Scelta da Lonely Planet tra le mete Best in Travel 2025, la capitale della più grande delle isole dell’arcipelago, affascina per la Cattedrale che dialoga con il mare, l’arte di Miró, i mercati, i cortili nascosti e le nuove scelte sostenibili.

«Sempre dritto… ed è impossibile non vederla». Così rispondono i maiorchini quando si chiedono indicazioni per raggiungere la loro cattedrale, “La Seu” – come la chiamano affettuosamente – l’immenso edificio gotico che sembra dialogare con il mare. Si staglia in pietra chiara sulla baia, illuminandosi d’oro e miele al tramonto, e con i suoi quasi 13 metri di diametro del rosone – centinaia di cristalli colorati – regala quei giochi di luce che l’hanno resa celebre nel mondo. Non a caso lo scrittore argentino Jorge Luis Borges ne rimase affascinato. È il cuore spirituale e simbolico di Palma, capitale di Maiorca, l’isola più grande e vibrante delle Baleari. Non “Palma di Maiorca”, lo sottolineano orgogliosi gli abitanti: da alcuni anni si chiama semplicemente Palma (anche se in tanti continuano a usare la vecchia dicitura, sbagliand.

Tra le mete dell’anno

Ed è proprio qui che Lonely Planet ha posato lo sguardo, inserendo la città tra le dieci destinazioni urbane da non perdere in questo 2025. «Vivacità nel cibo e nell’arte, una ricca eredità di artigianato locale e affascinanti monumenti storici si fondono nella elegante Palma», recita la motivazione. Ancora di più, a fine estate, lontano dalle grandi folle di turisti e grazie alla nuova anima sostenibile. A partire dal lungomare green – Parc de la Mar -, tre chilometri e mezzo di percorso pedonale e ciclabile che stanno cambiando volto alla baia, con oltre 1800 alberi già piantati, aree di sosta, e il mare sempre a portata di passo.

 

 

Ma il cuore resta La Seu dedicata a Santa Maria (ingresso a pagamento e su prenotazione, con la possibilità di salire alle terrazze panoramiche), in stile romano gotico, nata da una promessa di Giacomo I d’Aragona. Sorpreso da una tempesta nel 1229, il sovrano giurò di costruire un grande tempio se fosse sopravvissuto. Così la chiesa fu eretta al posto della moschea di Medina Mayurqa, e inaugurata nel Trecento, ma i lavori continuarono per secoli. All’interno colpisce la verticalità: pilastri sottili, volte altissime e un’atmosfera di luce che filtra da quel famoso grande rosone soprannominato “l’Occhio del Gotico”. Il prossimo 11 novembre sarà protagonista dello “Spettacolo dell’Otto” o “Festa della luce”, un fenomeno luminoso che si verifica solo due volte all’anno (pure il 2 febbraio). Al mattino presto la luce che attraversa il rosone posteriore si riflette su quello anteriore formando un perfetto “otto luminoso”: un effetto che dura pochi minuti ma lascia incantati a lungo.

Per la cattedrale un restauro sui generis

Per la verità, ogni dettaglio di questa immensa costruzione conquista: la navata maggiore è lunga 75,52 metri, larga 19,40 e alta 43,74 metri, mentre le navate minori, sulla sinistra e sulla destra, sono larghe 10,03 metri e alte 30,17. Antoni Gaudí – il massimo esponente del modernismo catalano, autore della Sagrada Familia di Barcellona – chiamato nel 1903 per occuparsi del restauro, ha lasciato la sua firma più evidente nel baldacchino sospeso sopra l’altare maggiore. La parte più antica è la Cappella della Santissima Trinità voluta come pantheon reale nel 1306. Ospita le tombe dei re Giacomo II e Giacomo III di Maiorca, realizzate dallo scultore Frederic Marès (1947) ed è perciò detta anche Cappella Reale.

Al centro della cappella si trova lo spazio sacro-scultoreo della Madonna della Cattedrale, titolare del tempio. Particolare la cappella del Santissimo decorata dall’artista contemporaneo Miquel Barceló con un murale in ceramica policroma di circa 300mq che ricopre tutta la parete e narra episodi biblici ma in un’atmosfera marina, tra pani e pesci e numerose conchiglie. La Seu diventa teatro di una tradizione popolare, alla Vigilia di Natale, quando, durante la messa di mezzanotte chiamata “maitines”, risuona tra le navate il canto della Sibilla, un esempio vivo del folclore religioso dell’Europa medievale, dichiarato dall’Unesco Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Il canto è intonato da un giovane (privo di accompagnamento musicale salvo l’organo) affiancato da almeno due chierichetti.

 

 

Tuttavia al rito partecipano persone di ogni età proprio per garantirne la trasmissione orale. E fuori dalla Cattedrale lo sguardo non si ferma. Di fronte la Dalt Murada, l’antica muraglia, di lato apre le sue porte il Palazzo Reale dell’Almudaina, residenza dei re di Spagna quando raggiungono l’isola, o location per le cerimonie istituzionali. Sotto, i giardini di S’Hort del Rei regalano fontane, ombra e profumi di cipressi: un fresco rifugio, con panchine dove sedersi e opere d’arte che richiamano l’universo di Joan Miró, tra forme astratte e colori primari. Non è un caso: l’artista catalano visse a lungo a Maiorca e la città ha disseminato tracce del suo linguaggio negli spazi pubblici.

Da Gaudí a Miró

Camminando tra queste sculture all’aperto sembra quasi di ricevere un invito: proseguire fino alla Fundació Pilar i Joan Miró, nella periferia occidentale, vicina alla Cala Major, per entrare nel mondo creativo del pittore (visibile i suoi due studi, Son Boter e il più grande Taller Sert) e toccare con mano la sua inesauribile energia. Persino i pittori di strada dipingono con pennellate che sembrano uscite dalla sua tavolozza visionaria: tele improvvisate che richiamano i suoi rossi intensi, i blu profondi e i gialli vibranti, restituendo alla città un’anima colorata e un po’ onirica. Dalle mille sfumature artistiche, si passa al caleidoscopio di sapori che accompagna la passeggiata tra le sue vie. Le vetrine delle pasticcerie, dei forni storici (come il Forno di St Cristo dal 1910) e dei locali di delicatezze espongono le ensaïmades, spirali soffici che qui sono quasi un passaporto identitario. Lonely Planet scrive che “Mangiare e bere in questa città è un piacere”. L’ensaïmada può essere semplice, spolverata di zucchero a velo, oppure farcita con crema, cioccolato o cabello de ángel, una confettura di zucca che ne esalta la morbidezza. Accanto, altri sapori raccontano l’anima maiorchina: i cocarrois, mezze lune ripiene di verdure, uvetta e pinoli, da gustare calde, o la sobrasada, il salume spalmabile speziato che è bandiera gastronomica delle Baleari. Pure il mercato de l’Olivar è un’altra tappa da non perdere, per assaggiare prodotti freschi e vivere il ritmo quotidiano degli autoctoni.

Un ulivo (quasi) millenario

Una volta rifocillati, si può continuare a scoprire le bellezze cittadine. Plaça de Cort, dalla forma irregolare, quasi un trapezio, è il cuore civile, ma anche il luogo dove si festeggia Capodanno. Il nome si riferisce alle antiche curie e congregazioni presiedute dai ricchi possidenti e dai nobili dell’isola, nate nel Medioevo e chiamate appunto in catalano “cort”. Vi affaccia il Municipio (Ajuntament), costruito nel Seicento con portali decorati, finestre ornate e un grande tetto ligneo sporgente. Proprio di fronte spicca un maestoso ulivo millenario, uno degli alberi più antichi di tutta Maiorca. Leggenda vuole che sia stato piantato da re Giacomo I il Conquistatore dopo la cacciata degli arabi dalla città, quindi con oltre 800 anni di età. Si dice che girandoci attorno lentamente, si vede apparire incredibilmente il profilo di un’anziana donna.

Tra le altre chiese in cui entrare a dare un’occhiata, c’è la Chiesa di Santa Eulalia, dove Giacomo II fu coronato re di Maiorca nel 1276 e il santuario di Nostra Signora della Salute, con una cappella in cui campeggia la statua di Papa Giovanni Paolo II. Passeggiando si nota l’attenzione a piccole pratiche sostenibili, come i distributori di acqua potabile installati nelle strade principali.

 

 

E le strade si riempiranno di sportivi e appassionati il 19 ottobre per “La Palma Marathon”, la Maratona con quattro corse e un percorso di Nordic Walking. Per tutte le curiosità su Palma e l’isola, c’è la guida di Cinzia Galletto, “Maiorca” (Morellini-Feltrinelli).

La sorpresa sulla collina

Infine, vale la pena salire leggermente verso la collina per raggiungere il Castello de Bellver, a circa due chilometri dal centro: un castello gotico del Trecento a pianta circolare, con torri semicircolari e un fossato che lo avvolge. Il nome significa “bella vista”, e infatti dall’alto lo sguardo abbraccia la baia di Palma, la Cattedrale e, nelle giornate limpide, perfino la sagoma delle montagne della Tramuntana. All’interno si apre un elegante cortile a due livelli con arcate gotiche, quasi un fiore di pietra sospeso tra mare e cielo. Oggi il maniero ospita il Museo di Storia, ma la vera attrazione resta il panorama: dal tetto piatto, un tempo pensato per raccogliere l’acqua piovana, si gode una delle vedute più spettacolari dell’isola.