Dal silenzio rarefatto del Pitrizza, dove anche i tetti si mimetizzano nella macchia, al sushi party del Nikki Beach, con trenini e champagne ghiacciato: viaggio nella Costa più esclusiva d’Italia.
La piscina a sfioro con acqua salata ricavata dalla pietra con vista mare, la prima nella storia dell’hospitality, sarà anche uno dei simboli dell’hotel Pitrizza, ma appena ti siedi nella terrazza del ristorante The Grill capisci subito che l’anima del luogo ha anche facce precise. Giuseppe Mele è maître d’hôtel dal 1984, e dopo qualche tempo all’albergo Ramazzino è venuto a lavorare qui e non si è mai spostato, pilastro umano di questo micromondo esclusivo, sempre perfetto in giacca e papillon. Si guarda intorno: «Qui c’era solo macchia mediterranea e cinghiali, me lo ricordo bene, erano gli anni Sessanta. Poi negli anni sono arrivate le case e le ville». In questa carriera ultradecennale, Giuseppe ha stretto legami con ospiti regolari. Come quel signore distinto in camicia e pantaloni di lino, che siede a pochi metri da noi con la moglie: «Nel corso degli anni ho conosciuto tutta la sua famiglia. La ex moglie, quella attuale e i figli che ho visto crescere e sposarsi. Ho seguito l’evoluzione di tutta la sua vita e possiamo dire di conoscerci, sempre con la giusta distanza».
L’albergo per chi non vuole farsi vedere
L’ospite facoltoso non è certo un volto noto, del resto in questa struttura-simbolo della Costa Smeralda si viene proprio per tenere un basso profilo. Chi vuole farsi vedere, mormorano i locali, va al Cala di Volpe ,leggendario albergo poco lontano progettato da Jacques Couelle una sessantina di anni fa secondo principi avanguardistici, oggi diremmo di sostenibilità ambientale. Il «fratello» Pitrizza, 65 anni di storia, nasce come un albergo privato del principe Aga Khan, figura di spicco nel mondo degli affari e leader spirituale degli musulmani ismailiti, il visionario che inventò la Costa Smeralda trasformando 55 chilometri di costa selvaggia in una destinazione di lusso per il jet-set internazionale. Da residenza privata dell’Aga Khan, il Pitrizza è diventato negli anni il rifugio che più incarna l’idea di quiet luxury della Costa Smeralda. Le 49 camere e le 16 ville di pietra (con prezzi che vanno dai mille fino ai 25 mila euro a notte, a seconda della tipologia di stanza e dalla stagione) circondate da cipressi e ulivi, immerse in un silenzio perfetto, sono state progettate negli anni Sessanta dall’architetto italiano Luigi Vietti per mimetizzarsi nella natura, secondo il diktat di non essere visibili «né da terra né dal cielo né dal mare». E così, la natura ingloba e nasconde tutto e ricopre di erba anche i tetti delle stanze disseminate dall’alto della collina fino giù, alla spiaggia privata silenziosissima. Si narra che qui, tra la natura e una coppa di champagne, il Beatle Ringo Starr abbia composto Octopus Garden, dopo che un marinaio sardo lo aveva portato a vedere le tane dei polpi, molto simili ai muretti a secco.
Al Pitrizza però oggi sono proiettati verso il futuro, visto che nei prossimi mesi andrà incontro a una trasformazione completa e diventerà il primo avamposto italiano di Cheval Blanc, catena alberghiera di ultra lusso del gruppo LVMH. E chissà se ci sarà un nuovo Giuseppe Mele da queste parti, visto che «oggi ci sono pochi giovani che vogliono intraprendere questa carriera: non capiscono il potenziale, anche economico di un percorso professionale di questo tipo», lamentano dall’albergo.
Sushi, sake e balli
Ma la Costa Smeralda non è solo sussurri e camere mimetizzate nella roccia. A pochi minuti di barca, la scena cambia completamente. Dimenticate il silenzio ovattato del Pitrizza: al Nikki Beach il volume sale, il sushi si mangia ballando e i brindisi seguono il ritmo del dj. Il famoso beach club che si raggiunge solo in barca e che accetta solo ospiti su prenotazione prende il nome dalla figlia del fondatore, scomparsa prematuramente, che tutti i club del mondo ricordano con una foto appesa al muro. I giovani camerieri abbronzati e vestiti di chiaro, che sembrano usciti da una pubblicità di un brand di abbigliamento cool, ti accolgono all’ingresso e sei subito immerso in un sano casino. Oggi c’è un addio al nubilato, con la futura sposa in bikini bianco e pareo che arriva da Berlino e le amiche che sembrano influencer che ballano sul tavolo. Il volume della musica è alto e più che per parlare qua si viene per fare festa. E così, dopo aver assaggiato sushi e un ottimo polpo alla griglia, tutto il locale si fa coinvolgere nel trenino della futura sposa, un serpentone umano che fa un po’ Capodanno ma versione luxury Costa Smeralda. Nel tavolone vicino negli anni si sono sedute celebrity internazionali come Michael Jordan, ghiotto di vitello tonnato, spaghetti allo scoglio e polpo (sì, tutto in un solo pranzo). Lo scorso anno sono sbarcati dallo yacht in questa oasi naturale anche la coppia più esposta del momento, Jeff Bezos e Lauren Sanchez, allora ancora fidanzati, con gli amici Leonardo DiCaprio, Vittoria Ceretti, Orlando Bloom e Katy Perry: per loro un trionfo di spigole, orate e primi in condivisione. Il conto lo avrà pagato Jeff, s’immagina. Fuori dal ristorante, aperto solo a pranzo e dai prezzi alti, una distesa di lettini invita al relax. Qui niente musica, solo l’acqua del mare cristallina della Sardegna e materassi in cui sprofondare.
La sera è il momento in cui chi è amante del sushi (e può spendere) deve andare allo Zuma a Porto Cervo. Fondato a Londra dallo chef Rainer Becker, grande appassionato di cucina giapponese, Zuma è oggi una catena con garanzia di eccellenza culinaria. La filosofia del luogo, elegante e sofisticata, si ispira allo stile di ristorazione giapponese più informale – quello Izakaya. Con un menu autentico ma non tradizionale, che si compone di piatti moderni, il sushi bar, con chef dedicati, e il Robata Grill, che trova origine nello stile di cottura dei pescatori del nord del Giappone. Questo ristorante con vista mare, con un design ispirato ai quattro elementi Terra, Fuoco, Acqua e Aria con giochi d’acqua dall’effetto calmante e costruito con pino antico riciclato da vecchie case giapponesi, è anche il paradiso di chi ama bere bene. C’è addirittura un sommerlier di sake, che qua si trova in 40 varietà diverse, e i cocktail d’autore, che utilizzano ingredienti di prima qualità e alcolici giapponesi selezionati.
Nel blu dipinto di blu
Il giorno è dedicato tutto al mare. Anche i viaggiatori più esperti lo sanno: per l’acqua cristallina e il paesaggio selvaggio più affascinante non serve andare dall’altra parte del mondo. L’Agha Khan lo aveva capito negli anni Sessanta, dopo che un amico miliardario inglese di ritorno dalla Sardegna gli aveva detto di aver visto un posto bellissimo come i Caraibi ma a due ore da Londra. Sessant’anni dopo quella intuizione, il lusso ha esteso il suo dominio ma senza distruggere o rovinare il paesaggio e la natura, con il Consorzio Costa Smeralda (oggi di proprietà di un fondo del Qatar) che vigila e amministra, attraverso una convenzione, il territorio, su cui non si può più edificare nulla. Il tour con barca privata con suggestivo aperitivo a bordo (noi abbiamo provato Enjoy Yacht) è il modo migliore per immergersi nella natura di questo piccolo paradiso. E quando si vede la spiaggia del Principe, un lembo di terra con sabbia finissima e mare che sembra finto da quanto è smeraldo, chiamata così perché leggenda vuole che fosse la preferita dell’Agha Khan, è chiaro che il vero lusso è questa natura da urlo.




