Situata lungo la linea che corre a metà strada tra equatore e polo nord, l’area a monte di Pavia è una piacevolissima sorpresa per chi ama la lentezza.

Dimenticate le cartoline patinate del Chianti e il traffico delle Langhe: esiste un triangolo di terra, a un’ora esatta da Milano, che ha la forma di un grappolo d’uva e un’anima contadina. È l’Oltrepò Pavese, il segreto forse meglio custodito del 45° Parallelo. Qualcuno lo chiama “La Toscana del nord” per i vigneti e le morbide colline. Ma, al di là degli appellativi, resta uno dei luoghi più “lenti” d’Italia.

Qui il lusso non si esibisce, ma al massimo si sorseggia: tra i borghi di pietra di Fortunago e le pendenze vertiginose dove il Pinot Nero sfida la gravità, la bellezza non si ostenta, e il paesaggio è fatto di nebbie poetiche, castelli silenziosi, profumo del Salame di Varzi e misticità dell’Eremo di Sant’Alberto di Butrio. Un viaggio slow, quello nell’Oltrepò pavese, tra panorami da panchina gigante e portici medievali.

Alla scoperta della Bonarda

La Primavera dei Vini di Rovescala è uno degli appuntamenti più attesi per gli amanti del vino nell’Oltrepò Pavese e rappresenta un’occasione per scoprire da vicino la Bonarda, il rosso simbolo di questo territorio. Tutte le domeniche di marzo, tra colline costellate di vigneti, Rovescala diventa il punto di riferimento per chi desidera vivere un’autentica esperienza all’insegna del vino.

 

Vigneti nell'Oltrepò al tramonto (Foto: G. Santolin)
Vigneti nell’Oltrepò al tramonto 

 

Qui la viticoltura è parte integrante del paesaggio e della cultura locale: filari ordinati, cascine storiche e cantine a conduzione familiare raccontano una tradizione che si tramanda da generazioni. Le cantine del territorio aprono le porte ai visitatori per far conoscere le diverse interpretazioni della Bonarda. Ma non c’è vino senza cibo. Per questo durante l’evento, i calici verranno abbinati alle diverse specialità del territorio. Dalla coppa al salame, dagli agnolotti ai brasati, oltre che ai formaggi locali. Ma la Primavera dei Vini non è solo degustazione. Diverse cantine offrono ai propri visitatori anche passeggiate tra i filari, creando un contatto diretto con i produttori e con il lavoro che sta dietro a ogni bottiglia di Bonarda. In pratica un tuffo tra le vigne che in primavera si risvegliano, regalando panorami e momenti di relax all’aria aperta.

In bici per l’Oltrepò

Il periodo tra marzo e maggio è ideale per pedalare lungo la ciclopedonale Greenway Voghera‑Varzi, quando le colline si colorano di fiori e le temperature diventano miti. Ricavata dal tracciato della storica linea ferroviaria dismessa, la greenway si sviluppa per circa 30 chilometri tra Voghera e Varzi lungo un percorso pianeggiante e sicuro, adatto a cicloturisti e famiglie su pedali, ma anche per i camminatori. La ciclovia costeggia il torrente Staffora e attraversa un paesaggio agricolo caratterizzato da coltivazioni, antiche pievi e piccoli borghi della valle.

 

Lungo la greenway Voghera Varzi (Foto di U. Barcella)
Lungo la greenway Voghera Varzi 

 

Con l’arrivo della bella stagione, l’esperienza diventa ancora più gradevole. Non solo per le temperature più miti, ma anche perché il paesaggio si colora di fioriture spontanee, frutteti in produzione e i primi germogli dei vigneti che disegnano il profilo delle colline dell’Oltrepò Pavese. La primavera è il momento ideale per gli amanti del turismo lento all’aria aperta. A Varzi, inoltre, non solo sarà possibile scoprire un bellissimo centro storico medievale, ma anche assaggiare una delle più note produzioni gastronomiche della Valle Staffora: il Salame di Varzi DOP.

Alla scoperta dei borghi

Se Voghera detiene il titolo “sulla carta” di “capitale” dell’Oltrepò Pavese, la vera anima di queste colline vive nei borghi come Golferenzo, o nella bellissima Varzi. Golferenzo è la perla nascosta della Val Versa. È un borgo che negli ultimi anni ha vissuto una vera e propria rinascita, diventando una delle mete più “chic” della zona. A differenza di molti centri rurali che hanno subito colate di cemento negli anni sessanta e settanta, Golferenzo è rimasto praticamente intatto. Il borgo è interamente costruito in pietra arenaria locale, le sue stradine sono acciottolate e tutte le case sono state recuperate rispettando l’architettura originale. Ricorda uno di quei villaggi provenzali. Inoltre, il borgo, situato a circa 460 metri di altitudine, offre una vista spettacolare sui vigneti sottostanti. Nelle giornate limpide, lo sguardo spazia fino alle Alpi. È il luogo ideale per chi cerca lo slow tourism: niente fretta, molta aria pulita e silenzio. Siamo nella terra del Pinot Nero e del Metodo Classico. Nonostante le dimensioni minuscole, il borgo ospita ristoranti di alta qualità che rivisitano la tradizione con un tocco gourmet. Inoltre, all’interno del paese c’è un albergo diffuso, il Borgo dei Gatti, e una spa in fase di ampliamento, la Adàsi.

Non lontano da Golferenzo, a Montecalvo Versiggia, c’è il Museo del Cavatappi. Allestito nei locali dell’ex canonica vicino alla chiesa di Sant’Alessandro, è stato inaugurato nel 2006 e ospita oltre 200 esemplari che illustrano l’evoluzione dell’utensile negli ultimi tre secoli.

 

Golferenzo
Golferenzo 

 

Da non perdere poi Fortunago, piccolo borgo medievale con teatro e il Castello di Zavattarello aperto a marzo tutte le domeniche.

E oltre il “confine”, c’è Bobbio

Appena fuori dai “confini” dell’Oltrepò pavese (ma fortemente connesso con questo), c’è un borgo da non perdere. Stiamo parlando di Bobbio. È un gioiello incastonato nella Val Trebbia (in provincia di Piacenza) che deve la sua fama a un mix affascinante di spiritualità medievale, leggende popolari e un’architettura immutata da secoli. Da non perdere l’Abbazia di San Colombiano con il suo Scriptorium, la sua leggendaria biblioteca che ospitava codici preziosissimi (alcuni dei quali oggi conservati in Vaticano o a Torino). Si dice che Umberto Eco si sia ispirato proprio allo Scriptorium per descrivere la biblioteca del Nome della Rosa. E poi c’è il Ponte Gobbo (conosciuto anche come Ponte del Diavolo. Una struttura in pietra di origine romana, lunga circa 273 metri e caratterizzata da 11 arcate irregolari poste a diverse altezze. Bobbio è stata ufficialmente eletto Borgo dei Borghi d’Italia nel 2019. Camminare per il suo centro storico significa immergersi in un labirinto di ciottoli, facciate medievali e palazzi nobiliari perfettamente conservati. Forse è leggenda, o forse è storia: qui passò Ernest Hemingway il quale rimase folgorato da Bobbio e dalla Val Trebbia.