Il borgo medievale, vicino all’Aquila, ha riscritto la propria identità con la street art .Tra palazzi e vicoli, i murales trasformano il centro in un gran museo a cielo aperto.
Una storia scritta a colori, oltre le pagine di un libro, oltre i confini di un foglio o di una tela. I personaggi si animano a colpi di rossi, azzurri, gialli, diventano grandi giganti gentili a rivestire palazzi e porte monumentali. Può succedere anche questo nella terra abruzzese della Marsica, che un piccolo borgo medievale, incastonato su uno sperone di roccia, incorniciato dal paesaggio delle montagne del parco Regionale del Velino-Sirente, in provincia dell’Aquila, diventi un funambolico spettacolo di street art. L’estro è quello di giovani artisti contemporanei innamorati di questo angolo di paradiso ad un passo dal cielo. Ma il cuore è quello degli abitanti che hanno scelto l’arte per riscrivere la propria identità. Aielli, coloratissimo paese accarezzato da due torrenti che convergono presso il lago del Fucino, promosso al circuito del Borghi Autentici d’Italia, segnalato dal Fai Fondo Ambiente italiano, tra i borghi del cuore più votati, riesce a stupire così, in uno stile unico. «Arrivare ad Aielli è come entrare in un luogo fuori dal tempo, dove storia e arte si fondono perfettamente», dice Enzo Di Natale, giovane sindaco, che ama trasformarsi in cicerone speciale per le stradine in technicolor del paese.
INCONTRI RAVVICINATI
È un incontro continuo, con le creature dei murales che sembrano danzare un girotondo surreale in una placida quiete medievale di torri e mura. «Gli spettacolari murales raccontano storie di tradizione, cultura e letteratura, con l’idea di regalare ai visitatori un museo a cielo aperto. L’atmosfera è quella di un paese autentico, sospeso tra passato e modernità, con viste mozzafiato sulle montagne circostanti e sulla Marsica…D’altronde, passeggiando per le vie del borgo, ogni angolo nasconde un murales diverso, che merita di essere scoperto». Colori sì, ma anche stelle. Ad Aielli anche la volta celeste gioca un ruolo speciale. «Imperdibile è la visita alla Torre delle Stelle – indica il primo cittadino – un osservatorio astronomico che permette di scrutare le meraviglie del cielo, situato nella parte più alta del paese, circondato da orologi solari, libri trascritti su parete e panorami mozzafiato». Già, perché il legame con l’astronomia, qui, risale all’800, quando nacque l’astronomo Filippo Angelitti al quale è intitolata la piazza centrale del paese. Dalle stelle all’arte sacra, da vedere, certo, c’è anche la Chiesa di Sant’Adolfo, punto di riferimento storico e culturale. La stagione invernale diventa l’occasione per godersi questo connubio insolito: «Aielli si veste di fascino – sottolinea Enzo Di Natale – con le montagne imbiancate che fanno da cornice perfetta. È il momento ideale per scoprire la natura circostante, magari con una passeggiata sulla neve nelle vicinanze. In Estate il borgo si rianima con eventi culturali e mostre all’aperto legate alla street art. Inoltre, sono previste nuove installazioni artistiche e rassegne dedicate alla letteratura e alla tradizione locale». Insomma, un’agenda continua.
LE FESTE
Che attinge alla tradizione delle feste patronali e della gastronomia. «Il folklore più autentico rivive durante le celebrazioni religiose, accompagnate da musiche popolari e antichi riti – svela il sindaco – L’artigianato locale spazia dalla lavorazione del legno alla produzione di prodotti tipici del territorio». E se ci volessimo fermare a degustare, cosa bolle in pentola qui, ad Aielli? «La cucina offre sapori genuini e autentici. Da non perdere la pasta fatta in casa, come gnocchi e fettuccine, accompagnata dai salumi e formaggi del territorio. Tra i piatti tipici ci sono anche l’agnello alla brace e le zuppe di legumi. Da bere, i vini locali come il Montepulciano d’Abruzzo e il Trebbiano, oltre ai liquori artigianali aromatizzati alle erbe del luogo». Un brindisi ai colori e alle stelle. Ad un passo dal cielo.
SULLA ROTTA DA AVEZZANO A CELANO: PER SCOPRIRE IL TESORO DELLA ROCCA
Il profilo delle creste di montagna è una costante. Incornicia l’orizzonte per ogni sguardo. Il paesaggio, qui, in questo angolo di terra abruzzese, intreccia l’anima dell’Appennino con le sorprese della natura e l’estro della storia. Se Aielli è considerato il balcone della Marsica, i suoi dintorni completano l’esperienza. Bastano pochi minuti di macchina per raggiungere luoghi di piena suggestione.
Ne sa qualcosa il sindaco di Aielli, Enzo Di Natale, che confezione il suo itinerario del cuore: «Le Gole di Celano sono una perla naturalistica, perfette per escursioni e passeggiate immersi nella natura. Il castello Piccolomini di Celano, poi, è una tappa d’obbligo per gli amanti della storia, mentre la città di Avezzano offre percorsi culturali e archeologici legati all’antico Lago Fucino. Ideale anche una passeggiata sul Monte Velino per ammirare panorami indimenticabili…». L’entusiasmo nella voce lascia percepire il legame del sindaco a questi luoghi.
IL MONUMENTO
Celano – siamo nella provincia de L’Aquila – è una meta da mettere in agenda, allora, segnato dalla mole possente ed elegante del suo Castello Piccolomini. «Colpisce, è vero, il visitatore soprattutto per la poderosità della sua struttura e per la vista a 360° su tutto il territorio circostante», racconta Marina Maria Serena Nuovo, direttrice del monumento, perla del circuito della Direzione regionale Musei Nazionali Abruzzo.
«Una curiosità riguarda il nome del castello, da Antonio Todeschini Piccolomini, nipote del famoso umanista Enea Silvio Piccolomini, divenuto papa con il nome di Pio II – riflette la direttrice – Tuttavia il Piccolomini non è stato il primo proprietario del castello, per quanto abbia contribuito al suo completamento. La volontà di costruire un castello sul colle San Flaviano è opera di Pietro, conte di Celano, che diede il via ai lavori attorno al 1392. Ultima erede di Pietro fu la contessa Covella, una figura molto complessa ed emblematica, che nel corso del tempo si è prestata ad essere romanzata, ma che, a mio avviso, non è stata ancora sufficientemente indagata da un punto di vista strettamente storico» (per visitarlo, 0863793730, museiabruzzo.cultura.gov.it; orari: mer, ven-dom 8.30-19.30).
Al di fuori di questo scrigno, cosa colpisce il cuore del viaggiatore? «La bellezza del paesaggio, davvero mozzafiato – indica Marina Maria Serena Nuovo – Per non parlare delle eccellenze enogastronomiche, dominate dalle tradizionali paste fatte in case, come i maccheroni alla chitarra e le sagne, dalle zuppe di legumi, alla celebre patata del Fucino Igp». Le Gole di Celano sono una meta imperdibile per i fan del trekking: uno dei canyon più belli d’Italia, da riscoprire (è consigliabile) con la primavera. E l’archeologia? «A pochi km da Celano si scopre un gioiello come Alba Fucens, la colonia romana costruita alla fine del IV secolo a.C. raggiungibile in macchina in circa 20 minuti – spiega Nuovo – Camminare nel silenzio delle sue antiche strade basolate dà al viaggiatore l’emozione di rivivere il passato in pochi, semplici passi».
I CONSIGLI DI LINO GUANCIALE, ABRUZZESE DOC
I luoghi del cuore, in Abruzzo, per me sono tanti. Posso dire di conoscere bene la mia regione, oltre che di amarla molto. Le esperienze negli anni decisivi della mia vita, tra l’infanzia e l’adolescenza, sono legate a questa grande complessità di paesaggi diversissimi, dal mare alle montagne, alle colline più dolci. Se dovessi consigliare un itinerario particolare che faccia da distillato d’Abruzzo per un visitatore, consiglierei, in moto o in bici, di mettersi sulla Tiburtina, che da Roma attraversa la regione fino al litorale. Così si assaggiano le montagne, si attraversa il complesso di gole della Marsica, per arrivare alle colline del nostro vino, il Montepulciano. A questo itinerario corrispondono sapori diversi. Dagli arrosticini alle dolcezze della cucina gentile e forte a cavallo tra colline e mare, olio e pescato. Proporrei un trittico di montagne, come il Monte Velino che si affaccia sulla piana del Fucino e di Avezzano dove sono nato, il Gran Sasso e la Maiella, così particolare da sembrare una scheggia di luna, piovuta sulla terra. Ancora, la costa dei trabocchi, L’Aquila tutta nel suo complesso, i borghi della Marsica, oltre al paese di mio padre Collelongo. Luoghi che consiglierei di cercare sulla cartina. Proprio con il mio lavoro sull’incredibile storia dell’abruzzese Raffaele Trequarti mi piacerebbe che si aprisse nell’immaginario dell’ascoltatore e viaggiatore, una finestra su un mondo linguistico e antropologico inerente la terra da cui provengo, che è per tanti versi emblematica della storia dell’Italia. La storia del popolo minuto, della provincia. Da conoscere e da amare.