Tra le destinazioni più misteriose e meno battute dell’Asia Centrale c’è il Turkmenistan: un mondo altro dove il turista torna a vivere senza internet. Qui i cinque milioni di abitanti (è grande una volta e mezzo l’Italia) vivono circondati per l’80% dal deserto del Karakum, una delle tappe più pericolose della Via della Seta, che custodisce fuoco eterno, rovine millenarie e città futuristiche. A ricordarcelo è anche l’Italia visto che a Roma, ai Musei Capitolini fino 12 aprile c’è “Antiche civiltà del Turkmenistan”, mostra che espone reperti archeologici, ori, statue e testimonianze di una storia millenaria poco conosciuta. Un invito a guardare oltre le mappe per scoprire un Paese dove il passato della Via della Seta convive con paesaggi estremi e città dall’estetica inaspettata. Ecco cinque esperienze fondamentali per comprendere il Turkmenistan.
Il cratere di Darvaza, la Porta dell’Inferno
Il Turkmenistan è il quarto Paese produttore di gas naturale al mondo. Ecco come mai nel mezzo del deserto del Karakum si apre una voragine infuocata, che brucia ininterrottamente da oltre cinquant’anni. È il cratere di Darvaza, nato da un’esplosione sovietica in cerca di gas risalente al 1971 e mal riuscita visto che il fuoco continua a bruciare. Oggi è tra le maggiori attrazioni turistiche: di giorno colpisce per le dimensioni, ma è al calare del sole che diventa spettacolare, quando le fiamme danzano nel buio del deserto, creando un’atmosfera primordiale e quasi mistica, che avvolge il turista di calore e odore di gas.
Dormire in una yurta nei pressi del cratere e osservare le stelle sopra il fuoco eterno è un’esperienza unica: la sensazione è di essere nel nucleo dell’inferno dantesco.
Aşgabat, la capitale tra marmo e record
Aşgabat anche nota come la “città bianca” detiene numerosi primati mondiali, tra cui la più alta concentrazione di edifici in marmo bianco di Carrara (pare quattro milioni e mezzo di lastre), intervallato da fregi d’oro e finestre immacolate e chiuse. Tutte chiuse. La capitale turkmena è una città scenografica, fatta di viali spaziosi, monumenti celebrativi, statue dorate, fontane monumentali e auto esclusivamente bianche; è il luogo ideale per comprendere la visione assolutista del Paese, sospesa tra controllo, monumentalità e una forte identità nazionale. Basti pensare che il Turkmenistan si è proclamato neutrale ed è indipendente dall’URSS dal 1991 e il primo presidente Nyyazov, che si è fatto chiamare Turkmenbashi padre del Turkmenistan, ha scritto un libro, il Ruhnama, contenente la sua visione della vita; questo testo deve essere letto per legge dall’asilo all’università. In città si possono incontrare le donne vestite con abiti tradizionali: sono obbligatori se si lavora per un ente pubblico, le universitarie devono indossare quello rosso e avere i capelli acconciati con le trecce e devono, idem le liceali ma con abito verde. Da non perdere il Museo Nazionale di Storia, il Monumento della Neutralità e il Museo Nazionale del Tappeto Turkmeno che ospita il tappeto realizzato a mano più grande del mondo, certificato dal Guinness dei primati.
La grotta-piscina di Köw Ata
Ai piedi dei monti Kopet-Dag si nasconde un’altra esperienza in stile Turkmenistan: un bagno nella grotta di Köw Ata al cui interno si trova un lago sotterraneo di acqua termale ricca di minerali, con temperature che oscillano intorno ai 33-37 gradi; l’illuminazione soffusa, il vapore che sale dall’acqua e il silenzio della caverna creano un’atmosfera quasi rituale. È un luogo frequentato da viaggiatori e dai locali, convinti delle proprietà curative delle sue acque. Da tenere a mente come sia discesa (e viceversa) siano sfidanti.
Il canyon di Yangykala, il deserto che si colora
Nel nord-ovest del Paese lontano dalle rotte più comuni c’è il canyon di Yangykala composto da formazioni rocciose stratificate. È possibile raggiungerlo a bordo di 4×4 guidate da locali: le strade sono piene di buche e dossi; per provare un’emozione nostalgia ci si può arrivare usando i treni notturni, rimasti agli anni ’50. A Yangykala le pareti si tingono di rosso, rosa, arancio e giallo, soprattutto all’alba e al tramonto, quando la luce trasforma il paesaggio in un mosaico naturale. Un tempo fondale marino, oggi Yangykala è uno dei luoghi più fotogenici del Turkmenistan e regala una sensazione di isolamento totale e incontaminato.
L’antica Merv, cuore della Via della Seta
Il Turkmenistan è il paradiso degli archeologi. Patrimonio dell’Umanità UNESCO c’è Merv, uno dei siti archeologici più importanti dell’Asia Centrale. Tra mura, mausolei e resti di antiche cittadelle, si scopre quella che fu una delle più grandi città del mondo medievale, crocevia di commerci, religioni e culture. Qui passarono mercanti, studiosi e conquistatori, lasciando un’eredità che ancora oggi racconta la grandezza delle civiltà turkmeniche, le stesse celebrate nella mostra romana.