Un percorso lungo la costa norvegese, lontani dal turismo di massa e vicinissimi allo spirito nordico che predilige silenzio e natura. Sei fari iconici, dal più antico al più settentrionale al mondo, dove dormire, leggere, rilassarsi al rumore del mare illuminati dalla luce della notte artica.
Anche la Norvegia comincia a fare i conti con il turismo di massa: Lofoten e Tromsø, sempre più assaltate dai turisti, Trollstigen, la famosa strada a tornanti che sale all’altopiano con i suoi undici tornanti e il Geirangerfjord, 15 km di profondità patrimonio Unesco, sono sempre più protagonisti Instagram, e soprattutto nel periodo estivo sono sconsigliabili per la grande presenza turistica attratta dalle temperature piacevoli. L’insofferenza dei locali cresce e non è un caso che a giugno il Paese abbia deciso di seguire la strada intrapresa da molte altre destinazioni europee approvando una legge che consente ai Comuni di introdurre una tassa di soggiorno fino al 3% sui pernottamenti. Tassa che si aggiunge a prezzi notevolmente alti, almeno rispetto a molte altre mete europee.
Ma c’è una Norvegia che va oltre l’overtourism perché è quella che racconta il sottile legame che questo Paese e i suoi abitanti hanno sempre avuto con il mare e l’isolamento. È la Norvegia dei fari che, in quel lembo sottile che divide la terra dal mare, attrae per i suoi silenzi ancestrali e tempeste improvvise, raccontando storie di mare, solitudine e luce. La sintesi più immediata e diretta dell’anima nordica.
Degli oltre 200 fari che, dal 1655 furono costruiti lungo le coste che si affacciano sull’Atlantico del Nord, oggi ne sono visitabili circa una sessantina. Avamposti di una frontiera invisibile, non si ricordano tanto per le loro architetture, anche se alcuni di loro sono ormai diventati iconici, ma perché entrarci e, quando possibile, soggiornarci, offre la possibilità di vivere anche solo per qualche ora in un mondo in via d’estinzione al pari di quello dei rinoceronti bianchi meridionali.
I fari norvegesi: essenza dello spirito nordico
Ci sono diverse modalità per visitarli: di solito non si pernotta nel faro stesso, ma nella casa del guardiano del faro; anche se in effetti alcuni fari sono stati trasformati in bar e lounge molto cool. Il livello delle sistemazioni varia: da quelli rustici, accoglienti ma piuttosto semplici, a quelli lussuosamente ristrutturati, come il faro di Værøy alle Lofoten, o nel raffinato faro di Høyevarde a Karmøy, appena fuori Haugesund. Molja, nel centro della cittadina di Ålesund, è stato trasformato in una confortevole camera d’hotel. Alcuni fari norvegesi sono più accessibili di altri, come ad esempio il famoso faro di Lindesnes, il più antico in Norvegia.

Si può anche scegliere di visitarne uno senza rimanere a dormire: alcuni infatti non offrono sistemazioni notturne ma spesso ospitano ristoranti e caffè con una vista spettacolare. In altri ci sono gallerie d’arte, come al faro di Alnes appena fuori Ålesund, al faro di Obrestad a Jæren nella regione di Stavanger, e al faro di Ryvarden nella Norvegia dei fiordi. Al faro di Tranøy, a Hamarøy nella Norvegia settentrionale, si può cenare al ristorante Naustet Mat & Drikke in una vecchia rimessa per le barche. Nel faro di Stangholmen, che in estate si raggiunge in battello vicino a Risør, un bar è allestito nella torre. Non è l’unico ad essere raggiungibile solo via barca: sono diversi i fari norvegesi su isole piccole e remote che possono essere raggiunti soltanto in traghetto o battello. Il faro di Litløy (Littleisland Lighthouse), alle Vesterålen nella Norvegia settentrionale offre l’opportunità di dormire da solo su un’isola in mezzo all’oceano.
Da sud a nord, sei fari imperdibili
Da sud a nord si può procedere lungo un itinerario immaginario e visitarne almeno sei. Il tempo è fondamentale. Non sono luoghi turistici tout court ma sono piuttosto luoghi dell’anima, dove fermarsi ad ascoltare le onde o ad ammirare il paesaggio che si trasforma al cambiare della luce.
Se si sceglie il sud della Norvegia come punto di partenza Lindesnes Fyr rappresenta il primo faro e l’ultimo confine. La sua luce, per guidare i naviganti, ha iniziato a brillare nel 1655 ed è stata la prima volta che questo accadeva in Norvegia. Oggi il faro è giustamente un museo, perché nelle acque su cui si staglia, con il suo caratteristico profilo bianco e rosso, sono passati vascelli mercantili, pescatori, sommergibili tedeschi durante la Seconda guerra mondiale. Dal 1920 al 1987, una sirena antinebbia veniva utilizzata per avvertire le navi in caso di scarsa visibilità. Oggi due guardiani, gli ultimi in Norvegia a svolgere questa professione, ci lavorano ancora. Accanto alla casa del guardiano del faro, c’è un appartamento che si può affittare e ospita al massimo sei persone. Una delle modalità di affitto più affascinanti è la settimana di lavoro, ideale per chi cerca pace e concentrazione per scrivere, pensare o immergersi in un progetto in un ambiente unico. A poca distanza, un centinaio di chilometri, appare il faro rustico Ryvingen Fyr, località Mandal, nel quale è possibile soggiornare per una vacanza o per un weekend, magari anche in gruppo di amici considerando che, nell’ex casa del guardiano del faro ci sono cinque camere da letto con possibilità di ospitare fino a 10 persone in un’atmosfera davvero speciale e tenendo ben presente che il faro è accessibile solo in barca o kayak.

Procedendo verso nord il faro di Alnes, che risale al 1937, si trova su un’isola collegata da un tunnel ad Ålesund, una delle città più visitate della Norvegia. La caratteristica torre bianca e rossa è circondata da prati verdi e ci si può fermare per un caffè e una delle mostre d’arte che vi vengono costantemente allestite. Proseguendo verso la regione di Trøndelag, Kjeungskjær Fyr sembra davvero emergere dalle acque come da un dipinto. È un piccolo cilindro rosso, piantato in mezzo al mare, su uno scoglio che appare e scompare con le maree. Era considerato uno dei fari più “scomodi” da presidiare perché intorno non ha nessun approdo sicuro. Eppure questo piccolo faro è così iconico da rappresentare una delle attrattive del percorso che quotidianamente affrontano i mitici Postali della Hurtigruten in navigazione lungo la costa da nord a sud o all’inverso. Nessun confort moderno, accessibile solo in barca, senza connessione, senza rumori, una stufa a legna e qualche libro. E il fascino di vivere una notte come un vecchio guardiano. Continuando sulla Kystriksveien (strada costiera) verso nord, un’esperienza indimentiabile è la notte al Litløy Fyr, sulI’sola Litløya, nel Vesterålen. Il faro è ristrutturato con stile puramente nordico e vista mozzafiato sull’oceano tutto intorno. Si accede in barca e rappresenta il ritiro perfetto per scrittori, artisti o, in generale, per chi cerca silenzio assoluto.
Il faro più settentrionale del mondo
Immancabile infine una sosta al faro più a nord del mondo, nel Finnmark. Al faro di Slettnes, oltre il circolo polare artico, il sole non tramonta d’estate e non sorge d’inverno. Costruito nel 1905, distrutto nel 1944 durante la guerra dai tedeschi in ritirata, e ricostruito nel 1945-48, è situato su una vasta pianura costiera tra il Mare di Barents e le montagne. Luogo affascinante da visitare per gli amanti del paesaggio, della fauna selvatica, della storia e delle forze brutali della natura, oggi ospita un piccolo centro per il birdwatching: le scogliere intorno sono un santuario per le pulcinelle di mare. Qui lo standard è semplice e i bagni sono in comune. Ma l’esperienza è impagabile.