Fairbanks, Alaska: 7 esperienze imperdibili nel cuore del Grande Nord

Fairbanks, Alaska: 7 esperienze imperdibili nel cuore del Grande Nord

In Alaska la natura non fa da sfondo al viaggio: è la protagonista assoluta. Qui le distanze sembrano infinite, le stagioni trasformano radicalmente il paesaggio e il cielo regala spettacoli che difficilmente si dimenticano. Nel cuore dell’Interior Alaska, Fairbanks incarna perfettamente questo spirito di frontiera. Situata appena sotto il Circolo Polare Artico, la città è uno dei luoghi migliori al mondo per osservare l’aurora boreale, ma anche un punto di partenza privilegiato per avventure nella natura, incontri con la cultura locale e immersioni nella storia della corsa all’oro.
Ecco sette buoni motivi per inserire Fairbanks tra le destinazioni da tenere d’occhio nel 2026.

L’aurora boreale, protagonista delle notti artiche

Pochi spettacoli naturali riescono a lasciare senza parole come l’aurora boreale. E Fairbanks è uno dei palcoscenici migliori dove assistervi. La città si trova sotto l’Auroral Oval, la fascia dove il fenomeno si manifesta con maggiore frequenza. Tra fine agosto e aprile, quando le notti sono lunghe e il cielo spesso terso, il firmamento può accendersi improvvisamente di scie verdi, viola e rosse che sembrano danzare sopra la tundra. Un’esperienza che per molti viaggiatori rappresenta la vera ragione del viaggio.

Il sole di mezzanotte e le estati che non finiscono mai

Se l’inverno è la stagione dell’aurora, l’estate regala un fenomeno opposto ma altrettanto sorprendente: il Midnight Sun. Tra metà maggio e fine luglio il sole sfiora appena l’orizzonte senza scomparire davvero, creando giornate interminabili e una luce dorata che avvolge la città anche nel cuore della notte. Il solstizio d’estate diventa così una vera festa collettiva, con eventi, mercati e attività all’aperto che celebrano l’arrivo della stagione luminosa.

Dog mushing e avventure nel grande inverno

Quando la neve copre l’Interior Alaska, Fairbanks diventa il regno delle attività outdoor. Qui è possibile provare il dog mushing, lo sport simbolo dello Stato, visitando allevamenti locali e scoprendo come vengono allenati i cani da slitta. Le squadre di mushers e husky attraversano paesaggi silenziosi e spettacolari, dando vita a una tradizione che fa parte dell’identità stessa dell’Alaska. Accanto a questo, non mancano escursioni in motoslitta, sci di fondo e pesca nel ghiaccio.

Un bagno caldo tra le nevi dell’Alaska

A circa un’ora da Fairbanks si trovano le Chena Hot Springs, una delle pause più piacevoli dopo una giornata all’aria aperta. Le acque termali naturali, ricche di minerali, offrono un momento di relax circondati da un paesaggio selvaggio. In inverno, con un pizzico di fortuna, si può addirittura osservare l’aurora boreale mentre si è immersi nelle vasche fumanti. Un contrasto quasi surreale tra il gelo dell’Artico e il calore dell’acqua.

Tradizioni native e cultura dell’Interior Alaska

Fairbanks è anche un luogo dove entrare in contatto con la storia e le tradizioni delle popolazioni native dell’Alaska. Eventi culturali, musei e festival narrano il patrimonio delle comunità indigene dell’Interior Alaska, tra danze tradizionali, artigianato e racconti che parlano di un rapporto antico e profondo con il territorio. Un’occasione per conoscere un lato meno noto, ma fondamentale, dell’identità della regione.

La memoria della corsa all’oro

Come molte città dell’Alaska, anche Fairbanks deve parte della propria storia alla corsa all’oro di fine Ottocento. Quell’epoca rivive ancora oggi tra musei, siti storici e manifestazioni come i Golden Days, la celebrazione annuale che anima la città con parate, eventi e rievocazioni. Nel 2026 è prevista anche l’apertura del nuovo Fountainhead Transportation Museum, che illustrerà l’evoluzione dei trasporti nello Stato attraverso veicoli storici e installazioni immersive.

Porta d’ingresso al Grande Nord

Grazie alla sua posizione strategica, Fairbanks è anche una base perfetta per esplorare alcune delle meraviglie naturali più iconiche dell’Alaska. Da qui si può partire verso il Denali National Park, dominato dalla montagna più alta del Nord America, oppure dirigersi verso il Circolo Polare Artico per raggiungere uno dei confini geografici più evocativi del pianeta. Tra foreste boreali, fiumi cristallini e tundra sconfinata, è il punto di partenza ideale per chi vuole scoprire l’Alaska più autentica.

Monet e la Normandia: scoprire i paesaggi che diedero forma all’Impressionismo

Monet e la Normandia: scoprire i paesaggi che diedero forma all’Impressionismo

Monet, ninfee e Normandia. La primavera alle porte e un anniversario importante, la morte del pittore simbolo dell’Impressionismo a Giverny nel 1926, trasformano la regione del nord della Francia (ma anche la stessa Parigi con il suo meraviglioso Museo dell’Orangerie che conserva l’intero ciclo pittorico dedicato dall’artista alle ninfee) nella meta da non perdere quest’anno: oltre cento appuntamenti a partire da marzo, tra esposizioni temporanee, visite insolite, crociere fluviali, concerti, conferenze e persino eventi gastronomici all’aperto organizzati per rendere omaggio all’artista che ha cambiato per sempre il modo di guardare la luce. Il Festival Normandie Impressionniste (29 maggio – 27 settembre 2026) sarà quest’anno interamente dedicato al tema del giardino, tanto caro a Monet. Disseminato fra tantissime località della Normandia, da Rouen a Caen fino all’Abbazia di Jumièges, sarà il fulcro delle celebrazioni con circa sessanta progetti di arte contemporanea, firmati da artisti internazionali tra cui Daniel Buren che proporranno letture attuali del tema: installazioni ambientali, percorsi botanici, opere site-specific lungo la Senna.

Attraversare la Normandia non potrà avere che un filo conduttore: tornare nei luoghi dove l’Impressionismo è nato, si è evoluto e ha trovato la sua forma più audace e affascinante, tanto da farne una delle correnti artistiche più amate di tutti i tempi. Non a caso la mostra Impressionismo e oltre ha richiamato all’Ara Pacis di Roma oltre 110 mila visitatori in soli tre mesi e costretto alle aperture serali.

Giverny, l’intimità del maestro

 

Giverny, Fondazione Monet. Marie-Anaïs Thierry
Giverny, Fondazione Monet. 

 

La riscoperta di Monet e dei paesaggi che lo hanno costantemente influenzato non può quindi che iniziare a Giverny, dove Monet visse per oltre quarant’anni. La Fondation Claude Monet riaprirà dal 1° aprile al 1° novembre e conviene prenotare sin da subito. Passeggiare tra il Clos Normand e il Giardino d’Acqua significa non soltanto entrare negli spazi che furono cari al maestro ma farsi letteralmente trasportare all’interno di uno dei suoi quadri tra il ponte giapponese, le ninfee, i salici riflessi nello stagno che raccontano la lenta trasformazione del paesaggio. Circondata dal famoso giardino la casa di Monet ha ancora i suoi colori originali, gli arredi d’epoca, le stampe giapponesi e le ceramiche che ne decoravano gli interni e che testimoniano la passione del pittore per l’Oriente. Ma è la stessa fondazione ad avvertire: è sconsigliabile visitare casa e giardini durante luglio e agosto e anche durante le festività perché l’eccesso di presenze rischia di rovinare l’esperienza. A pochi passi dalla casa e dalle sue persiane verdi, il Musée des Impressionnismes Giverny ospiterà la mostra “Prima delle Ninfee. Monet scopre Giverny, 1883-1890” (27 marzo – 5 luglio 2026), dedicata agli anni in cui l’artista esplorava il villaggio e la campagna circostante prima di concentrare tutta la sua ricerca sul tema dello stagno e del giardino.

Vernon e la memoria familiare

Pochissima strada da Giverny a Vernon, cittadina dalla lunga storia famosa per la sua Collegiata che Claude Monet dipingerà, fra il 1883 e il 1894, per ben sei volte. Qui il Musée Blanche Hoschedé-Monet proporrà, dal 16 maggio, Memoria di Limon. Omaggio a Monet. Il museo, legato alla famiglia Hoschedé-Monet, offrirà uno sguardo più intimo sull’ambiente affettivo e culturale che circondava il pittore, arricchendo il percorso con documenti e opere che testimoniano la rete di relazioni artistiche nate attorno a lui.

Rouen, la cattedrale come laboratorio della luce

Si prosegue lungo la Senna verso Rouen, capitale storica della regione, dove la facciata della Cattedrale di Notre-Dame continua a cambiare colore sotto gli occhi dei visitatori, proprio come nelle celebri serie dipinte tra il 1892 e il 1894. Nel 2026, il Musée des Beaux-Arts de Rouen affiancherà alle sue collezioni impressioniste percorsi speciali collegati alle celebrazioni. Ma le variazioni atmosferiche dall’alba al tramonto, che spinsero Monet alle decine di versioni di questa cattedrale, invitano indubbiamente alla sosta e alla lentezza. A Rouen non si corre e non si scatta per poi scappare via. Si osserva lentamente. Non ci sono altri modi.

 

Cattedrale di Rouen. Coraline et Leo
Cattedrale di Rouen. 

 

Le Havre, dove nacque l’“Impressione”

Scendendo verso l’estuario della Senna, assecondando le anse tondeggianti del lungo fiume francese, si raggiunge Le Havre, culla simbolica del movimento oggi patrimonio Unesco. Qui Monet dipinse nel 1872 Impression, soleil levant”, il quadro che diede nome all’Impressionismo, con il famoso porto avvolto nella foschia. Il MuMa – Musée d’Art Moderne André Malraux con il suo edificio in vetro che si affaccia sull’Atlantico, presenterà la mostra Monet a Le Havre (5 giugno – 27 settembre 2026), riportando l’attenzione sugli anni giovanili e sul dialogo con Eugène Boudin, il pittore che lo spinse a studiare cielo e mare dal vero.

Étretat, la forza primordiale della natura

Prima di proseguire verso sud, è imperdibile una diramazione a nord dell’estuario proseguendo lungo la Costa d’Alabastro fino ad incontrare Étretat, minuscolo borgo di poco più di 1500 abitanti affacciato sul canale della Manica. Le sue scogliere, archi naturali e faraglioni calcarei furono per Monet fonte di ispirazione per tante e tante opere dedicate al vento e al mare in tempesta. Salire sulla falesia d’Amont o camminare fino alla Manneporte significa immergersi in un paesaggio rimasto sorprendentemente fedele alle tele ottocentesche del francese. Il bianco abbagliante delle rocce, il verde dei prati sospesi e il blu-grigio della Manica compongono ancora oggi contrasti netti e vibranti. Poco distante, Fécamp offre ulteriori scorci drammatici, tra pareti verticali e orizzonti aperti.

 

Fondazione Monet, Giverny. Marie-Anaïs Thierry
Fondazione Monet

 

Honfleur e l’estuario degli artisti

Tornado verso sud, sull’altra riva della Senna, Honfleur, atmosfera raccolta e case alte riflesse nell’acqua, è il luogo delle prime amicizie artistiche di Monet perché è proprio qui che cominciarono a riunirsi gli artisti prima ancora che l’Impressionismo avesse un nome. Nel 2026 la cittadina sarà tra i poli principali delle celebrazioni, con eventi diffusi tra porto e musei. A partire dal museo dedicato a Eugène Boudin, amico e sodale di Monet sin dagli anni giovanili,

Deauville, l’eredità dei giardini

Ancora più a sud, sempre lungo la costa, si arriva ad un altro minuscolo borgo affacciato sul mare. Si tratta dell’ elegante Deauville (meno di mille abitanti) dove il centro culturale Les Franciscaines, fondato nel 1877 come un orfanotrofio e poi ospedale militare, scuola, istituto professionale e infine casa per suore anziane prima di essere trasformato nel centro culturale cittadino, ospiterà dall’11 luglio al 1° novembre Claude Monet, giardini in eredità. La mostra metterà in dialogo l’opera di Monet con artisti che, nel tempo, hanno reinterpretato il tema del giardino come spazio di sperimentazione e contemplazione.

Eclissi solare 12 agosto 2026 in Islanda: guida completa

Eclissi solare 12 agosto 2026 in Islanda: guida completa

Data da segnare: mercoledì 12 agosto 2026. L’Islanda sarà attraversata dal percorso di totalità, con Reykjavík, la penisola di Reykjanes, lo Snæfellsnes e parte dei Fiordi Occidentali tra le aree migliori per osservare il fenomeno. In questa guida trovi orari, mappa, luoghi consigliati, sicurezza e consigli pratici per organizzare il viaggio.


Cos’è un’eclissi totale di Sole

Si verifica quando la Luna si allinea perfettamente tra Sole e Terra, oscurando completamente il disco solare per un breve intervallo (la totalità). L’oscuramento totale è visibile solo all’interno di una fascia ristretta chiamata percorso di totalità; al di fuori di questa fascia il fenomeno è parziale. Durante la totalità appaiono la corona solare e le stelle, mentre la temperatura e la luce calano sensibilmente creando un’atmosfera unica.

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Quando avviene e orari in Islanda

Mercoledì 12 agosto 2026, nel tardo pomeriggio/sera (orario locale islandese, UTC±0). In tutta l’Islanda occidentale il fenomeno inizia con la fase parziale nel tardo pomeriggio, culmina in circa 1–2 minuti di totalità a seconda della posizione, e termina con la fine della parzialità a inizio sera. Più ci si avvicina alla linea centrale del percorso, più la durata della totalità aumenta.


Dove si vede in Islanda (mappa e percorso)

Il percorso di totalità interessa gran parte dell’Islanda occidentale: Fiordi Occidentalipenisola di Snæfellsnespenisola di Reykjanes e Reykjavík. Il resto del Paese vedrà un’eclissi parziale di grado molto elevato. La massima durata dell’eclissi per l’evento del 2026 si registra poco al largo della costa occidentale.

Tip: tieni a portata di mano una mappa interattiva del percorso (utile per scegliere esattamente dove posizionarti) e individua in anticipo 1–2 aree alternative facilmente raggiungibili in caso di nuvole.

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I migliori luoghi d’osservazione

Reykjavík e dintorni

  • Perlan / Öskjuhlíð: collina cittadina con orizzonte ampio e facile accesso.
  • Grótta (Seltjarnarnes): area costiera scenografica; attenzione alle maree per l’isolotto del faro.
  • Esja trailhead (vista su baia e città, meteo permettendo).

Penisola di Reykjanes

  • Reykjanesviti (faro) e scogliere di Valahnúkamöl: orizzonte libero sull’oceano.
  • Brimketill: vasca naturale a picco sul mare (spettacolare, ma evita affollamenti sulle passerelle).

Penisola di Snæfellsnes

  • Kirkjufell / Kirkjufellsfoss: paesaggio iconico; gestisci gli spazi vicino alle cascatelle.
  • Búðir (chiesa nera) e Arnarstapi–Hellnar: scenari aperti e fotogenici.

Fiordi Occidentali

  • Ísafjörður e le baie circostanti: buona durata della totalità e orizzonti ampi.
  • Dynjandi: punto panoramico molto frequentato; calcola tempi e parcheggi con anticipo.
  • Látrabjarg: solo se le condizioni della strada lo consentono e senza creare congestione; scogliere esposte.

Orari e durata per alcune città (UTC±0)

Orari e durate indicativi (totali) per alcune località lungo/nei pressi del percorso di totalità. La durata varia in base alla distanza dalla linea centrale.

Località Inizio parziale Massimo Fine parziale Durata totalità
Reykjavík 16:47 17:48 18:47 ~1 minuto
Keflavík (Reykjanes) 16:47 17:48 18:47 ~1 minuto e 40 secondi
Borgarnes 16:46 17:48 18:46 ~40 secondi
Ísafjörður (Westfjords) 16:43 17:44 18:43 ~1 minuto e 30 secondi

Nota: gli orari sono locali islandesi (UTC±0) e possono variare di pochi secondi a seconda del punto esatto di osservazione.


Meteo di agosto: temperature, nuvolosità e consigli

  • Temperature: medie massime a Reykjavík intorno a 14–16 °C; minime attorno a 8–10 °C. Porta strati tecnici, giacca antivento/antipioggia, cappello leggero e guanti sottili.
  • Nuvolosità: in agosto il cielo può essere spesso coperto; prepara 1–2 piani B in altre zone vicine per spostarti se necessario.
  • Luce: siamo alla coda della stagione del sole di mezzanotte: serate lunghe e tramonti tardivi.

Sicurezza: filtri, occhiali e buone pratiche

Regola d’oro: guarda il Sole sempre e solo con filtri certificati durante tutte le fasi di parzialità. Gli occhiali da sole comuni non sono sicuri. Usa occhiali per eclissi conformi alla norma ISO 12312‑2 o filtri equivalenti su binocoli/fotocamere/telescopi. Togli i filtri solo durante la stretta finestra di totalità e rimettiteli appena riappare il primo lembo di Sole.
  • Non guardare mai il Sole attraverso dispositivi ottici senza filtro solare certificato.
  • Se fotografi, proteggi sensore e occhi con filtri dedicati; imposta messa a fuoco e tempi in anticipo.
  • Prediligi aree spaziose e stabili; evita scogliere esposte e strade strette soggette a congestione.

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Come organizzare il viaggio

Alloggi e spostamenti

  • Prenota con largo anticipo: Reykjavík e le zone lungo il percorso di totalità andranno presto sold‑out.
  • Piano A/B: scegli una base comoda (es. Reykjavík o Reykjanes) e una o due zone alternative a 30–120 km per cambiare area in base alle nuvole.
  • Traffico: prevedi traffico intenso verso i punti panoramici famosi (Reykjanesviti, Kirkjufell, Dynjandi). Parti presto e parcheggia in aree consentite.
  • Strade e sicurezza: consulta ogni giorno road.is per condizioni e chiusure, e Safetravel per avvisi; evita tratti sterrati impegnativi se non necessari.

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Tour organizzato per vedere l’eclissi (partenza da Reykjavík)

Se vuoi massimizzare le probabilità di cielo sereno senza dover guidare o improvvisare cambi di rotta, un tour organizzato è la scelta più semplice e sicura. Le guide monitorano meteo e traffico in tempo reale e adattano l’itinerario verso i punti con le migliori schiarite nella penisola di Snæfellsnes, così tu puoi concentrarti solo sull’esperienza.

È l’opzione ideale se hai poco tempo, viaggi con bambini (verifica limiti d’età del tour specifico) oppure preferisci evitare lo stress di parcheggi e condizioni stradali. Salita e discesa sono a Reykjavík, con trasferimenti inclusi fino allo spot scelto per la totalità.

Reykjavik: tour giornaliero dell’eclissi solare totale – 12 agosto 2026

Snæfellsnes con tappe flessibili per inseguire il sereno. Tra gli highlight possibili: KirkjufellDjúpalónssandur, cratere Saxhóll e altre location panoramiche selezionate per l’osservazione.

  • Durata: ~12 ore
  • Pick-up opzionale: dalle 10:00 (fino a ~30 minuti)
  • Guida: inglese
  • Incluso: trasporto da Reykjavík, tour guidato
  • Non incluso: pasti; occhiali per eclissi (porta i tuoi)
  • Politiche flessibili: cancellazione gratuita fino a 24h; “prenota ora, paga dopo”
  • Prezzo indicativo: da ~244 € a persona
  • Fornitore: BusTravel Iceland

Nota: percorso e soste possono variare in base a meteo e condizioni del traffico per massimizzare la visibilità della totalità.


Iceland Eclipse 2026 – festival (Snæfellsnes, 12–15 agosto)

Iceland Eclipse è un festival di 4 giorni che unisce musica, arte, scienza, esplorazione e benessere in occasione dell’eclissi totale del 12 agosto 2026. Si svolge a Hellissandur, sul margine occidentale della penisola di Snæfellsnes: un’area spettacolare di lava fields, spiagge vulcaniche e ghiacciai, perfetta per l’osservazione.

Il picco dell’eclissi è previsto attorno alle 17:47 UTC e, per l’area del festival, è indicata una totalità superiore ai 2 minuti (condizioni permettendo). La data coincide anche con il periodo di massima attività delle Perseidi, rendendo l’evento un momento unico da vivere in community.

Il festival è di natura informativa/culturale per i nostri lettori: consulta il sito ufficiale per programma, line-up, alloggi e logistica, oltre ad eventuali aggiornamenti sui biglietti e il campeggio.

 

🌌 Sito ufficiale dell’evento


Itinerari consigliati prima/dopo l’eclissi

Weekend lungo (3–4 giorni) – Reykjavík, Reykjanes e Snæfellsnes

  • Giorno 1: Reykjavík (centro, Harpa, Perlan) + sera a Grótta.
  • Giorno 2: Reykjanes (Reykjanesviti, ponte tra i continenti, aree geotermiche).
  • Giorno 3: Snæfellsnes (Búðir, Arnarstapi–Hellnar, Kirkjufell). Giorno dell’eclissi: scegli il punto migliore in base alle nuvole.
  • Opzione Giorno 4: relax in una hot spring o whale watching.

5–7 giorni – Westfjords + Snæfellsnes

  • Giorni 1–2: trasferimento e esplorazione Westfjords (Ísafjörður, Dynjandi, fjords-scenic).
  • Giorno 3: eclissi in Westfjords o Snæfellsnes (piano A/B).
  • Giorni 4–5: Snæfellsnes completo (Parco Nazionale, spiagge laviche, Búðir).
  • Giorni 6–7: rientro via Borgarnes con tappe natura/termali.
Oltrepò Pavese: lungo il 45° Parallelo tra bollicine, eremi e borghi di pietra

Oltrepò Pavese: lungo il 45° Parallelo tra bollicine, eremi e borghi di pietra

Situata lungo la linea che corre a metà strada tra equatore e polo nord, l’area a monte di Pavia è una piacevolissima sorpresa per chi ama la lentezza.

Dimenticate le cartoline patinate del Chianti e il traffico delle Langhe: esiste un triangolo di terra, a un’ora esatta da Milano, che ha la forma di un grappolo d’uva e un’anima contadina. È l’Oltrepò Pavese, il segreto forse meglio custodito del 45° Parallelo. Qualcuno lo chiama “La Toscana del nord” per i vigneti e le morbide colline. Ma, al di là degli appellativi, resta uno dei luoghi più “lenti” d’Italia.

Qui il lusso non si esibisce, ma al massimo si sorseggia: tra i borghi di pietra di Fortunago e le pendenze vertiginose dove il Pinot Nero sfida la gravità, la bellezza non si ostenta, e il paesaggio è fatto di nebbie poetiche, castelli silenziosi, profumo del Salame di Varzi e misticità dell’Eremo di Sant’Alberto di Butrio. Un viaggio slow, quello nell’Oltrepò pavese, tra panorami da panchina gigante e portici medievali.

Alla scoperta della Bonarda

La Primavera dei Vini di Rovescala è uno degli appuntamenti più attesi per gli amanti del vino nell’Oltrepò Pavese e rappresenta un’occasione per scoprire da vicino la Bonarda, il rosso simbolo di questo territorio. Tutte le domeniche di marzo, tra colline costellate di vigneti, Rovescala diventa il punto di riferimento per chi desidera vivere un’autentica esperienza all’insegna del vino.

 

Vigneti nell'Oltrepò al tramonto (Foto: G. Santolin)
Vigneti nell’Oltrepò al tramonto 

 

Qui la viticoltura è parte integrante del paesaggio e della cultura locale: filari ordinati, cascine storiche e cantine a conduzione familiare raccontano una tradizione che si tramanda da generazioni. Le cantine del territorio aprono le porte ai visitatori per far conoscere le diverse interpretazioni della Bonarda. Ma non c’è vino senza cibo. Per questo durante l’evento, i calici verranno abbinati alle diverse specialità del territorio. Dalla coppa al salame, dagli agnolotti ai brasati, oltre che ai formaggi locali. Ma la Primavera dei Vini non è solo degustazione. Diverse cantine offrono ai propri visitatori anche passeggiate tra i filari, creando un contatto diretto con i produttori e con il lavoro che sta dietro a ogni bottiglia di Bonarda. In pratica un tuffo tra le vigne che in primavera si risvegliano, regalando panorami e momenti di relax all’aria aperta.

In bici per l’Oltrepò

Il periodo tra marzo e maggio è ideale per pedalare lungo la ciclopedonale Greenway Voghera‑Varzi, quando le colline si colorano di fiori e le temperature diventano miti. Ricavata dal tracciato della storica linea ferroviaria dismessa, la greenway si sviluppa per circa 30 chilometri tra Voghera e Varzi lungo un percorso pianeggiante e sicuro, adatto a cicloturisti e famiglie su pedali, ma anche per i camminatori. La ciclovia costeggia il torrente Staffora e attraversa un paesaggio agricolo caratterizzato da coltivazioni, antiche pievi e piccoli borghi della valle.

 

Lungo la greenway Voghera Varzi (Foto di U. Barcella)
Lungo la greenway Voghera Varzi 

 

Con l’arrivo della bella stagione, l’esperienza diventa ancora più gradevole. Non solo per le temperature più miti, ma anche perché il paesaggio si colora di fioriture spontanee, frutteti in produzione e i primi germogli dei vigneti che disegnano il profilo delle colline dell’Oltrepò Pavese. La primavera è il momento ideale per gli amanti del turismo lento all’aria aperta. A Varzi, inoltre, non solo sarà possibile scoprire un bellissimo centro storico medievale, ma anche assaggiare una delle più note produzioni gastronomiche della Valle Staffora: il Salame di Varzi DOP.

Alla scoperta dei borghi

Se Voghera detiene il titolo “sulla carta” di “capitale” dell’Oltrepò Pavese, la vera anima di queste colline vive nei borghi come Golferenzo, o nella bellissima Varzi. Golferenzo è la perla nascosta della Val Versa. È un borgo che negli ultimi anni ha vissuto una vera e propria rinascita, diventando una delle mete più “chic” della zona. A differenza di molti centri rurali che hanno subito colate di cemento negli anni sessanta e settanta, Golferenzo è rimasto praticamente intatto. Il borgo è interamente costruito in pietra arenaria locale, le sue stradine sono acciottolate e tutte le case sono state recuperate rispettando l’architettura originale. Ricorda uno di quei villaggi provenzali. Inoltre, il borgo, situato a circa 460 metri di altitudine, offre una vista spettacolare sui vigneti sottostanti. Nelle giornate limpide, lo sguardo spazia fino alle Alpi. È il luogo ideale per chi cerca lo slow tourism: niente fretta, molta aria pulita e silenzio. Siamo nella terra del Pinot Nero e del Metodo Classico. Nonostante le dimensioni minuscole, il borgo ospita ristoranti di alta qualità che rivisitano la tradizione con un tocco gourmet. Inoltre, all’interno del paese c’è un albergo diffuso, il Borgo dei Gatti, e una spa in fase di ampliamento, la Adàsi.

Non lontano da Golferenzo, a Montecalvo Versiggia, c’è il Museo del Cavatappi. Allestito nei locali dell’ex canonica vicino alla chiesa di Sant’Alessandro, è stato inaugurato nel 2006 e ospita oltre 200 esemplari che illustrano l’evoluzione dell’utensile negli ultimi tre secoli.

 

Golferenzo
Golferenzo 

 

Da non perdere poi Fortunago, piccolo borgo medievale con teatro e il Castello di Zavattarello aperto a marzo tutte le domeniche.

E oltre il “confine”, c’è Bobbio

Appena fuori dai “confini” dell’Oltrepò pavese (ma fortemente connesso con questo), c’è un borgo da non perdere. Stiamo parlando di Bobbio. È un gioiello incastonato nella Val Trebbia (in provincia di Piacenza) che deve la sua fama a un mix affascinante di spiritualità medievale, leggende popolari e un’architettura immutata da secoli. Da non perdere l’Abbazia di San Colombiano con il suo Scriptorium, la sua leggendaria biblioteca che ospitava codici preziosissimi (alcuni dei quali oggi conservati in Vaticano o a Torino). Si dice che Umberto Eco si sia ispirato proprio allo Scriptorium per descrivere la biblioteca del Nome della Rosa. E poi c’è il Ponte Gobbo (conosciuto anche come Ponte del Diavolo. Una struttura in pietra di origine romana, lunga circa 273 metri e caratterizzata da 11 arcate irregolari poste a diverse altezze. Bobbio è stata ufficialmente eletto Borgo dei Borghi d’Italia nel 2019. Camminare per il suo centro storico significa immergersi in un labirinto di ciottoli, facciate medievali e palazzi nobiliari perfettamente conservati. Forse è leggenda, o forse è storia: qui passò Ernest Hemingway il quale rimase folgorato da Bobbio e dalla Val Trebbia.

Dai confini d’Europa all’Asia Centrale

Dai confini d’Europa all’Asia Centrale

Storia, tradizioni e paesaggi lungo le rotte della Via della Seta

Cinque viaggi, cinque autentici percorsi dal Caucaso alle steppe, valli e catene montuose dell’Asia Centrale, alla scoperta di luoghi dove civiltà differenti hanno vissuto, commerciato e prosperato, fungendo da “ponte” tra Europa ed Estremo Oriente.

In Georgia e Armenia viaggiamo tra testimonianze di culture e religioni, paesaggi mozzafiato, città ricche di storia, importanti musei, antiche chiese solitarie, villaggi rupestri abitati da monaci e siti archeologici millenari, per rimanere sorpresi dall’ospitalità della sua gente e dall’ottima cucina locale.

In Kazakistan scopriamo un vasto Paese, una delle ultime vere frontiere del turismo, tra meraviglie naturali, architetture d’epoca sovietica, resti di città carovaniere e siti archeologici di arte rupestre. Dal Kazakistan possiamo partire per un viaggio di esplorazione che attraversa anche Kirghizistan e Tagikistan, seguendo un percorso aspro ma affascinante, tra maestose catene di monti che coronano il cuore dell’Asia, altopiani e passi montani dove nei millenni sono transitati mongoli, turchi, cinesi, greci, persiani e arabi.

E infine in Uzbekistan, per visitare città carovaniere lungo la Via della Seta come Khiva, antichi centri religiosi e culturali come Bukhara e la leggendaria e affascinante capitale dell’impero timuride, Samarcanda, le cui fortezze, moschee e palazzi reali ne raccontano l’antico splendore.