Phnom Penh: basta il nome per evocare immagini di panorami esotici. Le guglie scintillanti del Palazzo Reale, le fluttuanti tonache color zafferano dei monaci e la splendida posizione della città sulle sponde del maestoso Mekong sono immagini emblematiche dell’Asia che molti visualizzano quando pensano a un viaggio in questo angolo di mondo. La capitale cambogiana è un concentrato di stimoli che travolge i sensi. Ma proprio in questo consiste il suo fascino. Certo lo splendore di Phnom Penh, un tempo ‘Perla dell’Asia’, è stato offuscato dalla guerra civile e dalla rivoluzione, ma la città è ormai risorta dalle ceneri e oggi ricopre un ruolo di primo piano nella regione. Godetevi i suoi caffè, i bar vivaci e un panorama gastronomico di tutto rispetto.

Il Palazzo Reale di Phnom Penh ©Kadagan/Shutterstock

Il Palazzo Reale di Phnom Penh

Cosa vedere a Phnom Penh

Palazzo Reale e Pagoda d’Argento

Caratterizzato dai classici tetti khmer e da ricche decorazioni dorate, il Palazzo Reale domina il piccolo skyline di Phnom Penh. Si tratta di una struttura imponente nei pressi del lungofiume, che mostra una notevole somiglianza con il suo omologo di Bangkok. Essendo la residenza ufficiale del re Sihamoni, alcune parti sono chiuse al pubblico. La Pagoda d’Argento, adiacente al palazzo, è invece accessibile.

Si accede al complesso dalla parte orientale, presso il Padiglione Chan Chaya, dove un tempo venivano messi in scena spettacoli di danze cambogiane. Il richiamo maggiore del palazzo è la Sala del Trono, sormontata da una torre alta 59 m che si ispira al Bayon di Angkor. La sala è utilizzata per le incoronazioni e altre cerimonie, come la presentazione delle lettere credenziali da parte dei diplomatici stranieri. Molti oggetti che la adornavano sono stati distrutti dai khmer rossi. La curiosa struttura in ferro a sud della Sala del Trono (poco adatta al clima cambogiano) è il Padiglione di Napoleone III, dono dell’imperatore francese al re Norodom.

La pagoda d’argento

All’interno del complesso del Palazzo Reale sorge la Pagoda d’Argento, nota anche con il nome di Wat Preah Keo o Tempio del Buddha di Smeraldo. Si chiama così per il pavimento ricoperto da 5000 piastrelle d’argento del peso di 1 kg ciascuna (per un totale di cinque tonnellate di scintillante metallo). Gran parte delle piastrelle è nascosta da una copertura protettiva, ma è possibile vederne alcune vicino all’ingresso. La scalinata che sale all’edificio è costruita in marmo italiano. All’interno, il Buddha di Smeraldo, in cristallo Baccarat, siede su un piedistallo dorato posato su un’alta pedana. Si aggiunge a questi tesori un Buddha d’Oro a grandezza naturale ornato da 2086 diamanti, il più grande dei quali è da 25 carati. Realizzato nei laboratori del palazzo intorno al 1906-7, il Buddha d’Oro pesa 90 kg.

Di fronte, all’interno di una teca in formica, si trova uno stupa in miniatura in oro e argento che contiene una reliquia del Buddha portata dallo Sri Lanka. A sinistra si trova un Buddha di bronzo di 80 kg e a destra uno d’argento. All’estrema destra, alcune statue in oro massiccio raccontano la storia del Buddha.

La pagoda è uno dei pochi luoghi della Cambogia in cui si possono ancora ammirare autentiche testimonianze della ricchezza e dello splendore dell’antica civiltà khmer. Lungo le pareti sono allineati splendidi esempi di artigianato khmer, tra cui maschere decorate, usate nella danza tradizionale, e decine di Buddha d’oro. I numerosi oggetti preziosi donati ai sovrani cambogiani dai capi di stato stranieri risultano assai modesti, se paragonati allo sfarzo dell’arte khmer.

Le ricche decorazioni dei templi ©Maria_Usp/Shutterstock

Le ricche decorazioni dei templi

Museo Nazionale di Cambogia

Situato subito a nord del Palazzo Reale, il Museo Nazionale ha sede in un elegante edificio in terracotta con un piacevole giardino interno, realizzato in stile tradizionale tra il 1917 e il 1920. Il museo ospita la più bella collezione di sculture khmer esistente al mondo, un patrimonio millenario che attesta l’eccellenza degli artisti khmer.

Museo del genocidio

Nel 1975 il liceo Tuol Svay Prey fu occupato dalle forze di sicurezza di Pol Pot, adibito a carcere di massima sicurezza con il nome di Security Prison 21 (S-21) e trasformato nel principale centro di detenzione e tortura del paese. Oggi l’S-21 è un museo che testimonia i crimini commessi dai khmer rossi.

Tra il 1975 e il 1978, oltre 17.000 persone incarcerate nell’S-21 furono condotte nei campi di sterminio di Choeung Ek. Come i nazisti, i capi dei khmer rossi registravano meticolosamente le loro barbarie. Ogni prigioniero che entrava nell’S-21 veniva fotografato, talvolta prima e dopo le torture. Nelle sale del museo si susseguono strazianti fotografie in bianco e nero di uomini, donne e bambini, quasi tutti successivamente uccisi. Si può dedurre l’anno in cui la fotografia fu scattata dal numero che appare sul petto dei prigionieri. Vale la pena di assumere una guida per conoscere la storia di alcune delle persone ritratte nelle fotografie. È disponibile anche un nuovo audiotour, raccomandato soprattutto a chi non ha una guida.

Raggiunto l’apice della follia, la ‘rivoluzione’ dei khmer rossi iniziò a divorare se stessa. Torturatori e carnefici che lavoravano in questo carcere furono a loro volta eliminati da altri spietati aguzzini che presero il loro posto. All’inizio del 1977, mentre infuriavano le purghe tra i quadri del partito nella zona orientale, l’S-21 registrava una media di un centinaio di vittime al giorno. Quando l’esercito vietnamita liberò Phnom Penh, nei primi mesi del 1979, all’interno dell’S-21 furono trovati in vita solo sette prigionieri, sopravvissuti grazie al loro talento come pittori e fotografi. Altri 14 erano stati torturati a morte mentre le forze vietnamite si stavano avvicinando. Oggi, nelle stanze in cui furono rinvenuti i loro corpi in decomposizione, sono esposte le fotografie che ne documentano l’orribile fine; le spoglie sono sepolte nel cortile adiacente. Due dei sopravvissuti, Chum Mey e Bou Meng, sono ancora vivi e trascorrono spesso il loro tempo all’S-21 raccontando in prima persona il periodo vissuto nella prigione.

Le cascate di Ban Gioc, in Cambogia © Mohammed Moses /Shutterstock

Mercato Russo (Psar Toul Tom Poung)

Questo caotico e soffocante bazar è imperdibile per chiunque visiti Phnom Penh. È infatti il posto giusto per fare incetta di souvenir e abbigliamento firmato a prezzi scontati. Non metteremmo la mano sul fuoco sull’autenticità degli articoli, ma accanto a tanta paccottiglia troverete capi d’abbigliamento prodotti nelle fabbriche della zona. Potete acquistare marchi come Banana Republic, Billabong, Calvin Klein, Colombia, Gap e Next al 20% in meno di quanto li paghereste nel vostro paese. Al Mercato Russo, così chiamato perché negli anni ’80 la comunità straniera russa ci veniva a fare compere, c’è anche un vasto assortimento di oggetti artigianali e di antiquariato (molti falsi), come statuette del Buddha, sculture in legno, scatole in noce di betel, seta, gioielli d’argento, strumenti musicali e così via. Contrattate sempre con decisione: i turisti che passano di qui sono centinaia ogni giorno. Se avete un languorino, nel mercato ci sono anche delle buone bancarelle alimentari.

Udong

Udong fu la capitale della Cambogia sotto diversi sovrani tra il 1618 e il 1866. Il nome, che letteralmente significa ‘vittoriosa’, pare piuttosto ottimistico se si pensa al declino del paese in quel periodo. Diversi monarchi, fra cui il re Norodom, furono incoronati a Udong, la cui principale attrattiva sono le due collinette di Phnom Udong, su cui sorgono diversi stupa. Entrambe offrono una vista splendida sulla campagna circostante, disseminata di palme da zucchero.

La vista dalle colline di Phnom Udong ©amnat30/Shutterstock

La vista dalle colline di Phnom Udong

Cosa fare a Phnom Penh

Vita notturna

A Phnom Penh ci sono bar e locali notturni fantastici: se potete, programmate almeno una serata in città. Molti si concentrano all’incrocio fra St 51 e St 172, che porta l’azzeccato soprannome di ‘Area 51’. Anche ‘Golden St’ (St 278) è famosa per la vita notturna e il lungofiume ha la sua parte di bar. St 308 e Bassac Lane si sono trasformate nelle zone hipster della città.

I locali con l’happy hour vanno forte a Phnom Penh, quindi vale la pena di iniziare presto, quando anche ristoranti esclusivi come il Foreign Correspondents’ Club e il Raffles offrono due drink al prezzo di uno. In alcuni dei bar più eleganti il mercoledì è la ‘Ladies’ Night’, con due drink al prezzo di uno o anche gratuiti per tutta la sera. La maggior parte dei bar resta aperta almeno fino a mezzanotte, all’incirca l’ora in cui iniziano ad animarsi i locali notturni.

Oggi ci sono anche dei buoni microbirrifici che producono birre artigianali decisamente da provare. Non mancano poi dei bei bar all’interno degli ostelli, per cui tenete presente anche questi se volete conoscere altri viaggiatori per una serata in compagnia. Il Top Banana è uno dei più vivaci rooftop bar, ma anche il bar sul tetto del Mad Monkey, nella stessa zona, non è male. Eighty8 Backpackers organizza una festa il primo venerdì del mese, in cui il mondo dei backpacker incontra quello degli expat. Il Sundance Inn ha due bar vivaci, uno in St 172e uno sul lungofiume.

Bassac Lane è il soprannome di un vicolo che si dirama a sud da St 308. In questo posto eclettico, creazione dei fratelli neozelandesi Norbert-Munn (grandi appassionati di drink e design), ci sono circa una decina di localini. Potete scegliere fra l’originale Meat & Drink, che serve wrap fusion e hamburger, l’intimo e minuscolo Seibur, il sofisticato Library, il nuovo Harry’s Bar, oppure l’Hangar 44, un bar in onore delle moto custom. Troverete persino un locale dedicato al gin, il piccolo Cicada Bar. Nato dal nulla, Bassac Lane è diventato il nuovo quartiere alternativo di Phnom Penh e merita decisamente una visita.