Circondano la Sicilia, ognuna con una propria vocazione: immersioni, trekking, archeologia e fauna. Per questo scegliere l’isola giusta per il viaggio ideale non è così scontato. A meno di non avere una mappa che racconti, isola per isola, cosa aspettarsi e come goderselo. Eccola.

Chi cerca il vulcano sceglierà Stromboli. Chi ama il buon cibo troverà in Salina il suo paradiso. Gli appassionati di mare avranno difficoltà a resistere a Lampedusa e Favignana, mentre i camminatori si innamoreranno di Marettimo. I sub troveranno in Ustica un mondo sommerso straordinario e chi desidera un’esperienza più sofisticata e completa difficilmente resterà indifferente al fascino di Pantelleria. Le isole di Sicilia non sono semplicemente destinazioni balneari: sono mondi diversi che raccontano, ciascuno a modo proprio, il rapporto millenario tra uomo, mare e vulcano nel cuore del Mediterraneo. Perché c’è una Sicilia che tutti conoscono, fatta di città barocche, borghi marinari e spiagge dorate. E poi c’è un’altra Sicilia, disseminata nel Mediterraneo come una collana di pietre preziose: quella delle isole. Mondi diversi tra loro, separati da pochi chilometri di mare ma capaci di offrire esperienze completamente differenti. Alcune sono dominate dai vulcani, altre custodiscono i fondali più belli d’Europa; alcune vivono di silenzio e natura, altre di tradizioni marinare, vini eroici e paesaggi che sembrano appartenere a continenti lontani. Per orientarsi in questo arcipelago di meraviglie, vale la pena costruire una mappa ragionata che associ ogni isola alla sua vocazione più autentica: quella caratteristica che può trasformarsi nella vera ragione del viaggio.

Eolie: da Lipari a Salina

Eolie: non sono soltanto sette isole (Lipari, Salina, Stromboli, Vulcano, Panarea, Filicudi e Alicudi). Sono un paesaggio geologico unico al mondo, un laboratorio naturale dove vulcani, mare e vegetazione mediterranea convivono in un equilibrio spettacolare. Dichiarate Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO, rappresentano probabilmente l’arcipelago più iconico del Mediterraneo. Ognuna delle sue sette isole ha un’anima ben caratterizzata: sette sorelle dalla personalità spiccata che conviene conoscere prima di scegliere.

Lipari, per scoprire la cultura delle Eolie. Se si dovesse scegliere una sola isola per capire lo spirito dell’arcipelago, quella sarebbe Lipari. È la più grande, la più popolata e anche la più varia. Qui convivono storia millenaria, paesaggi vulcanici, cultura, vita serale e spiagge. La sua vera forza è la capacità di offrire ogni giorno un’esperienza diversa. Si può iniziare la mattina esplorando il Castello che domina il porto, visitando il Museo Archeologico Bernabò Brea, tra i più importanti del Mediterraneo per comprendere la storia delle civiltà che hanno attraversato queste acque. Poi ci si può spostare verso le cave di pomice di Porticello, dove il bianco abbagliante della roccia si tuffa in un mare color turchese, creando uno degli scenari più fotografati delle Eolie. Ma la vera magia arriva nel tardo pomeriggio, quando si raggiunge la Chiesa Vecchia di Quattropani. Da qui lo sguardo spazia su Salina, Filicudi e Alicudi. Al tramonto il sole incendia il mare e regala uno dei panorami più emozionanti dell’intero arcipelago.

 

 

Salina, il paradiso del gusto, dei paesaggi verdi e dei viaggi lenti. Dopo i colori lunari di Lipari, Salina sorprende con il suo verde intenso. È l’isola più fertile dell’arcipelago e deve il suo nome agli antichi laghetti salmastri. Qui dominano vigneti, uliveti, fichi, agrumi e soprattutto capperi. Salina è la destinazione ideale per chi ama i viaggi lenti, quelli da vivere con calma, fermandosi a osservare il paesaggio e ad assaporare la cucina locale. La Malvasia delle Lipari, il celebre vino dolce DOC prodotto nelle Eolie, trova qui una delle sue espressioni migliori. Anche il cibo racconta la sua identità. A Lingua, piccolo borgo affacciato sul laghetto salato, il tradizionale pani cunzatu diventa quasi un rito gastronomico: pane condito con capperi, melanzane, mandorle, pomodoro e ricotta al forno. Salina è anche l’isola dei grandi panorami. La Fossa delle Felci, che con i suoi quasi mille metri rappresenta la cima più alta delle Eolie, offre una delle escursioni più appaganti dell’arcipelago. E poi c’è Pollara, il gigantesco cratere vulcanico sommerso diventato celebre grazie al film Il Postino di Massimo Troisi.

Stromboli, Vulcano e Panarea

Stromboli, lo spettacolo del vulcano. Poche esperienze al mondo riescono a competere con la vista di un vulcano attivo che erutta sotto un cielo stellato. Stromboli offre questa impagabile possibilità. Gli abitanti lo chiamano semplicemente “Iddu”, Lui. Un nome che racconta il rapporto quasi familiare tra la comunità e il vulcano. Le spiagge nere, le case bianche, le viuzze silenziose e il profilo perfetto del cono vulcanico creano un’atmosfera unica.La grande attrazione è naturalmente la salita guidata verso le quote più alte consentite. Quando il sole tramonta e il cielo si oscura, iniziano a diventare visibili le esplosioni di lava che illuminano il cratere. Anche osservare le eruzioni dalla barca, davanti alla Sciara del Fuoco, regala emozioni indimenticabili.

 

Punta Sottile con vista su Marettimo (Archivio Regione Siciliana, Mathia Coco)
Punta Sottile con vista su Marettimo 

 

Vulcano, la potenza del sottosuolo (e le spa naturali). L’isola prende il nome dal dio romano del fuoco e basta mettere piede sul porto per capirne il motivo. L’odore dello zolfo accompagna ogni visita e ricorda costantemente che qui il sottosuolo è vivo.La salita al Gran Cratere è una delle esperienze più spettacolari delle Eolie. Dalla vetta si osservano tutte le altre isole allineate sul mare e, nelle giornate limpide, persino la costa messinese.Ma Vulcano è anche sinonimo di benessere naturale. Le fumarole terrestri e sottomarine, le sorgenti termali e le acque sulfuree trasformano l’isola in una sorta di spa a cielo aperto.

Panarea, mare cristallino, immersioni e atmosfera raffinata. Panarea è la più piccola delle Eolie ma anche la più mondana. Frequentata da velisti, artisti e viaggiatori alla ricerca di atmosfere esclusive, conserva però un patrimonio naturale straordinario. I fondali sono la sua vera ricchezza. Tra fumarole sottomarine, relitti e pareti vulcaniche, le immersioni qui sono tra le più suggestive del Mediterraneo. Cala Junco, con il suo anfiteatro naturale di rocce rossastre, è una delle baie più belle dell’arcipelago.

Filicudi e Alicudi, silenzio e natura. Filicudi conquista chi ama la natura incontaminata, l’archeologia e le escursioni in barca tra faraglioni e grotte marine. Alicudi, invece, è quasi un esperimento di disconnessione dal mondo contemporaneo: poche case, nessuna vita notturna, sentieri percorsi ancora dai muli e un silenzio assoluto.

 

Lipari, Chiesa di San Giuseppe (Archivio Regione Siciliana)
Lipari, Chiesa di San Giuseppe 

 

Egadi: Favignana

Egadi: il Mediterraneo delle tonnare e delle acque turchesi. Tre isole e due isolotti, più una serie di scogli e faraglioni, le Egadi nell’antichità erano le isole delle capre. Oggi l’arcipelago ospita l’Area marina protetta Isole Egadi. Perché se le Eolie raccontano il fuoco, le Egadi raccontano il mare.

Favignana, l’isola della bicicletta e delle cale da sogno. Favignana è probabilmente la più amata delle Egadi. Pianeggiante e facilmente percorribile in bicicletta, offre alcune delle acque più trasparenti d’Italia. Cala Rossa è diventata un simbolo del turismo siciliano: una piscina naturale scavata tra rocce bianche e mare turchese. Ma l’isola racconta anche una storia importante legata alla pesca del tonno e alla famiglia Florio. L’ex Stabilimento Florio, oggi museo, testimonia il periodo in cui Favignana ospitava la più grande tonnara del Mediterraneo. Insieme alla pesca, l’altra storica attività di Favignana è sempre stata l’estrazione di calcarenite, materiale utilizzato in edilizia e molto diffuso in tutta la Sicilia Occidentale. Lo stesso Duomo di Monreale, patrimonio UNESCO, fu quasi interamente costruito con il “tufo” favignanese. Le cave di tufo sono vere e proprie opere d’arte: singolari geometrie di colonne e gallerie sembrano grandiose cattedrali scavate dalle sapienti mani dei maestri nell’estrazione del tufo, i pirriaturi. Si possono trovare cave ormai cadute in disuso anche in pieno centro storico, ma riconvertite in orti e frutteti. Grazie alla riconversione “green”, gli abitanti dell’isola hanno così trasformato in giardini ipogei questi siti ormai in decadenza, oggi attrazioni di grande interesse naturalistico e caratteristiche dell’isola.

 

Lipari e Vulcano (Archivio Regione Siciliana, Mathia Coco)
Lipari e Vulcano 

 

Levanzo e Marettimo

Levanzo, la perla preistorica per gli appassionati di archeologia. La più piccola e preziosa delle Egadi, raccolta e silenziosa, Levanzo custodisce uno dei tesori archeologici più straordinari d’Europa: la Grotta del Genovese, con incisioni e pitture rupestri che risalgono al Paleolitico. Figure rupestri d’uomini e animali, dipinte a graffite sulle pareti della grotta, ci portano indietro fino alla vita selvatica e misteriosa di allora. Ma per gli appassionati di immersioni Levanzo offre un itinerario archeologico subacqueo molto interessante tra Cala Minnola e Punta Altarella, a circa 27 metri di profondità, dove si possono esplorare i resti di un relitto di nave romana, anfore vinarie e frammenti di vasellame di ceramica a vernice nera risalenti al I secolo a. C.

Marettimo, il paradiso dei camminatori e degli amanti degli animali. È l’isola più selvaggia, da esplorare a piedi. Infatti, per gli amanti del trekking, Marettimo è un vero paradiso: dal paese si snodano diversi sentieri. Si può raggiungere Punta Troia, dove torreggia l’omonimo castello di epoca normanna, oggi restaurato ed adibito a Museo delle carceri ed osservatorio dell’Area Marina Protetta isole Egadi. Oppure si possono raggiungere le Case Romane, dove si trovano i resti di un grande edificio datato tra il I° e il II° secolo d.C. insieme a una piccola chiesa bizantina. I sentieri si inerpicano fino ad arrivare al Pizzo Falcone, che maestosamente si staglia a circa 700 metri dal mare dove, tra piante rare e odorose, si può ammirare il volteggiare del falco pellegrino. Questa è l’Area Marina Protetta più estesa d’Europa, dove grandi praterie di posidonia, come una grande foresta tropicale sommersa, costituiscono un prezioso habitat per la riproduzione di numerose specie ittiche. Delfini, capodogli, varie specie di squali e mante. Una grande varietà di volatili stanziali e migratori, straordinari cetacei, tartarughe marine Caretta Caretta e la rarissima Foca Monaca. A Marettimo, prima di scendere dall’aliscafo, basterà buttare un occhio verso la montagna per scorgere intere famiglie di mufloni, dalle grandi corna a spirale.

I Caraibi dl’Italia

Pelagie: i Caraibi d’Italia. Il punto più meridionale dello Stivale è costituito dall’arcipelago delle Pelagie, con le sue cinque isole e vari isolotti: Lampedusa e Linosa, e poi l’Isola dei Conigli, Lampione e lo Scoglio di Sacramento, mete di escursioni giornaliere. Non a caso vengono chiamate i Caraibi d’Europa: spiagge impervie e nere con un mare verdissimo in cui immergersi e scoprire i fondali. Un po’ come dire il top per appassionati di immersioni e snorkeling. Una curiosità: l’isolotto di Lampione non è abitato: un faro automatico è l’unica traccia dell’uomo. Si raggiunge attraverso un sentiero solitario che parte dal piccolo attracco adatto solo a piccole imbarcazioni. Una terra apparentemente senza storia ma leggendaria: si racconta che sia un masso scagliato dalle mani di un Ciclope.

 

Levanzo, Cala Dogana, (Archivio Regione Siciliana)
Levanzo, Cala Dogana

 

Lampedusa

Lampedusa, il regno del mare assoluto (e della Caretta caretta). Si scopre soprattutto dal mare, navigando tra cale, grotte e falesie, ma Lampedusa non ha bisogno di presentazioni, perché la Spiaggia dei Conigli è entrata stabilmente nelle classifiche delle più belle del mondo. Ma per vivere quest’isola aspra e meravigliosa è essenziale noleggiare il mezzo giusto che peretta di raggiungere posti con una quiete e un silenzio surreali. L’ideale è una Mehari, l’auto icona dell’isola. In alternativa, si può noleggiare uno scooter elettrico o un quad. Oltre alle spiagge raggiungibili a piedi, Cala Croce. Cala Guitgia, Cala Pulcino, da non perdere Cala Creta e la Baia dei Conigli, una delle spiagge tra le più belle del mondo secondo vari premi e classifiche dei viaggiatori. È parte integrante della Riserva Naturale Orientata “Isola di Lampedusa”, la riserva di circa 370 ettari che custodisce specie rare e minacciate, sia animali sia vegetali: il Falco della Regina, il Marangone dal ciuffo, varie specie di serpenti e avifauna migratoria, piante mediterranee esclusive, come la Caralluma europea e la Centaurea acaulis, specie che in Italia crescono quasi solo qui. La reginetta è però la tartaruga marina Caretta caretta, che ogni anno torna a depositare le uova sulle spiagge protette della riserva. Entrate contingentate per dare disturbo alle padrone di casa.

Linosa

Linosa, paradiso per geologi ed escursionisti. Vulcanica, nera e verde, Linosa è l’antitesi del turismo di massa. Qui si viene per rallentare, pedalare lungo strade silenziose, nuotare nelle piscine laviche e osservare una natura straordinariamente conservata. Linosa la ventosa è un’isola vulcanica con una superficie di soli 5 km, a metà strada tra la Sicilia e la Tunisia. Proprio per le sue dimensioni, l’ideale è visitare tutta l’isola in bici che si può noleggiare al porto oppure online. Dall’unico centro abitato si raggiungono calette e i punti panoramici: l’unica lingua sabbiosa dell’isola a Cala Pozzalana di Ponente, la laguna con gli isolotti che si apre di fronte al promontorio di Punta Beppe Tuccio, Sicchitella, a Punta Calcarella, paradiso per i sub. Con la sua anima vulcanica e i quattro crateri che la formano modellando il paesaggio, Linosa è particolarmente interessante per geologi, escursionisti e amanti della natura. Anche a Linosa, come a Lampedusa, fra le tante specie che abitano la sua Riserva Naturale Orientata Isole di Linosa e Lampione – tra cui le colonie di grandi uccelli marini come la Berta maggiore che rappresenta una delle principali attrazioni ornitologiche dell’isola – la Caretta caretta è la grande abitante delle sue spiagge.

 

Lampedusa, Isola dei Conigli (Archivio Regione SIciliana - JM)
Lampedusa, Isola dei Conigli

 

Ustica

Ustica, il paradiso dei subacquei. Piccola, bella, unica, selvaggia quanto basta, abitata da gente ospitale. Paradiso dei sub e dei pesci. Fondali straordinari, una riserva marina come poche nel Mediterraneo, attrezzatissimi centri immersioni. La magica isola di Circe è immersa nel blu del Mar Tirreno a soli 67 km da Palermo. In meno di 9 km quadrati sono racchiusi storia, arte, natura, avventura, cultura. Un clima magnificamente mite e una vegetazione sparuta, ricca di ulivi, mandorli, viti, ginestre e la caratteristica steppa mediterranea.Il sentiero a piedi per compiere il periplo dell’isola è di 5-6 ore. Molto più breve la salita alla collina del bosco (monte Guardia dei Turchi, alto 244m). Durante il percorso si possono incontrare conigli selvatici e, in cielo, i falchi. Si può noleggiare la bici al porto: discese e salite impegnative (oltre 20% di pendenza) e tratti pianeggianti. Ma è nelle immersioni che Ustica, dove c’è la prima Area Marina Protetta istituita in Italia, dà il meglio di sé. Nei pressi dello Scoglio del Medico si trova una fauna marina ormai rara nel Mediterraneo, costituita principalmente da barracuda, cernie, saraghi e ricciole. Punta Galera, insieme allo Scoglio del Medico, è uno dei punti d’immersione più affascinanti per la presenza della Grotta dei Gamberi, dove a circa 37 metri di profondità, vive una colonia di questo piccolo crostaceo con le antenne. Secca della Colombara parte da una profondità di soli 3 metri e dopo poco si resta senza fiato di fronte ad una parete verticale di basalto colonnare che precipita fino a 30 metri. Il Secchitello è caratterizzato da ampi massi adagiati sul fondale sabbioso che riflette la luce del sole in un’atmosfera surreale. Nella Grotta delle Cipree uno spettacolo unico: stalattiti e radici di alberi pendenti verso l’acqua. Punta dell’Arpa è un’immersione, a circa 35 metri, consigliata a sub con brevetto avanzato; seguendo una franata di grossi massi si arriva ad alcuni scogli letteralmente ricoperti da gorgonie rosse. Se immergervi non fa per voi, rifatevi con le leccornie gastronomiche: Ustica è presidio slow food per le lenticchie, uniche e buonissime. La pizza Usticese è una prelibatezza locale semplice e gustosa, preparata con salsa di pomodoro, acciughe, aglio e pangrattato. E ovviamente lo zibibbo, da cui si ottiene un prelibato passito.

 

Ustica, Torre di Santa Maria (Archivio Regione Siciliana, JM)
Ustica, Torre di Santa Maria 

 

Pantelleria

Pantelleria, l’isola del benessere e del vino. La più africana tra le isole della Sicilia, per la sua vicinanza alle coste del continente,Pantelleria è un universo a parte. Vulcanica, aspra, elegante e misteriosa, rappresenta probabilmente l’isola più affascinante e complessa dell’intero sistema insulare siciliano.Qui il paesaggio è modellato dal vento e dalla pietra lavica, i dammusi, le tradizionali abitazioni in pietra, emergono tra vigneti terrazzati e giardini panteschi. Con le sue cale da cartolina, fondali bassi, scogli lisci, piscine naturali, Pantelleria offre attrazioni a tutti. Non offrendo sbocchi sabbiosi sul mare, ma scogliere, cale frastagliate e grotte sottomarine, risultata particolarmente attrattiva per i suoi laghi che sono un ottimo compromesso. Fra questi lo Specchio di Venere è forse l’attrazione più imperdibile di tutta l’isola, con la sua caratteristica forma a cuore. Qui la dea Venere si specchiava nelle sue acque languide prima di incontrare Bacco; noi possiamo fare bagni e fanghi termali nelle vasche in cui fuoriesce acqua che raggiunge i 50 gradi. Il lago è adagiato sul cratere di un vulcano spento, situato in un parco protetto. Le sue acque ricche di minerali sono un toccasana per la pelle. Senza dimenticare che Pantelleria è anche la patria dello Zibibbo: molto più di un’uva, ma patrimonio culturale, agricolo e paesaggistico unico al mondo. Cresce grazie a tecniche eroiche tramandate da secoli, arrivate addirittura dai Fenici, modellando un paesaggio agricolo straordinario, oggi riconosciuto Patrimonio UNESCO per il suo valore universale. Da quest’uva si produce Il Passito di Pantelleria DOC, uno dei vini dolci naturali più celebri al mondo.