Antiche mulattiere e vecchi sentieri dei carbonai. Boschi selvaggi e altipiani brulli. Tradizioni ancestrali e un fiume che prova a lenire la sete della terra e disegna luoghi incantevoli, conservati come scrigni segreti. È la Sardegna interna, quella più lontana dalle spiagge affollate, dalle acque cristalline del mare e dal turismo di massa. Un luogo senza tempo dove comunità e tradizioni sopravvivono in una terra impenetrabile e misteriosa alle pendici del Gennargentu, nei territori che si stringono intorno al borgo di Seulo. Siamo in Barbagia, dove il mito dell’Accabadora (la levatrice del paese che toglieva la vita ai malati terminali, liberandoli dalle sofferenze, figura resa famosa dall’omonimo libro di Michela Murgia) e di riti al confine con la magia come il malocchio (s’ogu malu) si fondono e ruotano intorno alla figura della donna, detentrice, anzi monopolista, del confine esistenziale.
La terra dei centenari
Ma la Barbagia è anche una delle cosiddette blue zone del mondo, le terre dei centenari e il luogo più “longevo” d’Italia. Tanti studiosi (e anche una docuserie tv) hanno provato a scoprire il segreto della longevità in questa terra. “Siamo una comunità molto unita”, spiega Giovanni Locci, detto Pisciucheddu – 92 anni e uno sguardo vispo – quando gli chiediamo il perché ci siano così tanti centenari in questa terra. Lui è uno dei custodi dei segreti della Barbagia. Per Giovanni, quindi, è la comunità e una forte rete di relazioni a fare la differenza.
Ma quando camminiamo al suo fianco tra sentieri appena accennati, impressiona la sua abilità nel salire e nello scendere su e giù per le montagne e nei boschi, tra pietre e pendii sabbiosi. In quei luoghi impervi in cui ha trascorso gran parte della sua vita di pastore. Aria aperta e incontaminata, contatto con la natura, movimento. Forse anche questo è un altro segreto della longevità di questo luogo.
I trekking di Seulo, il “Quadrifoglio blu”
E proprio per consentire di scoprire questo territorio, rivivere quel mondo senza tempo dei pastori e per frenare lo spopolamento delle aree interne, la comunità di Seulo sta sviluppando un”quadrifoglio” di otto sentieri intorno al borgo, sul Gennargentu, alla scoperta del Flumendosa e delle bellissime e particolarissime cascate di Sa Stiddiosa. “Essere la comunità più longeva al mondo non è un marchio da esibire, è una responsabilità”, spiega Enrico Murgia, sindaco di Seulo. “Questa longevità è nata su questi sentieri, tra fatica quotidiana, aria pura e legami di comunità. Questo progetto serve a restituire tutto questo, con rispetto, a chi arriva e a chi qui vuole rimanere”.
Il segreto della longevità è forse scritto in questi sentieri che scivolano tra i crinali spazzati dal vento, tra le pietre di Is Sciuscius e tra le foreste di Forau Murgia e Archennui. Foreste, pietre e crinali che hanno visto la fatica degli uomini, hanno assorbito il loro respiro affannato e li hanno avvolti come coperte nelle lunghe notti trascorse sotto un tetto di stelle. Sono sentieri non particolarmente lunghi (il più breve misura poco più di 5 chilometri, il più lungo 25), senza dislivelli eccessivi, almeno sulla carta. Tuttavia, non sono segnalati, talvolta effimeri e piuttosto sconnessi. Inoltre, raramente troverete la rete telefonica. Per questo è fortemente consigliato percorrerli con una delle guide che l’Ecomuseo dell’Alto Flumendosa di Seulo mette a disposizione.
Un trekking selvaggio
Per un’esperienza veramente selvaggia, consigliamo il trekking n. 2 Tracalassoa (13 km e 750 metri di dislivello). Si parte dall’alto e il paesaggio brullo della sommità dei monti presto lascia spazio alla foresta che cresce tra le pareti scavate per millenni dal Flumendosa. Il percorso, in discesa verso il fiume, prosegue per un vecchio sentiero dei carbonai dei primi del ‘900. Il bosco si fa fittissimo e la luce del sole penetra appena. Tracalassoa è un antico terrazzo fluviale, coperto da lecci, un tempo rifugio di banditi e oggi scelto dai seulesi come luogo di bivacco, soprattutto nei periodi della pesca alla trota. Si prosegue per una delle zone più intatte del territorio della Barbagia: Is Sciuscius. Qui talvolta si incontrano gli antichi ovili e i corni lasciati dai mufloni. Si prosegue lungo l’ansa del fiume che ogni tanto regala limpide piscine naturali e si giunge a sfiorare la località di Forau Murgia dove c’è una fonte e una zona di bivacco. Poi una carrareccia in salita riporta al punto di partenza.
In cima alle montagne
Un sentiero facile ma decisamente affascinante è il n. 1 Perdedu (5,5 km e 160 metri di dislivello). Il percorso prende il nome dall’omonimo brullo monte dal quale si può ammirare un paesaggio unico sul Gennargentu. Nel raggiungere la sua sommità si incontrano greggi di pecore e capre, ma anche cavalli e vacche che riempiono il silenzio con il suono dei loro campanacci. Più in alto si possono scorgere talvolta i mufloni e l’aquila reale, mentre dalla terra salgono – alternandosi – i profumi di elicriso e timo. Il percorso termina in un’area di sosta sotto l’ombra di aceri montani, nei pressi di una sorgente.
Tra fine luglio e inizio agosto, l’Ecomuseo dell’Alto Flumendosa rievoca l’antica tradizione di portare d’estate verso sera sul monte Perdedu le greggi. L’evento si chiama Sa Passillada a Murigada e richiama per questo trekking al tramonto tra le 80 e le 100 persone, turisti e abitanti del luogo. La camminata termina proprio alla sorgente dove viene organizzata una cena a base di prodotti locali, come la zuppa di cereali e verdure e la carne alla brace.
Verso il paradiso in terra
Sa Stiddiosa dà il nome al sentiero n. 6 (8 km e 500 metri di dislivello). È il sentiero che conduce nel luogo più bello: questa piscina naturale balneabile è stretta tra rocce scoscese ricoperte da un lato da un’infinità di piante di capelvenere, unica e verdissima. La piscina è in parte sovrastata da una roccia calcarea dalla quale cade una pioggia continua di gocce che penetrano per un effetto carsico. Sembra davvero un luogo magico e silenzioso, dove rimanere in contemplazione. Solo l’acqua che cade, solo i colori che cambiano con lo spostarsi del sole.
Ricorda alcuni paesaggi delle Blue Mountains in Australia, a ovest di Sydney. Tanta bellezza, però, va guadagnata. Il percorso è a tratti scosceso ed esposto. Quindi è bene arrivarci equipaggiati con acqua, scarpe e abiti da trekking. Si prosegue tra sali e scendi lungo una mulattiera nella fitta vegetazione. Lungo il percorso si incontra S’Arcu ‘e su Cuaddu, un dolmen naturale e poi un grande leccio secolare sulla sommità di una roccia e ancorata a essa attraverso le radici che nel tempo l’hanno fessurata. Pochi metri avanti c’è Corona ‘e Toni, uno sperone calcareo dai riflessi rosa che ricorda il Grand Canyon. Il percorso prosegue su uno scosceso sentiero con stretti tornanti che conduce giù al fiume.
I giovani che salvano gli animali (e le tradizioni)
Per combattere lo spopolamento e per ridare forza al territorio, oltre a questo progetto di sentieri, alcuni under 30 hanno deciso di creare una ong, Arrexini Asula, con l’obiettivo di creare un santuario per giovani e animali, per far avvicinare le persone alla natura e alla cultura locale. Il contatto con gli animali è il focus del progetto, rivolto soprattutto a chi vive problemi di disagio e difficoltà, come i neurodivergenti, e a chi proviene da contesti complessi. Oltre alla tutela dell’ambiente e degli animali e allo sviluppo delle aree rurali, l’ong promuove anche uno scambio tra generazioni, per mantenere vive le tradizioni locali.