La magia del sentiero si vive su questa traccia che aggira i promontori guardando il mare: 10 giorni di trekking indimenticabile per animi pieni di poesia.
Una tersa mattina di fine Aprile mi trovavo a camminare in riva al mare della Cornovaglia, su uno stretto sentierino che, dalla cima di una scogliera, mi stava portando vicina alle onde. Dapprima molto fiocamente sentii, in lontananza, un richiamo. Convinta si trattasse di un cane, forse scappato dai padroni e ora intrappolato fra gli scogli, accelerai il passo con l’intenzione di soccorrerlo, ma, avvicinatami a quella credevo fosse la fonte del richiamo, mi accorsi che proveniva da più lontano: non esattamente dal mare, ma da un’isoletta-scoglio a duecento metri dalla terra ferma.
Aguzzai lo sguardo e indirizzai alle onde un incerto auuuuh? Sull’isola vidi chiaramente la sagoma di una foca inarcarsi e ricambiare il verso. Per quasi un’ora, mentre aggiravo il promontorio di fronte cui si trovava l’isola delle foche, io e quella «sirena» continuammo a scambiarci richiami. Fu con riluttanza che abbandonai la mia compagna di canto con un ultimo saluto e mi lasciai l’isola alle spalle, nascosta dal fianco ripido della scogliera.
Non capita tutti i giorni di interagire così a lungo con un animale selvatico e generalmente timido come la foca, ma durante i miei 10 giorni di trekking solitario sul South West Coast Path in Cornovaglia ho imparato che il silenzio umano in natura viene spesso ricompensato con visite della fauna locale: una delle sfaccettature di quello che, nel mondo anglosassone, viene definito «trail magic», la magia del sentiero.
Per questo weekend lungo (da mercoledì notte a domenica), ho preso una mappa della Scozia, chiuso gli occhi, e lasciato cadere il dito: Isle of Mull. Mai sentita prima. Proprio ciò che speravo…
Il sentiero del sale
Il South West Path (SWCP per gli amici), con i suoi 1014km, è il sentiero ufficiale più lungo della Gran Bretagna e abbraccia la costa sud-occidentale dell’Inghilterra attraversando quattro contee: Somerset, Devon, Cornovaglia, (Devon di nuovo), e Dorset. Camminare il SWCP è mettersi nelle orme dei contrabbandieri e delle guardie costiere che nei secoli hanno inciso, a forza di scappare e pattugliare, le loro tracce sulle alte scogliere di queste regioni. Un camminatore allenato e motivato solitamente impiega dalle quattro alle sei settimane per completare il percorso da Minehead (Somerset) a South Haven Point (Dorset)
Per chi, come me, non abbia un mese abbondante da dedicare a questa avventura, sceglierne una sezione è un ottimo compromesso che permette comunque di vivere appieno la sfida e di ottenerne un forte senso di realizzazione. Benché tutte le contee toccate da questo sentiero abbiano le loro attrattive, la Cornovaglia in particolare presenta un paesaggio emozionante fatto di costiere frastagliate e pittoreschi villaggi di pescatori in cui passare le notti. Percorrere questa sezione del SWCP offre un’occasione unica di scoprire la poesia di questa regione.
È stato stimato che 600,000 persone l’anno percorrono sezioni del South West Coast Path. Non si tratta, quindi, di un sentiero isolato o poco frequentato e grazie a ciò è estremamente ben segnato e mantenuto. La fama del percorso è stata accresciuta negli ultimi anni dal bestseller britannico il Sentiero del Sale di Raynor Winn, in cui la protagonista e il suo compagno ritrovano la speranza grazie a quello che diventa un vero e proprio pellegrinaggio lungo il SWCP. Il romanzo autobiografico sta venendo inoltre adattato per lo schermo con Gillian Anderson e Jason Isaacs come protagonisti e dovrebbe uscire nel 2025.
Per chi preferisse camminare in solitudine, è importante considerare che la maggioranza dei camminatori frequenta la Cornovaglia in primavera-estate, durante il weekend, e nelle giornate di sole. Benché non consiglierei di affrontare il percorso in inverno, scegliere il mese di aprile aiuta ad evitare molti vacanzieri e, grazie al microclima della Cornovaglia, offre ottime possibilità di meteo clemente. Durante il mio viaggio ci sono state alcune giornate infrasettimanali o di brutto tempo in cui ho incontrato a malapena cinque persone, che spesso si dirigevano in direzione opposta.
Sulle tracce di Virginia Woolf
Grazie alla combinazione di accessibilità, attrattive culturali e panorami, ho scelto di partire da Newquay, facilmente raggiungibile in aereo da Londra (al momento Ryanair offre un volo dall’aeroporto di Stansted) e terminare sulla Lizard Peninsula. Partita da Newquay, dopo tre giorni di cammino ho raggiunto la cittadina di St. Ives, famosa per essere stata una colonia artistica all’inizio del XX secolo e nucleo del Bloomsbury Group: Barbara Hepworth, Virginia Woolf e E.M. Forster sono alcuni nomi che trascorsero le vacanze e trovarono ispirazione a St Ives. Per avere il tempo di esplorare il fantastico avamposto costiero della Tate Gallery, nonché la casa-museo della scultrice Barbara Hepworth, ho preso un giorno di riposo dormendo quindi due notti nel paesino.
Benché St Ives sia sicuramente cambiata nell’ultimo secolo, è facile comprendere il fascino che esercitò sulla comunità artistica. Seduta in un ristorante in riva al mare in compagnia di un libro a osservare il ritmo ipnotico delle onde frangersi sul bagnasciuga, o su una panchina del Hepworth Museum ad ascoltare il vento mentre i petali di ciliegio cadono su sculture moderniste, il tempo sembra espandersi e la voglia di rimanere a St Ives in villeggiatura per l’intera stagione, come la famiglia di Virginia Woolf, sembra irreprimibile.
Da Land’s End a John O’Groats
Il paradosso di un viaggio a piedi è che, non appena viene raggiunto un luogo di particolare bellezza, è già il momento di spostarsi e procedere verso la prossima meta. Fortunatamente, la costa della Cornovaglia ha in serbo molteplici punti d’interesse e la nostalgia per uno viene rapidamente rimpiazzata dall’ammirazione per un altro. Lasciata St Ives alle spalle, attraverso Pendeen, conosciuta per i siti di archeologia industriale legati al passato minerario della regione. Raggiungo poi Land’s End, famosa per essere la punta più a ovest dell’Inghilterra – benché vi abbiano costruito attrazioni turistiche particolarmente brutte che attirano (giuste) critiche, date loro le spalle e volto lo sguardo verso il mare, il panorama costiero non ne risente. I famosi scogli Longships, con la loro iconica sagoma da nave vichinga e il faro, incorniciano perfettamente il tramonto infuocato che ho la fortuna di vedere, proprio mentre una luna piena sorge dal lato opposto, sui campi di grano.
L’attrazione turistica più famosa (e meno problematica) è un segnale che elenca la distanza di Land’s End da vari punti terrestri fra cui John O’Groats (874 miglia), un villaggio di 300 abitanti nel nord ovest della Scozia. Questa inclusione potrebbe sembrare sorprendente, ma la distanza è significativa perché è tradizionalmente presa come la lunghezza della Gran Bretagna. I 1406km vengono percorsi ogni anno, in un verso o nell’altro, da una manciata di intrepidi camminatori che puntano di completare la End to End Trail in circa due mesi. Nelle tappe precedenti a Land’s End ho avuto la fortuna di incontrarne tre. Il primo è stato un signore di circa settant’anni che mi ha spiegato come non dovendo tornare in quel brutto posto che la gente chiama “ufficio” e non avendo quella cosa insistente che alcuni chiamano “moglie”, fosse arrivato il momento di mettersi in cammino verso la Scozia. Il secondo era un ragazzo molto giovane e molto rapido, che mi ha mostrato come preferisse un’app alla mia mappa cartacea. E il terzo, partito il giorno precedente, era un altro signore di 65 anni, che aveva già completato la sfida trent’anni prima e aveva deciso di rimettersi in gioco, con più calma e più comfort.
Dove finisce il viaggio?
Land’s End rappresenta il punto medio del mio viaggio, e il fatto che, per coincidenza, da qui il sentiero cambi direzione e inizi a dirigersi verso est, verso casa, mi spinge a vedere oltre la fatica e godermi ogni singolo momento. Il sentiero passa per Porthcurno, sede del famoso Minack Theatre, Mousehole, uno dei villaggi di pescatori più pittoreschi della Cornovaglia, e Marazion, di fronte cui l’isolotto di St Michael’s Mount, raggiungibile a piedi solo durante la bassa marea, è la risposta inglese alla famosa abbazia francese di Mont Saint Michel.
Il pomeriggio del nono giorno arrivo alla Lizard Peninsula, il punto più meridionale della Gran Bretagna. Mi guardo alle spalle, a nord-ovest, e vedo un enorme fronte temporalesco abbattersi sulla costa da cui sono provenuta ma, come ostacolato da una barriera invisibile, non sembra volermi seguire così a sud. Mi fermo a osservare il mare dalla punta e, benché la logica geografica suggerisca che il mio sguardo è rivolto verso le lontane Asturie, in Spagna, è difficile credere che un orizzonte marino così profondo possa mai essere interrotto dalla terra ferma. Da est, vedo arrivare uno stormo di uccelli bianchi – troppo grandi e dallo stile di volo troppo distintivo per essere gabbiani: si tratta di sule settentrionali, che finora avevo visto solo dalle isole della Scozia e delle Faroe, mai dalla terra ferma. Mi trovavo davvero sulla terra ferma? Oppure il South West Coast Path, con il suo legame stretto, costante, ineluttabile con il mare che lo erode, lo depista, o lo espande, costituisce una realtà a parte, anfibia?
Poco più di un’ora dopo, abbandono il sentiero per l’ultima volta e apro un cancelletto di legno per raggiungere il mio hotel. Una volta appoggiato lo zaino a terra, penso con rammarico, non farò più parte della comunità di long distance hikers, tornerò a fare gite in giornata. Fortunatamente, nei due giorni successivi scopro che si tratta di un confine permeabile. Il South West Coast Path non discrimina: che uno desideri percorrerne l’intera lunghezza, arrivare fino in Scozia, o godersi solo qualche ora in riva al mare, è là ad aspettarci.







