Nel cuore energetico del Paese, l’ex residenza del regime diventa simbolo di diplomazia culturale, cooperazione internazionale e ricostruzione identitaria.
Arriviamo a Bassora, capitale economica dell’Iraq e unico porto del Paese, nel pomeriggio dopo essere partiti da Najaf, il cuore sciita dello Stato mediorientale. La città è un brulichio di attività, auto, persone.
E qui, al centro dell’area più ricca di petrolio, dove si produce gran parte della ricchezza nazionale, il tempo sembra avere un doppio volto. Da un lato le raffinerie e i terminal energetici che spingono il Paese verso nuovi record produttivi; dall’altro il passato cosmopolita e il ricco patrimonio archeologico che testimoniano una memoria che ha contribuito alla storia anche del Continente europeo
Ed è ancora qui, in questa città seconda per popolazione, che la partita della diplomazia culturale si intreccia con la ricostruzione materiale e morale del Paese.
Girando per Bassora appare evidente come stia vivendo una fase di rilancio che intreccia sviluppo energetico, investimenti internazionali e valorizzazione del patrimonio storico. Qui si produce circa il 70% del petrolio nazionale, ma accanto agli impianti di raffinazione e ai terminal energetici sta emergendo una nuova consapevolezza: la cultura può diventare motore di identità e diplomazia.
Uno dei palazzi costruiti durante il regime di Saddam Hussein ospita oggi il Museo di Bassora, secondo per importanza soltanto al Museo Nazionale di Baghdad. Inaugurato nel 2016 con una sala dedicata all’arte islamica, nel 2019 si è ampliato con tre sezioni permanenti dedicate alle grandi civiltà mesopotamiche: dai Sumeri ai Babilonesi. Con circa quattromila visitatori l’anno – di cui oltre millecinquecento europei – il museo rappresenta un presidio culturale strategico nel sud del Paese.
All’ingresso c’è la copia – donata dall’Italia – del toro androcefalo di Nimrud, scultura assira che fu distrutta dall’Isis nel 2015. “E’ il simbolo di una tutela condivisa del patrimonio e di una concreta cooperazione internazionale”, ci dice il giovane direttore, Ali Taher, archeologo nominato di recente alla guida della prestigiosa istituzione. La scelta di collocare il museo in un edificio legato alla tormentata storia politica recente dell’Iraq assume un forte valore simbolico: trasformare un luogo del vecchio regime in uno spazio di conoscenza aperto al pubblico. “Registriamo circa quattromila visitatori l’anno, di cui oltre millecinquecento europei. Sono numeri contenuti ma simbolici in un contesto dove il turismo era praticamente azzerato fino a pochi anni fa”.
Nel cuore della città storica si conservano centinaia di edifici risalenti al XIX secolo, il periodo coloniale britannico, ma anche alla seconda epoca ottomana. Le loro caratteristiche finestre balconate ricoperte da persiane in legno finemente lavorate e impreziosite da vetri colorati, raccontano l’anima cosmopolita di Bassora. Introdotte tra XVI e XVII secolo, fondono influenze indiane, persiane e islamiche e un tempo ornavano tutte le dimore della borghesia mercantile e dell’aristocrazia locale.
Non erano soltanto elementi decorativi: garantivano ventilazione naturale, luce e soprattutto privacy, permettendo di osservare la vita della strada senza essere visti. “La sera – ci racconta un anziano commerciante – la luce che filtrava dalle finestre si riversava nelle strade in un mosaico di arancione, verde, rosso e blu.
Bassora, tra la metà Ottocento e gli Anni Settanta del Novecento, fu uno dei centri più dinamici del Golfo.
Porta d’ingresso verso l’Oceano Indiano, città di commerci e di scambi, conobbe una profonda mescolanza culturale: comunità arabe, iraniane, ebraiche, cristiane, oltre a presenze provenienti dall’India e dall’Africa orientale. Il commercio dei datteri rese celebre l’intero sud dell’Iraq nei mercati del Golfo.
Oggi questa eredità architettonica è al centro di programmi di recupero che puntano a restituire vitalità ai quartieri storici, valorizzando la dimensione identitaria e turistica della città.
In collaborazione con l’Unesco, con il sostegno finanziario dell’Unione europea e sotto la supervisione del governo iracheno, è stato avviato un importante programma di riqualificazione urbana che coinvolge Bassora e Mosul.
Nel quartiere cristiano di Bassora sono state restaurate otto abitazioni storiche. Tra queste, il Palazzo della Cultura intitolato al principe Khazaal al-Kaabi e la casa di Abdul Lateef al-Modeel, primo ministro del Commercio iracheno nel XX secolo. Tre edifici ospitano oggi l’Unione dei poeti e la Casa delle arti plastiche, spazi dedicati alla promozione culturale e agli artisti iracheni emergenti. E’ stata salvata anche la casa del poeta Badr Shakir al-Sayyab, figura simbolo della letteratura moderna irachena: da rudere invaso dai rifiuti è tornata a essere casa museo – con ornamenti lignei ricostruiti fedelmente – e centro di riferimento per la letteratura irachena contemporanea.
Parallelamente si lavora alla riqualificazione dei canali storici e alla formazione del personale locale nelle tecniche di restauro, con l’obiettivo di garantire autonomia e continuità nel tempo alle future operazioni di restauro e conservazione.
Con un governatorato che conta circa sei milioni di abitanti, Bassora è il motore economico dell’Iraq. La produzione di greggio ha raggiunto i quattro milioni di barili al giorno e il Paese punta ad aumentare ulteriormente la capacità estrattiva. La presenza di aziende straniere – incluse imprese italiane – testimonia l’interesse internazionale per lo sviluppo infrastrutturale ed energetico dell’area.
Si è rafforzato anche il settore alberghiero con cinque hotel a cinque stelle che accolgono uomini d’affari e visitatori provenienti dai Paesi del Golfo. Dopo anni complessi, il comparto turistico sta riprendendo slancio, sostenuto proprio dalla valorizzazione del patrimonio culturale.
Bassora appare oggi come una città che riscopre la propria vocazione storica di ponte tra mondi: centro energetico globale, ma anche crocevia di culture e tradizioni. La diplomazia culturale – attraverso musei, restauri, cooperazione internazionale e formazione – diventa così uno degli strumenti chiave per consolidare la stabilità, attrarre investimenti e restituire alla città il ruolo che storicamente le appartiene nel Mediterraneo allargato e nel Golfo.