Una città il cui cuore batte al ritmo della musica, non solo country. Poi degustazioni di whisky e villaggi per andare a caccia di fantasmi: un viaggio nell’America più autentica.
Un cappello da cowboy, un paio di boots e una canzone nel cuore. Nashville, in Tennessee, è la meta dove tutti i grandi appassionati di musica, aspiranti cantanti e musicisti dovrebbero andare in pellegrinaggio una volta nella vita. La musica è ovunque, anche quando non la cerchi. È il motore che muove tutto. Un mondo fatto di honky tonk e insegne luminose, chitarre che ruggiscono, palchi condivisi, note che vibrano lungo le strade e accarezzano le orecchie dei passanti. È un fotogramma di quell’America che abbiamo visto sul grande schermo, un sogno che abbiamo accarezzato.

La musica è il motore che muove tutto
Broadway Street è una vecchia diva vestita di paillettes e lustrini che non si spegne mai: c’è una chitarra elettrica che suona da sola, stanca, in un locale vuoto a notte fonda; una giovane che sembra la copia di Taylor Swift e canta sotto il sole di mezzogiorno con il trucco che le cola. La folla marcia allo stesso ritmo e indossa cappelli poco sobri e stivali di pelle. Ci sentiamo tutti cowboy. Dove vado per sentire buona musica? “Ovunque fanno buona musica, ma Robert’s è una garanzia”, mi suggerisce Luke, il nostro autista, che nella vita fa il cantante e il musicista. Porta con sé una chitarra da viaggio in fibra di carbonio e quando ci fermiamo la sera in hotel ci concede due o tre canzoni live.
Qui è cominciato il sogno di Johnny Cash, che ha registrato a Nashville i suoi brani più iconici, tanto che nel museo a lui dedicato è stato ricostruito il suo studio di registrazione. A Dolly Parton, una fra le icone più amate della musica country, è dedicata una sezione della Country Music Hall of Fame and Museum con esposti i suoi outfit eccentrici. Chiamarlo museo è limitante, ci troviamo piuttosto in un tempio della musica americana. Guardando le vetrine succede più volte di sgranare gli occhi e pensare ad alta voce “Oh my God”: davanti al pianoforte di Aretha Franklyn, per esempio, fotografando le iconiche “koi fish guitar” di Taylor Swift, vedendo il primo completo nero da palco di Johnny Cash e gli abiti di scena di June Cartere, oppure gli stivali western di Charline Arthur, diventati un simbolo.

I cimeli delle star
Non stupisce trovare l’automobile di Elvis Presley parcheggiata al centro di una sala. E poi pareti cariche di dischi da far girare la testa, fra cimeli incredibili appartenuti alle grandi star della musica americana. Un luogo storico è il Ryman Auditorium, costruito nel 1892, che oggi conserva le sedute originali e offre un ricco calendario di concerti con oltre 200 spettacoli all’anno. Da non perdere anche il Museo nazionale della musica afroamericana, dedicato alla conservazione e alla celebrazione dei generi musicali creati e ispirati dagli afroamericani come il gospel, a cui è dedicata una sezione molto ricca, con tanto di esperienza interattiva in cui si può cantare assieme a un coro virtuale di professionisti.

Il palco più importante al mondo per la musica country compie cento anni: al Grand Ole Opry si respira ancora l’atmosfera di gloria e leggenda che l’hanno reso un luogo iconico per gli Stati Uniti. Quasi ogni sera ci sono concerti che riempiono la grande sala e chi partecipa, anche se il genere non lo appassiona, non smette di battere le mani. Non si può lasciare la città senza aver provato l’hot chicken. Il pollo fritto piccante, molto croccante e gustoso, pare sia stato inventato da Prince’s Hot Chicken shack, dove si può assaggiare scegliendo il livello di piccantezza (il più basso è molto piccante). Gli americani amano accompagnarlo con il Mc&cheese, cosa invece poco raccomandata agli italiani. Indirizzo da segnarsi per una cena bbq come si deve è Edley’s Bar-b-que: le carni vengono affumicate lentamente a bassa temperatura e i piatti signature sono il brisket e il budino alla banana.

La caccia ai fantasmi nel villaggio vittoriano
Lo storico penitenziario statale di Brushy Mountain, sulla strada da Nashville a Rugby, mette soggezione già in lontananza. Il carcere di massima sicurezza dove vennero rinchiusi spietati criminali come James Earl Ray, l’assassino di Martin Luther King Jr, era noto allora per le pratiche brutali nei confronti dei detenuti. Oggi è uno dei luoghi più infestati d’America: più di qualcuno giura di aver sentito urla nelle celle abbandonate e rumori di porte che si chiudevano da sole. In compenso, dopo la visita si può pranzare al ristorante Warden’s Table che propone succulenti piatti di carne.

A Wartburg, capoluogo della Morgan County immersa tra le montagne degli Appalachi, i punti di riferimento sono due: il Tanners Historic Cafe, costruito nel 1906 come prima banca della contea, oggi conserva ancora gli arredi d’epoca ed è gestito con amore da Jacob e Heidi Stabler, una giovane coppia che ha scelto di mantenere vivo un luogo storico. L’altro è il MoCo Brewing Project, dove Matt ed Emily Graber preparano birre di svariati gusti e bevande a base di caffè aromatizzate. Fuori dal finestrino del van scorrono le foreste del Tennessee, un mare verde immenso, mentre ci arrampichiamo sull’altopiano di Cumberland per raggiungere Rugby, un villaggio vittoriano inglese inserito nel registro dei luoghi storici d’America. Rugby è uno di quei posti che non riesci a togliere dalla testa. Talmente surreale che resta attaccato ai ricordi con il nastro ultra-adesivo. Qui il tempo si è fermato per davvero e le case con i tetti a punta riportano una fotografia di fine Ottocento molto nitida.

Per cogliere appieno l’atmosfera bisogna soggiornare al Grey Gables Bed & Breakfast & Dinner gestito dalla signora Linda, 88 anni e una grande passione: “La mia missione è far rilassare gli ospiti che vengono qui in cerca di tranquillità”. Linda cucina divinamente – ha scritto anche un libro con le sue ricette – e coccola i forestieri come se fossero figli. Le stanze sono deliziose, ricche di dettagli e oggetti vintage. Gli abitanti di Rugby (85 in tutto) tengono viva la tradizione del Road Bowling irlandese: si lancia una pallina di ferro in mezzo alla strada e quando passa una macchina si urla “car”. Vince la squadra che arriva al traguardo con meno lanci, ma più che una competizione è un modo per socializzare e divertirsi.

Quando cala il buio, il villaggio è avvolto da un’atmosfera da brividi, scenario perfetto per il tour “Rugby after dark”. Kristy e Miranda ci accompagnano alla luce di una lanterna in una passeggiata notturna, fra storie di fantasmi che sembrano spaventosamente vere anche per chi non ci crede. Nella vecchia scuola ci vengono consegnati i dispositivi per rilevare le presenze paranormali e ci sediamo in cerchio per rievocare il fantasma di Margareth. Quella notte non è stato facile prendere sonno. Già vederlo in lontananza il RM Brooks General Store ti trasporta in un’altra America, remota e verace. È un punto di riferimento fin dal 1917 e da allora nulla è cambiato. Il locale racconta tante storie attraverso le fotografie d’epoca e gli oggetti retrò. All’ora di colazione i tavoli sono pieni: sembra che l’intera popolazione di Rugby si sia data appuntamento qui. E per una buona ragione, visto che Tiffany, la proprietaria, vizia i clienti con torte fatte in casa e una chicca: il panino con Bologna arrostita, che non è la nostra mortadella, ma un mix fra prosciutto cotto affumicato e würstel.

Knoxville fra gallerie d’arte e foresta urbana
Il Sunsphere è il simbolo di Knoxville, una torre di osservazione alta 81 metri, con una sfera dorata in cima. Da qui si vedono le Smoky Mountains, da cui prende il nome l’iconico parco nazionale a 45 minuti di auto. La particolarità di questa città è che possiede una Urban Wilderness a una manciata di minuti dal centro: un’area verde immensa, oltre 96 chilometri dove fare escursioni, arrampicata, nuotare nei laghi o andare in bicicletta. Per le strade sono collocate diverse statue dedicate al suffragio femminile, come il Tennessee Woman Suffrage Memorial che rappresenta tre attiviste che si sono battute per il diritto di voto alle donne.

La nostra guida Kristen ci mostra quanto sia viva questa città con le sue gallerie d’arte e il Market Square pieno di ristoranti, il Tennessee theatre costruito nel 1928 e i locali alla moda come il Vida, che al piano di sotto nasconde uno speakeasy molto elegante e ristoranti consigliati dalla Guida Michelin come Potchke, ideale per le colazioni. C’è anche una pizzeria che, incredibile ma vero, prepara una pizza napoletana degna di essere chiamata così. Il motivo è che i proprietari di A Dopo hanno vissuto in Umbria prima di aprire qui l’attività.

Da queste parti ho sentito dire che in tutta l’America non esiste un’altra città più bella di Nashville. O per lo meno che possa vantare il suo fascino. Un po’ ci credo, perché sono bastate 48 ore per farmene innamorare. Il Tennessee – verdi colline, musica country e villaggi suggestivi, ma anche whiskey e il calore delle persone – rende bene l’idea della bellezza senza filtri e dell’accoglienza “come a casa” che si trova nel Sud degli Stati Uniti.
