Non Terra, ma Terrae, perché il viaggio consapevole vive luoghi, anziché raggiungere mete. Sono itinerari pensati per chi desidera esplorare il mondo in modo autentico e profondo, intrecciando ascolto, presenza, ma anche e soprattutto reciprocità: per arricchire tanto chi parte quanto chi accoglie.
In Italia, un viaggio di grande interesse storico e culturale conduce tra i paesaggi della Sardegna più autentica, dove tradizioni pastorali, preparazione del formaggio locale, passeggiate rigeneranti sui sentieri e incontri con artigiani e artisti che lavorano con pigmenti naturali favoriscono un contatto profondo con l’identità dell’isola. Visite a fattorie sostenibili, siti archeologici, musei ed esperienze gastronomiche ispirate ad antiche tecniche di cottura completano un percorso di immersione e condivisione.
In Sudafrica il viaggio esplora le bellezze più iconiche del Paese, con soggiorni in proprietà ecologiche e rigenerative e incontri con progetti di innovazione sociale e imprenditoria locale. Dalle comunità delle Cape Flats alle riserve naturali e alle tenute vitivinicole impegnate in pratiche responsabili, il percorso mette al centro biodiversità, inclusione e tutela del territorio.
Così come in Vietnam, dove il viaggio alterna paesaggi di rara bellezza naturale a luoghi di grande rilevanza storica e culturale, arricchito da pratiche di consapevolezza, incontri con maestri della tradizione e realtà impegnate nella conservazione della biodiversità. E nella Puna argentina, dove la straordinaria natura d’alta quota si intreccia con l’incontro delle comunità andine, tra rituali collettivi, laboratori artigianali e il contributo di esperti locali che trasformano l’esperienza in conoscenza profonda.
In India puoi visitare alcuni dei siti archeologici più affascinanti del sud del Paese, villaggi di artigiani, cooperative femminili e realtà impegnate nella tutela delle zone umide, entrando in contatto con coltivatori, pescatori e artisti locali. Il viaggio è scandito da pratiche quotidiane di yoga, meditazione e ayurveda, con un’attenzione costante alla sostenibilità alimentare e alla ristorazione etica. E infine alle Isole Azzorre, con un itinerario dedicato alla sostenibilità, tra vulcani, riforestazione, agricoltura eroica e uso della geotermia, a ritmo lento per rientrare in connessione con una natura potente e lussureggiante.
Tra cultura, natura e relazioni, la regione si propone come destinazione ideale per viaggi condivisi, lontani dai ritmi frenetici e vicini all’identità dei territori.
Centroamérica e Repubblica Dominicana si raccontano come uno spazio dove il viaggio torna a essere relazione, condivisione e tempo vissuto insieme. Un approccio che affonda le radici nelle culture originarie della regione, per le quali il legame umano rappresentava una forma di appartenenza e il cammino condiviso un patto di fiducia. Un’eredità simbolica che oggi si riflette in un’offerta turistica orientata all’autenticità, alla lentezza e all’incontro.
Dalle città coloniali ai piccoli centri immersi nella natura, il viaggio nella regione assume una dimensione esperienziale che va oltre la semplice scoperta dei luoghi. In Guatemala, Antigua Guatemala invita a un’esplorazione a passo lento, tra piazze, strade acciottolate e una vita urbana che da sempre favorisce l’incontro. In El Salvador, la Ruta de Las Flores combina paesaggi naturali, tradizione del caffè e villaggi che diventano luoghi di sosta e condivisione.
Anche Honduras e Nicaragua propongono destinazioni dove il tempo sembra dilatarsi. Santa Rosa de Copán, in Honduras, si distingue per un’atmosfera raccolta, legata alla cultura del caffè e a una quotidianità scandita da relazioni semplici e autentiche. In Nicaragua, Granada conserva il ruolo storico di punto di incontro, con le sue piazze aperte, l’architettura coloniale e il rapporto diretto con il lago, che favoriscono un turismo vissuto in modo partecipato.
Belize offre invece un contatto diretto con l’ambiente naturale. A Caye Caulker, il ritmo caraibico, la dimensione informale e la centralità del mare trasformano il soggiorno in un’esperienza condivisa, dove il viaggio diventa soprattutto tempo insieme. A questo mosaico si aggiunge la Repubblica Dominicana, con destinazioni come Samaná, che affiancano spiagge, paesaggi verdi ed esperienze pensate per essere vissute in coppia o in gruppo, lontano dai grandi flussi e più vicine a un’idea di turismo consapevole.
Viaggiare in Centroamérica e nella Repubblica Dominicana significa così rafforzare legami, costruire memoria comune e vivere il territorio come spazio di relazione. Un posizionamento che intercetta una domanda crescente di esperienze autentiche e rende la regione una proposta sempre più rilevante per il turismo internazionale, orientato alla qualità dell’esperienza più che alla quantità delle tappe.
In Toscana, nel cuore della Garfagnana, si nasconde un piccolo borgo dalla bellezza indiscussa, adagiato sulle rive di un Lago e circondato da meraviglie naturali che lasciano tutti i visitatori a bocca aperta. Situato in provincia di Lucca, questo borgo, che sembra nascosto tra i boschi di castagne delle Alpi Apuane, è una gemma tutta da scoprire: qui la natura e la storia convivono in un equilibrio perfetto, con case in pietra affacciate sulle acque verde smeraldo dell’omonimo lago artificiale e scorci mozzafiato che sembrano usciti da una cartolina. Passeggiare tra i suoi vicoli significa staccare la spina e godersi i ritmi lenti della quotidianità, lasciandosi conquistare dalla bellezza della natura e dalla semplicità della vita. Insomma, questo borgo tra Garfagnana e Versilia è una perla tutta da vivere!
Questo Borgo della Toscana è un sogno ad occhi aperti
Di quale borgo stiamo parlando? Di Isola Santa. Celebre per la sua storia affascinante legata alla nascita della diga che, alla fine degli anni Quaranta, ha dato origine al lago alimentato dal torrente Turrite Secca, Isola Santa è la meta ideale per trascorrere un giorno o anche un weekend in totale relax, avvolti da un’atmosfera quasi fiabesca e circondati da scorci strepitosi in grado di stupire sia adulti che bambini. Qui tutto invita a rallentare, ad ascoltare il silenzio e a godersi qualche ora di pura meraviglia, tra la pace della natura e la purezza dell’aria che si respira. Ma scendiamo nei dettagli…
Tutto sulle origini e sulla storia del borgo
Le origini di Isola Santa risalgono a tempi antichi, ma le sue radici medievali sono le più evidenti. Isolato per secoli, il borgo era tappa per i pellegrini tra Versilia e Garfagnana, che sostavano nell’ospitale, oggi diventata la Chiesa di San Jacopo. La costruzione della diga costrinse molti abitanti ad abbandonare le proprie case, rese instabili dal continuo innalzarsi del lago. Nel corso del tempo, il borgo subì diversi lavori di miglioramento, fino ad arrivare ad oggi, celebre per le sue abitazioni restaurate che offrono alloggio e servizi per turisti e pescatori. Isola Santa è perfetta per attività all’aria aperta, passeggiate nella natura o semplicemente per scattare foto suggestive immersi in un paesaggio dal fascino indiscusso.
Ecco come raggiungere questa splendida gemma della Toscana…
Prima di scoprire insieme quali sono le attrazioni da non perdere ad Isola Santa, focalizziamo l’attenzione su un aspetto più importante: come raggiungere questa perla della Toscana. Isola Santa, nel comune di Careggine (LU), è raggiungibile seguendo la SP13, la strada panoramica che collega Castelnuovo di Garfagnana a Forte dei Marmi. Dal centro di Castelnuovo sono circa 17 km di curve suggestive, immerse nel verde delle montagne: un percorso che vi consigliamo di fare con calma, godendosi ogni scorcio che la natura mette a disposizione. Non mancano all’appello percorsi con i mezzi pubblici, come il treno, che porta fino a Castelnuovo e che vi consentirà di proseguire con l’autobus E36 fino al borgo. I parcheggi vicino al lago sono limitati, quindi nei weekend conviene partire presto o scegliere orari meno affollati!
Un luogo dal fascino senza tempo pronto a rubare il cuore dei visitatori
Isola Santa è un borgo che sembra sospeso nel tempo, con radici medievali che rendono il centro storico particolarmente suggestivo. Qui sorgeva un hospitale per viandanti e pellegrini, poi trasformato nella chiesa di San Jacopo, menzionata già nel 1260 e oggi sconsacrata, ma ancora bellissima nella sua semplicità. Con la sua pietra chiara e la vista sul lago, questa chiesa è la tappa perfetta per fermarsi e respirare la bellezza di Isola Santa.
Tra gli eventi più importanti che vale la pena ricordare, è la costruzione della diga alla fine degli anni Quaranta, che ha sommerso parte dell’abitato: quando il lago viene svuotato per manutenzione, riemergono i resti di edifici e il profilo di un vecchio ponte che dorme sul fondo, come a ricordare un passato lontano. Passeggiare tra le viuzze in pietra del centro storico è un’esperienza unica poiché ogni angolo regala scorci tutti da ammirare. Se all’alba l’acqua del lago diventa uno specchio, spesso avvolto da una leggera nebbia che rende l’ambiente più suggestivo, durante il tramonto il cielo regala spettacoli naturali mozzafiato, con le sue mille sfumature e nuances. Durante la vostra visita qui, ritagliatevi del tempo per andare alla scoperta del lago artificiale balneabile dove l’acqua limpida riflette il cielo e le montagne circostanti, regalando attimi di puro relax tra nuotate rinfrescanti, passeggiate lungo le sponde e momenti di silenzio immersi nella natura incontaminata.
Nel cuore dell’Atlantico del Nord si trovano le Isole Faroe, un arcipelago che non passa inosservato per i paesaggi aspri e una natura che dà quasi un senso di intimità isolata. Le scogliere, a strapiombo sull’oceano, impongono rispetto, mentre i prati intensamente verdi si stendono tra villaggi minuscoli: qualcuno conta pochissimi abitanti, altri invece sono del tutto deserti. Spesso vengono accostate all’Islanda, ma è più la Scozia e l’Irlanda – per la vegetazione e l’orografia – a richiamare alla mente. L’acqua si trova ovunque: fiumi, ruscelli e cascate spettacolari raccontano un rapporto profondo con la natura.
Se si cerca un’esperienza dinamica lo trovi qui: trekking, escursioni in barca e avvistamenti di fauna sono il pane quotidiano. Le strade forse strette, immerse nei paesaggi, si trasformano a loro volta in scorci da non perdere. Muoversi con calma? Consigliato, proprio per cogliere ogni dettaglio di ogni isola. Tra le cose meno note – ma di grande valore – c’è l’assenza totale di traffico e folle, che rende i trasferimenti momenti di quiete, quasi un lusso raro.
Le isole occidentali tra lago sospeso e villaggi sulla costa
Il punto d’ingresso principale è Vágar, grazie all’aeroporto che funge da porta d’accesso, da cui partono diverse escursioni. Tra le attrazioni che non si possono perdere c’è il lago sospeso di Sørvágsvatn: otticamente, sembra quasi galleggiare sopra il mare che si intravede poco più in basso. La camminata per arrivarci dura circa tre ore e serve un biglietto d’ingresso – tra i più costosi dell’arcipelago, sì – ma tutto sommato l’esperienza lo giustifica. Durante il percorso ci si ferma spesso per ammirare Bøsdalafossur, una cascata che si getta direttamente nell’oceano, uno spettacolo non proprio comune.
Seguendo la strada principale di Vágar si arriva a Bøur, un piccolo villaggio fatto di case in legno con tetti di torba, che guardano verso isolotti come Drangarnir e Tindhólmur. Subito dopo, ecco Gásadalur, un tempo raggiungibile solo via mare o a piedi e – dato curioso – ora collegato grazie a un tunnel. Da qui parte un sentiero di circa quattro chilometri lungo l’antica via postale: una passeggiata che regala scorci panoramici davvero belli. Non lontano, un punto panoramico offre la vista su Múlafossur: la cascata, diventata simbolo delle Faroe, è una vera cartolina.
Sandavágur si fa notare per la sua chiesa bianca con tetto rosso, da cui parte un sentiero verso il Trøllkonufingur, un faraglione alto 313 metri. Poco frequentato, è scalato quasi solo da esperti, e lungo la salita si vedono ampie vedute dell’oceano e della costa frastagliata. L’isola di Vágar emblematizza un tratto saliente dell’intero arcipelago: la varietà dei paesaggi, raccolti in spazi piccoli ma sorprendenti.
L’isola di Mykines e le colonie di uccelli marini
Chi cerca qualcosa di diverso punta a Mykines, soprattutto in estate. Qui vive una delle più grandi colonie di puffin, noti per i colori sgargianti e l’importanza ecologica. Per arrivarci, si prende un traghetto da Sørvágur: dura circa 40 minuti, con partenze frequenti durante la stagione. Capita spesso, però, che sia necessario prenotare con largo anticipo perché i posti sono limitati. Il mare? Può non essere mai tranquillo, ecco perché le partenze si possono annullare o rimandare – una realtà poco immaginabile per chi viene da città.
Isole Faroe: itinerari esclusivi, panorami mozzafiato e attività imperdibili da vivere
Mykines ospita anche un piccolo insediamento, dove si trova una locanda con servizi di base – indispensabili per ripararsi dal vento e dalla pioggia, costanti a queste latitudini. Il sentiero principale forma un anello che porta al faro, passando vicino a migliaia di puffin, sule e altre specie marine tra giugno e agosto. Il legame stretto tra questi uccelli e il clima locale è sorprendente: ogni escursione richiede flessibilità e un occhio attento alle previsioni, un dettaglio non da poco per chi vuole immergersi nella natura vera dell’isola.
Streymoy e il patrimonio culturale delle Faroe
Streymoy è l’isola più grande e ospita Tórshavn, la capitale più piccola d’Europa. Qui abita quasi metà della popolazione dell’arcipelago. Il centro si sviluppa attorno al porto e al quartiere di Reyn, un mix di antico e moderno. Le case tradizionali, in legno scuro e con tetti erbosi, mostrano un’architettura che resiste nel tempo. La cattedrale bianca attira per la sua collezione di modellini di navi, mentre il lungomare è animato da bar e ristoranti, riflesso della vita reale della città.
Quando il tempo è brutto, il Museo Nazionale diventa meta obbligata per capire la storia e la cultura delle Faroe. Tra i pezzi esposti ci sono oggetti d’artigianato tradizionale e reperti storici significativi. Poco lontano si può visitare un museo all’aperto che ricostruisce un villaggio agricolo antico: una finestra viva sulla vita rurale di un tempo.
Vicino a Tórshavn c’è Kirkjubøur, il sito storico più importante dell’arcipelago, con rovine di chiese medievali e una fattoria dell’XI secolo, la più antica costruzione in legno ancora abitata in Europa. Il posto racconta una storia chiara: il legame tra vita umana e natura. Il paesaggio intorno trasmette la durezza di un tempo passato, quasi palpabile.
A ovest di Streymoy partono escursioni in barca verso le scogliere di Vestmanna, tra le più alte e spettacolari dell’arcipelago. Le imbarcazioni si addentrano nelle grotte marine per vedere da vicino formazioni rocciose e tante specie di uccelli che trovano rifugio lì: un mix di natura e avventura affascinante. Ideale per chi vuole un’esperienza intensa, a stretto contatto con l’ambiente marino.
Risotto alla milanese, vitello tonnato e cotoletta alla valdostana, ma a pochi metri dalla fontana di Trevi, magari affiancati da carbonara e cacio e pepe. Fino a qualche anno fa in molti l’avrebbero considerata un’eresia, mentre oggi è una delle nuove tendenze gastronomiche romane: sempre più ristoranti propongono la cucina del Nord Italia tra le strade della Capitale.
La cucina del Nord è il nuovo trend della scena food romana
Il Nord sull’Appia Antica
Il viaggio romano alla scoperta dei sapori settentrionali parte dall’Appia Antica, dalla Regina Viarum, di recente inserita dall’Unesco tra i patrimoni mondiali dell’umanità e luogo perfetto dove aspettare il tramonto. A poche centinaia di metri si trova Scima, l’insegna che vede ai fornelli Paolo D’Ercole. Affiancato da Chiara Valzaina, da tempo lo chef porta avanti una ricerca sulle cucine regionali italiane, riprodotte fedelmente in un’atmosfera informale. Dalla zuppa alla valpellinese ai canederli all’aglio orsino, dai mondeghili alla polenta taragna, fino alle sarde in saor e alla bagna càuda, la carta cambia a seconda delle stagioni e “il pubblico romano risponde con entusiasmo – spiega D’Ercole – mentre gli ospiti stranieri si divertono, apprezzando la possibilità di viaggiare golosamente per tutta l’Italia”.
La cotoletta alla valdostana
Un angolo di Brera a Roma
Nel cuore della città, in piazza Colonna, lungo via del Corso, c’è un pezzo del quartiere milanese di Brera: tra le architetture di inizio Novecento della galleria commerciale intitolata ad Alberto Sordi si trova infatti Stendhal, il ristorante dove lo chef Edoardo Ferrera prepara le classiche ricette meneghine, da gustare, su richiesta, in abbinamento a cocktail pensati ad hoc. Così in carta si susseguono il riso al salto e l’ossobuco in gremolada, oltre alla cotoletta di vitello alta, disponibile anche in versione finger food, perfetta per l’aperitivo.
Ossobuco e Mondeghili
Vista sui tetti e sapori piemontesi
A pochi isolati di distanza, si sale in cima alla Rinascente di via del Tritone per apprezzare una incredibile vista sui tetti della città e i piatti dello chef Luca Seveso, al comando della cucina di Maio, insegna celebre della ristorazione milanese. “Portare la cucina del Nord a Roma – spiega Seveso – è stata una sfida, cioè raccontare quella che è la nostra storia, che nasce dal Piemonte, dalla famiglia Maio, per poi essere reinterpretata a Milano”. Ecco allora che l’ossobuco è accompagnato dal purè di patate alla salvia e il vitello è servito con salsa tonnata, misticanze, giardiniera di verdure e uova di salmone.
La vista di Roma dai tetti
Liguria e Piemonte tra i vicoli del centro
Scendendo tra i vicoli del centro, la cucina ligure trova spazio in Taverna Giulia, in vicolo dell’Oro, con trofiette al pesto e stoccafisso alla genovese. Nel rione Monti, a pochi passi dai Fori Imperiali e dal Colosseo, Fáfiuché celebra invece la tradizione piemontese più autentica. “Abbiamo la cantina di vini piemontesi più ricca della città”, afferma Maria Lioce, al comando dell’attività insieme ad Andrea Porta e Gianmarco Fanelli, con cui innaffiare portate come gli agnolotti al sugo di brasato al Barolo e la salsiccia di Bra, i tajarin al ragù bianco e le tartare di Fassona. Il segreto? La carne arriva solo dal Piemonte, dal loro macellaio di fiducia.
Il banco di Beppe al del mercato rionale Trionfale
Il Nord tra i banchi del mercato
Iprofumi del Nord arrivano anche tra i banchi del mercato rionale Trionfale, in via Andrea Doria. Qui, al box 227/228 Beppe e i suoi formaggi è l’insegna di riferimento per chi cerca specialità piemontesi a latte crudo, di produzione propria. “Discendo da una famiglia di pastori e di casari, i Giovale, che allevano capre, mucche e pecore al pascolo nella Valle di Susa e Val Sangone e affinano formaggi da circa 400 anni”, racconta Beppe. Qui sono quaranta le diverse bontà tra cui scegliere, spaziando dal burro d’alpeggio ai caprini a crosta fiorita, dalla giallina, a pasta dura e cotta, al sangonetto di pecora, a crosta lavata. Nello stesso mercato, la sosta è anche banco 113, dove Antonio Giordano propone la cucina popolare piemontese in versione street food, grazie a ravioli del plin espressi e grissini fatti a mano.
L’Indonesia è uno degli ultimi paradisi terrestri, un arcipelago di migliaia di isole dalla grande varietà naturalistica e culturale, da vivere con più viaggi in compagnia dei nostri esperti.
Puoi vivere un’avventura indimenticabile nella Baia di Cenderawasih: un viaggio novità, in compagnia di un’esperta biologa marina, a bordo di un affascinante phinisi, per esplorare le acque del Parco Nazionale di Teluk Cenderawasih, una vasta area protetta della West Papua, tra scenari spettacolari, isole disabitate, villaggi di pescatori, barriere coralline e incontri con il maestoso e pacifico squalo balena.
Un unico tour unisce poi tre realtà diverse: il Kalimantan, l’isola di Giava e quella di Sulawesi. Nel Parco nazionale di Tanjung Puting vive la comunità più importante di oranghi del Borneo; Giava stupisce con i suoi tesori UNESCO, templi maestosi e vulcani imponenti; Sulawesi accoglie popolazioni indigene come i Toraja, custodi di riti antichissimi.
Perché non visitare le “perle dell’Indonesia”? Un viaggio emozionante nella cultura animista di Sulawesi, ammirando poi le ricchezze di Giava e la maestosità del Monte Bromo e del vulcano Ijen, traghettando fino a Bali, l’“Isola degli Dei”, facendo snorkeling nella riserva marina di Menjangan Island, ammirando le risaie terrazzate di Jatiluwih (UNESCO) e connettendosi a Ubud alla sua intima essenza spirituale.
Oppure Sumatra, selvaggia e avventurosa: un patrimonio naturale, culturale, antropologico e paesaggistico di valore inestimabile. Vulcani vivi, specchi d’acqua scenografici come il lago Toba, la giungla del Parco di Leuser, in cui è possibile avvistare il rarissimo orangutan di Sumatra. L’isola di Siberut e l’incontro dell’antico popolo Mentawai, che pratica lo sciamanesimo e riti ancestrali, con cui condividere momenti di quotidianità e di spiritualità.