Nella lingua giapponese ci sono parole che definiscono sfumature di sensazioni e concetti, elementi materiali e immateriali che derivano dall’esperienza di quella specifica cultura e restano intraducibili. Le cose non esistono fino a che non le nominiamo. Questo è il grande potere delle parole. E ogni parola, in particolare quelle del cibo, sprigiona tutte le sfaccettature dell’universo che descrive, è un dispositivo di precisione che schiude abissi di significati e di storie. Parole che sono come maniglie per aprire porte di una cultura magnetica e straordinaria, capace di emozionare tramite i suoi sapori, lo stile e il saper fare. Parole che aiutano a conoscere e conoscersi, perché la consapevolezza amplifica il sapore delle cose, soprattutto a scegliere secondo i propri gusti e le proprie passioni. Del resto la cucina, il design e le parole hanno in comune la stessa ricerca dell’equilibrio e dell’armonia, così come la magia di creare qualcosa che ancora non esiste.