Quell’aria mitteleuropea. Quei palazzi dalle tinte pastello che sembrano stati dipinti un attimo prima, e le finestre a croce e i bovindo illuminati nei pomeriggi bui e freddi di dicembre e gennaio. E poi il silenzio lungo le strade, una ragazza in bicicletta sul pavé, lungo la via degli antichissimi portici, da secoli l’anima del commercio della città. Le auto dimenticate chissà dove. Bolzano d’inverno è un piccolo scrigno a misura d’uomo, dove tutto è raggiungibile a piedi. Dove i rumori sono attenuati, dove le luci di Natale e le finestre accese scacciano il freddo come un braciere acceso e un vin brulé tra le mani. Non è solo una città incastonata tra le montagne, ma un ponte culturale che ha imparato a fare del freddo la sua cornice più elegante. Qui, l’inverno non è una stagione, è un’architettura dell’anima.

Non solo il mercatino di Natale

La stagione invernale a Bolzano è segnata chiaramente dall’evento principale della città: il mercatino di Natale. Senza effetti speciali, intorno alla statua del Walther nell’omonima piazza, regala un’atmosfera unica tra stand gastronomici, cioccolaterie pop up e chalet dove acquistare prodotti artigianali, esclusivamente locali. Ma al di là del periodo natalizio, Bolzano d’inverno racconta se stessa attraverso le sue strade e i suoi portici. Via dei Portici è l’arteria commerciale che taglia il centro storico. Questi lunghi corridoi coperti sono una geniale soluzione medievale che ha trasformato una strada in un “centro commerciale ante litteram”, in una città che ha fatto dello scambio e dei commerci il suo tratto distintivo nei secoli.

Il cuore del commercio, sotto i portici

Costruiti per permettere ai mercanti di vendere le loro merci al riparo dalla pioggia e dalla neve, nascondono retrobottega che penetrano nella profondità dei palazzi per decine di metri, dove un tempo c’erano magazzini e abitazioni per la servitù. Oggi, le vetrine creano un contrasto ipnotico con le volte antiche. Proprio qui si concentrano i negozi storici di Bolzano. Tra questi, per esempio, la Rizzolli che dal 1870 realizza cappelli (non solo tradizionali) e calzature (incluse le calde pantofole di feltro). Una vera istituzione bolzanina nel cuore della città. Ancora più antica è l’attività di Zimmermann. Questo negozio, che da 200 anni vende oggetti di design e porcellane, nasce prima come magazzino e poi come vetreria. Nei secoli è rimasto legato alla stessa discendenza che, generazione dopo generazione, ha mantenuto vivo lo spirito delle origini. Ogni oggetto in vendita è selezionato e scelto da Sabina Kompatscher Settari, erede della famiglia, con l’idea di coniugare lo stile nordico con l’eleganza italiana. Altra istituzione bolzanina, presente in piazza Walther, è Hubert Gasser che, con i suoi abiti di cashmere e con uno stile tipico bolzanino, è riuscito a mettere d’accordo negli anni le donne tedesche e quelle italiane.

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Sotto i portici ci sono poi alcuni artigiani del legno. Il più importante è sicuramente Manuel Tschager. Classe 1980, ha studiato presso la scuola per l’artigianato artistico di Ortisei, capitale mondiale del legno intagliato, per poi perfezionarsi presso uno dei maestri locali. “Ho iniziato da piccolo quasi per gioco a intagliare gli gnomi”, spiega Manuel che oggi è uno degli scultori bolzanini più apprezzati. Tra le figure ricorrenti nelle sue opere, la donna con lumaca, la donna libertà (che si lascia oscillare su un’altalena) e l’erudita. “Creo prima un bozzetto con la plastilina e poi realizzo l’opera. Talvolta con il legno e talvolta con il bronzo, utilizzando vecchie radici di legno per lo stampo”. Ogni opera che rappresenta il viso di donna è senza occhi e senza orecchie “per mantenere l’essenzialità del messaggio”. Lo si può vedere scolpire in vetrina lungo via Dr. Josef Streiter, tra i modelli di plastilina, tronchi informi, scalpelli e una motosega elettrica. Nella sua bottega si vendono tutto l’anno anche pregiati presepi in legno.

La gioielleria. A casa

In un’elegante zona residenziale nella periferia nord-est di Bolzano c’è l’atelier MorinZamboni, dove Luisa Zamboni Kettmeir segue la realizzazione di gioielli a partire dai bozzetti. Luisa accoglie le proprie clienti al primo piano del suo villino. Un divano, un tavolino con alcune tazzine e poi, accanto, lo studiolo dove visionare i pezzi più pregiati e dove scegliere i gioielli dai vari cataloghi fotografici. La storia di Luisa è particolare. “Sono di Verona ma da 20 anni vivo a Bolzano. Nasco come avvocato e sono stata giudice onorario al Tribunale”, spiega. “Ma a un certo punto ho sentito il bisogno di volere qualcosa di mio. I gioielli sono sempre stati la mia passione”. Conosce Norbert Morin e inizia a lavorare con lui fino a quando, nel 2018, lo storico gioielliere di Bolzano le lascia la guida della sua azienda.

Il pane, come una volta

 

La statua del Walther di notte (Foto di Paolo Ribichini)
La statua del Walther di notte 

 

Poi c’è la tradizione del pane. All’incrocio tra via Streiter e via dei Bottai c’è Hurtig, un fornaio dove viene prodotto, anche questo in vetrina, lo schüttelbrot, tipico e particolarissimo pane a forma di ruota piatta, simile a una schiacciata, realizzato con farina di segale. Era il pane dei contadini che doveva durare per mesi. Infatti, il forno a legna si accendeva solo poche volte l’anno per risparmiare legname, che doveva servire a scaldarsi e per la cottura del cibo quotidiano. Appena si entra dentro Hurtig si viene investiti da un profumo di pane che rimane impresso nelle narici e sui vestiti. Qui si possono acquistare, oltre agli schüttelbrot tradizionali, anche alcune varianti, alcune delle quali con sapori e profumi mediterranei.

I ristoranti. Tra contaminazioni e prodotti locali

Se parliamo di sapori, non possiamo citare anche gli antichi ristoranti di Bolzano. A partire dal tradizionalissimo Virtshaus Voegele (che nasce nel 1895 con il nome di Aquila Rossa) e dove l’arredo e gli ambienti sembrano quasi sospesi in un tempo antico, fino ad arrivare al Loewengrube, antichissima osteria dal 1543, oggi luogo dove la tradizione tirolese viene reintepretata. Qui una cena in cantina è un’esperienza decisamente particolare. All’interno dell’hotel Laurin c’è il ristorante Contanima dello chef napoletano Dario Tornatore che unisce i sapori tirolesi a influenze partenopee e internazionali. Se di contaminazioni parliamo, il Meta Restaurant offre una cucina che utilizza i prodotti locali per dargli una forma contemporanea e internazionale.

L’innovazione e l’arte contemporanea

Ma l’innovazione a Bolzano non passa solo dalla cucina. Il NOI techpark è la “Silicon Valley” bolzanina dove aziende tecnologiche e start-up trovano spazio. Questo polo può essere scoperto con una visita guidata. Si può apprezzare la contemporaneità anche al Museion, museo di arte moderna e contemporanea, nato nel 1985 e ospitato dal 2008 in un modernissimo edificio di forte impatto architettonico con ampie vetrate sul fiume Talvera e sulla città. Questo inverno il Museion ospita – tra le altre – la mostra su Nicola L. I am the last woman object fino al 1° marzo, e What we carry, fino al 29 marzo, che ripercorre la storia delle fiaccole olimpiche esponendo quelle utilizzate nelle varie edizioni.