Fez è una delle città imperiali, e un luogo magico da scoprire.

Ha oltre mille anni di storia. E se ne vanta. Ha le sue radici confitte nelle  montagne dell’Atlante e si trova sul crocevia delle più antiche  rotte carovaniere. L’espressione  «tornare indietro nel tempo» qui non è solo un modo di dire.
La più antica delle città imperiali  è stata fondata, infatti, nel 789 da Idriss I, proveniente da Baghdad e nel nono secolo folle di immigrati, in fuga dalla Spagna e dalla «Riconquista cattolica», l’hanno fatta fiorire. Fu un’ondata quasi inarrestabile: già nell’undicesimo secolo la città aveva una popolazione cosmopolita di oltre 500.000 abitanti, tra cui mori, berberi, ebrei, turchi e cristiani e nel 1200 era la capitale della cultura e dei commerci del Marocco (www.visitmorocco.com): tanto che venne chiamata la Atene di Africa mentre intorno nascevano palazzi grandiosi e madrase come gioielli, che fondevano motivi arabi e andalusi.
Per andarli a scoprire, e farsi travolgere dallo spirito di Fez, la prima cosa da fare è perdersi volutamente nei gorghi di Fès el-Bali: è la medina medievale, dichiarata patrimonio mondiale dell’UNESCO, e soprattutto un labirinto di oltre 9.000 vicoli e 300 quartieri. Non passano auto ma la vita ribolle tra profumi e rumori e centinaia di negozi pieni di frutta secca, pelletteria, ceramiche, tessuti e ceramica. Buona parte degli oggetti  in vendita sono prodotti intorno ai negozi stessi: e una delle esperienze più affascinanti è sbirciare nei laboratori. E riempirsi gli occhi.

A sud della medina poi si trova Fes el-Jdid, la città nuova che risale al 13° secolo, costruita dai governanti Merenidi. Qui si trova  il  Palazzo Reale utilizzato come residenza anche dal re del Marocco. La zona è anche quella dove si trova il quartiere ebraico, che si distingue per i bei balconi ornati e le  finestre in ferro battuto. La Ville Nouvelle è invece il centro moderno della città con viali in stile francese, alberghi, ristoranti, caffetterie e librerie, e una forma a raggiera.
Erano i tempi del Protettorato francese, quelli in cui la capitale venne spostata a Rabat e la città perse, almeno in parte la sua potenza. Non la sua bellezza. Voi passate sotto la azzurra vertigine della porta di Bab Boujloud, e camminate. Come quasi sempre nei paesi islamici non potrete entrare nei luoghi di culto: ma una sosta alla Madrasa Bou Inania è doverosa. E’ una scuola coranica costruita nel 1351 e un perfetto concentrato di bellezza. Nel cortile il pavimento è di marmo e onice, in alto spiccano i mosaici e gli stucchi. Intorno le celle silenziose di studenti del lontano passato.
Poi proseguite il tortuoso cammino (perdersi non è facile: è scontato) e andate a vedere l’altra icona di Fez: la conceria Chouara è uguale a se stessa da 900 anni almeno. E regala uno spettacolo che non si dimentica. E’ una sorta di quadro da inferno dantesco formato da centinaia di vasche di pietra scavate nell’XI secolo dove ancora a mano, con metodi antichi, si lavorano le pelli. I colori sono splendidi, gli odori nauseanti, l’esperienza indimenticabile. E tutto intorno, dall’alto delle terrazze, si può vedere come era Fez ai tempi dei caravanserragli e delle carovane di dromedari.
Voi scattate mille foto e riprendete il cammino: se potete cercate un posto dove mangiare nel cuore della medina: un po’ per riposare e molto per gustare la cucina locale che secondo i marocchini è forse la migliore del Paese. Voi non perdetevi un tajine o, ancora meglio, la pastilla. E’ uno sformato con un involucro di pasta sottile e un ripieno di carne e spezie. C’è sempre una nota dolce che non ti aspetti. Ma che conquista.
Alla fine, verso il tramonto, raggiungete la collina a nord, sopra la città, dove si trovano le tombe dei Merinidi (Marinid Tombs). Ci sono antiche rovine e un un panorama infinito su Fez. Trovatevi un posto appartato e lasciatevi sfiorare dal vento. Fez ha oltre mille anni di storia e, dolcemente, vi sembrerà che la sua voce si chini a raccontarla.