Gioiello di 100 abitanti in provincia dell’Aquila, sorprende per l’atmosfera da fiaba, amata dai registi. Complici le feste, sono tanti i tesori da esplorare. Compresa la scuola di tessuti. E per i 40 anni del film-icona inaugurano iniziative speciali.

Si sfiora il cielo. Eppure non si ha la sensazione di cadere, perché si resta ancorati ad una storia enorme. Eccolo Calascio, un microscopico comune di un centinaio di abitanti, quasi sospeso sulla montagna abruzzese in provincia dell’Aquila a 1200 metri, ma che con la fierezza solida della pietra custodisce le tracce di una storia infinita. Si parla già di Neanderthal qui, per poi attraversare la lunga stagione delle baronie medievali e l’epopea degli Stati Medicei, presidiando le rotte della transumanza. Calascio è una meta da film. Non a caso sono tanti i cineasti che l’hanno scelto come set naturale di film memorabili come Ladyhawke e Il nome della rosa. Vive una doppia anima. Il paese “più basso”, da cui parte tutto. Un amalgama di palazzetti signorili, chiese come scrigni, piazzette che schiudono improvvisi scorci sul mondo “di sotto”, su quella Valle del Tirino protetta dal Parco Nazionale del Gran Sasso e dai Monti della Laga.

IL PAESAGGIO

E poi, occhi all’insù, ecco la Rocca, a tre chilometri di distanza, con il suo borgo a grappolo, nel punto più alto, quasi a toccare la volta azzurra, cavaliere contro i giganti delle montagne intorno. Il paesaggio e l’altitudine regalano emozioni pure. «Quando un visitatore arriva a Calascio, la prima cosa che vede è la sua rocca sul crinale, che domina il territorio e fa da biglietto da visita. La rocca non è un luogo costruito per stupire, ma un’eredità da curare, un patrimonio da gestire con equilibrio», racconta il sindaco Paolo Baldi con la tempra di uomo della montagna. Un posto magico. «Qui, tra montagne, colline e natura, chi arriva percepisce la dimensione di un territorio che convive con l’ambiente, e un abitato piccolo, su scala umana», ama sottolineare il primo cittadino. Lo sguardo non resiste: sale subito verso quel pinnacolo fortificato. È stato un borgo fantasma, ma oggi quell’aura spettrale di fortilizio spopolato, è stata amabilmente curata. La sfida è lì, nelle pieghe appassionate e coraggiose del progetto Rocca Calascio Luce d’Abruzzo grazie ai fondi del Pnrr – Bando Borghi. «Un progetto con cui si tenta di rigenerare il territorio, investendo sul restauro, sull’ospitalità diffusa, sulla cultura, e non sul turismo mordi e fuggi», ci tiene a sottolineare Paolo Baldi. L’impegno in campo è corale, con il Comune che organizza iniziative con la Cooperativa di Comunità Vivi Calascio

LUCI E TRADIZIONI

«Chi viene a Calascio – ricorda – trova un paesaggio autentico, senza mediazione scenografica. Non ci sono luci sgargianti o percorsi artefatti, ma la rocca e il paese con i suoi palazzi e il patrimonio nascosto nelle chiese, i boschi, le pietre, la quiete di un luogo reale». E allora, via con una passeggiata a passo lento per le vie del paese “basso”. Salire e scendere è naturale qui, tra vicoli stretti, scalette, archi. Ci sono la Chiesa di San Nicola, con la sua architettura che porta i segni dei secoli, cuore della vita religiosa del borgo, e le facciate di tanti edifici, dove fervono cantieri di rinascita. L’autunno pieno, a ridosso del Natale, è una stagione speciale. È il momento ideale per percorrere i cammini che uniscono il paese alla fortificazione e per scoprire i sentieri che il progetto sta valorizzando: sulle tracce della pastorizia, della storia del borgo, dei luoghi del cinema.

E parlare di Calascio a dicembre significa parlare anche della rassegna Natal Calascio 2025 – Borgo d’Arte, Luci e Tradizioni, al via da sabato. Il clima di festa è autentico. I mercatini di Natale si arricchiscono dei laboratori di stampa, spettacoli teatrali, musica dal vivo, e soprattutto la lana, che non resta narrazione astratta ma diventa gesto reale con il laboratorio di cardatura e rifacimento del cuscino del 4 gennaio. Già, i tessuti. Una storia, quella di Calascio e delle casate Calascine, che passa persino per una tradizione artigianale di filatura, in quell’arte antica che Calascio sta per raccontare con la sua Scuola per il perfezionamento della tessitura, una realtà speciale illustrata anche in occasione della prima edizione degli Stati Generali della Moda di Pescara.

E se ci volessimo fermare a degustare, cosa bolle in pentola? L’esperienza gastronomica è un viaggio nella cucina montana abruzzese, dove salumi e formaggi si sposano con calici di vino del territorio. Un’offerta a gestione locale e familiare, tra Comune e Rocca, che sa di prodotti ovini, erbe spontanee e ricette antiche, che passano per la pasta fatta a mano. Un assaggio? I ravioli preparati con ricotta locale di pecora. Anche questa è magia. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

L’ITINERARIO: SULLE TRACCE DI “LADYHAWKE”

Calascio ha la sua porta verso il cielo. La Rocca è un autentico spettacolo in quella sua armatura di pietra in bilico sul mondo che emana l’aura di un guerriero corroso dal tempo e dalle battaglie antiche. Fiero e dolente, ecco il mastio centrale e le quattro torri angolari, che lo rendono imponente e scenografico. Non poteva non essere perfetto set naturale di un film iconico come Ladyhawke di Richard Donner, l’avventurosa favola romantica di maghi e cavalieri, principesse e amori tormentati, falchi di giorno e lupi di notte, che compie quarant’anni. Un anniversario che Calascio, il borgo abruzzese che ha fatto da cornice alla pellicola, lo celebra con una mostra e un calendario di eventi al via da sabato. Dove proprio la Rocca diventa protagonista con la possibilità di seguire l’itinerario del film sui passi dei grandi attori Michelle Pfeiffer e Rutger Hauer, che vestirono i panni dei due tragici amanti separati e uniti da una maledizione.

LE SORPRESE

Basta seguire la strada comunale e i sentieri tracciati lungo la montagna, un percorso nella natura che conquista l’antico borgo medievale, il borgo alto, le case in parte recuperate, in parte diroccate, fino alla grande fortificazione a quota 1460 metri, considerata una delle più alte dell’Appennino. Il film del 1985 la ritraeva come luogo ameno, di confine, mistero e spiritualità. E qui si ritrova la sua storia che affonda le origini all’anno Mille quando sorse come torre di avvistamento, controllo strategico delle vie della transumanza. Come amano dire qui, a Calascio, con una fierezza tutta abruzzese mista a poesia, in autunno e alle soglie dell’inverno, salire fino alla Rocca significa «incontrare un paesaggio nitido, essenziale…Le praterie si spogliano, le montagne del Gran Sasso emergono con più forza, l’aria è tersa, il silenzio profondo». E da qui, la passeggiata in bilico sul mondo abbraccia, a pochi metri, anche la vicina chiesa ottagonale di Santa Maria della Pietà. Il colpo d’occhio fa battere il cuore. E i festeggiamenti, che dureranno oltre un mese, accompagnano il viaggiatore. Prima tappa è la mostra dedicata al film, ospitata negli spazi dell’ex edificio scolastico: una esposizione che racconta il rapporto fra il set e il territorio, con materiali originali e contenuti inediti.

L’ESPOSIZIONE

Tra gli elementi di maggior rilievo spiccano i costumi autentici del film, concessi dalla Collezione costumi d’arte Peruzzi grazie alla collaborazione con l’Associazione History Life Onlus, e un nucleo straordinario di fotografie del backstage scattate da Alfonso D’Antonio durante le riprese del 1985, presentate per la prima volta al pubblico. Da mettere in agenda, poi, due appuntamenti speciali come le proiezioni del film, il 27 dicembre e il 3 gennaio (alle 18.30) nella Nuova Sala Consiliare, iniziative organizzate con il Calascio Film Fest/Sulmona Film Festival. Nel giorno dell’inaugurazione, inoltre, lo storico del cinema e presidente dell’Abruzzo Film Commission, Piercesare Stagni, si farà Cicerone speciale per i viaggiatori cinefili appassionati in una passeggiata da Calascio fino alla Rocca, pensata per rivivere i luoghi del set. «Celebrare i quarant’anni di Ladyhawke significa celebrare una parte importante della storia di Calascio – commenta il sindaco Paolo Baldi – Questo film ha portato nel mondo l’immagine della Rocca e del nostro territorio, contribuendo a far conoscere la bellezza e l’unicità di un luogo che continua ad affascinare migliaia di visitatori»