Si fa presto a dire Berenice, parlando del Mar Rosso e zone limitrofe, ma quale si intende?
Si dovrebbe distinguere fra quella in Sudan e l’altra in Egitto e, per essere pignoli, si dovrebbe parlare di Berenice Pancrisia, nell’odierno Sudan e Berenice Trogloditica, in Egitto.
Beh, proprio per non essere pignoli, se oggi un amico vi dice che va a farsi una vacanza di una settimana a Berenice, state sicuri che sta partendo per l’Egitto.
E ora capirete perché.
Le due Berenice
Andiamo in ordine cronologico e parliamo della più antica: Berenice Pancrisia, già nota ai faraoni del Medio Regno, circa 2000 anni prima di Cristo.
Pancrisia alla lettera significa “tutta d’oro”.
Non a caso, in effetti, la città sorgeva in un territorio ricchissimo di questo prezioso minerale, appena a sud del 22° parallelo, in pieno deserto nubiano.

Il faraone ne era l’unico proprietario ed a lui doveva essere recato ogni grammo d’oro che la sua terra poteva donare.
L’oro era considerato la carne degli Dei e la luce di Ra.
Non dimentichiamo, tanto per darvi un esempio, che il sarcofago di Tutankhamon, che pesava un quintale, era tutto di oro massiccio.
Ma l’oro veniva usato ovunque nell’antico Egitto.
Statue, monili, punte di obelischi, persino pavimenti delle regge risplendevano dell’aurea luce, simbolo dell’eterno.
E l’ottanta per cento dell’oro utilizzato proveniva da Berenice Pancrisia.
Teniamo presente che per ottenere il prezioso metallo occorreva tanta acqua…e si era in mezzo al deserto.
In epoche successive l’estrazione fu condotta dagli arabi che nel IX secolo la ribattezzarono “Ma’din ad-dahab” ovvero “Miniera d’oro”.
A Berenice si cavò oro fino al XII secolo.
Successivamente, però, proprio per mancanza di acqua, non fu più conveniente tenere in piedi l’attività.
Così, velocemente, di Berenice Pancrisia se ne perse le tracce e la memoria.
La scoperta
Ma fu proprio un’antica mappa araba che riportava il sito fra la prima e la seconda cataratta del Nilo, a condurre al traguardo due archeologhi italiani, i fratelli Castiglioni, non molti anni fa, nel 1989.
Fu una scoperta tanto importante da dare il via a una nuova branca dell’archeologia: la Nubiologia.
E quello che si trovarono davanti i due archeologhi fu davvero eccezionale.
Ebbero a scrivere nel loro diario:
“Le rovine sono costituite da due roccaforti, da un nucleo abitativo pianificato e da costruzioni sparse lungo un’ansa del uadi el-Allaki per circa due chilometri. Il centro è attraversato da un asse viario intersecato ortogonalmente da strade secondarie che delineano una piazza e diversi quartieri” (rif.: https://www.museocastiglioni.it/2015/07/12/berenice-panchrysos-la-citta-fantasma-del-deserto-nubiano/)
Tutto questo indicava che Berenice Pancrisia era tutt’altro che solo un piccolo avamposto nel deserto.

L’altra Berenice
E si arriva al III secolo a.C.
Il faraone Tolomeo II Filadelfo ha diversi problemi da risolvere.
Ha bisogno di elefanti da combattimento, ma storici nemici dell’Egitto gli impediscono di servirsi di quelli asiatici, così deve usare quelli africani che arrivano da Etiopia e Eritrea.
Navigare lungo le coste è pericoloso per le tante barriere coralline e per la presenza di pirati.
Quindi ha bisogno di un porto nel sud del Regno.
Osserva che c’è una penisola che si propende nel Mar Rosso creando un sicuro ridosso ai venti dominanti che soffiano da nord.
Ed è lì che costruirà un porto che dedicherà all’amata madre da poco defunta: Berenice.
Da lì è poi semplice fare arrivare gli animali via terra fino al Nilo.
Inoltre, è lì che arriva anche la “Carovaniera dei dodici giorni” di cui ci parla anche Plinio e che porta le ricchezze dell’interno del Deserto Orientale: oro e smeraldi.
Così Berenice Trogloditica – o nella Trogloditica, regione dell’Africa sul Mar Rosso – si sviluppò velocemente e divenne anche per i Romani un vitale centro commerciale, con ricchi scambi con i mercati orientali.
Fu tracciata l’arteria stradale Hadriana che da Tebe arrivava fin qui e ben presto surclassò anche il porto di Myos Hormos.
Da qua le rotte andavano verso la Penisola Araba e proseguivano per l’Oriente, oppure risalivano verso le terre dei Nabatei, e quindi transitavano sulla cosiddetta “via delle spezie” per Petra, la Siria e Roma.
Era quindi un vero emporio commerciale dove transitava tutto quello che il mondo allora ambiva.
Vi passavano animali rari, spezie, pietre preziose, oro, avorio ma anche vino, grano, seta, incenso, mirra come pure schiavi, attrezzi e armi.

Berenice, oggi
Se cercate una vacanza fatta di discoteche e locali alla moda, scordatevi Berenice.
Qua il deserto si tuffa direttamente nel Mar Rosso e ci sono solo pochissimi comodi e curati resort con relativi diving center.
Sì, perché qua, pur con l’innalzamento della temperatura dell’acqua, il reef è ancora in ottimo stato, più che a Marsa Alam, proprio grazie alla bassa antropizzazione.
In quest’area si trova il Wadi el-Gemal National Park che copre sia il deserto che il fondo marino.
Questo garantisce immersioni fantastiche non solo per i tanti tipi di coralli, ma anche per la fauna che va da una colonia stanziale di delfini alle tartarughe e al dugongo.
Con la scusa, poi, di osservare le 24 ore fuori da immersioni prima del volo di ritorno, una escursione nel deserto fino ai resti delle miniere di smeraldi sarà un’esperienza indimenticabile.

Ma non sarà da meno neanche andare un pomeriggio a prendere un caffè al cardamomo con i beduini che vivono lungo la costa nella zona delle mangrovie.
Non lontano, il sabato, potreste anche assistere ad un mercato particolarmente colorito, quello dei cammelli che si tiene regolarmente a Shalatin, vicino al confine col Sudan.
E in questo caso, esperienza nell’esperienza, non perdetevi un assaggio di carne di cammello…roba da gourmet!