l progetto Wilde Tracks. Dalle operazioni in elicottero al tracciamento con i radiocollari, dalla decornazione di rinoceronti ai farmaci salvavita: ogni spesa è sostenuta grazie a chi partecipa al viaggio, un contributo concreto per la sopravvivenza di questi animali.

Viaggiare in Africa alla scoperta dei suoi animali selvatici più iconici ma non con il solito safari? Magari partecipando attivamente al lavoro di veterinari ed esperti di conservazione animale che intervengono per scongiurarne l’estinzione? È il sogno di molti e ora è anche una possibilità concreta: partire per una missione per la salvaguardia di elefanti e rinoceronti in Sudafrica, finanziata con la propria partecipazione.

Esperienza immersiva

Una vera e propria esperienza immersiva, durante la quale i partecipanti possono lavorare dietro le quinte, collaborando con le comunità locali e con un team di esperti in conservazione per proteggere il futuro delle specie a rischio. «Non offriamo semplici safari, ma la possibilità di partecipare in prima persona a progetti di conservazione cruciali, accedendo ad aree dove il turismo tradizionale non ha normalmente accesso» spiega Chloe Evans, fondatrice e amministratrice delegata di Wilde Tracks che ha ideato questo mix di eco-turismo e conservazione animale.

 

 

Un impegno che, molto concretamente, ha già portato i suoi frutti. Soltanto negli ultimi 14 mesi, infatti, Wilde Tracks con i suoi viaggi ha contribuito attivamente in questo modo alla protezione di 38 animali. «In particolare, tra i 22 rinoceronti su cui si è intervenuti, 4 esemplari erano di rinoceronte nero cioè di una specie considerata come criticamente minacciata di estinzione» spiega Greta Barbera, che ne dirige il settore di ecoturismo e assieme ad Alessia Capurro, che cura la comunicazione e lo sviluppo dei programmi umanitari, rappresentano l’anima italiana di questo innovativo modo di viaggiare con un occhio rivolto alla sostenibilità e al pianeta.

Le attività

Ma in che modo si collabora attivamente partecipando a queste spedizioni? «Ogni viaggio è strutturato in base alle richieste di intervento che ci arrivano direttamente dai nostri partner sul territorio – spiega Alessia. – Si decide su quali animali intervenire e in che cosa consisteranno gli interventi diretti: in genere si tratta di applicare collari di tracciamento alla fauna selvatica oppure di partecipare alla decornazione dei rinoceronti, cioè il taglio dei corni per salvare questi animali dal bracconaggio». Dalle operazioni in elicottero all’acquisto dei collari di tracciamento, dalle spese veterinarie ai farmaci salvavita, ogni spesa è sostenuta grazie alla partecipazione al viaggio che in questo modo garantisce, a chi partecipa, di offrire un contributo concreto per la sopravvivenza di questi animali.

 

 

«Durante il viaggio inoltre si conoscerà anche il lavoro delle unità cinofile K9 nella savana, che supportano gli sforzi anti-bracconaggio, e si visiterà una snake pharm per scoprire il ruolo fondamentale che i rettili svolgono nell’ecosistema e le ricerche rivoluzionarie nel campo di antidoti e cure anti-veleno che i volontari di questi centri stanno svolgendo» aggiunge Greta che sta lavorando all’organizzazione del prossimo gruppo che, dal 28 aprile al 4 maggio, sarà in Sudafrica per gli interventi necessari per la salvaguardia di due rinoceronti e un elefante, con l’obiettivo di finanziare attività di collarizzazione e deconornazione. «Però abbiamo previsto anche una camminata nella boscaglia per avvistare i Big Five (i famosi cinque animali iconici del territorio: elefante, leone, rinoceronte, bufalo e leopardo), pic nic nella savana, aperitivi al tramonto e lezioni sulle tracce, i segnali e la telemetria».

Gli incontri con le popolazioni locali

Fondamentale, secondo Chloe, Greta e Alessia che stanno lavorando per esportare questo modello di turismo sostenibile anche alla Tanzania, all’Uganda e all’Ecuador, il contatto con le popolazioni locali. «Nel viaggio di aprile, ad esempio, si potrà conoscere una tradizionale abitazione Zulu, supportare un asilo locale e relazionarsi con le donne della comunità che trasformano sacchetti di plastica riciclati in cappelli e tappetini per il bagno». Un modo per entrare ancora più in contatto con la realtà locale e avere la possibilità di approfondire e conoscere un’Africa meno turistica, più autentica e sicuramente indimenticabile.