Dal Carso alle colline del vino, dalle osmice alle terme della Slovenia orientale: quando l’estate lascia spazio all’autunno, il Paese cambia ritmo e invita a viaggiare senza fretta.
Abbastanza piccola da poter cambiare paesaggio in poche ore, ma abbastanza diversa da trasformare ogni deviazione in un nuovo percorso. In Slovenia le distanze sembrano fatte per essere percorse lentamente. Dal blu dell’Adriatico alle Alpi Giulie, dal livello del mare ai 2.864 metri del Triglav, la geografia del Paese condensa in pochi chilometri paesaggi molto diversi.

L’autunno, esaurita l’attrazione fatale delle spiagge e del mare, suggerisce una terza possibilità; quella dell’armonia. L’autunno è infatti la stagione delle colline coperte di vigneti, dei borghi di pietra, delle strade secondarie che attraversano il Carso, delle cantine dove il mosto diventa vino e delle località termali immerse nel paesaggio della Slovenia pannonica. Una Slovenia meno spettacolare, forse, ma proprio per questo più intima. Una destinazione da attraversare senza l’urgenza di arrivare. La luce si fa più morbida, le temperature invitano a camminare e la tavola diventa parte integrante del viaggio. Non c’è bisogno di scegliere tra mare e montagna, tra attività e riposo, tra gastronomia e natura. In poche ore si può passare da un borgo carsico a una cantina, da una passeggiata tra i vigneti a una piscina termale, da una piazza di Lubiana alle rive del lago di Bohinj.

Štanjel, il borgo del Carso dove l’acqua diventa architettura
Uno dei luoghi da cui partire è Štanjel, borgo medievale arroccato sul Carso sloveno, a pochi chilometri dal confine italiano dove l’autunno si scopre tra le vigne, i muretti a secco, i boschi che cambiano colore e le case di pietra. Proprio quelle case in pietra, le strade strette e le fortificazioni che raccontano un territorio abituato a convivere con una risorsa tutt’altro che scontata: l’acqua. Qui l’architettura di Maks Fabiani, uno dei protagonisti dell’architettura mitteleuropea tra Otto e Novecento, ha lasciato un’impronta decisiva. Il complesso della Villa Ferrari e il suo giardino sono tra gli esempi più interessanti di come un paesaggio apparentemente aspro possa essere trasformato in un luogo armonico. Il Giardino Ferrari è infatti molto più di un giardino panoramico: è anche il risultato di un ingegnoso sistema di raccolta e gestione dell’acqua piovana. Nel 2026 Štanjel ha inoltre aperto la rinnovata Casa Natalija, trasformata in nuovo ingresso e centro di interpretazione del Giardino Ferrari, rafforzando il ruolo del borgo come porta d’accesso al patrimonio culturale del Carso.
L’osmizza non è una degustazione: è un modo di stare a tavola
Per capire davvero il Carso, però, bisogna sedersi a tavola. Le osmice, i locali tipici dove si vendono e si consumano i prodotti del luogo, sono uno dei modi più autentici per farlo, soprattutto concedendosi quel tanto che basta per scambiare qualche parola con chi li produce. Nate nel Settecento grazie a un decreto di Maria Teresa d’Austria, che consentiva ai contadini di vendere direttamente il vino prodotto nelle proprie aziende per otto giorni all’anno, oggi le osmice continuano a vivere e, soprattutto in primavera e autunno, quando alcune aziende agricole aprono le proprie porte per vendere direttamente vino e prodotti della casa. Il segnale da cercare è quello più semplice: una frasca, spesso un ramo d’edera, appesa all’ingresso. All’interno non ci sono necessariamente menu elaborati o percorsi di degustazione. Ci sono invece tavoli, bottiglie, salumi, formaggi, pane, piatti casalinghi e il vino prodotto in azienda. Nel Carso il protagonista è spesso il Teran, mentre il pršut e la pancetta carsica raccontano il rapporto con il clima e con la bora.
Tra il mare di oggi e quello di milioni di anni fa
La Slovenia ha appena 47 chilometri circa di costa, ma il mare ha lasciato un’impronta molto più ampia della sua estensione geografica. A Portorose, Pirano e Strugnano, la tradizione del benessere è legata da tempo alle risorse del Mediterraneo: acqua marina, sale, salamoia e fanghi delle saline. Alle porte di Portorose, il Parco naturale delle Saline di Sicciole, le saline più settentrionali del Mar Mediterraneo, conserva uno dei paesaggi più caratteristici della costa slovena. Qui la produzione del sale segue ancora metodi tradizionali e proprio questo ambiente ha dato origine a una particolare forma di talassoterapia. Il centro Lepa Vida, immerso nelle saline, utilizza salamoia e fango delle saline in trattamenti che trasformano il paesaggio stesso in parte dell’esperienza. Ma per capire la ricchezza termale slovena bisogna spostarsi verso est. Milioni di anni fa una parte dell’Europa centrale era occupata dal Mare Pannonico. Il mare è scomparso, ma la sua storia geologica continua a essere leggibile nelle acque profonde che alimentano numerose sorgenti termali e minerali della Slovenia orientale. Il risultato è una concentrazione particolarmente elevata di località termali, molte delle quali si trovano in un paesaggio di vigneti, castelli e dolci colline.
Dalle terme austro-ungariche alle piscine nella campagna

L’intera Slovenia conta 87 sorgenti di acque minerali e termali che alimentano le toplice, le storiche località termali, e la maggior parte di queste si concentrano proprio nell’area orientale della Slovenia. Qui il termine sloveno toplice, utilizzato per indicare le località termali, racconta una tradizione che va ben oltre il moderno concetto di spa perché le terme sorgono tra vigneti, castelli e dolci colline, dove l’acqua termominerale, i fanghi, le torbe e le salamoie accompagnano da secoli percorsi dedicati alla salute e al relax. A Rogaška Slatina, per esempio, la storia termale risale a circa quattro secoli fa. La località è legata soprattutto alla Donat Mg, acqua minerale naturale caratterizzata da una concentrazione eccezionalmente elevata di magnesio. Il centro termale conserva ancora parte dell’eleganza mitteleuropea dell’epoca austro-ungarica, quando Rogaška attirava visitatori e aristocratici da diverse parti d’Europa.
A Moravske Toplice, nel Prekmurje, l’elemento più curioso è invece l’acqua termominerale nera. La sorgente raggiunge la superficie da una profondità di circa 1.100 metri e ha una temperatura di circa 72 °C; viene poi utilizzata nelle strutture termali della zona. Più a sud, Dolenjska abbina invece acqua termale e colline vitate, mentre altre località, come Dobrna, vantano una tradizione termale di oltre sei secoli. La Slovenia orientale diventa così una destinazione dove il benessere non è separato dal territorio: si può passare dalla piscina termale a una strada tra i vigneti, da un castello a una cantina, senza cambiare realmente paesaggio.
Le colline del vino, dal Collio a Maribor
E poi c’è il vino, che è forse il filo più evidente che attraversa la Slovenia d’autunno. A ovest, le Brda, il Collio sloveno, disegnano un paesaggio di colline morbide che continua idealmente quello italiano oltre il confine. A est, la Stiria slovena e la regione di Maribor offrono un altro volto della cultura vitivinicola, fatto di cantine, strade panoramiche e antiche vigne. A Maribor cresce la Stara trta, considerata la vite più antica al mondo ancora produttiva e celebrata dal Guinness World Records. Il suo tronco, sostenuto dalla facciata di una casa nel centro storico, è diventato uno dei simboli della città. Dal 24 al 27 settembre 2026, il Festival della Stara trta porterà nel centro di Maribor degustazioni, appuntamenti culturali e iniziative dedicate alla vite e al vino, celebrando una pianta che ha circa 450 anni.
Lubiana, il paese in una piazza

Per assaggiare una sintesi della cucina slovena senza mettersi subito in viaggio verso le campagne, basta arrivare a Lubiana. Ogni venerdì di bel tempo fino alla fine di ottobre, la Odprta kuhna, la “cucina aperta”, trasforma piazza Pogačar in un grande mercato gastronomico all’aperto. Dalle 10 alle 22, produttori, ristoratori e chef propongono piatti sloveni e interpretazioni contemporanee della cucina internazionale. È un appuntamento particolarmente adatto all’autunno perché restituisce l’idea di una capitale piccola e vivibile, dove la dimensione urbana rimane in dialogo con quella rurale. Dalla piazza si può cominciare a conoscere la Slovenia attraverso i suoi sapori e poi, il giorno successivo, seguirli fuori città: verso il Carso, le Brda o le colline della Stiria.
San Martino a Šmartno, quando il borgo diventa una cantina
Il calendario autunnale trova uno dei suoi appuntamenti più scenografici a Šmartno, nelle Brda. Il 7 e 8 novembre 2026 il piccolo borgo medievale ospiterà la Festa di San Martino, tradizionale celebrazione del passaggio simbolico dal mosto al vino. Le strade e le piazzette in pietra saranno animate da degustazioni, incontri con i produttori, specialità locali, musica e iniziative culturali. San Martino è, del resto, una festa particolarmente adatta alla Slovenia delle mezze stagioni. Non celebra soltanto un prodotto, ma un passaggio: quello dalla vendemmia al vino, dal lavoro nei campi alla convivialità. Nel nome della lentezza.
Bohinj, leggere mentre il paesaggio rallenta
La stessa idea di lentezza arriva anche da un territorio apparentemente lontano dalle strade del vino. Dal 1° al 4 ottobre 2026, sulle rive del lago di Bohinj, è in programma la prima edizione del Retreat di Lettura Connect, un’esperienza di quattro giorni dedicata a libri, natura e tempo per sé, realizzata con la partecipazione dello scrittore Matteo B. Bianchi. Il programma comprende momenti di lettura, attività all’aperto, incontri e un laboratorio di scrittura. Bohinj, nel cuore delle Alpi Giulie e del Parco nazionale del Triglav, è uno dei luoghi in cui questa idea trova una scenografia naturale particolarmente forte. E non serve necessariamente affrontare il Triglav: la montagna più alta della Slovenia, con i suoi 2.864 metri, richiede preparazione e presenta itinerari impegnativi; il territorio offre invece numerosi percorsi più accessibili per chi vuole camminare senza trasformare il viaggio in una spedizione alpinistica.