Monet, ninfee e Normandia. La primavera alle porte e un anniversario importante, la morte del pittore simbolo dell’Impressionismo a Giverny nel 1926, trasformano la regione del nord della Francia (ma anche la stessa Parigi con il suo meraviglioso Museo dell’Orangerie che conserva l’intero ciclo pittorico dedicato dall’artista alle ninfee) nella meta da non perdere quest’anno: oltre cento appuntamenti a partire da marzo, tra esposizioni temporanee, visite insolite, crociere fluviali, concerti, conferenze e persino eventi gastronomici all’aperto organizzati per rendere omaggio all’artista che ha cambiato per sempre il modo di guardare la luce. Il Festival Normandie Impressionniste (29 maggio – 27 settembre 2026) sarà quest’anno interamente dedicato al tema del giardino, tanto caro a Monet. Disseminato fra tantissime località della Normandia, da Rouen a Caen fino all’Abbazia di Jumièges, sarà il fulcro delle celebrazioni con circa sessanta progetti di arte contemporanea, firmati da artisti internazionali tra cui Daniel Buren che proporranno letture attuali del tema: installazioni ambientali, percorsi botanici, opere site-specific lungo la Senna.
Attraversare la Normandia non potrà avere che un filo conduttore: tornare nei luoghi dove l’Impressionismo è nato, si è evoluto e ha trovato la sua forma più audace e affascinante, tanto da farne una delle correnti artistiche più amate di tutti i tempi. Non a caso la mostra Impressionismo e oltre ha richiamato all’Ara Pacis di Roma oltre 110 mila visitatori in soli tre mesi e costretto alle aperture serali.
Giverny, l’intimità del maestro
La riscoperta di Monet e dei paesaggi che lo hanno costantemente influenzato non può quindi che iniziare a Giverny, dove Monet visse per oltre quarant’anni. La Fondation Claude Monet riaprirà dal 1° aprile al 1° novembre e conviene prenotare sin da subito. Passeggiare tra il Clos Normand e il Giardino d’Acqua significa non soltanto entrare negli spazi che furono cari al maestro ma farsi letteralmente trasportare all’interno di uno dei suoi quadri tra il ponte giapponese, le ninfee, i salici riflessi nello stagno che raccontano la lenta trasformazione del paesaggio. Circondata dal famoso giardino la casa di Monet ha ancora i suoi colori originali, gli arredi d’epoca, le stampe giapponesi e le ceramiche che ne decoravano gli interni e che testimoniano la passione del pittore per l’Oriente. Ma è la stessa fondazione ad avvertire: è sconsigliabile visitare casa e giardini durante luglio e agosto e anche durante le festività perché l’eccesso di presenze rischia di rovinare l’esperienza. A pochi passi dalla casa e dalle sue persiane verdi, il Musée des Impressionnismes Giverny ospiterà la mostra “Prima delle Ninfee. Monet scopre Giverny, 1883-1890” (27 marzo – 5 luglio 2026), dedicata agli anni in cui l’artista esplorava il villaggio e la campagna circostante prima di concentrare tutta la sua ricerca sul tema dello stagno e del giardino.
Vernon e la memoria familiare
Pochissima strada da Giverny a Vernon, cittadina dalla lunga storia famosa per la sua Collegiata che Claude Monet dipingerà, fra il 1883 e il 1894, per ben sei volte. Qui il Musée Blanche Hoschedé-Monet proporrà, dal 16 maggio, Memoria di Limon. Omaggio a Monet. Il museo, legato alla famiglia Hoschedé-Monet, offrirà uno sguardo più intimo sull’ambiente affettivo e culturale che circondava il pittore, arricchendo il percorso con documenti e opere che testimoniano la rete di relazioni artistiche nate attorno a lui.
Rouen, la cattedrale come laboratorio della luce
Si prosegue lungo la Senna verso Rouen, capitale storica della regione, dove la facciata della Cattedrale di Notre-Dame continua a cambiare colore sotto gli occhi dei visitatori, proprio come nelle celebri serie dipinte tra il 1892 e il 1894. Nel 2026, il Musée des Beaux-Arts de Rouen affiancherà alle sue collezioni impressioniste percorsi speciali collegati alle celebrazioni. Ma le variazioni atmosferiche dall’alba al tramonto, che spinsero Monet alle decine di versioni di questa cattedrale, invitano indubbiamente alla sosta e alla lentezza. A Rouen non si corre e non si scatta per poi scappare via. Si osserva lentamente. Non ci sono altri modi.
Le Havre, dove nacque l’“Impressione”
Scendendo verso l’estuario della Senna, assecondando le anse tondeggianti del lungo fiume francese, si raggiunge Le Havre, culla simbolica del movimento oggi patrimonio Unesco. Qui Monet dipinse nel 1872 Impression, soleil levant”, il quadro che diede nome all’Impressionismo, con il famoso porto avvolto nella foschia. Il MuMa – Musée d’Art Moderne André Malraux con il suo edificio in vetro che si affaccia sull’Atlantico, presenterà la mostra Monet a Le Havre (5 giugno – 27 settembre 2026), riportando l’attenzione sugli anni giovanili e sul dialogo con Eugène Boudin, il pittore che lo spinse a studiare cielo e mare dal vero.
Étretat, la forza primordiale della natura
Prima di proseguire verso sud, è imperdibile una diramazione a nord dell’estuario proseguendo lungo la Costa d’Alabastro fino ad incontrare Étretat, minuscolo borgo di poco più di 1500 abitanti affacciato sul canale della Manica. Le sue scogliere, archi naturali e faraglioni calcarei furono per Monet fonte di ispirazione per tante e tante opere dedicate al vento e al mare in tempesta. Salire sulla falesia d’Amont o camminare fino alla Manneporte significa immergersi in un paesaggio rimasto sorprendentemente fedele alle tele ottocentesche del francese. Il bianco abbagliante delle rocce, il verde dei prati sospesi e il blu-grigio della Manica compongono ancora oggi contrasti netti e vibranti. Poco distante, Fécamp offre ulteriori scorci drammatici, tra pareti verticali e orizzonti aperti.
Honfleur e l’estuario degli artisti
Tornado verso sud, sull’altra riva della Senna, Honfleur, atmosfera raccolta e case alte riflesse nell’acqua, è il luogo delle prime amicizie artistiche di Monet perché è proprio qui che cominciarono a riunirsi gli artisti prima ancora che l’Impressionismo avesse un nome. Nel 2026 la cittadina sarà tra i poli principali delle celebrazioni, con eventi diffusi tra porto e musei. A partire dal museo dedicato a Eugène Boudin, amico e sodale di Monet sin dagli anni giovanili,
Deauville, l’eredità dei giardini
Ancora più a sud, sempre lungo la costa, si arriva ad un altro minuscolo borgo affacciato sul mare. Si tratta dell’ elegante Deauville (meno di mille abitanti) dove il centro culturale Les Franciscaines, fondato nel 1877 come un orfanotrofio e poi ospedale militare, scuola, istituto professionale e infine casa per suore anziane prima di essere trasformato nel centro culturale cittadino, ospiterà dall’11 luglio al 1° novembre Claude Monet, giardini in eredità. La mostra metterà in dialogo l’opera di Monet con artisti che, nel tempo, hanno reinterpretato il tema del giardino come spazio di sperimentazione e contemplazione.


