Parlando di coste dell’Arabia Saudita siamo sempre portati a pensare a quelle sul Mar Rosso.
A pochi viene in mente che questo Paese ha anche un versante sul Golfo Persico.
O, se anche viene loro in mente, pensano al petrolio e storcono il naso.
E fanno male.
Di quali coste vogliamo parlare?

Dal confine col Kuwait a quello con gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita ha circa cinquecento chilometri di coste.
Ma queste a sud hanno davanti, e molto vicini, Bahrein e Qatar.
Quindi, prenderemo in considerazione solo un tratto di poco più di duecento chilometri fra un punto a nord di Al-Jubayl fino a uno a sud di Al-Uqayr.
Sono coste molto frastagliate e vedremo che ci sono diverse cose interessanti che un viaggiatore dovrebbe visitare.
Al-Jubayl
Di per sé Al-Jubayl è solo – si fa per dire – la più grande città industriale di tutto il Medio Oriente e una delle maggiori al mondo.
Altra caratteristica che rende unica questa città è che è sede del maggior impianto IWPP (Independent Water and Power Project) per la produzione di acqua e corrente elettrica della Terra.
Quasi per una sorta di contrappasso, però, a nord di questo importante polo industriale ci sono delle coste ricche di insenature e isolotti che accolgono l’Al-Jubayl Marine Wildlife Sanctuary.

Nel 1991 accade il grosso disastro petrolifero della guerra del Golfo a causa del quale molti animali perirono e alcune specie addirittura si estinsero.
Nel 1996 prese vita il progetto Al-Jubayl Conservation che ha prodotto uno dei luoghi turistici più importanti di tutta l’Arabia Saudita.
La riserva copre un’area di circa duemila chilometri quadrati composta da coste, baie, spiagge e cinque isole di cui la più importante è Karan.
Vanta una grande biodiversità con volpi rosse, sciacalli e tanti tipi di roditori sulla terraferma.
Ci sono vaste aree a mangrovie, importantissime a queste latitudini, e tantissime specie di uccelli marini come fenicotteri, calidris, sterne, aironi e cormorani.
È un ambiente fertile per alcuni tipi di tartarughe e numerosi sono gli invertebrati come lumache e granchi.
Qua c’è una spiaggia assai popolare per la sua bellezza: Al Fanateer.
Bordata dalle palme che seguono il suo lungomare, ha una sabbia finissima e acqua calda tutto l’anno.
Sott’acqua, poi, il corallo è ben vivo e colorato e ospita tutte le specie tipiche del suo habitat, compresi pesci di buone dimensioni.
E scendiamo più a sud

Al-Qatif
Questo è uno dei più antichi insediamenti dell’Arabia Orientale e risale al 3500 a.C.
I Sumeri chiamavano questo posto “la terra del paradiso, dell’immortalità e della vita”.
L’antico viaggiatore Ibn Battuta scrisse che il nome derivava dalla raccolta della frutta e che era un’oasi d’acqua chiara con una grande città piena di palme rigogliose.
E tuttora Al-Qatif è un’oasi verde con un ricco terreno agricolo circondata da una foresta di palme e con tante sorgenti d’acqua.
Qua il mare ha acque solitamente calme e ricche di pesce, ma anche di perle.
I diving center locali offrono la possibilità di fare immersioni realmente appaganti per tutti, esperti e neofiti.
Era noto come il porto commerciale più importante dell’Arabia Orientale, tanto che il Golfo Persico era conosciuto anche come “Mare di Qatif”.
Davanti, c’è l’Isola di Tarout con il forte costruito per contrastare i portoghesi.
Al centro delle coste: Dammam
È la sede degli organi giudiziari e amministrativi della regione più ricca di petrolio al mondo.
Come grandezza viene dopo Riad, Jeddah, Mecca e Medina ed il suo porto è il secondo del Paese dopo Jeddah ma è il più grande fra quelli che si affacciano sul Golfo Persico.
La sua area metropolitana – detta la Grande Dammam – è composta da tre grandi città vicine, Dammam stessa, Dhahran e Khobar oltre che da altre più piccole come Al-Qatif, Safwa e Ras Tanura.
Anche qua ci sono baie e spiagge assai gradevoli.
Da qua, poi, si può partire per numerosi siti di immersione alla scoperta dei fondali corallini con i loro colori.
Sia chiaro, per i subacquei, che sono garantite sicurezza e professionalità, grazie alla presenza di diving center a livello internazionale, fra cui anche un centro istruttori PADI.
E proseguiamo il nostro viaggio lungo le coste verso sud.

Al-Khobar
Vecchio villaggio di pescatori, oggi è una moderna città nell’area metropolitana di Dammam, ricca di musei e gallerie d’arte.
La sua Corniche di sedici chilometri parallela alla costa è spettacolare, come spettacolare è il ponte che la collega direttamente col vicino Bahrein, il King Fahd Causeway.
Dopo il tramonto la città diventa particolarmente vivace nei tanti centri commerciali ma soprattutto nelle stradine che ospitano i vecchi mercatini e sulle spiagge frequentatissime di Azizyh Beach e di Half Moon Bay.
Da qui è possibile ammirare un panorama fra i più suggestivi della regione orientale saudita.
E così siamo arrivati all’ultima tappa del nostro peregrinare da nord a sud lungo le coste saudite del Golfo Persico.
Al-Uqayr
È un altro antichissimo porto, forse addirittura il primo del Golfo e la sua storia risale ad almeno cinquemila anni fa.
Era il collegamento fra l’importantissima oasi di Al-Ahsa ed i traffici che solcavano il Golfo Arabico.
Da Iran, Iraq, Yemen e Oman arrivavano caffè, cardamomo, spezie, profumi, incenso e legni pregiati e venivano trasportati verso il centro del Paese.
Al-Uqayr, come Al-Mushaqqr e Hajar, era uno dei principali mercati della regione in epoca pre-islamica.
Attualmente conserva bellissime costruzioni storiche come i “Khan”, edifici utilizzati come luogo di riposo per le carovane.
Si estendono per più di centoventi metri lungo la spiaggia, pieni di piccoli negozi e portici con un gran numero di colonne in stile greco costruite con pietre di corallo e malta di gesso.

C’è, poi, l’antica dogana, un grande edificio a due piani con finestre ad arco e bellissime decorazioni calligrafiche.
Oltre a tutto questo c’è la fortezza costruita in stile architettonico islamico di forma rettangolare e lunga circa trenta metri.
I sauditi apprezzano molto anche la spiaggia, famosa per la sua soffice sabbia bianca e ritenuta una delle più belle fra quelle delle coste saudite del Golfo Persico.
Vi abbiamo convinto?