Maiori non ha bisogno di urlare per farsi notare. Il suo richiamo è un invito alla lentezza, a godere della bellezza del territorio e dei piccoli grandi piaceri della tavola, che qui resta una delle grandi protagoniste. La sua spiaggia è la più ampia dell’intera Costiera Amalfitana, ma fuori dall’acqua color azzurro intenso a perdita d’occhio sa farsi amare anche a fine stagione, quando il grande turismo è ormai lontano e i suoi scorci silenziosi diventano poesia da ricordare per lo sguardo del visitatore d’autunno. Alle sue “sorelle” più famose ha ben poco da invidiare ed è perfetta per la fuga di un weekend o anche per ritrovarsi dopo una settimana di stressante lavoro. Il ritmo più pacato, infatti, rende i vicoli piccole finestre di pace intorno a storie di marinai, chiese barocche, ma anche limoni e vigne aggrappate alle montagne.

 

Cosa vedere a Maiori

 

Il biglietto da visita che per primo colpisce lo sguardo è senz’altro, il mare: quasi un chilometro di sabbia dorata che corre parallela allo scenografico lungomare Amendola. Lo sfondo è perfetto per una passeggiata al tramonto o per una sosta con vista, mentre le barche scivolano lente sull’acqua placida. A Maiori, la Costiera cambia il suo registro e l’acqua diventa uno spazio più aperto, il vento più gentile e la folla meno presente.

 

Il centro storico tra archi, chiese e profumo di limoni

 

Con la facciata marittima alle spalle, il centro di Maiori mostra un’altra veste, altrettanto affascinante, che si arrampica piano verso le colline. In un susseguirsi di vie dove vale la pena di perdersi, si incontra la Collegiata di Santa Maria a Mare, con la cupola ricoperta di maioliche gialle e verdi, visibile da ogni punto del paese e legata alla Santa Patrona. La stessa che viene festeggiata in agosto e a novembre quando si assiste alla corsa della Madonna, che viene portata correndo lungo i 130 scalini che separano l’edificio religioso dalla piazzetta sottostante.

L’ex monastero di Santa Maria de’ Olearia, è invece scavato nella roccia ed è ricco di affreschi medievali.

 

Palazzo Mezzacapo e i suoi giardini all’italiana

 

Uno degli edifici più eleganti, sorge nel cuore di Maiori ed è Palazzo Mezzacapo, l’attuale Palazzo del Comune. Costruito probabilmente tra il ‘500 e il ‘600, presenta un aspetto settecentesco, tardo barocco. Questa antica residenza nobiliare, pur necessitando qualche restauro, conserva al suo interno affreschi e stucchi d’epoca di notevole interesse. Viene ricordato come salone o palazzo dell’amore, perché una delle sue decorazioni riguardante il piano nobile, con una allegoria nuziale è legata a un matrimonio, probabilmente quello tra Gaetano Mezzacapo, della nobiltà maiorese e Marianna Pepoli, di Bologna.

All’esterno si aprono i Giardini Mezzacapo, disegnati a forma di croce maltese, con vialetti geometrici e aiuole fiorite. Un lato raffinato di Maiori, perfetto per una pausa dopo una bella passeggiata sul lungomare.

 

Il castello di San Nicola de Thoro-Plano

 

Questa fortezza del IX secolo, sorge sulla catena dei monti Lattari e serviva da rifugio alla popolazione contro le incursioni saracene.

 

 

Innamorarsi di sentieri vista mare, limoneti e vigne secolari

 

Un cammino profumato dove il colore giallo intenso la fa da padrone, si snoda tra Maiori e Minori: si tratta della Via dei Limoni e attraversa terrazze di agrumi e antichi muri di pietra. Tuttavia, non è solo questo prodotto emblematico territoriale a descrivere l’area; altrettanto interessante è la presenza di vigne secolari, con ceppi contorti che affondano le radici nei terrazzamenti di pietra.

Qui si coltivano vitigni autoctoni rari, come il tintore e il piedirosso, con i contadini che raccolgono l’uva a mano con ceste di vimini arrampicandosi tra i filari. Un gesto antico che segue metodi tradizionali come accade ancora ad esempio alla cantina San Francesco, all’interno della quale vengono anche organizzate delle degustazioni e dei pranzi tipici cucinati al momento. Un progetto interessante che, qualche anno fa, ha conquistato persino Justin Timberlake che, in vacanza in zona, ha voluto provare l’esperienza.

 

Il Santuario di Santa Maria dell’Avvocata

 

Si trova a un’altezza di 827 metri, in cima al Monte Falerzio e si tratta di una delle mete spirituali più amate della Costiera. Si raggiunge solo a piedi, con un’escursione panoramica che parte da Maiori e regala viste scenografiche sul Golfo di Salerno. Custodito dai monaci benedettini, sembra un luogo sospeso tra cielo e mare.

 

Dintorni da scoprire

 

A Maiori non serve correre per vedere tutto: la Costiera si racconta senza clamore, lasciandosi cullare dal rumore del mare e respirando profumo di limoni e di mostro in autunno. Da qui ci si può spostare anche verso le conosciutissime Amalfi, Ravello e Positano o raggiungere Tramonti, patria del vino e dell’autentica pizza napoletana.

 

Dormire in un hotel iconico, a picco sul mare

 

Varcare la soglia di una delle camere del’Hotel Club Due Torri, è come entrare in un dipinto di luce e mare: ci si trova immersi nella perfezione di un quadro che non ha cornici, solo l’orizzonte che si allunga verso l’infinito. Qui il blu evoca pace e silenzi e il respiro dell’acqua, contribuisce a donare un’atmosfera di totale relax. Il prezioso resort, accoglie i suoi ospiti con raffinata eleganza e calore e regala esperienze gastronomiche che difficilmente si dimenticano, grazie alla cucina dell’executive chef Alfonso Crisci che dal 2021 porta agli ospiti verso un viaggio speciale tra i sapori locali. Se al Bistrot Donna Emilia propone una cucina autenticamente campana, fatta da una grandissima materia prima che narra la terra e il mare della Costiera Amalfitana, strizzando l’occhio a incursioni vesuviane, al ristorante gastronomico Oltremare, segnalato nella Guida Michelin, porta la sua innovativa intuizione di una cucina di tradizione e di memoria.

Quella dell’albergo, inoltre, è una bella storia di imprenditoria al femminile, ma anche di resilienza, di creatività e di determinazione. La tradizione di famiglia viene oggi portata avanti dalle sorelle Anna e Nadia Citarella, albergatrici per caso, come amano definirsi e da Helena e Chiara Celotto, figlie di Anna: “La mia famiglia è sempre stata nel settore edilizio – pavimentazioni, strade, cantieri. Mai avremmo pensato di finire nel turismo. – dice Anna Citarella – Alla fine degli anni Settanta mio padre entrò in società con due costruttori di Maiori che avevano appena edificato questo albergo, l’ultima licenza edilizia rilasciata nel paese. Il posto era meraviglioso, lo scelse chi conosceva bene il territorio. Inizialmente papà partecipò solo come investitore: l’albergo era nuovo, ma aveva bisogno di capitali freschi. Poi la Soprintendenza pose un vincolo di destinazione d’uso: qui poteva esserci solo un albergo, niente appartamenti. Così, quasi per forza, diventammo albergatori. All’inizio non fu semplice. Nessuno di noi aveva esperienza nel settore, venivamo tutti dalle costruzioni e faticavamo a coprire i mutui. Quando papà venne a mancare, mi ritrovai a gestire l’attività. Le competenze specifiche le ho imparate sul campo, giorno per giorno.”

Quarantasette camere tutte con affaccio sul mare con ceramiche di Vietri e colori chiari, quattro suite esclusive, il parcheggio privato per tutti i clienti con servizio di car valet, la navetta per la spiaggia e per il centro, il ristorante panoramico gastronomico Oltremare, il bistrot Donna Emilia, posizionato sul rooftop, vera perla della struttura, dove si trovano anche la piscina a sfioro e il lounge bar Vista: l’Hotel Club Due Torri di Maiori è un viaggio nel viaggio e tutte le esperienza sono aperte anche alla clientela esterna.“Quello che per me conta davvero – conclude Anna – è il senso di accoglienza. In questo lavoro puoi offrire tutti i servizi del mondo, ma se manca l’anima, manca tutto. Io definisco il nostro un albergo di famiglia non perché cuciniamo noi, ma perché vogliamo che chi arriva si senta a casa, anche se è lontano da casa.
Quando entri qui, non devi avere la sensazione di essere in una grande catena. Da noi ogni ospite ha un volto, una storia. Abbiamo perfino deciso di conservare le vecchie chiavi, invece delle tessere magnetiche: ci piace l’idea di consegnare una chiave vera, un gesto che sa di calore, di tradizione”.