I magnifici sette del 2026, secondo Prix Versailles, spaziano dagli Emirati Arabi Uniti alla Cina, dal Giappone all’Uzbekistan, fino alla Lituania e agli Stati Uniti. Sono talmente belli e grandiosi che già da soli valgono il viaggio.

Ridefiniscono gli skyline cittadini, trasformano interi quartieri e attirano visitatori da tutto il mondo attratti dal “contenitore” quanto dal contenuto: i musei di oggi, monumentali, scenografici e spesso firmati da grandi archistar, sono le nuove cattedrali laiche della modernità. E, da soli, valgono un viaggio. Dal Louvre di Parigi, appena svaligiato ma sempre in testa alla lista dei più visitati, al British Museum di Londra, all’ottocentesco e sempre affascinante Ermitage di San Pietroburgo, passando per i vari Guggenheim sparsi per il mondo senza dimenticare i Musei Capitolini a Roma, sono tantissimi i musei da sempre considerati mete imperdibili in qualunque viaggio. Come pensare di visitare l’Egitto senza fermarsi ad ammirare il recentissimo Museo Egizio appena inaugurato – ma già malato di overtourism – al Cairo?

Prix Versailles, che ogni anno individua «le opere più belle del mondo» premiando oltre ai Musei anche Aeroporti, Campus, Stazioni Passeggeri, Impianti Sportivi, Empori, Hotel e Ristoranti sottolineando «il ruolo primario dei vincitori nell’abbellire e migliorare l’ambiente di vita», per il 2026 ha appena scelto le sette strutture museali più belle del pianeta.

 

Science & Technology Museum, Shenzhen, Cina
Science & Technology Museum, Shenzhen, Cina 

 

Dagli Emirati Arabi Uniti alla Cina, dal Giappone all’Uzbekistan, fino alla Lituania e agli Stati Uniti, spiccano nella loro capacità di trasformare quartieri e attrarre visitatori da tutto il mondo e sfidano i loro predecessori, come quell’ormai antico Guggenheim newyorkese che, inaugurato ufficialmente il 21 ottobre 1959 e progettato dal celebre architetto Frank Lloyd Wright, rivoluzionò l’architettura museale con la sua forma a spirale continua e per primo fece battere il cuore ai viaggiatori.

Quello che Prix Versailles ci indica però è che oggi più che mai i musei non sono soltanto luoghi che custodiscono opere d’arte, reperti o memorie collettive. Strumenti di branding urbano, motori turistici e simboli geopolitici che negli ultimi anni si sono trasformati in icone globali, i moderni musei sono architetture capaci di diventare immediatamente riconoscibili, fotografate, condivise e visitate come vere opere d’arte, che i turisti scelgono spesso come meta di un viaggio proprio per vedere il museo in sé, indipendentemente dalle collezioni ospitate. Musei monumentali, scenografici, spesso firmati da grandi archistar, nei quali il “contenitore” sembra quasi superare per importanza il “contenuto”. «Premiati proprio perché capaci di valorizzare i siti su cui sorgono con uno straordinario potere narrativo» sottolinea Jérôme Gouadain, Segretario Generale del Prix Versailles.

Zayed National Museum, Abu Dhabi

 

Zayed National Museum, Abu Dhabi © Zayed National Museum
Zayed National Museum, Abu Dhabi  

 

Il giro del mondo a caccia del museo più bello comincia dunque dal cuore di Abu Dhabi, all’interno del grande distretto culturale di Saadiyat Island, dove sorge uno dei musei più iconici del Medio Oriente: lo Zayed National Museum, dedicato alla storia e alla cultura degli Emirati Arabi Uniti, intitolato allo sceicco Zayed bin Sultan Al Nahyan, fondatore della federazione e inaugurato all’inizio di dicembre 2025. L’edificio colpisce immediatamente per le sue cinque torri sottili che evocano le ali di un falco, animale profondamente legato alla tradizione emiratina. Le strutture non sono soltanto decorative: sono state progettate per favorire la ventilazione naturale e creare un dialogo costante con la luce e il clima desertico. Progettato da Norman Foster racconta la storia degli Emirati Arabi, integrando reperti archeologici e oggetti storici con installazioni contemporanee, esperienze audiovisive e multisensoriali. A partire dalle prime attività commerciali di perle e ceramiche con l’Iraq circa 8.000 anni fa, passando per le rotte marittime dell’età del bronzo verso il Pakistan, fino ai ritrovamenti romani e alle chiese cristiane secolari sull’isola di Sir Bani Yas.

Science & Technology Museum, Shenzhen

 

Shenzhen Science & Technology Museum, Shenzhen, Cina © Virgile Simon Bertrand
Shenzhen Science & Technology Museum, Shenzhen, Cina 

 

Dagli Emirati Arabi fino in Cina per un museo che sembra arrivare direttamente dal futuro: lo Science & Technology Museum, firmato dallo studio di Zaha Hadid sulla base di un progetto che si sviluppa come una gigantesca forma sferica e che si frammenta in terrazze panoramiche aggettate verso il parco. Concepito come una piattaforma immersiva dedicata al rapporto tra uomo, scienza e tecnologia, il museo mantiene intatta la concezione estetica visionaria che ha reso celebre l’architetta grazie alle sue linee fluide e dinamiche. Ma soprattutto conferma il ruolo di città-simbolo della modernità asiatica di Shenzhen, dove l’architettura diventa linguaggio della crescita economica e dell’ambizione tecnologica cinese.

Xuelei Fragrance Museum, Guangzhou, Cina

 

Xuelei Fragrance Museum, Guangzhou, Cina © Xuelei Fragrance Museum
Xuelei Fragrance Museum, Guangzhou, Cina 

 

Sempre in Cina, ma in quella meridionale dove sorge Guangzhou, antica porta commerciale della Via della Seta marittima che i portoghesi chiamarono Canton, nasce invece uno dei progetti museali più originali della lista dei premiati: lo Xuelei Fragrance Museum, il più grande museo al mondo dedicato ai profumi. L’edificio si sviluppa su sei livelli collegati da una spettacolare scala a chiocciola che attraversa l’intera struttura, trasformando il percorso del visitatore in un’esperienza sensoriale continua. L’architettura gioca sulla percezione, sui vuoti e sulla luce, cercando di tradurre in forme fisiche qualcosa di immateriale come il profumo.Guangzhou, che non a caso ospita anche la Guangzhou Opera House progettata da Zaha Hadid, rafforza così il proprio ruolo di città aperta agli scambi culturali internazionali, reinterpretando in chiave contemporanea il legame storico con il commercio di essenze e spezie.

MoN Takanawa: The Museum of Narratives, Tokyo

 

MoN Takanawa, Minato - Tokyo © Yasuyuki Takaki
MoN Takanawa, Minato – Tokyo 

 

Ancora in Oriente ma questa volta a Tokyo, dove convivono templi secolari e quartieri ipertecnologici, il Prix Versailles è andato al MoN Takanawa: The Museum of Narratives. Distribuito su dieci livelli, ospiterà programmi culturali che fondono le radici della tradizione giapponese con le tecnologie più avanzate, dall’intelligenza artificiale alle esperienze immersive digitali. L’obiettivo non è soltanto esporre contenuti, ma creare racconti interattivi capaci di coinvolgere emotivamente il visitatore. Inaugurato il 28 marzo 2026, il MoN Takanawa: The Museum of Narratives è un polo culturale che si estende su una superficie di circa 29.000 m², situato all’interno del vasto complesso Takanawa Gateway City, proprio nel punto in cui sorse la prima linea ferroviaria del Giappone. La sua struttura ariosa ed eterea progettata da Kengo Kuma presenta una facciata a spirale ascendente composta da legno e vetro stratificato. Da notare che il museo ospita più di 200 specie di piante e presenta un design insolito, in netto contrasto con i grattacieli e le infrastrutture circostanti.

Il National Medal of Honor Museum ad Arlington

 

National Medal of Honour Museum, Arlington, Texas © Vinoly - NMOHM
National Medal of Honour Museum, Arlington, Texas 

 

Dall’Asia al continente americano, il Prix Versailles è arrivato anche ad Arlington, negli Stati Uniti, dove il National Medal of Honor Museum trasforma il concetto di memoriale in una potente esperienza architettonica. L’edificio, che appare come un gigantesco blocco di alluminio anodizzato di circa sessanta metri per lato, sospeso a dodici metri d’altezza, è infatti dedicato ai destinatari della Medal of Honor, la più alta onorificenza militare degli Stati Uniti, e punta a raccontare storie di coraggio e sacrificio attraverso installazioni immersive e tecnologie avanzate. Situato in Texas, il Museo della Medaglia d’Onore si caratterizza per le scultoree scalinate a spirale e ascensori interamente vetrati che conducono i visitatori verso gallerie immersive. Sostenuto da cinque mega colonne, ciascuna delle quali rappresenta un ramo delle Forze Armate degli Stati Uniti, il museo è inondato di luce naturale grazie a un oculo al centro, che simboleggia la U.S. Space Force.

Islamic Civilization Center, Tashkent, Uzbekistan

 

Islamic Civilization Center, Tashkent, Uzbekistan
Islamic Civilization Center, Tashkent, Uzbekistan 

 

Tra i progetti più maestosi selezionati dal Prix Versailles c’è anche l’Islamic Civilization Center, destinato a diventare uno dei principali poli culturali dell’Asia centrale proprio in un momento in cui l’Uzbekistan, in una fase di forte rilancio turistico e culturale, si candida a diventare il simbolo della riscoperta dell’eredità della Via della Seta. Situato a Tashkent, il centro si distingue per la sua enorme cupola alta 65 metri rivestita di mosaici turchesi e per i quattro portali monumentali alti trentaquattro metri. Più che un semplice monumento, il museo è anche un importante polo di ricerca, istruzione e promozione, che comprende archivi, una biblioteca, un’accademia islamica, una sala conferenze e spazi di accoglienza. Il suo progetto scientifico coinvolge circa 1.500 ricercatori provenienti da oltre 40 paesi, rendendo il museo uno strumento prezioso per promuovere il dialogo interculturale.

Lost Shtetl Museum, Šeduva, Lituania

 

Lost Shtetl Museum, Šeduva, Lituania © Enea Landscape Architecture
Lost Shtetl Museum, Šeduva, Lituania 

 

Il più raccolto e forse il più poetico dei sette progetti è il Lost Shtetl Museum, situato nella cittadina di Šeduva. , il Museo dello Shtetl Perduto racconta la storia degli shtetl, i villaggi ebraici dell’Europa orientale scomparsi durante la Shoah: prima dell’Olocausto, infatti, il Paese contava più di 200 shtetl; ora non ne ha più nessuno. L’architettura si ispira alle tradizionali fattorie lituane: dieci strutture con tetti a capanna, immersi nel paesaggio rurale. L’architetto finlandese Rainer Mahlamäki, in collaborazione in particolare con Enea Landscape Architecture, ha ideato un progetto urbanistico organizzato in “case singole”, ognuna delle quali presenta un capitolo distinto della mostra, come tante gallerie separate. Adiacente al museo, il suo Parco Commemorativo è un’estensione di questa raffinata architettura museale.