Una natura incontaminata, a tratti selvaggia, scandita da ruscelli, boschi lussureggianti, mucche al pascolo e borghi medievali. Il Casentino, una delle quattro vallate principali della Provincia di Arezzo, è un’area geografica dotata di un magnetismo particolare, che deve il suo fascino in parte all’isolamento geografico e in parte alla storia, legata a doppio filo alla spiritualità e alla vita del Santo più amato e simbolico, Francesco, che elesse il monte della Verna a luogo di eremitaggio, preghiera e penitenza tra il 1214 e il 1224. Un luogo magico e ancora non deturpato dall’overtourism, che cerca di preservare la propria autenticità con progetti di rilancio che puntano sul turismo lento e sul recupero delle tradizioni locali.
Borghi da scoprire
Siamo stati a Raggiolo, uno dei Borgi piu’ belli d’Italia, paesino medievale immerso nel Casentino, e a Chiusi della Verna, anch’esso nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, un luogo suggestivo, famoso per il santuario francescano, dove San Francesco ricevette le stimmate. In questi due borghi-gioiello della Toscana le case del centro storico sopravvivono al tempo con le loro pietre grigie e accompagnano il visitatore lungo un percorso fatto di strette vie acciottolate e scorci sulla valle.
Le finestre sussurrano, le porte accolgono, i fiori che spuntano dai davanzali sono il sorriso che cerchi al termine dell’ennesima salita, dopo aver sudato lungo uno dei tanti sentieri. Raggiolo e Chiusi della Verna hanno in comune una storia fatta di inverni rigidi e primavere rigogliose, una natura selvaggia e aspra e al tempo stesso generosa di frutti e profumi, un tempo in cui la castagna era alla base dell’alimentazione e l’acqua sorgiva il bene più prezioso, perché capace di produrre energia. L’essere umano viveva in armonia con una natura difficile, lottava ogni giorno, giova di una giornata di sole, di un pasto diverso dal solito, di un momento di socialità condivisa. Resisteva. E soprattutto rimaneva qui, sul versante casentinese dell’Aretino, a 600 metri di altitudine, arroccato al bene e al male della vita, all’amore e all’odio per questa montagna così splendida e vera, consolato solo dalla fede.
Un progetto per contrastare lo spopolamento
Quanta fatica, quanta verità, quanta bellezza raccontano questi luoghi. Oggi la vita è più semplice e lunga, lontana dai luoghi selvaggi. Lo spopolamento sta lasciando deserte molte zone dell’Appennino, vissute giusto due tre mesi l’anno dagli amanti del trekking, e il tempo che scorre rapidissimo rischia di cancellare per sempre una parte di questa incredibile storia. Per contrastare un fenomeno che sembra inarrestabile l’Ue e il ministero della Cultura hanno promosso il bando “Attrattività dei borghi storici”, finanziato nel 2023 nell’ambito del PNRR, e grazie a questo i Comuni di Ortignano Raggiolo e Chiusi della Verna hanno riscoperto una seconda vita, avviando tutta una serie di di interventi – riuniti sotto il titolo di “Laudato Si’” – che puntano a rilanciare i due borghi puntando su tutela del patrimonio, innovazione culturale e sostenibilità. L’idea di fondo parte proprio dall’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco – che a sua volta deriva dal Cantico delle Creature di San Francesco – promuovendo modelli di sviluppo rispettosi del patrimonio naturalistico e dell’identità delle comunità locali, a partire dal recupero e dalla rimessa in funzione di edifici storici e spazi pubblici. Sia a Raggiolo che a Chiusi della Verna, i centri storici dei piccoli paesi sono stati riqualificati tutelando gli edifici più antichi e migliorando l’accessibilità, e in entrambi i paesi sono stati creati spazi dedicati alla socialità, luoghi – biblioteche, ostelli, centri di aggregazione – pensati per permettere alla gente del posto di incontrarsi e restare. Presidi di identità e cultura, fondamentali per garantire la sopravvivenza dei borghi, pietre fondanti di un progetto che punta a risvegliare il cuore dei luoghi che furono di San Francesco, scommettendo sul turismo lento e consapevole.
In particolare, a Chiusi della Verna, sede del celebre Santuario, i percorsi legati alla spiritualità e ai cammini francescani sono stati integrati con itinerari naturalistici e culturali, mentre a Raggiolo, nella natura mozzafiato del Casentino, si è puntato su esperienze dirette, capaci di mettere al centro il rapporto tra essere umano e natura. In entrambi i casi, fulcro dell’accoglienza turistica sono gli strumenti digitali – piattaforme informative, contenuti multimediali, sistemi di narrazione interattiva – pensati per rendere accessibile tutto questo patrimonio a un pubblico più ampio possibile. Anche le attività artigianali e produttive sono al centro di questa operazione di rilancio, così come le iniziative culturali, perché è solo così che si favorisce il ritorno dei residenti nei centri storici.
Suoni della natura e percorsi fluviali
Per capire la portata di questa opera di rivitalizzazione si può partire dall’area verde lungo il torrente Barbozzaia a Raggiolo, arricchita con quattro postazioni sonore, un vero e proprio percorso musicale nel Parco Fluviale della Mercatella. Il progetto si chiama “I suoni della natura” ed è stato realizzato dal Comune di Ortignano Raggiolo col contributo del PNRR. Le quattro postazioni, molto ben integrate nel contesto naturale, permettono di riprodurre e amplificare i rumori tipici del bosco, da “La macchina del tuono”, a “La macchina della pioggia”, a “Lo xilofono del vento” fino a “La voce dell’uomo”. Il Parco Fluviale, sviluppato su oltre seimila metri quadrati, è stato realizzato recuperando e riqualificando l’area che, nei secoli, ha ospitato il mercato del borgo, trasformata in un luogo vivo che oggi ospita angoli per il relax e la meditazione, un’area pic-nic, uno spazio per la messa in scena di spettacoli e il percorso dedicato ai suoni.
“Vivere il fiume Corsalone (affluente dell’Arno, n. d. r.), percorso di outdoor culturale” è invece il nome di un itinerario creato lungo il fiume per promuovere il turismo sostenibile nel tratto che dall’abitato di Corsalone nel Comune di Chiusi della Verna arriva ai confini col Comune di Bibbiena, in un’area molto frequentata ma solo d’estate. Tra camminamenti protetti, aree attrezzate per la sosta e il pic-nic, e il collegamento con la ciclopista dell’Arno così da inserire il percorso all’interno di una rete più ampia dedicata alla mobilità dolce, il tragitto fluviale risulta moderno e accessibile, pensato per un modello di turismo attento all’ambiente e all’identità del luogo. Fondamentale la collaborazione del Consorzio di Bonifica Alto Valdarno, che ha lavorato alle opere di difesa spondale e all’adeguamento delle infrastrutture lungo il Corsalone.
Un palcoscenico diffuso nel verde
Altra opera innovativa e destinata a rilanciare questi posti unici al mondo è l’anfiteatro naturale realizzato dal Comune di Chiusi della Verna, anch’esso con i fondi del Pnrr. Un luogo destinato a diventare un punto di riferimento per le attività culturali del paese casentinese. L’Anfiteatro Naturalis, all’interno del Parco Martiri della Libertà, è infatti stato concepito come uno spazio performativo immerso nel verde, dove il pubblico vive l’esperienza artistica a diretto contatto con l’ambiente. Qui le rassegne culturali fondono teatro, musica, laboratori artistici e trekking narrativi con performance nel bosco, con un obiettivo: trasformare il borgo in un “palcoscenico diffuso”.
Centri di socialità e presidi culturali
Per contrastare lo spopolamento Raggiolo ha invece puntato tutto sulla socialità, a partire dall’infopoint di piazza San Michele, realizzato dal Comune di Ortignano Raggiolo con fondi PNRR e gestito dalla cooperativa Oros, punto di riferimento per conoscere e vivere il borgo tra mappe, pubblicazioni, suggerimenti di itinerari, informazioni sulle tradizioni locali e sulle attrazioni storiche, culturali e naturalistiche. Un centro di socialità nato anche per ospitare un calendario di iniziative gratuite, promosse dalla cooperativa Oros, creare aggregazione e raccontare il territorio. Altri due centri di questo tipo sono stati realizzati a Badia a Tega e a San Piero in Frassino, con biblioteca e ostello; ed è stato anche creato un nuovo Infopoint a Chiusi della Verna. Sempre a Chiusi, è nata nel 2024 la Biblioteca comunale “Fratello Sole, Sorella Luna”, realizzata con fondi PNRR M1C3 nel progetto “Laudato Si” e con finanziamenti del Comune di Chiusi della Verna. Punto di riferimento per cittadini, scuole e realtà associative grazie a iniziative, laboratori e collaborazioni, è un vero e proprio presidio di cultura e partecipazione. Proprio qui è stato attivato il progetto delle Botteghe della Salute – sportelli per prenotazione di visite ed esami, stampa di referti medici, pagamento ticket e scelta del medico online – ed è stato sottoscritto un accordo di collaborazione con l’Anci Toscana che permetterà, per il biennio 2026-2027, di attivare percorsi di miglioramento dei servizi di sanità digitale, facilitazione dell’accesso ai servizi sanitari online e orientamento ai cittadini. Ancora nell’ottica di contrastare l’abbandono dei centri abitati, sono stati realizzati, in collaborazione con Miniconf, azienda locale nel settore moda e abbigliamento, corsi di formazione per approfondire le possibile opportunità lavorative in questo ambito. L’obiettivo è quello di favorire la formazione professionale, l’acquisizione di nuove competenze e il confronto tra gli studenti universitari.
La rinascita del Mulino di Morino
Al centro del progetto di rilancio anche il Mulino di Morino, uno dei più significativi esempi di archeologia rurale del Casentino: alimentato dalle acque del torrente Barbozzaia, questo testimone dei tempi che furono un tempo era al centro di un sistema produttivo legato alla lavorazione dei cereali e delle castagne, per secoli alla base dell’economia locale. Oggi inserito nel circuito dell’Ecomuseo della Castagna e della Transumanza, il mulino è stato oggetto di interventi di recupero importanti, a partire da pannelli e installazioni che illustrano il funzionamento delle macine e il ruolo sociale del mulino nella vita comunitaria, fino alla rimessa in funzione e valorizzazione con la riattivazione delle macine in pietra. Oggi il mulino è un vero e proprio laboratorio didattico per scuole e visitatori (le visite guidate sono organizzate dall’associazione Brigata di Raggiolo), un presidio di cultura materiale, tappa fondamentale di percorsi legati al paesaggio e alle tradizioni locali. Un luogo che tramanda saperi e che valorizza un patrimonio immateriale prezioso, che custodisce la storia di tutti noi.