La valle non si trova sulle cartine geografiche o su Google Maps perché è nata di recente dall’unione di nove comuni delle Marche per la promozione turistica, che vanno dal mare all’alta collina. Ognuno con la sua particolarità.
Fra la valle del fiume Misa e quella del fiume Nevola, in un angolo di Marche rimasto autentico e preservato dall’overtourism, il paesaggio è tinteggiato di dolci colline dorate, castelli in cima alle rocche, musei unici nel loro genere, borghi che conservano storie e tradizioni millenarie. Che in autunno sono ancora più pittoreschi perché vestiti dei colori del foliage. Siamo in Val Mivola, un territorio che si estende dal mare all’alta collina, che non si trova su Google Maps ma è nato di recente dall’unione di nove comuni, ognuno con la sua particolarità: Senigallia, Arcevia, Barbara, Castelleone di Suasa, Corinaldo, Ostra, Ostra Vetere, Serra de’ Conti e Trecastelli.
Senigallia fra mare e antichi palazzi
A Senigallia il sole fa brillare la rotonda sul mare, quella che avrebbe ispirato la celebre canzone di Fred Bongusto, come un diamante in mezzo all’acqua. Passeggiare sul lungomare, che si estende per più di dieci chilometri, è piacevole soprattutto nella stagione meno turistica, ma riesco a immaginare come l’atmosfera si accenda alla fine di luglio, durante il Summer Jamboree, il festival di musica e cultura che porta l’atmosfera dell’America degli anni Quaranta e Cinquanta nelle vie della città. Senigallia è l’unico dei comuni della Val Mivola a essere sul mare, ma colpisce il suo centro storico con la bellissima piazza Roma, dove si trova il seicentesco palazzo del Governo, i portici Ercolani composti da 126 arcate in pietra che costeggiano la riva del fiume Misa e il Foro annonario, uno dei luoghi simbolo di Senigallia.
Per pranzo mi fermo all’osteria Palazzo Barberini, dove la chef Silvia prepara piatti particolari con prodotti a chilometro zero, come il frapizzino (una sorta di focaccia) con tagliata di diaframma marchigiano e maionese alle nocciole. I dolci sono uno più buono dell’altro. Non si può lasciare Senigallia senza aver visitato la Rocca Roveresca, imponente struttura difensiva di età romana, che negli anni è stata arricchita di torri e bastioni, fino alla struttura attuale voluta da Giovanni Della Rovere, signore di Senigallia nel 1400. Oggi la rocca ospita la mostra “La forma dell’oro” (fino all’11 gennaio), con una selezione di oltre 400 reperti di grande valore storico-archeologico, fra gioielli e ornamenti, che consentono di compiere un viaggio nell’Italia antica, dalla preistoria all’Alto medioevo. Di fronte alle Rocca si trovano Palazzo del Duca e Palazzetto Baviera, che ospitano mostre temporanee: vale la pena visitarli per la bellezza degli interni.
I castelli di Arcevia e il presepe vivente di Barbara
Da Castiglioni si vede Arcevia, incastonata fra le alte colline, che conta nove castelli: Castiglioni è uno di questi. Per castelli si intendono piccoli abitati circondati da mura fortificate. A Castiglioni ci sono 15 abitanti, la maggior parte di loro ha vissuto qui una vita intera e ancora oggi dedica anima e corpo a tener vivo il borgo, organizzando per esempio nel periodo natalizio l’installazione di 200 presepi in giro per le strade, tutti realizzati a mano dai cittadini. Qui il tempo sembra essersi fermato. Passeggiando per le viette, accompagnati dai gatti del borgo, si sentono i profumi di una volta: l’odore dei vincigrassi, le lasagne marchigiane, il sapone di Marsiglia dei panni stesi al sole. Regna un silenzio surreale e sembra di essere in un mondo parallelo dove tutto è immacolato. Le tradizioni sono inscalfibili: ancora oggi il vecchio forno in pietra nel centro storico viene acceso per cuocere il pane o l’arrosto, come si faceva una volta. “E arrivano anche da Senigallia per utilizzarlo, perché il sapore della carne cotta qui è diverso”, mi spiega Elisabetta Mennella, guida turistica di Arcevia.
Prima di visitare il centro storico di Arcevia mi fermo a pranzo al ristorante il Pinocchio, dove la proprietaria di casa e cuoca Romina prepara piatti della tradizione squisiti, come i tortelli di carne con funghi porcini e fonduta di parmigiano o gli gnocchi rosati al pecorino di fossa e le tagliate di carne con diversi abbinamenti. Elisabetta mi porta prima sulla cinta muraria di Arcevia: il panorama è incredibile, fra il giallo e il rosso delle foglie che rendono il paesaggio romantico, poi visitiamo la chiesa collegiata di San Medardo, che conserva opere preziose come il Giudizio universale di Ercole Ramazzani, il Polittico di Arcevia di Luca Signorelli e il dossale in terracotta della Vergine dei miracoli di Giovanni della Robbia nella cappella. Accanto a questo c’è l’opera Pietà di Giuseppe Gigli, artista contemporaneo che dipinge soggetti religiosi prendendo come modelli gli abitanti del paese. Da non perdere anche il Centro culturale San Francesco, che al piano terra ospita il museo archeologico statale e al primo piano uno spazio espositivo con opere di arte contemporanea, fra cui quelle di Bruno d’Arcevia, la biblioteca civica e l’archivio storico comunale.
Barbara è un antico borgo di poco più di mille abitanti, circondato da una muraglia con scarpa, con al centro al Chiesa dell’Assunta, di dimensioni spropositate rispetto al numero di abitanti ma che conserva una chicca: il battistero sotterraneo costruito nel 1791 e decorato con i soggetti biblici. Barbara è famosa anche per il suo presepe vivente, che nel periodo natalizio attira migliaia di visitatori per la sua particolarità: si tratta di uno spettacolo teatrale suggestivo che da 52 anni viene allestito appena fuori le mura, con un centinaio di figuranti che recitano in un villaggio ricostruito.
I borghi incantati: Corinaldo, Ostra e Ostra Vetere
Ostra è uno dei borghi che mi ha colpito di più, forse perché viene definita “Città della musica” e in ogni periodo viene organizzato un festival o un concerto, come l’opera in piazza e il “Drums on the tower show” con cento batteristi in piazza dei Martiri, che si tengono a luglio. O forse perché sulla sua piazza principale si affaccia il bellissimo palazzo comunale settecentesco, che ingloba l’antico teatro La Vittoria. Ostra è molto pittoresca. Il teatro ottocentesco è un gioiellino di 182 posti che conserva gli antichi macchinari scenici e i fondali storici. “La musica ce l’abbiamo nel sangue, già dal Seicento ci sono stati importanti musicisti a Ostra, oggi abbiamo diversi cori, una banda di 70 musicisti che l’anno prossimo compie 180 anni e una gnomo band composta da 40 bambini”, spiega Vanessa Astone, assessora alla Cultura.
Nella piccola chiesa barocca San Filippo Neri assisto a un preziosissimo recital di arpa antica con Margherita Burattini: le sue mani sfiorano l’antico strumento con una naturalezza incredibile e il suono è così fluido e profondo che mi emoziona. È una bella responsabilità suonare uno strumento di un’altra epoca. La sera per cena mi consigliano la Trattoria la Vittoria, posto autentico e verace, dove propongono pochi piatti della tradizione (pappardelle all’anatra e al cinghiale, agnello alla griglia) ma fatti come si deve, che ti riportano ai sapori di una volta. Corinaldo è uno dei comuni più famosi e di innegabile bellezza, non a caso rientra fra i borghi più belli d’Italia. Passeggiando sul camminamento di ronda, salendo sulle torri fortificate e nei bastioni, ci si sente immersi nell’atmosfera medioevale, anche se poi il borgo conserva una parte rinascimentale.
Anche re Carlo III restò affascinato da Corinaldo: nel 1988 decise di visitare il borgo per un fuori programma e restò quasi due ore sulla torre di porta San Giovanni a dipingere i tetti del paese. Merita una visita la Civica raccolta d’arte Claudio Ridolfi, che conserva tesori che spaziano dal XVI al XVIII secolo, fra dipinti, sculture, statue, ma anche un centinaio di reperti – come armi e resti di un carro – appartenenti a una tomba principesca picena del VII secolo avanti Cristo. A Corinaldo a fine giugno si tiene una delle rievocazioni storiche più antiche della provincia di Ancona: la contesa del Pozzo della polenta. I quattro rioni del paese di sfidano nei giochi tradizionali come il tiro alla fune e il palio degli arcieri, fra figuranti e sbandieratori, per ricreare l’atmosfera che accompagnò i festeggiamenti per la vittoria dell’assedio del 1517 a opera di Francesco Maria della Rovere.
Secondo la leggenda, pare che in passato ci sia stata rivalità fra Corinaldo e Ostra Vetere, comuni confinanti, ma oggi “siamo buoni vicini di casa”, mi assicurano dal Comune di Ostra Vetere. In lontananza svettano la cupola e il campanile di Santa Maria di Piazza, gioielli neogotici fra i più alti delle Marche. Visito il museo civico parrocchiale, che al momento è chiuso per lavori di adeguamento, ma che il sindaco Massimo Corinaldesi si augura di poter riaprire al pubblico in un futuro molto prossimo. All’interno mi colpisce la quantità di capolavori conservati fra tele e reperti provenienti dall’area archeologica Le Mauracce, in particolare la biblioteca comunale composta da centinaia di libri antichi datati fra il Cinquecento e il Seicento.
Castelleone di Suasa e il suo parco archeologico
Ogni comune ha la sua particolarità e Castelleone può vantare un incredibile parco archeologico della città romana di Suasa, fondata dai Galli Senoni, con i mosaici ben conservati nella Domus dei Coiedii, il teatro e l’anfiteatro con una capienza di 8mila persone, il più grande delle Marche dopo quello di Ancona, dove oggi vengono organizzati eventi culturali, sempre con molta attenzione a preservare i resti. “Gli scavi sono stati avviati nel 1988, dopo la segnalazione di un contadino della zona, e oggi i lavori procedono anche grazie al dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna”, spiega Carlo Manfredi, sindaco di Castelleone di Suasa. I reperti provenienti dagli scavi sono conservati nel Museo civico archeologico, dove si possono ammirare le bellissime decorazioni parietali con i colori originali come il rosso pompeiano e la testa ritratto di Augusto. È possibile organizzare anche visite guidate, che valgono la pena per capire il valore di questo luogo storico.
A Serra de’ Conti e Trecastelli due musei unici in Italia
A Serra de’ Conti si trova un museo unico nel suo genere, il Museo delle arti monastiche, che ci riporta alla vita delle monache di clausura: ospita collezioni di oggetti provenienti dal vicino monastero di Santa Maria Maddalena, alcuni molto particolari come il conta fave, una macchina utilizzata dalle clarisse per eleggere la nuova badessa, e gli utensili della spezieria che le monache utilizzavano per preparare medicinali. Qui visse suor Maria Giuseppina Benvenuti, di origine sudanesi, nota come “la Moretta“, che dimostrò una forte predisposizione per il canto e per l’organo, che imparò a suonare da autodidatta. E grazie a strumenti moderni come il visore in 3D si può entrare nelle stanze della clausura, mentre da dicembre sarà possibile partecipare all’Escape Room “Codex Apium-Il manoscritto nascosto”: partendo da un diario restaurato, i partecipanti devono decifrare gli indizi nascosti tra le pagine per rintracciare un manoscritto ancora più importante. Serra de’ Conti è famosa per la cicerchia, antico legume a cui viene dedicata una grande festa l’ultimo fine settimana di novembre, dove vengono riaperte anche le vecchie cantine sotterranee e si respira un’atmosfera medioevale.
Nel comune di Trecastelli, a 20 chilometri di distanza da qui, i può visitare un altro spazio espositivo altrettanto particolare, il “Museo Nori de’ Nobili, centro studi sulla donna nelle arti visive contemporanee”, un museo di genere dedicato alla figura della donna, gratuito e aperto tutto l’anno. La collezione permanente raccoglie le opere di oltre quarant’anni di attività di Nori De’ Nobili, pittrice eclettica vissuta tra le colline marchigiane, con una vita difficile segnata dalla perdita precoce del fratello, poi la malattia e la solitudine: elementi che ritroviamo nei suoi quadri, in particolare negli autoritratti in cui si raffigurava sempre cupa, con le occhiaie segnate, mai un sorriso, ma sempre ben vestita. Negli spazi al piano terra vengono ospitati progetti temporanei, sempre intorno al tema della donna, che coinvolgono anche giovani artisti emergenti.
All’agriturismo Apis in tabula vengo accolta dal calore di Rosa Coppola e Michele Riboldi, coppia milanese che ha deciso anni fa di lasciare la città per trasferirsi con i figli in un casale di Ostra, in mezzo alle colline. “Non torneremmo mai indietro. Anche i nostri figli ci sono grati per vivere qui in campagna, lontano dalla grande città”, raccontano mentre preparano la cena. Risotto allo zafferano e gorgonzola, zafferano coltivato da loro, pane fatto in casa, farinata squisita: tutti ingredienti che arrivano direttamente dal loro orto, a chilometro meno di zero. Hanno anche un feroce cane da guardia, la pinscher Nanà, che quando arrivano ospiti abbaia come un pastore tedesco ma alla prima carezza si scoglie. Alloggio in una stanza del loro appartamento per gli ospiti, una struttura completamente accessibile anche in carrozzina e sostenibile. L’inclusione è un tema che Rosa ha a cuore, avendo lavorato per anni nel sociale, tanto che organizza degustazioni inclusive: “Nella preparazione dei cibi e nel servizio al tavolo coinvolgiamo i ragazze o ragazzi con disabilità”. È una bella realtà da scoprire: qui mi sono sentita come a casa.