Dalla Valle d’Aosta alle Dolomiti, fino alla Valle del Rodano svizzera, le più sfiziose opportunità per chi ama o vuole scoprire la vacanza bianca slow.
Non è obbligatorio saper sciare per apprezzare una vacanza sulla neve. Sono sempre di più le località montane che in inverno propongono ai propri ospiti attività – spesso decisamente più economiche – tra neve e natura senza gli sci ai piedi.Nella stretta e selvaggia Valsavarenche, uno degli angoli più affascinanti e meno affollato della Valle d’Aosta, stambecchi, camosci e volpi si avventurano fino a bassa quota e si spingono fino alle porte dei centri abitati. Incontri ravvicinati con questi simpatici animali sono possibili calzando le ciaspole e avventurandosi, in autonomia o in compagnia delle guide escursionistiche, lungo i sentieri che portano alla vecchia casa di caccia dei Savoia e ad altri angoli incantanti del Parco Nazionale del Gran Paradiso.
In Val d’Aosta stambecchi e camosci a “bassa” quota
I più coraggiosi possono invece arrischiarsi a scalare, obbligatoriamente accompagnati dalla guide, le cascate di ghiaccio di vario grado di difficoltà presenti nella valle. Cascate di ghiaccio sulle quali arrampicarsi anche a Cogne, sull’altro versante del Gran Paradiso, dove i neofiti possono frequentare incontri di avvicinamento all’ice climbing. Chi preferisce attività meno impegnative può ciaspolare nel bosco di Sylvenoire al calar del sole, partecipare alle camminate meditative sulla neve e ai tour in e-bike invernale per conquistare sentieri innevati. L’attività più originale è il cramponnage, escursioni con ramponi ai piedi in piccole gole fra cascatelle e scivoli d’acqua ghiacciata che si formano nelle valli torrentizie.
Passando nel versante piemontese del Monviso si incontra la Val Maira, dove non ci sono piste da discesa ma è possibile praticare in libertà lo scialpinismo e scoprire questo angolo occitano del nostro paese camminando con le racchette da neve tra cime, alpeggi e suggestive borgate, con le loro semplici e accoglienti locande. E lungo il cammino ci si può fermare a visitare il grazioso museo etnografico “La misoun d’en bot” che. con i suoi 1500 oggetti raccolti nel vallone di Unerzio, racconta la vita ed il lavoro del passato. Nella vicina Valle Grana, a Castelmagno, adulti e bambini possono invece provare a cimentarsi nella guida su sentieri innevati di una slitta trainata da una muta di Husky.
Val Maira (CN). Ciaspolata
Nella lombarda Madesimo le emozioni sulla neve si fanno più audaci con lo speed-riding, ovvero lo sci fuoripista con un piccolo parapendio che permette di librarsi leggeri sulla neve della Val di Lei. Nella zona del fondovalle e sull’altopiano degli Andossi si può pedalare in tutta sicurezza su percorsi battuti e tracciati con apposita segnaletica, grazie alle fat-bike, le biciclette con copertoni larghi adatti a percorrere terreni innevati e ghiacciati,
Lombardia, ciaspole e sleddog
Nel comprensorio di Bormio si ciaspola anche la sera grazie alle escursioni notturne organizzate, generalmente il venerdì, lungo il fiume ghiacciato e la pista da fondo, in compagnia di una guida che racconta aneddoti sulla natura e la fauna di queste valli, cercandone le tracce sulla neve fresca. E nelle notti di luna piena si cammina con le racchette da neve nella pineta innevata di Santa Caterina Valfurva. Se invece a emozionare è il connubio fra natura e animali, si può provare lo sleddog in Valdidentro, dove si impara a guidare una slitta con una muta di Alaskan Husky attraverso i boschi del Parco Nazionale dello Stelvio.
Sul ghiacciaio Presena, al confine tra Lombardia e Trentino, si assiste ai concerti di ghiaccio di Paradice Music. Per tutta la stagione invernale un teatro-igloo da 200 posti ospita concerti con musicisti che suonano particolari strumenti scolpiti nel ghiaccio. Prima dei concerti ci si può avventurare su uno dei più di 20 itinerari per racchette da neve nel Comprensorio Pontedilegno-Tonale, da scegliere in base alle caratteristiche del percorso e alle proprie capacità.
Le lanterne di Arabba
Arabba, nelle Dolomiti venete, dopo il calar del sole Arabba diventa un luogo pieno di magia grazie a “Lanternando”, una suggestiva camminata notturna attraverso i boschi, accompagnati da una guida alla scoperta dei segreti e delle particolarità del territorio. Muniti di lanterne ci si inoltra tra gli alberi del bosco e ci si ferma ad ascoltare i rumori degli animali che lo popolano e le storie e le curiosità raccontate dalla guida alpina locale che di questi luoghi conosce molti segreti. E nelle notti di luna piena si calzano le ciaspole per raggiungere gli angoli più scenografici della Valle di Fodom.
Cogne, Valle d’Aosta
Sull’Altipiano della Paganella si può diventare “Gattista per una notte”, accompagnando uno dei gattisti di Paganella Ski nella sua attività serale, per vedere da vicino come vengono preparate le pista da discesa e scoprire tutti i trucchi della guida di questo insolito mezzo. Chi cerca altre esperienze curiose può invece provare lo Snowscoot, una specie di bici BMX senza freni che al posto delle ruote ha uno sci o una tavola e permette di divertirsi in pista anche a chi non sa sciare.
Passeggiate in Val Sarentino
L’incontaminata Val Sarentino, in Alto Adige, si preoccupa anche di chi vuole passeggiare tra boschi innevati mentre il sole fa capolino tra i rami degli abeti, respirare il profumo di resina dell’inverno e salire su sentieri in quota dove il panorama si apre. Sentieri escursionistici soleggiati e ben tracciati, battuti anche d’inverno e adatti alle famiglie, portano alle malghe e a magnifici punti panoramici con vista sulle Dolomiti.
Chi infine ha voglia di sconfinare può raggiungere – comodamente in treno e funicolare – la svizzera Crans-Montana dove scoprire il fascino del Sentiero delle Lanterne. Un percorso innevato, immerso nella natura, che esalta la magia dell’inverno: alla luce delle lanterne, quando cala la notte, il manto bianco che riveste gli alberi, le installazioni luminose e la neve che scricchiola sotto le scarpe regalano uno spettacolo ricco di poesia. Per chi cerca nuovi sport c’è la possibilità di provare il curling – il gioco con le bocce su ghiaccio – cimentandosi in lanci, scivolate e ramazzate su una superficie gelata.
La Ville Lumière è in grado di accontentare tutti i palati ma se amate la carne e siete fanatici della bistecca morbida e succosa dentro e all’esterno croccante e saporita, Parigi è il luogo perfetto per soddisfare le vostre voglie carnivore! La carne è il piatto forte della cucina francese e Parigi è una città in cui il vocabolo viande (carne) è sinonimo di cibo. Ogni ristorante che si rispetti a Parigi deve offrire nel proprio menu uno o più plat a base di carne alla griglia, bistecche o hamburger accompagnati da contorni più svariati quali frites (patatite fritte) o patate al forno, fagiolini, insalate, verdure cotte o grigliate.
Da non perdere anche lo “Chateaubriand” e il “Filet Mignon”. Si tratta di pregiate parti di filetto di bovino adulto che vengono passate velocemente nel pepe nero macinato o direttamente sui granelli di pepe e poi scottate in padella a fuoco alto.
A proposito di carne, anche se non alla griglia, uno dei grandi classici della cucina francese è il Boeuf bourguignon, un gustoso stufato di manzo aromatizzato al vino della Borgogna reso celebre dal grande chef Auguste Escoffier e in tempi più recenti dalla cuoca televisiva Julia Child.
Prima di presentarvi una selezione dei migliori ristoranti di carne a Parigi, è bene menzionare quelli che sono i principali tagli di carne della carne bovina, ovvero i nomi dei piatti di carne in cui potrete imbattervi sfogliando la carte (menu) di un ristorante parigino. Côte de bœuf. Comprende la costola dell’animale e la carne che lo copre. La porzione più piccola della carne si trova lungo tutto il lato interno dell’osso mentre la massa muscolare principale occupa la faccia esterna della costola, quella che si trova tra la gabbia toracica e la pelle dell’animale . Entrecôte. Tenera e saporita, è un taglio di carne del bovino adulto che si ricava tra le due costole dell’animale (entrecôte letteralmente tra le costole), si tratta di una parte pregiata del bovino, morbida e con pochissimo grasso. In realtà oltre ad essere un pezzo di carne situato tra due costole, è una costola di manzo a cui è stata rimossa la costola stessa (vale a dire, l’osso ) e tagliata nella fetta per ridurne lo spessore. Quindi, una volta rilasciato dall’osso e tagliato nella fetta, a seconda dello spessore, una costola di manzo può produrre due o più entrecôtes. Faux-filet. Sarebbe l’analogo del controfiletto italiano, letteralmente “falso filetto”, che corrisponde alla lombata (zona dorsale del bovino), cioè alla parte della fiorentina adiacente al filetto, senz’osso. Filet de bœuf. Taglio tenero e magro situato nella parte lombare del bovino, viene in genere preparato in padella o alla piastra e servito con dei contorni di patate o verdure. Rumsteck. Dall’inglese (rump+ steak) si tratta di una bistecca fatta alla griglia, ricavata dalla parte posteriore dell’animale, è un pezzo piuttosto grande della parte superiore della coscia, è una carne a fibre corte, gustosa e tenera Onglet de bœuf. E’ il diaframma, un taglio semigrasso “nobile”, di manzo o vitello, il principale muscolo respiratorio situato posteriormente sullo sterno, sotto le costole e il filetto. Principalmente preparato alla griglia, in Francia il diaframma è molto conosciuto e si trova spesso presso i macellai e i ristoranti. Bavette d’aloyau. Si tratta di un pezzo di carne piatto e largo, muscolo dell’addome del bovino che pesa tra i 2 e 3 Kg., rinomato per la sua finezza e tenerezza, riservato principalmente alle bistecche.
Di seguito invece le tre denominazioni e razze di carni francesi più pregiate e più famose, a seconda della regione di origine: Charolaise, Limousine o Aubrac. Quale cottura scegliere? Se ordinate la carne al ristorante in Francia,, vi sarà chiesto che tipo di cottura preferite: saignant (al sangue), à point ( media) oppure bien cuit (ben cotta). Per gli indecisi consigliamo: à point!
I migliori ristoranti di carne a Parigi
Se siete amanti della carne segnatevi questi indirizzi, siamo certi che non vi deluderanno! Parigi val bene … una cena a base di carne!
ROBERT ET LOUISE
Gli amanti dei ristoranti più rustici apprezzeranno sicuramente Robert et Louise, anche conosciuto come “restaurant de feu” perché la sua specialità è la carne cotta a legna in uno scoppiettante camino. Con il suo stile da locanda di campagna completa di tendine a quadretti rossi, propone deliziose specialità francesi non eccessivamente elaborate e a prezzi ragionevoli. Il ristorante, che si trova in una delle vie più caratteristiche del Marais, da qualche anno non è più gestito da Robert e Louise ma da Pascale, una delle loro figlie, e François, suo marito. La carne è tenera e succosa, servita con patate, insalata e deliziose salsine che solo i francesi sanno utilizzare così sapientemente. Da provare la côte de boeuf e l’entrecôte.
Dove: 64 Rue Vieille du Temple, 75003 Paris
LA MAISON DE L’AUBRAC
A pochi passi dagli Champs-Élysées si trova La Maison de L’Aubrac, uno dei ristoranti più esclusivi della capitale francese considerato dai parigini, ma anche dai molti turisti che l’affollano, il paradiso dei carnivori. Il proprietario, Christian Valette, appartiene ad una famiglia che da ben 3 generazioni alleva vacche Aubrac a Laguiole, una razza molto pregiata della Francia centro-meridionale che produce una carne particolarmente succosa. Sempre strapieno, il ristorante propone piatti abbondanti e succulenti. Da provare assolutamente l’entrecôte maturo (stagionato circa 50 giorni) e il cœur de Rumsteak. Aperto 24 ore su 24, il locale verso le 3 di notte si riempie poco a poco di lavoratori notturni e nottambuli affamati. Ampia la carta dei vini, prezzi tutto sommato contenuti. Dove: 37 Rue Marbeuf, 75008 Paris
Au Bourguignon du Marais
Se volete assaggiare un delizioso piatto di boeuf bourguignon (secondo molti il migliore della città) dovete andare da Au Bourguignon du Marais, un tipico ristorante di cucina tradizionale francese situato nel cuore dell’elegante quartiere del Marais, a due passi dall’Île Saint-Louis. Come si deduce anche dal nome, in questo ristorante vengono servite le specialità gastronomiche della Borgogna, con carta dei vini degna della fama enologica della regione. È un locale con atmosfera e classe, non troppo grande, che offre anche una certa scelta di pesce. Oltre al boeuf bourguignon, vi consigliamo di provare anche il jambon persillé, che altro non è che prosciutto in gelatina di prezzemolo, le costolette di agnello e la tartare di manzo dell’Aubrac. I prezzi sono nella media.
Dove: 52 Rue François Miron, 75004 Paris
CARBÓN
Sempre nel quartiere del Marais si trova Carbón, un piccolo ristorante dall’ambiente informale ma allo stesso tempo curato dove tutte le carni vengono cotte alla brace con legno di faggio: è un luogo dove la tecnica di cottura più ancestrale del mondo, il fuoco, incontra i prodotti della terra e del mare nella loro estrema nudità. Pareti in pietra a vista, tavoli di marmo, divanetti in pelle e dettagli floreali conferiscono al ristorante un particolare fascino rustico. Qui vengono utilizzati solo prodotti freschi e di stagione, per ridurre gli sprechi ed offrire ai clienti il meglio dei prodotti del territorio. Da provare la bistecca di Salers, gli spiedini d’agnello e il pollo. I prezzi sono un po’ alti ma ne vale veramente la pena. Dove: 14 Rue Charlot, 75003 Paris
JOHN VIANDE
Se invece siete amanti degli hamburger dovete assolutamente provare quelli gourmet di John Viande, un piccolo ristorante dove tutto è fatto in casa e che utilizza pezzi accuratamente selezionati di carne bovina matura. Naturalmente, è carne fresca, ma anche carne francese, ad eccezione dell’onglet (il diaframma di vitello) che viene dall’Irlanda. Si rifornisce quotidianamente dalla famosa macelleria Les Provinces in rue d’Aligre. Come suggerisce anche il nome, l’hamburger non è l’unica specialità, infatti, il ristorante offre un’ampia scelta di deliziosi piatti a base di carni gustose, comprese le bistecche. Situato nel quartiere di Porte-Saint-Denis, è caratterizzato da un ambiente cordiale ed accogliente dove si respira un’atmosfera calda e confortevole. Da provare il John’s double cheeseburger e l’onglet de boeuf. Dove: 7b Rue de Paradis, 75010 Paris
ATELIER VIVANDA
Un’altra tappa imperdibile a Parigi per gli amanti della carne è Atelier Vivanda, un vero e proprio angolo di paradiso per i carnivori che vogliono intraprendere un viaggio nel gusto. La carne è cucinata a vista e i piatti vengono serviti su tavoli in legno che ricordano i taglieri dei macellai. Si mangia in un posto piccolino con l’odore della brace ma è adorabile. Il menù è molto sintetico però i pochi piatti che propone sono davvero deliziosi. I prezzi non sono dei più economici ma giusti per una carne così buona. Tra le sue specialità il persillé Black Angus e il cœur d’entrecôte. Oltre a quello in Rue Lauriston, nella capitale francese c’è anche un altro bistrot Atelier Vivanda al numero 20 della pittoresca Rue du Cherche-Midi. Dove: 18 Rue Lauriston, 75016 Paris e 20 Rue du Cherche-Midi 75006
LE FLAMBOIRE
Situato a pochi passi dal famoso Moulin Rouge e da Place de Clichy, il ristorante Le Flamboire è specializzato in grigliate di carne, ma anche di pesce, au feu de bois, ossia cotta in un grande camino a legna con metodi tradizionali. Il camino è al centro della sala e fa venire subito l’acquolina in bocca. Da vero appassionato, lo chef Jean-Yves Chesneau seleziona sapientemente ogni prodotto e sceglie la carne tra le razze francesi più pregiate: Charolaise, Limousine o Aubrac. La carne è più o meno tenera a seconda della tecnica di maturazione adottata ma è comunque succosa e saporita. Tra le sue specialità si segnalano il filetto di manzo alla Chateaubriand e le costolette d’agnello dell’Aveyron. Dove: 54 Rue Blanche, 75009 Paris
SANTA CARNE
Nel 4° arrondissement, tra la Bastiglia e l’incantevole Place des Vosges, si trova Santa Carne, un ristorante franco-argentino che dovete assolutamente provare. La carne proveniente direttamente dall’Argentina viene cotta su carbone di legna e preparata “a la parrilla” come vuole la tradizione argentina, ossia cotta su braci incandescenti. Tenera, gustosa e ricca di sapori, la carne viene servita con una delle tre salse fatte in casa e accompagnata da patate arrosto, verdure o purè di patate dolci all’aglio. Per quanto riguarda la carta dei vini, il ristorante propone il meglio dell’America Latina: i vini di Mendoza, San Juan, La Rioja e Salta. La cucina è a vista e l’ambiente è davvero molto piacevole. Tra le sue specialità il filet de boeuf e le empanadas.
Dove: 3 Boulevard Richard-Lenoir, 75011 Pari
UNICO
Se amate la carne argentina non potete perdervi Unico, sgargiante ristorante alla moda che serve piatti tipici della cucina argentina, come la parillada. Il ristorante è nato dall’idea di un architetto argentino in Francia da oltre 25 anni, Marcelo Joulia, che ha rilevato i locali di una vecchia macelleria in Rue Paul Bert, ristrutturandoli in chiave moderna. Dominato da un caldo colore arancione, il locale si presenta con uno stile che ricorda vagamente gli anni ’70. Nel ristorante, a parte le verdure provenienti direttamente dal mercato di Aligre e il pane fresco, tutto arriva dall’Argentina, persino il carbone di legna. Ottima l’entrecôte alla griglia con contorno di patatine fritte. Oltre a quello in Rue Paul Bert, a Parigi c’è un altro ristorante Unico al numero 10 di Rue Amélie. Dove: 15 Rue Paul Bert, 75011 Paris
BOUCHERIE ROULIÈRE
Nascosto in una stretta via nel quartiere di Saint-Germain-des-Prés, vicino alla Chiesa di Saint-Sulpice, il bistrot Boucherie Rouilière è gestito da Jean-Luc Roulière, macellaio di quinta generazione che punta molto sulla qualità della carne. La prima macelleria Roulière nacque nel 1877 a Tours e da allora l’attività di famiglia non si è mai fermata. Caratterizzata da un’atmosfera amichevole e tranquilla, la sala da pranzo ha uno stile sobrio con piastrelle a scacchi e pareti tappezzate di foto in bianco e nero. Sul menù compaiono carne, pesce e specialità della cucina francese, ma è la carne di manzo il motivo per cui è frequentato da molta gente del posto. Da provare la côte de boeuf, il filet de boeuf e l’entrecôte. Vivamente consigliata la prenotazione. Dove: 24 Rue des Canettes, 75006 Paris
LE REY
Nell’11° arrondissement, di fronte a place Léon Blum e vicino alla Bastiglia, si trova Le Rey, una brasserie informale che offre specialità culinarie dell’Auvergne, una regione culturale e storica nel cuore della Francia famosa per la sua cucina succosa e saporita. Le porzioni sono molto generose e la carne viene accuratamente selezionata tra le razze francesi più pregiate: Salers, Aubrac o Charolais. Tra le sue specialità l’entrecôte XXL ( € 32 circa) e le côtes de boeuf. Per un tocco di gusto in più, potete accompagnare i piatti con la truffade (patate alla toma fresca del Cantal) o l’aligot (una gustosa salsa a base di toma fresca, purea di patate, burro e aglio). Il ristorante è aperto 24 ore su 24 ed è consigliata la prenotazione. Buon rapporto qualità-prezzo. Dove: 130 Rue de la Roquette, 75011 Paris
MELT OBERKAMPF
Un ristorante da non perdere per tutti gli amanti del barbecue è Melt Oberkampf: un autentico viaggio culinario nel cuore del Texas e del sud degli Stati Uniti. Situato nell’11° arrondissement, il ristorante è nato dall’idea di tre giovani francesi che durante un viaggio negli Stati Uniti nel 2012 rimangono colpiti dal barbecue texano e decidono così di importarlo e farlo conoscere anche a Parigi. La stella del locale è il forno a legna, dove la carne viene cotta dalle 4 alle 18 ore. La carne viene poi servita con sottaceti di verdure (cetrioli, cipolle rosse e peperoni) e salsa barbecue fatta in casa. Nel menù si segnalano alcuni classici texani come la punta di petto di manzo Black Angus e le costine di maiale leggermente caramellate.
All’interno delle catacombe sono conservati i resti di circa 6 milioni di persone.
La Parigi sotterranea non è solo quella della metro ma è anche quella delle Catacombe di Parigi, uno dei luoghi più misteriosi ed insoliti della capitale francese. Da sempre Parigi è conosciuta come la Ville Lumière, ossia la città delle luci, eppure in pochi sanno che sotto le strade della città, a 20 metri di profondità, esiste una Parigi estesa quanto quella in superficie, che racconta una storia molto più oscura. Ne parla anche il celebre scrittore francese Victor Hugo nel suo storico romanzo Les Misérables, raccontando di una città sotterranea fatta di tunnel e antichi passaggi in cui diversi personaggi del libro trovano rifugio.
Conosciute anche come “impero dei morti”, le Catacombe di Parigi sono un ossario sotterraneo il cui nome ufficiale è Ossuaire Municipal. Si trovano nei pressi di place Denfert-Rochereau, nel XIV arrondissement, e contengono le spoglie di circa sei milioni di persone ordinatamente accatastate e suddivise secondo la forma anatomica, che vennero sepolte qui in seguito alla chiusura dei cimiteri parigini. In mezzo a tanta gente comune sono stati sepolti anche uomini e donne al loro tempo illustri che hanno segnato la storia di questa città come Madame de Pompadour, amante di Luigi XV, lo scrittore Charles Perrault e varie celebri vittime della ghigliottina come Georges Jacques Danton, Camille Desmoulins e Maximilien de Robespierre.
La storia delle catacombe iniziò quando ancora non erano tali, infatti, originariamente le sue gallerie erano delle cave di pietra calcarea che servivano per costruire la maggior parte degli edifici e monumenti che oggi si possono visitare in superficie. Sfruttate sin dall’epoca gallo-romana, le cave, che si chiamavano Les Carrières de Paris, vennero abbandonate nel XV secolo per salvaguardare la città dai numerosi crolli che avevano provocato.
La storia vera e propria delle catacombe, a dispetto del nome, risale solo alla fine del XVIII secolo, quando, per far fronte al diffondersi delle epidemie causate dalla saturazione di alcuni cimiteri, il Consiglio di Stato decise di spostare, a partire dal 1786, le ossa conservate nelle fosse comuni in queste cave sotterranee. Da allora e per cent’anni nelle antiche cave furono riversate le ossa di tutti i cimiteri parigini. I primi resti trasferiti in questo luogo provenivano dal cimetière des Saints-Innocents, che all’epoca era il principale camposanto parigino. Le catacombe sono state aperte al pubblico nel 1809 e sin dalla loro creazione hanno suscitato curiosità. Inizialmente, rappresentavano solo un deposito di ossa ma con il passare del tempo e la realizzazione di una decorazione macabro-romantica, queste antiche cave sono diventate un luogo molto suggestivo.
Una manciata di atolli e lagune disseminata nei mari del Sud che sono un incanto per gli occhi e una cura per l’anima. Sono le Isole Sottovento nella Polinesia Francese, Raiatea, Bora Bora, Taha’a e Huahine. Da sempre il sogno di qualunque velista e simbolo del paradiso perduto.
Il sogno tropicale della Polinesia Francese. Se c’è un luogo nel pianeta che nell’immaginario comune è quanto di più vicino al paradiso, quello è sicuramente la Polinesia Francese. Una sorta di archetipo del sogno tropicale fatto di atolli incontaminati, foreste lussureggianti, acque turchine dalle mille sfumature e spiagge di sabbia bianca costellate di palme. Un territorio in realtà gigantesco che si estende per gran parte dei mari del sud con i suoi arcipelaghi isolati e lontani dalla civiltà. E non è un caso che proprio questo angolo di mondo sia stato ed è ancora al centro dell’interesse di tanti navigatori e velisti che visitando queste isole e lagune del Pacifico rivivono le emozioni dei primi esploratori, a partire dal Capitano James Cook che qui sbarcò nel 1769.
Fu proprio Cook a battezzare l’arcipelago più importante della Polinesia Francese che è la meta di questa nostra crociera a vela di 7 giorni, ossia le “Isole della Società”, in particolare le isole Sottovento. Sono Raiatea chiamata anche “l’isola sacra”, la leggendaria Bora Bora, Tahaa, l’isola della vaniglia e infine Huahine, l’isola polinesiana più autentica. Oltre che luoghi dalla natura rigogliosa e stupenda, questi territori d’oltre oceano ospitano popolazioni tra le più pacifiche, sorridenti e ospitali, ma anche ricche culture e tradizioni millenarie. Insomma destinazioni perfette per chi viaggia a vela in cerca del vero paradiso tropicale.
Giorno 1, Raiatea, imbarco
Iniziamo la nostra crociera da Raiatea che sarà la base d’imbarco. Conosciuta come la culla della cultura Polinesiana, Raiatea, è stata la prima isola abitata della Polinesia Francese e il punto di partenza per le antiche esplorazioni nel Pacifico. Fu proprio da queste coste infatti che dopo la benedizione, le cerimonie rituali e le celebrazioni sacre, le canoe dei primi esploratori si avventurarono a Nord fino alle Hawaii e a Ovest verso la Nuova Zelanda. Il nome stesso Raiatea significa “paradiso lontano”, ma il termine antico era Havai’i poiché è considerata la terra d’origine degli antichi polinesiani e culla degli dei. Per questo è riconosciuta come la più sacra isola della regione.
Il sogno tropicale della Polinesia Francese. Da tanti anni Raiatea è la meta più gettonata dagli appassionati di vela in visita alla Polinesia Francese. Per cui è piena barche, attracchi con servizi nautici e baie profonde e calme immerse in un ambiente incontaminato tra lagune, crateri vulcanici e cascate. Anche le condizioni di navigazione sono eccellenti.
Giorno 2, Raiatea, giro dell’isola, 40 miglia
Il sogno tropicale della Polinesia Francese. Lo scenario di Raiatea è davvero mozzafiato. Da un mare di infinite sfumature dal blu al verde smeraldo si stagliano montagne tappezzate di verde e contornate da vallate coltivate ad ananas, cocco, taro, papaya e banani. Una delle vette più alte è il Monte Temehani. In realtà è un vulcano spento di cui è possibile raggiungere la cima con una entusiasmante escursione a piedi. È qui tra l’altro che cresce l‘apetahi, un fiore bianco e delicato, unico al mondo, che sboccia solo all’alba e che è divenuto il simbolo di Raiatea. Sui “motu”, ossia piccoli isolotti e arenili che circondano l’isola, è possibile scoprire invece magnifiche spiagge di sabbia bianca e meravigliosi “giardini” sottomarini in prossimità della barriera corallina. Acque ideali dove avventurarsi con maschera e pinne tra una fauna ricchissima e colorata.
Raiatea ospita anche il fiume Faaroa, interamente navigabile e che si può esplorare insieme alle sue foreste tropicali con canoe o lo stesso tender della barca. Tra altre le escursioni da fare c’è sicuramente quella nel gigantesco sito archeologico di Marae Taputapuatea, un luogo sacro e un tempo proibito ma dove ancora oggi hanno luogo cerimonie di inaugurazione, alleanze politiche e congressi internazionali di tutta la Polinesia Francese.
Giorno 3 e 4, Raiatea-Bora Bora, 25 miglia
Il terzo giorno di crociera si parte per la leggendaria Bora Bora dove si rimarrà anche il 4° giorno per vivere appieno quest’incanto della natura. Definita come “il gioiello dei mari del sud” Bora Bora è da sempre considerata il simbolo del mito polinesiano che racchiude in sé i tratti più affascinanti di questo mondo meraviglioso. Spiagge tranquille lambite da acqua cristallina, foreste lussureggianti che coprono le pendici della montagna, cascate interne e splendide lagune dove nuotare. Situata a circa 120 miglia a Nord Ovest di Tahiti, Bora Bora presenta una conformazione singolare. L’isola sorge infatti al centro di una laguna circondata a Nord e a Est da due lunghi rilievi sabbiosi proprio al margine delle barriere coralline, chiamati rispettivamente Motu Mute, su cui sorge anche l’aeroporto di Bora Bora, e Motu Piti Aau.
La particolare forma si deve all’origine di Bora Bora che in epoche remote era un gigantesco complesso vulcanico che con il passare degli anni subì un progressivo inabissamento. Di quel antico territorio oggi resta solo un vulcano spento, il monte Otemanu (727 m), cima più alta di Bora Bora che la sovrasta imponente e la protegge dai venti oceanici. Raggiungerne la cima permette di godere un panorama meraviglioso.
La meraviglia di Matira Beach
Il sogno tropicale della Polinesia Francese. Tra le bellezze dell’isola c’è poi Matira Beach, spiaggia di sabbia bianca tra le più belle al mondo, dove rilassarsi all’ombra delle palme di cocco o esaltarsi in un’esperienza subacquea. La spiaggia è parzialmente privata con bar, ristorante e servizi, ma c’è anche una parte con accesso pubblico. Essendo una delle più frequentate sarebbe bene raggiungerla nelle prime ore del mattino.
Altre escursioni appassionanti sono una visita al Coral Garden che è la riserva acquatica naturale situata a Taurere dove ammirare centinaia di specie marine, tra cui razze e squali, e sculture naturali di corallo; così come da non mancare è il Museo della Marina dove si può vedere la collezione di miniature di navi famose passati in quelle zone. Infine c’è Vaitape, la città più importante dell’isola piena di locali, negozi e ristoranti. Tra questi ultimi il Bloody Mary’s, spesso frequentato da vip e celebrità che offre tra l’altro wi-fi gratuito e servizio ghiaccio.
Giorno 5, Bora Bora-Taha’a, 15 miglia
Il sogno tropicale della Polinesia Francese. Il quinto giorno del nostro itinerario è tutto dedicato a Taha’a. Situata al centro delle isole Sottovento, Taha’a, in passato chiamata Uporu, si affaccia sulla stessa laguna di Raiatea, dalla quale, secondo la leggenda, fu divisa da un’anguilla sacra posseduta dallo spirito di una principessa. L’isola è un vero gioiello incontaminato che ha mantenuto l’atmosfera di piccolo villaggio tahitiano. A livello di conformazione, a Nord forma una striscia continua, mentre a Sud la costa è frastagliata e ricca di baie. Si può ormeggiare ad Apu Bay, dove potrete dondolare liberamente all’ancora e godervi una giornata tranquilla sulla vostra barca.
Altri ridossi dove stare alla fonda sono a Sud Ovest la baia di Hurepeti, mentre a Est quelle di Rari, Fahaa e Haamene. Una volta ormeggiati ci si può prendere tutto il tempo per esplorare Taha’a con la sua vita lenta, i paesaggi dolci e il profumo intenso di vaniglia che viene coltivata su tutto il litorale e nei piccoli villaggi che si trovano sulle colline. Sarà interessante visitare una di queste piantagioni che arrivano a produrre il 70-80% di tutta la vaniglia utilizzata nella Polinesia Francese. L’isola è dominata dal monte Ohiri, da cui si gode un panorama straordinario da cui ammirare le profonde vallate e una vegetazione lussureggiante di palme da cocco, felci e graminacee.
Il bagno tra coralli, pesci e relitti
Da visitare è sicuramente la barriera corallina ubicata nella laguna con un’immensa varietà di pesci tra cui napoleoni, barracuda, squali e delfini. Qui si può anche esplorare il relitto del veliero “Nordby” affondato nel 1900. Ma a Taha’a è bello anche starsene semplicemente sdraiati in uno dei tanti “motu” di sabbia bianca che la circondano e sentirsi come dei moderni Robinson Crusoe con sullo sfondo i pescatori locali che solcano il mare a bordo di piroghe. Da non perdere sono anche le visite alle distillerie locali di rhum, le coltivazioni di perle e al rumoroso e colorato mercato di Uturoa.
Giorno 6, Taha’a-Huahine, 30 miglia
Proseguiamo la nostra crociera in Polinesia mettendo la prua su Huahine, un’isola poco edificata che conserva ancora un carattere autentico e non scalfito dalla modernità. Il suo nome nella lingua polinesiana significa “donna” dalla forma della montagna che sovrasta l’isola che assomiglia al profilo di una donna reclinata. È composta da due isole vulcaniche, la più grande Huahine Nui a Nord e Huahine Iti a Sud, unite da un piccolo stretto di mare che durante la bassa marea lascia solo una lingua di sabbia a separare le isole, collegate tra loro da un ponte.
Secondo la leggenda le due isole furono separate dal dio Hiro che con la sua piroga delimitò un confine, durante una burrascosa tempesta. Sull’isola più grande si concentrano tutti i servizi nautici; ed è qui che si trova anche il villaggio principale di Fare, pieno di mercati di frutta e pesce. C’è anche un piccolo ufficio postale e una chiesetta.
A zonzo tra siti archeologici e allevamenti di perle
Il sogno tropicale della Polinesia Francese. Per il resto la natura di Huahine è caratterizzata da paesaggi incontaminati, splendide spiagge bianche circondate dal verde intenso dei frutteti e terreni coltivati con meloni, banane e vaniglia. Tutto da scoprire è il sito archeologico di Maewa che accoglie 200 strutture in pietra, le antiche abitazioni della Polinesia; oltre a monumenti religiosi e persino i resti di un tempio sacro. Se siete amanti delle perle il Huahine Pearl Farm è invece ciò che fa al caso vostro. Raggiungibile in barca, permette di conoscere la nascita e la lavorazione delle perle, da quelle bianche a quelle preziosissime nere, con una vasta esposizione e vendita di gioielli.
Un’escursione interessante è quella nell’area dell’ex hotel Bali Hai. Quest’ultimo fu danneggiato da un ciclone del 1998 e si raggiunge con una breve passeggiata lungo la spiaggia a Nord di Fare. Un’esperienza piuttosto adrenalinica è invece lo snorkeling con gli squali di barriera che nuotano confusamente insieme a una miriade di altri pesci colorati.
Giorno 7, Huahine-Raiatea, 30 miglia
È l’ultimo giorno della nostra crociera in Polinesia Francese ed è il momento di fare ritorno alla base di Raiatea per il check-out. Solo una manciata di ore ci separano dalla fine di questa vacanza in uno dei luoghi più belli del pianeta. Un’esperienza che sicuramente ci rimarrà nel cuore per la natura maestosa, le lagune di mille colori, il ritmo lento della vita e l’ospitalità dei suoi abitanti pacifici e sorridenti.
A Nord Ovest delle Fiji c’è l’arcipelago delle Yasawa, un gruppo di isole vulcaniche rinomate tra gli equipaggi di giramondo dove è possibile trovare una natura tropicale rigogliosa, villaggi di popolazioni ospitali e acque ideali per le immersioni.
Già il nome evoca paesaggi paradisiaci, spiagge tropicali e un’atmosfera idilliaca fuori dal mondo. Parliamo delle Fiji, sicuramente uno dei luoghi più incantevoli da visitare, soprattutto in barca a vela. In generale questo arcipelago del Pacifico conta 326 isole, tra cui una ventina di atolli vulcanici che sono tra i più apprezzati per la natura dei paesaggi incontaminati e la ricchezza delle acque. Si tratta dell’arcipelago di Yasawa, una trama di isole che si estende per circa 80 chilometri ed è situato nel Nord Ovest del territorio delle Fiji. Il gruppo vulcanico Yasawa è composto da sei isole principali e numerosi isolotti minori.
Fu il navigatore britannico William Bligh il primo europeo ad avvistare le Yasawa nel 1789, dopo il celebre ammutinamento del Bounty HMS. Anche il capitano Barber della HMS Arthur visitò le isole nel 1794. Dopodiché rimasero inesplorate fino al 1840.
Un luogo per chi ama la pace, la natura e le immersioni
Tutto l’arcipelago oltre che per la sua storia suggestiva è molto popolare tra gli equipaggi di giramondo. La maggior parte dei quali proviene dalla Nuova Zelanda, dall’Australia o dalla stessa Polinesia. In questo territorio, che fa parte della Western Division delle Fiji, si parla sia il fijiano che l’inglese. I paesaggi sono ricchi di rilievi che vanno dai 250 ai 600 metri di altezza. Le acque sono particolarmente rinomate per lo snorkeling e le immersioni. E non mancano diversi ancoraggi dove mettersi alla fonda per sbarcare a terra.
In generale l’idrografia delle carte di navigazione nelle Fiji è piuttosto complessa e pericolosa se non si ha una competenza specifica di queste acque. Quindi per visitare le Yasawa il consiglio è di arrivare nelle prime ore del mattino, quando il sole permette di interpretare al meglio i fondali. Quando si sbarca in uno dei villaggi, la tradizione locale vuole che l’equipaggio con lo skipper si presentino al grande capo e partecipino a una cerimonia di benvenuto per ottenere il diritto di visita. In questa occasione, la comunità locale offrirà ai visitatori in segno di benvenuto la cosiddetta “Yaqona”, ossia la kava locale.
Isola di Yasawa, la più grande dell’arcipelago
L’isola più settentrionale dell’arcipelago porta il nome dell’intero gruppo. A Sud è possibile ancorare tra le isole Yasawa, Sawa-i-Lau e Nacula, di fronte al piccolo villaggio di Nabukeru. Qui, le poche barche ancorate in 15-20 metri d’acqua sono circondate da colline, montagne e scogliere. Le spiagge delle tre isole sono piacevoli da visitare e lo scenario cambia a seconda delle maree. Sul terreno le strade non sono segnalate ed è comune avere l’impressione di camminare attraverso i giardini degli abitanti. Il villaggio, che conta circa 50 abitanti, merita una visita: le piccole case sono costruite con pareti di lamiera e tetti di palma. Spesso sono costituite da un’unica stanza. Talvolta con un fornello arrugginito sulla sabbia. L’accoglienza è sorridente e la gente del posto di solito approfitta della visita dei diportisti per presentare l’artigianato locale.
Dall’altra parte, sulla spiaggia dell’isola di Sawa-i-Lau, è possibile visitare due grotte. Dopo aver pagato un biglietto d’ingresso, la prima è facilmente accessibile, mentre per visitare la seconda occorre attraversare un tunnel sottomarino muniti di una torcia. La visita è guidata e generalmente veloce. Anche qui ci sono bancarelle di artigianato locale, tra cui tapas, parei, gioielli e sculture in legno.
Il ritmo gentile dell’isola di Nacula
L’isola più a Sud si chiama Nacula Island. Richiede una navigazione di 6 miglia dal precedente ancoraggio e offre per l’ormeggio la bella baia di Malakati, sulla costa occidentale. La zona è tranquilla e permette di ancorare in 5-10 metri d’acqua, di fronte all’omonimo villaggio. L’ampia spiaggia sabbiosa è comoda anche per l’approdo del tender di servizio e per incontrare la gente del posto. Anche qui la popolazione vive in comunità, in un piccolo villaggio lungo 200 metri e largo 100 metri. C’è solo una chiesa e poche case.
Per quanto riguarda lo stile di vita degli abitanti, ogni mattina i bambini partono insieme in una grande barca per la scuola che si trova in un villaggio più a Sud. La sera, i più piccoli tornano in barca e i più grandi camminano a piedi lungo la spiaggia.
Tra i resort e le piantagioni di Nanuya Lailai
Quasi 7 miglia nautiche più a Sud, c’è l’ancoraggio sulla costa occidentale dell’isola Nanuya Lailai che si trova di fronte al Nanuya Island Resort. Ospita circa 20 barche in 12-20 metri d’acqua, circondate dalle isole di Tavewa e Matacawa Levu. Non esiste un villaggio tradizionale su questo lato dell’isola che è occupato da due hotel di lusso: uno molto visibile e un secondo più discreto, che sembra vivere al ritmo delle barche che passano. I velisti di passaggio in genere si incontrano alla Nanuya Boat House per un drink al tramonto. Mentre un piccolo negozio permette di fare acquisti di emergenza o ordinare frutta e verdura per la cambusa. Il Nanuya Island Resort offre tra l’altro intrattenimento per scoprire la musica e la danza figiana e polinesiana.
Dallo scalo del resort, dove alcuni abitanti delle Fiji producono copra e olio di cocco, si accede alla strada e poi al sentiero che attraversa l’isola da Ovest a Est. Con una passeggiata di 30 minuti a piedi si attraversano le strutture alberghiere, le coltivazioni di frutta e verdura e i recinti dei maiali, quindi la vegetazione dell’isola. Il sentiero offre anche splendide viste sulla costa, prima di raggiungere il piccolo villaggio sulla costa orientale. In fondo si trova il Lo’s Tea Shop, dove offre bevande e spuntini in riva al mare. Marea permettendo, il ritorno alla zona di ancoraggio può essere fatto attraverso mangrovie e poi lungo la spiaggia, seguendo la costa meridionale e occidentale dell’isola.
Il bagno con le mante a Drawaqa
A 20 miglia a Sud dell’isola Nanuya Lailai, è possibile ancorare sulla costa occidentale dell’isola Drawaqa. Ai margini delle montagne, il fondale si abbassa rapidamente e bisogna fare attenzione ai numerosi coralli vicino alla costa. L’area è ben riparata e perfetta per lo snorkeling. A pochi minuti di gommone, il passaggio tra Naviti Island e Drawaqa Island è un luogo famoso per le immersioni.
Equipaggiati con pinne, maschere e boccagli, ed eventualmente accompagnati dal gommone per le immersioni in mare aperto, tutto si svolge in sicurezza. Ci sono molte specie di pesci e coralli da scoprire, ed è comune incontrare diverse mante che vivono nella pass.
Ormeggiare a Nord dell’isola di Waya
L’isola di Waya è l’ultima tappa di questa panoramica dell’arcipelago delle Yasawa. La navigazione di 12 miglia nautiche dal precedente ancoraggio è piacevole: le isole di Nanuya Balavu e Nanara hanno molti rilievi e formano bei paesaggi. Ci sono diverse possibilità di ancoraggio intorno a Waya Island. È possibile mettersi alla fonda in 10 metri d’acqua nella piccola baia a Nord Ovest dell’isola, di fronte all’Octopus Resort. Tuttavia questo ancoraggio può essere un po’ accidentato e l’equipaggio può avere difficoltà a sbarcare a terra.
A Nord dell’isola, l’area di ancoraggio è più tranquilla. Dominato dalla montagna, il luogo è particolarmente adatto per esplorare il villaggio di Nalauwaki e incontrare la gente del posto, molti dei quali pescano dalle rocce a fine giornata.
Un piccolo (e poco conosciuto) borgo della penisola italiana, organizza il tuo viaggio e corri a scoprirlo.
La Liguria, ricca di spiagge, di storia e di avventura, raccoglie all’interno del Golfo dei Poeti, uno dei borghi più romantici, splendidi (e poco conosciuti) dell’interra Italia.
Stiamo parlando di Tellaro. Borgo che ha ispirato poeti, ricco di storia, conosciuto per le sue casette colorate che affacciano direttamente sul mare cristallino, ed anche per l’atmosfera poetica che si respira al suo interno.
Il piccolo gioiello della Riviera di Levante è perfetto per essere visitato in ogni momento dell’anno, mantenendo in ogni stagione quel fascino incontrastato.
Le bellezze del borgo
Lasciatevi trasportare dalle stradine tortuose costruite con i tipici ciottoli che vi porteranno alla scoperta di vie nascoste, piccole piazzette e chiese. L’ambiente naturale è poi padrone di Tellaro, con le magnifiche abitazioni che si stagliano sul mare cristallino della Liguria. Non risulta difficile immaginare il perchè siano state queste vedute ad ispirare poeti come Montale e Larca.
Cosa fare a Tellaro
Come detto, il borgo vanta una bellezza costante durante tutto l’anno. Se però scegliete questa località ligure durante il periodo estivo, preparatevi. Il centro di questo splendido paesino sarà pieno di attività; potrete rilassarvi sulla spiaggia, godervi una lunga passeggiata o nuotare nelle acque cristalline. Il tutto, dimenticandovi dello stress e del caos delle città.
A far conoscere il borgo fu il poeta inglese Percy Shelley che definì Tellaro come un luogo perfetto per il riposo e la concentrazione. Oggi ormai sembra diventato comune a tutti; per cercare pace e allontanarsi dal caos e dalla propria routine, questo piccolo borgo ligure è la scelta migliore.
Raggiungibile a poche ore di macchina da Milano, Tellaro non è solo una meta perfetta per le vostre vacanze, ma anche un luogo dove potete decidere di ritirarvi per qualche giorno, rilassandovi e facendovi prendere da nuove ispirazioni prima di riprendere con la vostra vita.