Dagli spuntini al mercato allo street food delle Roulotte, dalle cene francesi con prodotti locali, alle serate giovani con la gente del posto e la birra artigianale, le esperienze enogastronomiche da non perdere nella “porta” del paradisiaco gioiello del Pacifico del Sud.

Sbrigate le pratiche del check-in all’hotel “Maitai Express Tahiti”, un monolite esotico e centralissimo per respirare autenticità non appena atterrati a Papeete, uscire per immergersi tra i sapori e i colori del vivace capoluogo della Polinesia Francese sulla verdeggiante isola di Tahiti, è un toccasana. Soprattutto per chi ha sorvolato ben due oceani e il Nuovo Mondo da Est a Ovest, con tanto di scalo negli Stati Uniti, per raggiungere la destinazione e iniziare quella che probabilmente è la vacanza da sempre sognata. La cittadina è piena di esperienze da vivere all’insegna del gusto, ma pure degli usi e dei costumi locali. Come l’aggraziata danza che evoca le onde del mare e il soffio dei venti Alisei, protagonista di seducenti spettacoli; ancora, le energiche sonorità degli ukulele, le chitarrine a 4 corde che si ascoltano nei live; oppure, le odorose decorazioni floreali che, in genere, adornano il capo delle burrose ballerine, da ammirare al mercato dove vengono realizzate a mano da laboriose e deliziose signore. Ma non solo: le diverse escursioni in mare e i tanti trekking disponibili, dimostrano come questa meta di viaggio valga più di una breve sosta, pensata solo per poi salire a bordo del traghetto Aremiti, di un aeromobile Air Tahiti o di una nave-cargo adibita a leisure come l’Aranui, con cui spostarsi altrove.

Papeete, il soggiorno per immergersi nella vera essenza della Polinesia Francese

“Poisson Cru” (foto di Grégoire Le Bacon)

Senza nulla togliere al resto, dalle isole di Moorea e Bora Bora, fino agli arcipelaghi delle Tuamotu, delle remote Marchesi e delle Australi, una vacanza a Papeete, storicamente la “porta” di accesso di questi paradisiaci gioielli tra lagune di color zaffiro o smeraldo, giardini di coralli ed entroterra lussureggianti, è l’occasione per conoscere i polinesiani di città e le tradizioni tra presente e passato, a partire dalla tavola e dai suoi prodotti più tipici. Come l’ananas, una variante piccola e dolcissima, e il tonno rosso, protagonista del “Poisson Cru” (o pesce crudo). Un piatto nazionale composto da cubetti di pesce fresco marinati in succo di lime e poi uniti a verdure come cetrioli e cipolle. Il tutto, condito con latte di cocco, una spremuta dell’alimento grattugiato a mano con una lama, e servito nella metà della sua noce. «Nonostante Tahiti non sia scelta per un unico soggiorno bensì come punto di partenza di una vacanza in Polinesia, è una tappa che non si può assolutamente saltare e che stiamo proponendo da diverso tempo per dare un tocco di autenticità al viaggio – racconta Simona Seghetti di Tinkywinky, storico tour operator con sede a Roma specializzato sulla Polinesia Francese – Chi prenota, accoglie questo nostro suggerimento, perché il mare non basta più. I turisti cercano le esperienze a contatto con la gente del posto, l’immersione nella cultura, negli usi e nei costumi. Anche per questo li supportiamo con la prenotazione, già dall’Italia, delle escursioni con i “local”. Altrimenti può accadere che si debba rinunciare poi, una volta a destinazione, perché i posti disponibili sono esauriti. Si tratta di mete in cui non si va ogni anno, meglio non rischiare di perdere occasioni», conclude Simona di Tinkywinky.

Dal mercato per assaggiare i sapori locali al cibo da strada nelle Roulottes

Una Roulotte – chiosco

Un “must” a Papeete è Le Marché, il caratteristico mercato coperto dove si viene accolti da una sinfonia avvolgente di colori, odori e suoni. È il cuore vibrante della città, ideale per lasciarsi tentare dal cibo, soprattutto al mattino presto, quando arrivano le materie prime freschissime come l’ananas o il tonno rosso appena pescato.

Ma è anche regno dell’artigianato floreale, con quei colori vivi che sembrano uscire da un dipinto di Gauguin. Camminare tra le bancarelle fa sentire i turisti parte di qualcosa di genuino e profondo. «Le Mamas, con i sorrisi luminosi e i vestiti floreali ti danno il benvenuto con il loro saluto in tahitiano “Ia Orana”. Sono un’icona di questa terra, incontrarle resterà nel cuore. Come pure la passeggiata al mercato, un’esperienza che ti porta a contatto con la vera essenza della Polinesia», conclude l’esperta della destinazione. I viaggiatori appassionati di street food in posti frequentati dai “local”, non possono mancare poi un pasto nelle Roulottes, i chioschi tipici di Papeete, che si trovano sia sulla strada per l’aeroporto, quindi ideali prima di imbarcarsi verso casa, per godersi l’ultimo tramonto mozzafiato del cielo; sia sul lungomare a ridosso delle banchine del porto, più comode per chi pernotta nella parte centrale della cittadina. Nelle cucine mobili, si preparano espresse, su ordinazione anche al barbecue, prelibatezze di carne e pesce, come i poké, da consumare comodamente seduti nei tavolini che le circondano e dove la clientela del posto non manca mai.

 

Dall’aperitivo al dopocena, passando per una raffinata esperienza gastronomica al ristorante

“Les 3 Brasseurs”

A Papeete, il tramonto si ammira durante l’aperitivo al boutique hotel “Kon Tiki Tahiti”, che vanta una panoramica terrazza con vista privilegiata del cielo che si tinge di arancione. Il “Maitai” è invece a un passo da “Les 3 Brasseurs”, imperdibile locale dove in particolare il venerdì sera si fa serata tra bevute conviviali di birre artigianali proposte in spillatori enormi posizionati al centro del tavolo, e giovani polinesiani che danno spettacolo, in t-shirt e pareo, ballando le danze della tradizione sulla musica live di una band del posto. Un appuntamento da non mancare, ma solo dopo una cena interessante per la particolare proposta enogastronomica che punta sugli ingredienti del territorio, acquistati nelle pescherie e dai contadini del mercato e non solo, usati per creare delle ricette di tradizione francese. Il ristorante da raggiungere è “Le Sully”, una gemma nascosta che accoglie la clientela in un ambiente raffinato ma semplice, tra conchiglie e fiori come décor, e dal tocco rustico ma caldo, con gli arredi di legno. Al tavolo si assaporano piatti come il tonno affumicato con foie gras su una purea di patate e legumi, servito con crostino; il pesce panato perroquet con auteraa (mandorle locali); il civet de cochon (maiale) a bocconcini cucinati con vino rosso; un irresistibile soufflé vanille, di cui va molto fiero lo chef Tereva Galopin, ideatore ed esecutore del curioso menu nato dalla sua stessa storia, essendo figlio di padre francese e di madre dell’isola di Taha’a, un profumato giardino del Pacifico dove la vaniglia regna sovrana tra orchidee, gardenie e frangipani.