porte in bronzo di Münch i suoi capolavori. La chiesa di San Pietro sfoggia invece il suo grande orologio. Nel quartiere di Niederdörfli ci sono le case di esiliati politici (tra i quali Lenin), di artisti, a partire dai dadaisti, pionieri di correnti come il surrealismo e la pop art.

Zurigo ama il design, si è capito. Basta vedere il padiglione Le Corbuisier in riva al lago: una fusione di stili. Per un’ereditiera locale, Heidi Weber, il celebre architetto realizzò qui una villa in vetro e acciaio, accesa da tanti colori. E’ il tram numero 4 a guidare un’ideale percorso nell’arte e nell’architettura zurighese. Stupisce.

Il piatto simbolo è lo spezzatino alla zurighese

Dulcis in fundo alcune soste “food” consigliate, premettendo che è lo Zürcher Geschnetzelte, la specialità locale: lo spezzatino alla zurighese, che di solito si accompagna al Röstli di patate. Famoso quello proposto al Münsterhöfli, in centro. Allo Stadtkäserei & Restaurant Zürich si può vedere la produzione di ciò che si mangia, a partire dai formaggi. Al Markthalle di Zürich West, sotto le arcate del ponte ferroviario, si possono gustare piatti internazionali contemporanei: luogo di grande effetto. Infine l’imperdibile Hiltl, creato nel 1898 e primo ristorante veg al mondo: propone raffinate specialità vegetariane.

Ultimo consiglio. Per chi visita Zurigo è consigliabile la Zürich Card: vale 24 o 72 ore e fa risparmiare tempo e denaro. Si viaggia gratis su ogni mezzo e si entra in tutti i musei, in più dà diritto ad altri sconti e benefici. Costa da 19 a 56 franchi svizzeri. E’ conveniente.

La bellezza senza tempo delle isole Lofoten in Norvegia.

La bellezza senza tempo delle isole Lofoten in Norvegia.

Un tempo erano i Vichinghi a spadroneggiare lungo le coste frastagliate di fiordi e disseminate di isole dell’arcipelago delle Lofoten, al Circolo Polare Artico. Oggi ci sono i Sami, nomadi animisti dalle bluse multicolori e dai caratteristici copricapi, che da millenni vivono di caccia, pesca e del commercio di pelli e allevano renne.

Sei isole grandi cinque volte l’Elba, collegate tra di loro da una serie di arditi ponti e da centinaia di isolotti disabitati, le Lofoten costituiscono una delle ultime terre emerse prima dei ghiacci polari. Nonostante la latitudine artica, il clima risulta moderatamente temperato grazie all’influenza esercitata della calda corrente del golfo, tanto da permettervi insediamenti stabili fin dalla preistoria.

C’è un luogo a Bodø, prima città del Circolo Polare Artico riconosciuta Capitale Europea della Cultura 2024, che va visto da chi decide di scoprire la bellezza senza tempo delle isole Lofoten, dove mare e cielo s’intrecciano nella luce dorata del sole di mezzanotte. E’ il Jekt Trade Museum, dove è esposta, in grandezza originale, l’Anna Karoline, l’antica barca costruita nel 1876, usata per trasportare lo stoccafisso ai porti norvegesi. Il museo racconta la dura vita dei “pionieri” del mare che con i “Jekt” (nome locale delle imbarcazioni) trasportavano tonnellate di stoccafisso. Dal basso si nota l’imponente e robusta chiglia; mentre dall’alto si vede la stiva aperta a tutto carico e il grande albero per l’unica vela. Il museo è legato alla storia del patrizio veneziano Pietro Querini e del suo equipaggio. Partiti su una caravella nel 1432 da Candia (Creta), per portare Malvasia e spezie nelle Fiandre, furono trascinati da una violenta tempesta al largo del Mare del Nord dove, dopo giorni in balia delle onde, naufragarono alle Lofoten.

Da Bodø, con un traghetto (quattro ore) si arriva a Røst, la più meridionale e caratteristica delle isole: 450 abitanti su dieci kmq, circondata da oltre trecento isolotti. Dall’alto della torre Ettertanken,  del vecchio acquedotto, recuperata con spazi per la meditazione, si ha una vista mozzafiato a 360 gradi. Qui la natura è ricca di contrasti e sorprese. Dal particolare campanile della chiesa protestante che “custodisce” un dipinto dalla storia curiosa, ai colori rosso e bianco delle caratteristiche e ordinate casette in stile  Nordland e dalle grandi rastrelliere dove sono messi ad essiccare, per circa quattro mesi, migliaia e migliaia di merluzzi che poi diventano stoccafissi e, quando arrivano in Veneto, bacalà. “Un’attività – spiega Olaf Johan Pedersenmaker manager Italy, Consorzio di tutela del Tørrfisk Lofoten Igp – che vede coinvolte nella conservazione e lavorazione una settantina di aziende. Ogni inverno sono pescate decine e decine di tonnellate di merluzzo. Lo stoccafisso viene esportato in quasi tutto il mondo per un fatturato finale di quasi 300 milioni di corone”.

L’amenità del paesaggio di Røst invita a scoprirne la storia oltre che la bellezza naturale: le impronte archeologiche che raccontano dei primi insediamenti di  cacciatori e pescatori datati 5000 anni fa, di grotte marine con pitture rupestri. I cumuli colonici ricordando i resti di fattorie medioevali. Fu probabilmente il filo di fumo che si alzava dalle fattorie Ystnes e Brasen ad essere descritto nel diario di Pietro Querini.

Con veloci Rhih si arriva all’isoletta dove naufragarono i veneziani.  Si giunge sfrecciando sopra le onde increspate e zizzagando fra i vari isolotti abitati solo da foche, gabbiani, facendo levare in volo la Pulcinella di mare (specie protetta), dal becco triangolare di colore rosso, zampette arancioni ed una curiosa livrea piumata bianca e nera che la rende simile ad un pinguino. Lo sbarco all’isolotto Querini, per un veneto riempie di orgoglio ed emoziona. Nel verde, spiccano le tipiche casette rosse, un tempo usate dai pescatori. Oggi, completamente ristrutturate, sono le case di vacanza dei norvegesi o affittate a turisti che vogliono godere della natura, dei silenzi e dei magici colori che solo in questa parte del Circolo Polare Artico si possono trovare. La stele che ricorda Querini, eretta nel1934, nel punto più alto dell’isola, suggella il gemellaggio tra le Lofoten con il Veneto, in particolare Sandrigo (VI). Dovrebbe essere il punto di partenza o di arrivo della Via Querinissima, che avrà il sigillo del Consiglio d’Europa nel 2025. E’ una rete che coinvolge enti locali, scuole, turismo, marketing. Un progetto a cui da anni sta lavorando Stefano Agnoletto, project leader della Via Querinissima“Stiamo molto determinati – spiega Elisabeth Milkasen, sindaco di Røst, che sarà a Sandrigo a settembre, in occasione del Festival del Bacalà –  ad incrementare il turismo sostenibile. Pensiamo a diverse facilitazioni, tra cui il  traghetto gratuito”.

Nella stagione estiva si possono effettuare gite in battello con possibilità di sbarco a Skomvaer e Vedoya. In quest’ultima, a Grindteiger, sotto i dirupi pietrosi delle montagne, dove nidificano migliaia di urie, ci sono i resti di siti abitativi della tarda età della pietra ai tempi più recenti. Da vedere la scultura “Il Nodo” di Luciano Fabro: le due grandi ruote di colonne romane vanno lette come due grandi fette di pane con in mezzo uova di uccello, che riporta alla mente il drammatico naufragio di Querini.

La Spezia, bella anche d’inverno. Dal Castello all’Arsenale, ammirando il romantico Golfo dei Poeti.

La Spezia, bella anche d’inverno. Dal Castello all’Arsenale, ammirando il romantico Golfo dei Poeti.

La città ligure, che Cavour trasformò nel porto militare più munito d’Italia, si svela anche lungo gli itinerari liberty e razionalista. Tanta arte e tanta storia. E dietro l’angolo ci sono Portovenere e le Cinque Terre.

La Spezia è un abbraccio. Un abbraccio intimo fra natura e architettura, che fuori stagione scalda il cuore ancora di più. Sorprende, interroga, stimola. Il suo golfo richiama la forma dell’abbraccio, dove i segni lasciati dall’uomo sembrano fondersi armonicamente con quelli tracciati dalla natura.

 

 

Lo chiamano il “Golfo dei Poeti” quello che abbraccia La Spezia, perché furono tanti gli artisti del verso a innamorarsene: da Shelley (che disgraziatamente pure vi morì, giovane, nel 1823, annegando dopo il naufragio di un vascello); al suo amico Byron che lo attraversò a nuoto, raggiungendo anche la gemma più preziosa del golfo: Portovenere; a Wagner che qui trasse ispirazione per una delle sue opere più famose.

 

 

La Spezia fuori stagione esprime un fascino discreto e sottile, fatto di sfumature. Bella persino d’inverno quando la città, ma anche le vicine “Cinque terre” e Portovenere stessa concedono in esclusiva tutto il loro incanto, finalmente sottratte a quell’assedio che visitatori di tutto il mondo creano nei mesi più “turistici”.

 

 

L’anello di Venere (quella del Botticelli) e la terrazza del “Matitone”

Maria Grazia Frija, deputata e vicesindaca, nonché assessora alla promozione turistica della città annuncia che presto sarà pronto anche l’Anello di Venere. Un percorso che collegherà il Castello di San Giorgio alla casa della Venere di Botticelli, ovvero Simonetta Cattaneo Vespucci, la gentildonna del Rinascimento che ispirò il pittore e che fu amata da Giuliano de’ Medici.

“Stiamo puntando anche a sentieri – dice Maria Grazia Frija – anche a percorso adatti a portatori di handicap”.

 

 

Sali sul terrazzo dell’albergo e scopri che La Spezia non è soltanto il suo porto (peraltro il più importante d’Italia dal punto di vista militare): c’è una città elegante tutt’intorno. Uno straordinario spaccato di due epoche architettoniche e urbanistiche che hanno contraddistinto e nobilitato l’Italia post unitaria: il liberty e il razionalismo.

Due stili che qui si svelano in un’accezione di pensiero alta. Lo stesso albergo, dalla cui terrazza panoramica si ammira una delle viste più belle sul Golfo dei Poeti (secondo, forse, soltanto al Castello di San Giorgio o a qualche villa privata in stile Belle Epoque), è elemento architettonico forte, in città lo chiamano “Il Matitone”: forma un unicum con la vicina cattedrale di Cristo Re, tipo l’iconico “Cipria e Rossetto” di Berlino: un corpo circolare basso (la cattedrale) e uno esagonale alto, tipo matita (l’attuale hotel Allegroitalia, ex residenza delle suore).

Entrambe portano la firma di Cesare Galeazzo, che nel 1963 riprese il progetto dopo la morte del maestro Adalberto Libera. Siamo nella stagione finale dell’architettura razionalista. “D’estate quassù – ammette Gianmaria Vanni, media manager dell’albergo e condo-hotel – durante gli aperitivi e le cene strappiamo molti wow”.

 

 

Un percorso lungo le mura medievali, sale dalla Cattedrale

Dal piazzale tra albergo e cattedrale parte il suggestivo percorso lungo le mura medievali della città, sempre con vista sul golfo.

Un percorso recentemente restaurato. Mentre scendendo la scalinata a lato della cattedrale ci trova in piazza Europa, a due passi dal porto commerciale dove da qualche anno approdano, sempre più numerose, le navi da crociera.

Da lì inizia l’itinerario pedonale nella città razionalista, ricca di opere significative come il Palazzo delle Poste, opera del 1933 di Angelo Mazzoni. Gli stessi viali sono stati oggetto di un profondo restyling, tale da renderli di gusto più contemporaneo.

Più avanti inizia l’altra Spezia, quella cara a Wagner e alla Contessa di Castiglione (l’affascinante fotografa Virginia Odoisi, donna che segnò l’evoluzione del costume nella sua epoca), dove il liberty trionfa ancora nelle facciate di tanti palazzi, ciascuno dei quali cela una storia. Facciate rinfrescate da recenti, accurati e riusciti restauri. Via del Torretto, via Sant’Agostino, via del Prione: siamo nel cuore di La Spezia.

 

 

Il Museo del sigillo, l”Amedeo Lia” e la Galleria del bombardamento

Questa parte della città racchiude anche i tesori storici e artistici simbolo della città: dal Castello di San Giorgio, a cui si può salire anche attraverso un comodo ascensore (il maniero dell’epoca dei Doria ospita un museo archeologico “Ubaldo Formentini”, arricchito da preziose collezioni private), al Civico Museo del Sigillo, che valorizza gli oltre 1500 sigilli donati dai coniugi Lilian ed Euro Cappellini: oggetti unici per una collezione unica.

Il Museo Civico “Amedeo Lia”, allestito nel seicentesco complesso conventuale dei Frati Paolotti in 13 sale propone un viaggio nella pittura (anche d’autore) fra il Duecento e il Settecento.

In via del Prione impone una visita la Galleria “Quintino Sella”,ex rifugio antiaereo dove un allestimento multimediale fa rivivere il terribile bombardamento della notte fra il 18 e il 19 aprile del ’43, quando 1.300 tonnellate di bombe “alleate” provocarono oltre cento morti.

 

 

Il Museo Tecnico Navale custodisce anche le polene pù bizzarre

Tra i musei imperdibili figura a pieno titolo il Museo Tecnico Navale ospitato all’Arsenale, costruito nel 1869 su idea di Camillo Benso Conte di Cavour. Visitato lo scorso anno da 30mila persone, il museo è diretto dall’ammiraglio Leonardo Merlini. Vi si possono ammirare pezzi rari come attrezzature per palombari, una galleria di armi, i modelli della nave scuola Amerigo Vespucci o le navi disegnate da Leonardo Da Vinci.

Vi sono documentate le prime spedizioni polari ed esposti i primi barchini esplosivi e motoscafi siluranti: il Mas, il “maiale”, protagonisti di clamorose azioni belliche di sabotaggio. Accanto: le lamiere contorte del sommergibile Scirè, affondato nel ’42 ad Haifa. Fra le chicche, la sala Marconi, con i messaggi in alfabeto Morse scambiati il 17 luglio 1897 nel golfo di La Spezia durante le prime prove al mondo di radiotelegrafia navale effettuate a bordo della corazzata della regia marina San Martino.

Ci si sono i nastri di carta, salvati da un telegrafista. Il bibliotecario Gianluca Pini sottolinea l’unicità dei pezzi esposti nella sala delle Polene: 28 artistiche figure posizionate sulle prore dei velieri.

Qui troviamo la polena dei piroscafi dell’impresa dei Mille, o la più antica, la Minerva (1783), appartenente a una fregata borbonica che combattè contro la flotta inglese di Nelson. La polena Kaiserin Elisabeth è la mitica Sissi, mentre la misteriosa Atalanta ha una storia leggendaria, perché il suo “sguardo” faceva innamorare chi la guarda.

 

 

Cinque Terre e Portovenere, le perle accarezzate dal mare

Non si può lasciare il Golfo dei Poeti senza un’escursione alle “Cinque terre” (consigliato il treno che parte da La Spezia e in pochi minuti raggiunge le stazioni nel centro di ciascuno dei borghi marinari: Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso a mare).

D’inverno o fuori stagione questi borghi, che fino a un secolo fa erano raggiungibili soltanto in barca, sembrano accogliere il visitatore in intimità, mostrando il loro vero volto.

Le barche parcheggiate sul selciato delle viuzze, pochi negozi aperti, il rumore del mare che accompagna i passi e poi quelle viste mozzafiato, che tanto hanno stregato viaggiatori di tutto il mondo. E poi c’è la spettacolare “Via dell’amore”…

 

 

A Portovenere, gemma delle gemme, le antichissime chiese di San Pietro (quella in stile pisano a sbalzo sul mare) e quella romanica di San Lorenzo, un po’ più su, hanno avuto l’onore di essere consacrate da papi quasi mille anni fa.

Le irte case dalle facciate colorate sembrano vegliare sulle onde, spesso ruggenti, quasi a proteggere il borgo.

Portovenere incantò Byron, ispirò Montale… E’ un luogo di grande magnetismo e di grande bellezza, non a caso dedicato a Venere.Molto comodo raggiungerlo con la linea urbana 11 degli autobus.

Le trofie alla Portofino di Luigi Rosa

 

 

A fissare un ricordo gastronomico ci pensa Luigi Rosa dell’Allegroitalia di La Spezia, cuoco di collaudata esperienza: le sue trofie alla Portofino, gli gnocchetti di mare e il polpo croccante al rosmarino sono piatti tradizionali semplici e ricchi di sapori che rispecchiano l’anima di questa terra di mare.

Se assaporati in terrazza (appena farà più caldo) so potranno gustare con La Spezia e il Golfo dei Poeti nel palato e nel cuore.

Naturalmente davanti a un buon calice di Vermentino o di Pigato. Per concludere con il vino DOCG locale: il passito Sciacchetrà, che nasce dalle uve, frutto delle piccole viti coltivate a mano negli arditi terrazzamenti delle Cinque Terre.