Il tour delle vacanze fuori dai circuiti tradizionali arriva nella Valle del Serchio, dove una scrittrice ha ridato vita a una comunità di 180 abitanti aprendo uno “chalet letterario”. Tra ruscelli e gole, in questa terra di anarchici e briganti dove Pascoli creò il suo “cantuccio”, il pensiero è: mi fermo qui, per cercare la pace.

Se avete fame a Lucignana dovete bussare in canonica, davanti alla chiesa di Santo Stefano che si affaccia sul verde elettrico delle Apuane, in un’aia dove il vento leggero anche d’estate caccia via l’afa e regala spicchi d’ombra, i lecci e i castagni sembrano tracciare la linea dell’orizzonte, il passo si fa lento e il respiro si placa. Davanti all’infinito della natura, uccelli, ruscelli, fiumi, sentieri, orridi, gole, canyon, praterie di giunchiglie e di elicriso, brughiere di violette e violaciocche, il pensiero è: adesso mi fermo, lascio andare, assaporo la pace, mi faccio assordare dalle cicale mentre ascolto il silenzio e medito sulla vita, in questo angolo remoto di Garfagnana, terra di briganti e di anarchici, di eremi e di solitudini.

 

 

Il “cantuccio d’ombra romita” di Giovanni Pascoli

Ne scriveva Giovanni Pascoli che da queste parti, a Castelvecchio, decise di creare il suo “cantuccio d’ombra romita”, nel giardino c’è la tomba dell’amatissimo cane Gulì, in casa le tre scrivanie sulle quali lavorava, i vestiti nell’armadio, i liquori sulla tavola, l’alcolismo fu il tormento di Pascoli, visitare questa villa di campagna, intatta come se il poeta e sua sorella Mariù fossero appena usciti, è un’esperienza letteraria e tattile da non mancare.

 

Lo studio di Giovanni Pascoli a Castelvecchio Pascoli
Lo studio di Giovanni Pascoli a Castelvecchio Pascoli 

 

Il Ponte del Diavolo

Per trovare la pace bisogna deviare, salire, fare fatica. Non è un caso che la “frontiera” per giungere quassù, digressione dalla Toscana più nota anche se la Versilia è a un passo e Lucca a una manciata di chilometri, sia un ponte, il Ponte del Diavolo, nella valle del Serchio, a Borgo a Mozzano, stranissimo ponte a tre arcate voluto, si dice, da Matilde di Canossa. Qui si approda per lasciarsi alle spalle qualcosa – ognuno sa cosa – e ricominciare. Come ha fatto Alba Donati, scrittrice e poetessa che a Lucignana, 180 abitanti di cui ben 20 bambini, è tornata per aprire una minuscola, stupefacente libreria, uno chalet di legno azzurro azzurro appoggiato su un poggio che era l’orto incolto di famiglia, diventata oggi con una scommessa ardita una delle 20 librerie più belle d’Europa.

 

Gli esterni della libreria Sopra la penna
Gli esterni della libreria Sopra la penna 

 

Meta di viandanti letterari, di pellegrini curiosi di parole che nel giardino di Alba fanno scorta di volumi, sorseggiano tè freddo in tazze inglesi fine bone China, tra le rose selvatiche, le peonie e il plumbago blu, in dichiarato omaggio ad Alice nel paese delle meraviglie, ma anche a Emily Dickinson Jane Austen. Niente menù, né prezzo fisso alla canonica di Lucignana, borgo di pietre dell’anno Mille rinato grazie a Sopra la penna, la libreria di Alba Donati, qui ognuno mangia e lascia quel che può, del resto un ristorante non c’è e nemmeno il bar o un’osteria.

 

L'interno della libreria Sopra la penna
L’interno della libreria Sopra la penna 

 

Il cielo stellato nel buio assoluto

Così due signore di Lucignana si sono organizzate per dare ristoro e magari una spartanissima stanza a chi proprio a valle non vuole scendere. Del resto come rinunciare a un cielo stellato nel privilegio di un buio assoluto? E se – e sottolineo se – capitate nel giorno giusto, quando Rosita Francesca aprono la cucina della casa del prete, infornano le lasagne e stendono i maltagliati, friggono la pasta fritta, affettano salame, prosciutto e lardo profumato, tagliano il pecorino servito con miele di castagno e pane di patate, mentre l’odore del ragù inonda l’aia, l’esperienza sarà mistica. Il mio viaggio in Garfagnana, amore adulto, tra gli Appennini e le Alpi Apuane, è iniziato così, dalla libreria “Sopra la penna”, scoperta la prima volta sotto una pioggia scrosciante con conseguente arcobaleno sulle montagne rasate di Prato Fiorito che a primavera si coprono di giunchiglie. Un viaggio mosso dallo stupore che un luogo di libri, raffinatissimo e sorprendentemente in attivo, dove domina la letteratura femminile e una ricercata selezione di titoli, potesse far rinascere tra i borghi montani che si spopolano una comunità e una nuova micro-economia.

 

La finestra della libreria Sopra la penna che si affaccia sulle Alpi Apuane
La finestra della libreria Sopra la penna che si affaccia sulle Alpi Apuane 

 

“Quella gara di solidarietà”

Racconta Alba che qui è cresciuta, poi partita e infine tornata dopo lunghi anni dedicati all’editoria, seduta sui gradini dello chalet tra cuscini a forma di gatto e vasetti di “marmellate letterarie”: “Oggi insieme a me in libreria lavorano amiche d’infanzia e giovani nipoti, arrivano visitatori da tutto il mondo, naturalmente sembrava una cosa da pazzi mettersi a vendere libri in un paese di 180 abitanti, invece grazie al crowfunding il sogno ha preso forma, a due mesi dall’apertura, nel 2019, lo chalet era andato a fuoco, l’abbiamo ricostruito con l’aiuto di tutti, conosciuti e sconosciuti, in una gara di solidarietà che ancora mi commuove. Ogni mattina, prestissimo, scendo in giardino e guardo le piante, quando è ancora tutto fresco, penso ai libri di Pia Pera, anche lei aveva un giardino da queste parti, a Tereglio, respiro profondamente e ringrazio per questa bellezza”. Ogni estate libraie volontarie, ospitate nella canonica, arrivano da ogni parte d’Italia per aiutare Alba e vivere Lucignana.

 

I giardini segreti e gli antichi lavatoi

Dunque è a Tereglio che bisogna salire (e poi a Barga, all’orrido di Botri e al fiume Lima, all’eremo di Sant’Ansano) seguendo i consigli di Alba che all’avventura di “Sopra la penna” ha dedicato diario letterario biografico e sentimentale La libreria sulla collina (Einaudi) già tradotto in dieci lingue. Tereglio è una strada stretta e lunga, dimenticate l’auto, per conquistare lo stupore bisogna passare per la porta stretta, in questo piccolo borgo della Val Fegana nel comune di Coreglia Antelminelli si può entrare soltanto a piedi o con un’Ape, camminare lenti perché le salite mordono, le pietre sono calde a toccarle mentre si segue la perfetta cinta delle mura che porta al castello, in un nascondersi di orti e giardini segreti, vecchie fontane e antichi lavatoi.

 

Il campanile di Lucignana
Il campanile di Lucignana 

 

La “densità del silenzio” di Tereglio

Ma Tereglio è soprattutto Giovanna Niccoli e la sua “Fagiana”, Bed and Breakfast incantevole e incantato di ardita architettura, ristrutturato da Giovanna e suo marito Massimo Duranti, approdati qui 35 anni fa, anche loro per lasciarsi alle spalle qualcosa e ricominciare. “A Lucca era in atto una gentrificazione selvaggia, come in tutta la Toscana, Tereglio ci colpì per la densità del silenzio, questo palazzo nobile era poco più di un rudere, Massimo faceva l’avvocato ma voleva cambiare vita, io l’ho seguito lasciando il mio lavoro all’università. Abbiamo passato anni meravigliosi. Oggi Massimo non c’è più, sono io che accolgo gli ospiti nelle nostre sei stanze”.

 

Giovanna Niccoli alla "Fagiana" di Tereglio
Giovanna Niccoli alla “Fagiana” di Tereglio 

 

“Al giardino non l’ho ancora detto”

Letti magnifici e stanze ariose, ma è la colazione ad essere un vero dono. Dal miele alla ricotta, dal burro alle marmellate al latte fresco, dal dolce di lamponi alla torta di salata di patate, tutto arriva, dice fiera Giovanna “da piccole o minuscole produzioni locali”. Ma Tereglio è anche la storia di una scrittrice, slavista, botanica, Pia Pera, che di Massimo e Giovanna era amica e qui aveva comprato una minuscola casa con un minuscolo giardino, dopo (anche lei) aver lasciato qualcosa – nel suo caso Milano – essersi trasferita nel podere di famiglia vicino a Lucca per riscoprire un legame con la terra, una filosofia del coltivare raccontata ne L’orto di un perdigiorno, essersi ammalata di Sla e aver lasciato un libro bello e straziante Al giardino non l’ho ancora detto, verso di Emily Dickinson, prima di morire, a 60 anni soltanto.

Arrivare a Barga, novemila abitanti, dopo Lucignana, centottanta abitanti e Tereglio, centocinquantanove, è quasi come ritrovarsi in città. Il Duomo è sì imponente bello e cupo, ma per me, alla fine, è ancora la deviazione che conta, verso Castelvecchio Pascoli appunto, casa del poeta e dei “Canti di Castelvecchio”. Fa strada tra le stanze Sara Moscardini, della Fondazione Pascoli, bravissima. E si esce con la sensazione di essere entrati in un luogo segreto, fabbrica di poesie sempre conosciute e mai conosciute davvero.