Nella lingua giapponese ci sono parole che definiscono sfumature di sensazioni e concetti, elementi materiali e immateriali che derivano dall’esperienza di quella specifica cultura e restano intraducibili. Le cose non esistono fino a che non le nominiamo. Questo è il grande potere delle parole. E ogni parola, in particolare quelle del cibo, sprigiona tutte le sfaccettature dell’universo che descrive, è un dispositivo di precisione che schiude abissi di significati e di storie. Parole che sono come maniglie per aprire porte di una cultura magnetica e straordinaria, capace di emozionare tramite i suoi sapori, lo stile e il saper fare. Parole che aiutano a conoscere e conoscersi, perché la consapevolezza amplifica il sapore delle cose, soprattutto a scegliere secondo i propri gusti e le proprie passioni. Del resto la cucina, il design e le parole hanno in comune la stessa ricerca dell’equilibrio e dell’armonia, così come la magia di creare qualcosa che ancora non esiste.

OMO
TENA
SHI

In Giappone esiste un concetto denso di significato che si esprime con la parola omotenashi, che significa prendersi cura con tutto il cuore dei propri ospiti. Tanto intraducibile quanto rappresentativa, affascinante e complessa, questa parola definisce la mentalità giapponese incentrata sull’attenzione per le piccole e significative sfumature che rendono ogni esperienza straordinaria. Si percepisce omotenashi partecipando a una cerimonia del tè e durante un banchetto kaiseki, oppure soggiornando nei ryokan (le tipiche locande in stile giapponese). Si percepisce omotenashi anche a bordo di una vettura progettata in modo che l’esperienza sia incentrata su chi guida considerando costantemente ogni suo movimento e gesto, cercando di anticipare le esigenze e prevenirne i desideri.
Omotenashi va oltre il concetto di ospitalità, ma permea ogni aspetto della vita quando ci si impegna per migliorare l’esperienza e semplificarla in modo che ci si possa concentrare sulle emozioni e sul lato piacevole di ogni cosa.
Un simbolo di omotenashi è, per esempio, l’oshibori che viene offerto agli ospiti al ristorante appena si siedono: un piccolo asciugamano, che a seconda della stagione viene riscaldato o raffreddato, per pulirsi le mani prima di mangiare.

KODA
WARI

Aggiungere bellezza, sempre. Kodawari è il particolare che definisce il tutto, l’orgoglio e il piacere di fare ciò che si fa. Kodawari è un atteggiamento: quello di prendersi cura in maniera straordinaria dei piccoli dettagli, essere consapevoli della propria professionalità ma al tempo stesso impegnarsi quotidianamente per migliorare di continuo. Tendere alla perfezione, in un processo che non può avere mai fine. Inno alla preziosità e affidabilità di ciò che si vede ma anche di ciò che non si può percepire immediatamente, può capitare di ascoltare la parola kodawari durante la recensione di un ristorante o degustando sakè, quando un cuoco ci racconta il segreto del suo delizioso dashi ma anche nella bottega di un maestro che spiega con pazienza un lavoro intricato, o in una casa automobilistica dove gli artigiani takumi lavorano con precisione e meticolosa attenzione al dettaglio. Kodawari è uno speciale abbinamento tra sapori, l’aggiunta di un ingrediente a un piatto, il sushi servito alla temperatura perfetta – una piccola cosa dall’importanza immensa. Kodawari è anche ciò che ha permesso allo stile giapponese di essere riconoscibile e apprezzato, sempre fedele a se stesso. Che si tratti di cucina o di automobili, di moda o design.

KAI
SEKI

L’alta cucina giapponese raggiunge i suoi massimi livelli di preziosità e raffinatezza nel kaiseki: ingredienti di stagione, valorizzati al massimo sia nel gusto che nell’estetica e con particolare attenzione alla preparazione della tavola e alle stoviglie utilizzate. Il pasto kaiseki è un rituale dove la stagione è la protagonista assoluta che detta i sapori, i colori, così come le diverse tipologie di cotture e l’allestimento della tavola. Al centro della cucina kaiseki c’è il principio giapponese dello scegliere gli ingredienti al culmine della loro freschezza, ossia quando la natura li offre al loro meglio. È un esercizio di devozione verso il cibo dove la tecnica e il rigore degli chef sono impiegati per esaltare la qualità di materie prime eccezionali. Luci soffuse, stoviglie eleganti, un pasto kaiseki è una degustazione indimenticabile, un’esperienza da vivere con tutti i sensi per cogliere quello speciale equilibrio armonico che mescola diversi ingredienti e preparazioni. Kaiseki è teatralità e stupore, è emblema dell’eccellenza e dello stile giapponesi che dalla tavola si irradia a ogni altro aspetto della vita. Chi ama il kaiseki, ama il cibo e l’eleganza giapponese non solo nella loro essenza materica ma soprattutto per le emozioni che procurano.