Una vacanza “cheap and chic”, di due settimane, nel paradisiaco gioiello del Pacifico del sud. Le “dritte” per un soggiorno “fai da te” autentico e non proibitivo.
Il suo profilo evoca la forma del cuore o di una farfalla. Vicina alla costa di Tahiti, dove si atterra, Moorea è una meta da sogno della Polinesia Francese, nell’arcipelago delle Isole della Società. Circondata da una laguna color turchese fluo mozzafiato e ricca di coralli, la destinazione si lascia scoprire anche riunciando ai resort dai prezzi proibitivi, con un soggiorno “fai da te” all’insegna dell’autenticità. Ecco come regalarsi una indimenticabile vacanza di due settimane, per un un viaggio di nozze o per “solo travelers”.
Da sapere prima della partenza
Per chi vola dall’Italia, il consiglio è passare per gli Stati Uniti e fare scalo a San Francisco o a Los Angeles (Ita Airways ha voli diretti da Roma). Ma occorre fare l’Esta (circa 35 euro) per transitare sul suolo americano, che ha validità di due anni. È bene poi sapere che negli hotel americani in cui si pernotta all’andata si pagano delle “fee” obbligatorie, oltre al costo della stanza. Il giorno dopo, si vola a Papeete (Tahiti) con le compagnie aree Air Tahiti Nui, French Bee e United, tra le altre. Il prezzo totale delle tratte di andata e ritorno tra l’Italia e la Polinesia Francese parte da 2000 euro. Per andare a Moorea, non serve salire sull’aereo: l’isola si raggiunge in meno di mezz’ora con il traghetto Aremiti (circa 40 euro a/r). Per la notte a Papeete si può affittare un airbnb come T2 Cozy (143 euro) vicino alla banchina di partenza e a Les 3 Brasseurs, locale con musica dal vivo tahitiana.
Cosa prenotare da casa
Oltre ai voli, è bene prenotare tutto ciò che serve per evitare brutte sorprese durante il soggiorno. In alta stagione, da intendersi anche agosto, non è scontato trovare veicoli disponibili per spostarsi in autonomia evitando i (carissimi) taxi, né alloggi dignitosi a un prezzo accessibile; e la maggior parte delle escursioni più belle in laguna va subito a ruba. Per prenotare online uno scooter con cui muoversi (anche se l’isola, dopo il tramonto, è buia), c’è Rent a Bike (per 6 giorni il prezzo è 226 euro). Il “baracchino” si trova a Le Petit Village, un agglomerato di negozi e ristoranti con anche un magasin (tipo supermercato). A poca distanza c’è un airbnb, Fare entre Terre et Mer (8 notti ad agosto sono a 1300 euro circa), che permette di vivere un soggiorno autentico senza spendere una fortuna. Un confortevole bungalow, rifornito di tutto e in stile, in un giardino tropicale a pochi passi dalla laguna (che ha l’accesso privato). Così, oltre a non finire in un resort caro e in mezzo ad altri turisti, si entra in quella dimensione isolana ricca di tradizioni per cui vale la pena raggiungere un luogo così lontano. L’alternativa è un sito di guesthouse e boutique hotel a conduzione familiare, per supportare i polinesiani nel turismo.
Dove mangiare bene badando alle spese
Soggiornando nei pressi de Le Petit Village, a pranzo vince la generosa focaccia nel truck Casetta di Casa Vincenzo, anche da dividere. A cena, per non spendere troppo e ascoltare musica tahitiana live, c’è La Cabane du Lézard jeune, spin-off del rinomato ristorante Lézard Jeune, che propone squisite tapas franco-vietnamite, da consumare con i piedi nella sabbia. Come drink è iconico il Rhum Arrangé, con zenzero, vaniglia e cannella. L’altra insegna per assaporare tipicità è l’Uaina Truck, un ex truck ristrutturato nel giardino del locale O2 Coco (dove il venerdì e il weekend c’è musica, ma i prezzi dei piatti sono più alti). La domenica sera il tavolo a cui accomodarsi (in prima fila) è da Chez Tamahau, perché si mangia davanti a musiche e danze tradizionali. Da provare il Poisson cru, il piatto nazionale con tonno rosso marinato nel latte di cocco. Una trattoria in stile, con le tovaglie dai motivi floreali come il tiarè, la gardenia polinesiana, e il frangipane.
Il magasin e il banco della frutta tropicale
Il supermercato dove si riforniscono i locals (vicino a Le Petit Village) è Tiahura.
Tra gli scaffali si trova anche la marmellata di guava, il buonissimo frutto tropicale, da spalmare sulle fette biscottate. Da provare pure come succo. Per la frutta fresca si può fare come la gente del posto e fermarsi ad acquistare ai banchetti lungo la strada traboccanti di ananas, particolarmente dolci a Moorea, e limoni (quando di stagione, non manca il mango). Prodotti in “vetrina”, tra gli immancabili ukulele tahitiani. Come nello speciale stand, nella baia di Opunohu, del famoso musicista Willy Peu, oggi 80enne, che si è esibito con il grande artista Jean Gabilou, tra gli altri.
Il picnic sul motu di coralli
L’escursione a pagamento da non perdere è con Moorea Miti Tours (circa 110 euro per sei ore). Un’occasione per ammirare dalla piccola “Vaka”, la tradizionale canoa polinesiana, alle verdeggianti baie, compresa quella di Opunohu dove arrivò il capitano James Cook nel 1777. O, ancora, per nuotare nella laguna con gli squali pinna nera, le razze e altri pesci nella barriera corallina. Infine, per rilassarsi sul motu (uno degli isolotti di coralli) e assistere a una speciale preparazione del Poisson cru nell’acqua a riva, a una dimostrazione sui cento modi di indossare un pareo o su come creare i cappelli polinesiani con le foglie delle palme da cocco.
La messa cantata
L’esperienza autentica che regala emozioni è assistere alla messa, la domenica mattina alle ore 8, nella chiesa cattolica del villaggio di Papetoai, vicina allo storico luogo di culto protestante, che officia alle ore 10. I canti, accompagnati dalla musica di ukulele e chitarre, sono intonati dalla comunità locale in tahitiano. Ascoltarli dal vivo è una delizia, come anche ammirare gli abiti in merletto bianco indossati con cappellino o con le ghirlande di fiori dalle isolane, come vuole la tradizione.
Il trekking alla montagna sacra
Alla portata di tutti (soprattutto con il percorso a sinistra) è il panoramico hiking alla Montagna Sacra. Per accedervi a piedi, evitando di pagare un quad, si lascia circa 1,70 alla casupola che vende parei nei pressi di Papetoai, dove al ritorno si degusta gratis un piattino di frutta seduti. Salire fino alla cima permette di conquistare due viste da cartolina della paradisiaca laguna di Moorea.
Acqua di cocco e affaccio sulla baia
Un’altra vista spettacolare, ma sulla baia di Opunohu, si conquista nei pressi della paradisiaca spiaggia pubblica Ta’ahiamanu. È il Tropical Garden, che si raggiunge affrontando un brevissimo tratto con una importante pendenza. Ma vale la pena. L’oasi di pace puntellata di fiori e piante, dove accomodarsi e rinfrescarsi con l’acqua di cocco, regala uno sconfinato panorama che arriva fino al mare.
La spiaggia dove la star è un maialino
Per chi non soggiorna in un resort, con il proprio lido, c’è la spiaggia pubblica, altrettando paradisiaca. Tra le tre che si trovano a Moorea, la migliore è La Plage de Ta’ahiamanu, con l’acqua verde smeraldo, le palme da cocco e la sabbia bianca finissima. Curioso è un suo frequentatore assiduo: un maialino (si fa per dire, perché è di un certo peso) che, col suo mantello a pois, si affaccia ogni giorno per curiosare tra i teli in cerca di cibo. Una vera star: è la più fotografata e ha persino un nome: Popotì. La zona di Haapiti, invece, è lo spot per gli appassionati di surf. Un’ultima raccomandazione: attenzione a non essere “punto dal fiore di tiare” (o “piqué au tiaré”). Una metafora locale per avvertire che Moorea strega e non si guarisce più dal mal di Polinesia.








