“Abbazia” nella nostra lingua, la cittadina sull’Adriatico a poco più di un’ora da Trieste, ricorda la “capitale” della Costa Azzurra per le sue ville e gli hotel storici sul litorale. A dare il via al turismo nell’Ottocento era stato un imprenditore italiano.
Gli innamorati passeggiano mano nella mano per i viali alberati del parco di Villa Angiolina, poi si fermano davanti alla statua della ninfa sul mare, incastonata nella roccia, e si danno un bacio al sapore di salsedine. Le onde accarezzano gli scogli e in lontananza si vedono i delfini che nuotano e giocano fra loro, regalando uno spettacolo meraviglioso per chi ha la fortuna di trovarsi sulla riva. Opatija, perla della Riviera di Liburnia, è sicuramente una destinazione romantica, dove anche i cani e i proprietari vanno a spasso avvolti da un alone di dolcezza. Siamo nel nord adriatico, nel Golfo del Quarnero, che comprende anche le località di Volosca-Abbazia, Ika, Icici, Bersezio, Draga di Moschiena, Laurana e Medea. A una manciata di chilometri da Fiume, con il suo porto importante e la storia di città contesa, e a un’ora in auto da Trieste.

E’ ancora inverno ma non è difficile immaginare il clima vacanziero che c’è qui durante la bella stagione, che comincia a fine aprile e termina ormai a fine ottobre: bar e ristoranti sul mare, lingue di spiaggia con i sassolini dove i bambini giocano spensierati, panchine sul lungomare dalle quali ammirare il paesaggio. “Qui si può trovare tutto quello di cui si ha bisogno: mare pulito, aria buona e il monte Ucka (Maggiore) che offre panorami mozzafiato e passeggiate adatte a tutti. Non fa mai né troppo caldo né troppo freddo e il vero lusso è il relax”, mi racconta Lily, guida turistica locale che durante l’estate organizza escursioni sulla barca Riviera Secrets assieme al marito Ronie e accompagna i turisti in esplorazione dell’isola di Kerso.

“Per i miei ospiti preparo pesce fresco alla griglia, acciughe sotto sale, insalata dell’orto e le crepes alla marmellata con le uova delle mie galline”, spiega con una punta di orgoglio, perché anche la componente gastronomica ha un peso rilevante per il turista che sceglie la Croazia. “Dieci anni fa ad Abbazia venivano tanti italiani, apposta per mangiare il pesce che qui viene cucinato molto bene, come in Italia, ma costa meno”, continua Lily, adesso invece il turismo è principalmente di tedeschi, austriaci e sloveni. Opatija, in italiano Abbazia, venne scelta alla fine dell’Ottocento dai nobili dell’impero austro-ungarico come meta per trascorrere le vacanze e negli anni la trasformarono in un piccolo gioiello. I fasti dell’epoca sono ancora visibili nelle ville eleganti che si affacciano sul mare e nei maestosi hotel che dominano la Riviera e conservano all’interno la storia passata, tanto che Abbazia è stata soprannominata la “Nizza croata”. Il più antico è l’hotel Kvarner – inaugurato il 27 marzo 1884, il più antico edificio alberghiero classico sulla costa orientale dell’Adriatico – imponente fortezza sul mare con tanto di salone dove ancora oggi a fine settembre viene organizzato il Ballo viennese, rievocando quell’atmosfera fiabesca.

Costruito in stile neoclassico dalla Società delle Ferrovie meridionali austroungariche, inizialmente era un sanatorio e una casa di cura di lusso per la nobiltà che arrivava principalmente da Vienna. Aveva due complessi balneari: uno costruito in un padiglione accanto all’edificio e forniva cure termali con bagni di mare e d’acqua dolce con l’applicazione delle cure balneologiche, allora consuete. Il padiglione, collegato all’edificio abitativo da un lussuoso corridoio vetrato, fu successivamente rimosso per la costruzione della Sala dei Cristalli. Il secondo complesso era principalmente una zona balneare recintata con le cabine-spogliatoio e un’area per prendere il sole nella terrazza sul tetto. Nella sala ristorante dell’hotel sono ancora conservate le pareti con le decorazioni originali.
Oggi come allora Opatija è una destinazione glamour, con boutique che vendono vestiti di marca e antichi caffè dove bere una cioccolata calda e gustare una torta sacher di tutto rispetto. A dare il via al turismo qui è stato un imprenditore italiano, Iginio Scarpa, dopo che costruì vicino al monastero di San Giacomo la Villa Angiolina, dedicata alla moglie, che oggi è il Museo croato del turismo: qui soggiornarono l’imperatore austro-ungarico Francesco Giuseppe e l’imperatrice Maria Anna. Il museo è aperto al pubblico, fresco di ristrutturazione, nelle sue sale è possibile conoscere la storia del luogo, con le belle cartoline e le locandine in esposizione. Nel salone dell’atrio vengono ospitati concerti e sempre al piano terra è conservata la scultura della Madonna del Mare, voluta dalla famiglia del conte Arthur Kesselstadt, morto in quel tratto di mare nel 1891.

Il fatto curioso è che Opatija è nata come destinazione turistica non tanto per l’estate, come si potrebbe immaginare dal suo lungomare, ma come luogo di villeggiatura per la stagione di autunno-inverno, dato che nell’Ottocento ebbe il suo boom turistico come stazione di cura climatico-balneare del ceto medio-alto. “I medici in vacanza qui scoprirono il grande potenziale salutare del microclima di Abbazia, adatto per chi soffriva di problemi polmonari, malattie nervose, cardiopatie e per le persone anemiche e debilitate”, mi racconta Lily, spiegando che ancora oggi i grandi alberghi del gruppo Liburnia, come il Kvarner e l’Ambassador, hanno dedicato uno spazio importante alla spa e ai trattamenti per il benessere.La Riviera, che venne chiamata Liburnia dai Romani e ancora oggi conserva questo nome, vanta un lungomare unico che si estende per 12 chilometri per una passeggiata sul mare che collega Volosca a Laurana, con panchine, scorci idilliaci dove scattare foto e bagni pubblici. E durante la passeggiata è d’obbligo fermarsi ad ammirare il simbolo di Opatija, la Ninfa con il gabbiano, statua collocata su uno scoglio aguzzo. Dal mare si passa alla natura dei giardini – dal parco San Giacomo ai Giardini americani – fra i più pittoreschi c’è il parco dedicato ad Angiolina, con 150 varietà di piante nel suo giardino, tra camelie, la foresta di bambù, l’abete americano e il cipresso dell’Himalaya, per citarne alcuni.

Qui si trova anche la statua dedicata a Isadora Duncan, la fondatrice della danza contemporanea, che soggiornava spesso a Villa Amalia: ispirata dal movimento delle palme che vedeva dalle finestre della villa, creò nella sua danza il leggero fluttuare delle braccia delle mani e delle dita che poi la resero famosa.La sera i lampioni si accendono e illuminano i giardini, le luci delle ville brillano e si riflettono nel mare blu cobalto, sul lungomare due gatti giocano fra loro e regna il silenzio. Mi riempio i polmoni con il profumo del mare e l’aria buona: c’è una bella atmosfera di benessere e pace.

Qui ad Abbazia ci si può ancora concedere una vacanza da re e regine, a prezzi contenuti nella bassa stagione, alloggiando in hotel storici che hanno conservato gli spazi originali, come l’Heritage hotel Imperial, il secondo hotel più antico della città costruito nel 1885 in stile Secessione, o l’hotel Palace Bellevue, costruito alla fine del XIX secolo in stile neobarocco e Art Nouveau. La Villa Biedermann, ex villa Reyer, edificata nel 1885, è stata demolita per realizzare l’hotel Ambassador dove si trova la suite di Tito, camera dove il presidente socialista della Jugoslavia era solito alloggiare quando veniva qui. Questa struttura ospita il ristorante Cubo, con una bella vista sul mare dalle vetrate e piatti raffinati sia di pesce che di carne. A giugno, quest’anno dal 26 al 28, la città si anima con la grande festa vintage RetrOpatija: auto e motorini d’epoca, ragazze pin-up, ballerini, giocolieri e musicisti di strada fanno compiere un viaggio a ritroso nel tempo che combina anche la musica dallo swing leggero al riff rock, improvvisazioni jazz e ritmi elettronici delle discoteche. Ancora oggi ad Abbazia c’è una forte comunità di italiani, che nel 1946 diede vita al Circolo italiano di cultura per preservare la cultura e la lingua italiana.
