Quando nel tardo pomeriggio, quasi ogni giorno, lampi e fulmini illuminano il cielo scuro dietro la sagoma inconfondibile dello Sciliar, monte simbolo dell’Alto Adige, non si può non pensare alle streghe che qui, dice la leggenda, erano di casa. Perché, sempre secondo la leggenda, erano proprio le streghe, che volavano sulle scope di legno e di saggina, a scatenare temporali e avversità meteorologiche. Per questo c’è un modo particolare di attraversare il territorio altoatesino: non seguendo soltanto la geografia delle sue meravigliose montagne, ma lasciandosi guidare anche dalle sue leggende. Che poi tanto leggende non sono.

È un viaggio che parte dai grandi prati verdi dell’Alpe di Siusi, sale alla Bullaccia, passa per le case decorate di Castelrotto, guarda verso la Val Gardena e arriva infine alle mura di Castel Prösels, passando per Fiè allo Sciliar dove la leggenda lascia il posto alla storia, quella documentata e drammatica dei processi alle streghe, donne sfortunatissime che proprio da questo paese arrivavano. Natura, tradizione popolare, artigianato e memoria raccontano un’unica storia. Perché qui le streghe non sono soltanto personaggi delle fiabe: il loro nome è rimasto impresso nei sentieri, nelle rocce, nelle malghe, nelle iniziative locali e nelle sculture di legno che punteggiano i percorsi, raccontando però anche una pagina reale della storia europea, fatta di accuse, processi e persecuzioni. E di condanne a morte.

La Bullaccia, dove comincia la leggenda

 

Castelrotto (@MgFilippi)
Castelrotto 

 

Compaccio, sull’Alpe di Siusi, può essere il punto di partenza di questo ideale percorso che affianca il classico escursionismo di montagna a richiami culturali e storici. La prima tappa è la Bullaccia, o Puflatsch, una montagna che raggiunge i 2.176 metri e che offre uno dei più affascinanti balconi panoramici dell’Alpe. Da qui il paesaggio si apre in una delle sue forme più spettacolari: prati immensi, malghe, boschi e, sullo sfondo, la sagoma inconfondibile dello Sciliar che corre orizzontale fino a quando non si frantuma nelle due cime più famose, Punta Santner, con i suoi 2413 metri e l’Euringer, che spicca a 2394 metri.

Il giro della Bullaccia, a cui si arriva con la panoramica Cabinovia Alpe di Siusi – Seiser Alm Bahn a cui segue la più breve Seggiovia della Bullaccia (le mucche che pascolano sotto le cabine sospese nel vuoto accompagnano il tragitto verso l’alta quota) può partire direttamente dal Rifugio Bullaccia o Puflatsch, che con le due gigantesche scope folcloristiche perfette per i selfie davanti alla sua terrazza panoramica, introduce subito al mondo delle leggende. I grandi tavoli in legno affacciati sulla spettacolare vista a 360° sono il punto di partenza ideale per aprire le grandi mappe che segnalano sentieri e percorsi.

 

Il Sentiero delle Streghe (@MgFilippi)
Il Sentiero delle Streghe  

 

Si parte dopo una birra fresca e due chiacchiere con i gentilissimi ristoratori (anche per un consiglio sul percorso da scegliere) verso i grandi prati d’alpeggio: non a caso l’Alpe di Siusi è considerato l’alpeggio più grande d’Europa con i suoi 52 km quadrati ad una quota altimetrica compresa tra i 1680 e i 2350 metri sul livello del mare. Siamo nel cuore delle Dolomiti occidentali tra la Val Gardena a nord, il Gruppo del Sassolungo a nord-est e il massiccio dello Sciliar a sud-est. Da qui si vedono, e si ammirano le cime più belle: il Gruppo del Sella, il Seceda, il Catinaccio, la Marmolada, che circondano come una corona l’Alpe verde e fiorita di pascoli in estate, pianeggiante di neve perfetta per lo sci di fondo in inverno.

Cavalli sauri e streghe scolpite nel legno

Qui, partiti dalla Bullaccia, si prosegue incontrando cavalli dalle criniere biondissime liberi al pascolo e mucche sornione ben pasciute, ci si ferma per un godibilissimo uovo al tegamino con speck locale e patate al forno al Rifugio Arnica, e si continua a camminare al cospetto di streghe scolpite nel legno – la Val Gardena è infatti una delle grandi capitali dell’intaglio ligneo alpino – che indicano la via verso le celebri Panche, dove due grandi massi di porfido, modellati in forme che ricordano enormi sedili, sono conosciuti come le Panche delle Streghe. Secondo la tradizione, questo sarebbe stato uno dei luoghi in cui le streghe dello Sciliar si riunivano e si riposavano prima di volare verso la cima del maestoso massiccio.

La spiegazione storica e archeologica è naturalmente più prudente: la particolare disposizione delle rocce potrebbe indicare un antico luogo di culto, forse legato al sole. Il paesaggio tutto intorno è spettacolare: da lassù lo sguardo arriva fino alla Val Gardena, mentre sotto si riconoscono prima Ortisei, poi Castelrotto, i prati di Marinzen e le valli che circondano lo Sciliar. Scendendo dalla Bullaccia anche nel bosco sopra Castelrotto, il filo delle leggende continua a comparire quasi come una traccia nascosta. Proprio nei pressi della Malga Schafstall, infatti il percorso incontra le cosiddette Sedie delle Streghe, due blocchi di pietra che sembrano poltrone gigantesche, raggiungibili seguendo i sentieri 7 e 8 nella zona di Tiosels. Documenti non ce ne sono, ma la suggestione è tanta.

 

Vista del Gruppo delle Odle dalla Magdalena (@MgFilippi)
Vista del Gruppo delle Odle dalla Magdalena 

 

Castelrotto: il paese ai piedi dello Sciliar

Cuore dell’Alpe di Siusi è Castelrotto, o Castelruth, dominato dal grande campanile e dove quasi ogni facciata dei palazzi è decorata elegantemente. Il pittore, Eduard Burgauner, alla fine dell’800 voleva infatti trasformare Castelrotto in un’opera d’arte. Si devono a lui le decorazioni che accompagnano il visitatore fin alle porte del paese, con richiami allo stile liberty che si mescola alle tradizioni locali. Un esempio tipico è quello della facciata dell’ex albergo Zum Wolf, a pochi passi dalla centralissima piazza Krausen, quella della torre a campanile. Le streghe che portavano il maltempo erano probabilmente di casa anche a Castelrotto, dove ogni anno, tra luglio ed agosto, vengono ancora oggi celebrate con serate folcloristiche. Ma per comprendere quanto profondamente il mito delle streghe sia entrato nell’identità contemporanea del territorio bisogna dirigersi verso Fiè allo Sciliar e Castel Prösels.

Dal mito alla storia: Castel Prösels

L’ultima tappa del percorso è Castel Prösels, sopra Fiè allo Sciliar. Austero e fiabesco allo stesso tempo, appare già dalla tortuosa strada che, staccatasi con una curva a gomito dalla provinciale 24, si ferma proprio sotto i vigneti che tappezzano le colline su cui sorge fin dal 1279, come testimoniano le prime menzioni ufficiali. Costruito dai signori di Fiè allo Sciliar, che si stende praticamente ai suoi piedi ancora oggi, per secoli è stato rifugio e castello residenziale per i funzionati ministeriali del vescovo di Bressanone. Fino all’arrivo di Leonhard von Völs-Colonna tra la metà del ‘400 e la metà del ‘500. Leonhard, tiranno che dotò il castello della più moderna tecnologia militare, fu anche colui che lo consegnò alla storia come il castello delle streghe. Perché è lui, in qualità di giudice, a sentenziare la sorte tremenda per otto donne dei dintorni, accusate di stregoneria e condannate a morire di fame e di freddo, sepolte vive nei sotterranei del castello.

 

Cavalli all'Alpe di Siusi (@MgFilippi)
Cavalli all’Alpe di Siusi 

 

Qui, quindi, il racconto delle streghe cambia radicalmente tono. A Castel Prösels, infatti, non siamo più soltanto nel territorio della leggenda. Perché dei due processi per stregoneria che si svolsero nel 1506 e poi nel 1510 raccontano i documenti dell’epoca. Anzi, quello del 1506 è considerato uno dei più antichi processi di questo genere celebrati in Tirolo e molti studi storici hanno cercato di ricostruire il contesto sociale e culturale nel quale si svilupparono le persecuzioni di queste donne accusate in buona sostanza, come ricorda la guida altoatesina che ci accompagna nella visita, «di saperne di più dello stesso Leonhard». Le “streghe” che furono giustiziate per il loro sapere sceglievano le erbe per i loro poteri e le loro qualità, sapevano maneggiarle e trasformarle in infusi e pozioni, medicine diremmo oggi. Quelle streghe che nella memoria mitica ballano, volano, si siedono sulle rocce e governano, secondo la fantasia popolare, i fenomeni atmosferici, a Castel Prösels appartengono drammaticamente invece a una pagina reale della storia europea, fatta di accuse, processi e persecuzioni.

Il laghetto di Fiè allo Sciliar

Per distogliersi da una memoria così dolosamente reale anche se antica nei tempi, poco lontano c’è il Laghetto di Fiè, dove i bambini saltano in acqua dai pontili di legno e dove tutto intorno in estate si esercitano le cicale. Il laghetto, creato nel XVI secolo dallo stesso Leonhard von Völs-Colonna come vivaio di pesci, è balneabile d’estate (è profondo soltanto 3 metri e mezzo) e dedicato al pattinaggio sul ghiaccio d’inverno (quando gela).

 

Castello di Presul (@MgFilippi)
Castello di Presul 

 

Adagiato com’è sotto lo Sciliar, ci ricorda ad ogni passo che siamo sì nel cuore delle Alpi, ma anche nel mondo a parte rappresentato dalle Dolomiti. E mentre le Alpi centrali e occidentali presentano profili arrotondati e vette glaciali, le Dolomiti sono torri verticali, guglie e pareti a strapiombo. Se a scolpirle fosse stato un artista sarebbe stato il più drammatico degli artisti già a partire dalla scelta della roccia che le compone. La scienza ci spiega, infatti, che circa 250 milioni di anni fa quelle rocce, ricche di dolomia, emersero dai fondali marini, mescolate ad antichi coralli e resti del mare. Queste guglie affilate che sembrano avere forma e sostanza diversa da ogni altra montagna e si lasciano ammirare da ogni angolatura – patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2009 per il loro “eccezionale valore universale” dal punto di vista paesaggistico e geologico – con il loro colore chiaro, quasi bianco durante il giorno, rosa e arancione al tramonto grazie al fenomeno dell’enrosadira, hanno nel Gruppo delle Odle, tra la Val di Funes e la Val Gardena, la loro rappresentazione più intensa. Per osservarle, nella loro assoluta e perfetta bellezza, c’è un punto esatto, ed è Santa Magdalena, perfetto per quest’osservazione quasi mistica. Una sorta di finestra sulla bellezza più pura, a cui si accede con una passeggiata un po’ più intensa, che lascia storditi ma anche immensamente felici di essere stati al cospetto di tanta natura.

 

Laghetto di Fiè allo Sciliar (@MgFilippi)
Laghetto di Fiè allo Sciliar